di Giorgio Bona

La filmografia western americana è ben avara nel racconto dei fatti soprattutto quando si hanno a che fare i conti con la propria storia.

Ben poco, tolto rare eccezioni, ha raccontato nel modo giusto un’epoca che ha segnato uno dei più grandi crimini: lo sterminio dei nativi americani.

Si dice che la storia la scrivano i vincitori, poi capita che qualche volta ci sia qualcuno che nel pollaio provi ad alzare la testa e diventa una mosca bianca prendendo le difese dei vinti.

Mi venne in mente guardando un film abbastanza scontato su una delle reti che ormai hanno preso pieno possesso dell’etere (non ricordo se Iris o Rai Movie, comunque poco importa).

Il film in questione, un vero film commerciale e falsificatore, dove gli eroi sono da una parte sola e non sono certamente gli sconfitti è Rullo di tamburi (Drum Beat) di Delmer Daves del 1954 prodotto dalla Jaguar Productions.

Un film schierato da una parte, anche se cerca di essere impregnato di uno spirito pacifista; e il personaggio meglio riuscito, il cattivo per intenderci, è Kintpuash detto anche Capitan Jack capo della tribù dei Modoc, interpretato da Charles Bronson, una delle figure indiane più controverse della storiografia di quel periodo di conquista.

Alan Ladd nella parte del buono era l’attore che rappresentava il portavoce impegnato a ristabilire la pace su quel tratto del territorio.

Nel film la scena principale va di gran lunga contro la realtà e contro la storia: al tavolo di una complessa trattativa viene organizzato un incontro tra i Modoc e i membri del congresso scortati da alte autorità militari e governative. E qui il grande tradimento con un agguato organizzato dai Modoc che lasciano la controparte morta sul campo.

La realtà, inutile dire, fu completamente diversa e trae spunto da altre vicende che il film non rileva, lasciando al pubblico l’immagine del selvaggio crudele e spietato.

Tutto ebbe inizio diversamente, nel 1853, quando un gruppo di minatori, per vendicare un eccidio che si scoprì in seguito non essere opera dei Modoc, attaccò la loro piccola comunità provocando un massacro dove donne e bambini vennero uccisi senza alcun motivo.

Una strage che non ebbe la stessa risonanza di quello dei volontari di John Milton Chivington, il fanatico religioso che con la sua milizia del Colorado attaccò un campo Cheyenne a Sand Creek che aveva firmato e stava rispettando il trattato di pace e compì uno dei crimini più brutali e violenti di quel periodo.

Nonostante si cercasse di far calare il silenzio su questo crimine, la reazione della piccola tribù si fece presto sentire e non poteva passare inosservata.

I Modoc si rifecero attaccando una carovana dove persero la vita trentaquattro coloni, e soltanto tre superstiti riuscirono a raggiungere il villaggio di Yreka e raccontare l’accaduto.

E qui si mente alla storia e la menzogna incalza ribaltando la realtà.

Correva il maggio del 1856, erano trascorsi tre anni dai fatti precedenti e l’esercito non era ancora riuscito a domare la piccola tribù: allora adottò un infido stratagemma.

Fu organizzato un tavolo di pace con un imponente banchetto. I bianchi provvidero a condire i manicaretti offerti agli indiani con una spolveratina di stricnina.

Il veleno non sembrò produrre alcun effetto sugli ospiti che continuarono a rimpinzarsi.

A questo punto gli americani, che si stavano spazientendo, cominciarono ad aprire il fuoco e a sparare. Trentasei Modoc caddero morti e tra questi il capo Combutwaush. Gli altri riuscirono a fuggire.

A parte questo fatto fondamentale, che rovescia la realtà presentandoci l’indiano cattivo, tutto si giustificò con la considerazione che in fondo i Modoc erano considerati dei pezzenti, addirittura maltrattati da tribù vicine.

Eppure quel gruppo di straccioni, con una tenace resistenza, diede vita ad una schermaglia sanguinosa denominata “la guerra dei Modoc”, una delle guerre più costose per gli Stati Uniti, tenuto conto del numero esiguo dei nemici e che si protrasse per diversi anni.

La storia racconta che nel 1972 Capitan Jack e un numero di settanta guerrieri con le loro famiglie uscirono dalla riserva e tornarono nei territori che avevano un tempo abitato, dove si era già insediata una comunità di coloni.

Il film narra di Modoc assetati di sangue che perpetrano uno sterminio di intere famiglie.

Nella realtà, nonostante le proteste dei coloni, il governo americano concesse alla piccola tribù l’assegnazione delle terre che erano già in loro possesso e soltanto un anno dopo il sovrintendente degli Affari Indiani diede ordine di ripiegare nella riserva di loro competenza.

Si cercò di stabilire l’accordo con l’esercito americano che aveva circondato il campo indiano, mentre il sottocapo Scarface Charley estrasse la pistola scaricandola sulla truppa.

Era troppo evidente dagli antichi rancori che non ci si poteva fidare della parola pronunciata troppe volte: pace.

E qui si riprende con il film, senza far riferimento precedenti, che ricostruisce la trattativa che il governo americano vuole mettere in campo per concludere una tregua e convincere la piccola tribù a rientrare nella riserva.

Fu il generale Eduard Richard Sprigg Camby a condurre la trattativa stessa: e Capitan Jack, ricordandosi di quanto era successo poco tempo prima all’incontro con le autorità si presentò prevenuto e sparò in mezzo agli occhi del generale con una colt dell’esercito. La stessa fine fecero gli altri delegati.

La notizia di quel massacro, al contrario di quello avvenuto in precedenza, fu una cassa di risonanza per tutto il paese dove i mezzi di informazione orchestrarono una campagna perché si prendessero provvedimenti durissimi con il consenso della popolazione.

Inutile raccontare l’epilogo di questa storia anche se i modoc diedero ancora parecchio filo da torcere all’esercito americano.

Le parole di Capitan Jack a un processo farsa che fece da vetrina al perbenismo dell’epoca risuonarono chiare: “abbiamo forse noi indiani gli stessi diritti di voi bianchi? Io dico di no. Voi potete tranquillamente sparare contro gli indiani sia in guerra che in pace e continuare a vivere tranquilli. Potete dirmi quando un bianco è stato punito per aver ucciso un Modoc? Io sono giunto alla fine e vi accuso di assassinio non una, ma tantissime volte”.

Capitan Jack fu condannato a una fine atroce e fu impiccato la mattina del 4 ottobre 1873 dopo aver scritto una delle più belle pagine della resistenza del popolo rosso.

La vendetta dei bianchi, però, non era ancora placata.

Il suo corpo venne imbalsamato e spedito in diverse città degli Stati Uniti dove chiunque poteva vederlo pagando la modica cifra di dieci centesimi.

Un orrore.

Una ferita ancora aperta.

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