di Mauro Baldrati

CORIOLANUS (2011 Prime video) Interessante e originale sversamento del dramma di Shakespeare in un film ambientato ai giorni nostri, con dettagli e scenari contemporanei, mentre i dialoghi conservano la lingua arcaica. Personaggi in tuta mimetica, coi telefoni e mitra d’assalto parlano del “volere degli dei”, oppure dei “tribuni della plebe”, o “la morte, il tenebroso spirito, è nel suo braccio potente” (la madre di lui, Vanessa Redgrave). E’ diretto dall’attore anglo-serbo Ralph Fiennes, che interpreta anche Coriolano, l’eroe romano del VI secolo a.C. che, vinta la guerra contro i Volsci, viene nominato console. Ma è un personaggio superbo, che tiene in sommo disprezzo la plebe, vile e sempre pronta ad allinearsi col più forte. Per questo, per essere amato e rispettato dal popolo, deve mostrare le sue ferite di guerra, offrirle al pubblico come prova di onore e di coraggio. Coriolano si rifiuta, si indigna, incrollabile nel suo sdegno. Perché esibirsi, come una scimmia al circo? Umiliarsi per una plebe che non ha partecipato alla guerra e ora dovrebbe godere i frutti della vittoria? Questo atteggiamento intransigente viene usato dai tribuni della plebe per screditarlo, con manovre e calunnie. Così il popolo, irretito e aizzato come un branco di cani, cambia di colpo atteggiamento verso l’eroe, che viene addirittura esiliato come traditore. Coriolano, disgustato dal popolo di Roma, si presenta al cospetto del suo acerrimo nemico Tullo Aufidio, capo dei Volsci, offrendosi come comandante militare per marciare contro Roma e raderla al suolo. Ma, manco a dirlo, di specie umana stiamo parlando; il suo valore è tale che subito suscita la gelosia dello stesso Aufidio, interpretato dall’attore Gerard Butler. E qui sorge una domanda: perché certi attori che primeggiano in ruoli drammatici devono screditarsi con pubblicità sceme di profumi e roba simile? Non potrebbero ereditare un po’ dello sdegno coriolanesco?.

Il testo tragico di Shakespeare contiene un doppio, equidistante pessimismo: la bassezza del popolo, la sua inaffidabilità, e la superbia del vincitore. Invece la regia e l’interpretazione di Fiennes sono completamente sbilanciate sull’eroe, che, tradito e insultato dagli uomini bassi, attira su di sé tutta l’empatia del pubblico.

I MORTI NON MUOIONO (2019 Prime video) Questo film è stato accolto con recensioni contrastanti, alcune alquanto negative (ma anche positive, una proprio qui). Sinceramente non è chiara la motivazione che ha spinto il regista cult Jim Jarmush a girare un’opera come questa. Forse era spinto dal desiderio di creare una parodia dell’horror, in particolare dell’epica degli zombies? Oppure, come qualcuno ha scritto, per rappresentare certe derive materialistiche che proseguono addirittura dopo il fine vita? Se è così, ne è venuto una sorta di patchwork, un cut up di scene horror spinte e dialoghi ironici recitati da attori che sembrano dei manichini, come dei proto-zombies ancora vivi. Per esempio, quando i tre sceriffi, capitanati dall’attore Bill Murray, arrivano sulla scena del massacro, coi cadaveri a terra sventrati dagli zombies cannibali, contemplano la scena immobili, con le braccia penzoloni, e ripetono, uno dopo l’altro: “Forse è stata una bestia selvaggia. O un insieme di bestie selvagge”. Noi a quel punto saremmo chiamati a ridere, ma insomma, la cosa è alquanto resistibile. Invece è divertente l’apparizione di un Iggy Pop irriconoscibile truccato da zombi spaventoso, oppure il personaggio dell’eremita filosofo tra i boschi, impersonato da un altrettanto irriconoscibile Tom Waits, o l’attrice psichedelica Tilda Swinton, armata di una katana con la quale ne decapita a decine, in una sorta di cover di Kill Bill 2. Il sangue scorre a fiumi, certe scene sono rivoltanti quanto basta, tipo uno zombie che gusta un pezzo di intestino come se leccasse un gelato; i mostri aumentano di numero come in un’apocalisse che nulla e nessuno può fermare, ma non ci liberiamo da un senso di inutilità e di insensato che ci accompagna per tutto il film. Siamo in parte risarciti in una scena finale, quando i due sceriffi sono intrappolati nell’auto, circondati da un’orda di zombies urlanti e bavosi; ormai è la fine, i due ne sono coscienti. Così Bill Murray fa al suo socio: “Insomma, si può sapere perché hai continuato a ripetere che questa storia si mette male?” E l’altro, dopo averci riflettuto: “Perché ho letto il copione.” Murray ci rimane. “Vuoi dire… tutto il copione?” Il vicesceriffo annuisce. “A me Jim ha fatto leggere solo la mia parte. Che stronzo!” A questo punto il film finisce come deve finire, proprio come vuole il copione di quello stronzo di Jim.

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