di Franco Ricciardiello
Tiziano Leonardi, Topografia delle dimenticanze, 472 pag. € 18,90, Zona 42, 2025
Una delle caratteristiche più interessanti dell’editoria di fantascienza nel nuovo millennio è la sua parziale invisibilità, o meglio la sua mimetizzazione: non soltanto perché le mura del “ghetto” nel quale è rimasta confinata, con la tacita acquiescenza degli appassionati, si sono fatte permeabili, e alcune sue idee caratteristiche sono divenute patrimonio culturale comune, ma soprattutto per la volontà di rendere il prodotto-libro non riconoscibile.
Non è questo uno stratagemma degli editori, ma la conseguenza logica di un processo culturale che ha portato la fantascienza a scindersi in due: da una parte abbiamo prodotti generalmente di consumo, che rispondono all’esigenza di un pubblico alla ricerca di un anacronistico sense of wonder caratteristico della cosiddetta Golden Age della fantascienza, dall’altra una generazione di scrittori che sono al contempo lettori onnivori, e che si rivolgono a un pubblico senza pregiudizi di genere, per i quali la fantascienza è non solo una miniera di idee, ma anche un manuale di stile narrativo che si può esportare, nella consapevolezza che la letteratura realistica non è più l’occhio adatto per guardare il mondo.
Premesso che quella che da sempre è la collana di riferimento per la fantascienza in Italia, Urania pubblicata da Mondadori, si sta rinnovando anche in tale senso, è nell’editoria indipendente che possiamo individuare l’epicentro di questo fenomeno, per lo meno in relazione agli autori italiani. Zona 42, per esempio, è una casa editrice nata con lo scopo di “riportare la fantascienza nelle librerie italiane” perché “da troppi anni è assente negli scaffali delle librerie nostrane che – escluse un paio di lodevoli eccezioni – offrono per lo più ristampe di vecchi romanzi, autori ormai defunti o riproposizioni di classici del genere”. Tenendo presente questa dichiarazione di principio, constatiamo con piacere che la fantascienza ortodossa non è il baricentro delle scelte editoriali, e che la qualità dei testi selezionati è il criterio che rende il catalogo Zona 42 permeabile alla commistione di generi.
Topografia delle dimenticanze, romanzo del quasi esordiente Tiziano Leonardi, uscito nella seconda metà del 2025, è un buon esempio per capire a cosa mi riferisco. Si tratta di un volume di discreta lunghezza che racconta una storia contemporanea, tra la Valle Ossola nell’alto Novarese e il Portogallo, in cui protagonisti profondamente segnati da vicende personali si muovono in un mondo che percepiscono con indifferenza, e al quale contrappongono un’attenzione particolare per alcuni eventi significativi soprattutto per la propria ipersensibilità – o insensibilità.
Nel tentativo di tracciare una mappa del vasto territorio narrativo di Topografia delle dimenticanze, possiamo dire che le sue tre parti narrative hanno come protagonisti Sebastiano Fioca, un giovane ossolano appena uscito da una relazione sentimentale, che cerca di cambiare vita grazie a un’esperienza lavorativa per una grande azienda per l’illuminazione tecnologia innovativa; quella che diverrà sua moglie, Carmen Sousa, che nella sonnolenta provincia portoghese sconta con l’insensibilità una tragedia mortale avvenuta nella propria infanzia; infine il figlio dei due, Davide, che nella valle alpina dove i genitori si sono trasferiti dopo il matrimonio interagisce con il tentativo di un architetto d’avanguardia per conferire una dimensione di vivibilità all’essere umano pur nell’alienazione della città moderna.
Per tutti e tre i protagonisti, la vita è un’avventura misteriosa i cui segnali faticano a comprendere, dalla morte insensata di persone con le quali sono in contatto intimo, alle scelte di altri con i quali vengono in contatto: una piccola collezione di storie collaterali che raccontano naufragi esistenziali e opzioni radicali (come quella dei Carnalisti portoghesi, una setta di aspiranti scrittori che idolatrano il dolore e praticano forme anche estreme di violenza, e sembrano tratti di peso da una pagina di Roberto Bolaño), oppure rappresentano enigmi che rasentano il mistero, per esempio il personaggio di Elena.
Ha dichiarato l’autore in un’intervista: “L’idea iniziale era quella di scrivere qualcosa che raccontasse i vuoti delle nostre vite senza cercare di colmarli, il rapporto disarmante che abbiamo con la Natura, il senso di precarietà e di rovina che ci accompagna in questo ultimo decennio, e il ruolo che ancora ricoprono per noi l’arte e il sacrificio.”
Quasi in ogni pagina si percepisce una rete di riferimenti culturali (senza contare che la ragnatela e il ragno sono una delle chiavi d’interpretazione della storia, come si percepisce dalla lettura) che spazia dai postmoderni americani come Thomas Pynchon, David Foster Wallace e William T. Vollmann fino al già citato Bolaño, e a un certo tipo di fantascienza, come P.K. Dick, oltre che alla tensione utopica della Città dell’Essere di Roberto Mari, autentica protagonista sotterranea dell’ultima parte del romanzo, che meriterebbe un adeguato sviluppo in una narrazione a sé.



