di Cesare Battisti

Il sequestro perpetrato a Santa Cruz del la Sierra il 12 gennaio 2019 continua tuttora in Sardegna, con il beneplacito delle istituzioni “democratiche” italiane. In isolamento forzato da 18 mesi, classificato AS2 (alta sicurezza terrorismo) con 41 anni di retroattività – incostituzionale – privato della maggior parte dei diritti sanciti per tutti dall’Ordinamento Penitenziario. Un incubo dal quale nemmeno i meglio intenzionati sanno più come farmi uscire. A nulla sono valsi i reclami all’autorità giudiziaria. A richiesta della difesa per conoscere le motivazioni di tali disposizioni, il Ministero risponde che si tratta di documenti segreti. Siamo in tempo di guerra! Politicaglia parlamentare e media nazionali instancabilmente scatenati con insulti e propositi forcaioli.

Ma come è stato possibile giungere a un tale livello d’ignominia?

Quando, nel maggio 2019, la Corte di Cassazione italiana nega la commutazione della pena dell’ergastolo a 30 anni, come stipulava l’accordo col Brasile, così accusando e assolvendo all’istante il governo italiano del reato di ricettazione d’illecito proveniente dalla Bolivia, la Corte sta di fatto confermando la dichiarazione di guerra dello Stato contro Cesare Battisti. Da allora tutto diventa lecito per farlo marcire in carcere come pubblicamente promesso al momento dello sbarco. L’attacco frontale dello Stato e la campagna di diffamazione permanente da esso orchestrata, sono stati tanto devastanti da far indietreggiare quelle istanze e persone che fino ad allora si erano generosamente prodigate in solidarietà. Il colpo portato dallo “Stato della vendetta” era quasi letale. Dopo timidi quanto inutili tentativi di risollevarsi, ci si è chiusi a riccio in attesa di tempi migliori. In un certo modo, difensori e familiari si sono affidati al tempo che assopisce tutto e purtroppo, anche alla credenza che, seppur refrattario al garantismo, lo Stato Italiano sapesse mostrarsi “caritatevole”. Intanto i mesi passavano, mentre l’attacco dello Stato insieme ai media assoggettati contro la mia persona si faceva sempre più virulento. Chiudendo una dopo l’altra le fessure da dove ancora riuscivo a far uscire la mia voce.

Devo purtroppo ammettere che durante troppo tempo ho dovuto investire tutti i miei sforzi per convincere i più prossimi che la tattica del silenzio era quanto di peggio si potesse adottare. Con le migliori intenzioni, i miei familiari, estenuati da decadi di minacce, si prodigavano affinché nessuno, per carità, si mettesse ad agitare le acque, perché sarebbe stato peggio per me. In questo senso, sono stati bloccati in partenza tentativi di costruire comitati di difesa o qualsiasi altro intervento che, a sentire alcuni, mi avrebbe riportato al centro del tifone. Si è così venuto a creare un clima di impunità e arroganza tale che, a tutti i livelli del potere, ormai nessuno si preoccupava più di essere contrastato, quali che fossero gli abusi.

Sono mesi che mi affanno per far capire questa situazione ai più prossimi, far capire loro che, seppur senza volerlo, mi stavano dando in pasto agli aguzzini. Non è facile farsi capire quando si è Cesare Battisti, neanche da quelli che non hanno mai smesso di amarmi. C’è però una cosa che qualsiasi detenuto e avvocato esperto vi confermerebbe senza remore: in fatto di difesa, conta prima di tutto la parola del recluso, perché solo lui sa come stanno veramente le cose. Questo dovrebbe essere un dettato universale. E se fosse stato seguito avremmo meglio contenuto l’assalto vigliacco dello Stato.

Per fortuna sia la difesa che amici e compagni non hanno aspettato il suono delle trombe per uscire allo scoperto.  Nonostante la situazione disperata, grazie a molti di voi oggi esistono momenti di solidarietà rinati e questo si fa sentire qui da me. Le autorità in questi ultimi giorni si mostrano meno tronfie, ma non mollano. Sappiamo che il Governo italiano è in difetto permanente di fronte alle istanze di diritto e giustizia internazionali. Sono decadi che l’Italia prende sberle dalle istanze internazionali per non allinearsi alle norme universalmente stabilite.

Dico questo per sottolineare il peso che potrebbe avere ogni atto pubblico a livello internazionale. L’Italia non può permettersi la cattiva propaganda in tema di giustizia. All’interno, i politici forcaioli hanno i media al laccio, ma all’estero gli è più difficile controllarli e questo può danneggiare l’immagine nazionale.

Quello che più fa rabbia è che con le loro angherie mi stanno rubando l’anima. Sarebbero ben altri i temi che mi piacerebbe trattare con voi, invece di continuare ancora e sempre a parlare della mia stramaledetta carcerazione. Ma come rilassarsi un po’, scrivere due pagine oltre l’immediatezza brutale intorno a me?

E’ così che succede anche con la cattiva politica. Nell’incapacità di guardare lontano, lo sguardo corto populista prende il sopravvento!

 

ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI ORISTANO

Il sottoscritto Cesare Battisti, nato a Cisterna di Latina il 18/12/1954 e detenuto presso la Casa di Reclusione di Massama Oristano, espone denuncia contro il Reparto Sanitario di questo Istituro per mancata assistenza e rilevanti danni alla salute.

I FATTI

Il 05 luglio 2020 questo reparto sanitario mi obbligava a una dieta rigida in vista di un esame clinico, colon e gastroscopia. Il 10 luglio mi viene sospeso l’esame per ragioni tutte proprie all’agenda di questa amministrazione penitenziaria. Il 13 luglio, il reparto sanitario mi chiede di sottopormi per la seconda volta alla stessa dieta ai fini di effettuare lo stesso esame clinico. Al 20 luglio, cioè dopo un’altra settimana di dieta, non ho ancora avuto notizie del fantomatico esame clinico – tra l’altro richiesto sin da febbraio.

Da notare che il sottoscritto, affetto da diverse patologie gravi, tra le quali un’epatite cronica di tipo B, è rimasto tutto questo tempo senza potersi alimentare correttamente, giacché la dieta vietava: verdure, legumi, frutta, pane ecc., e ciò perché la severa dieta preparatoria (?due settimane)all’esame clinico non è stata sostituita con un’altra adeguata ala caso.

Faccio inoltre presente che questo reparto sanitario non è nuovo a questo genere di incidenti, mostrandosi ripetutamente inefficace per una adeguata assistenza al detenuto, sia per i ritardi e le dimenticanze, inammissibili alla missione della salute, sia per prescrivere i soliti palliativi, invece di effettuare i dovuti esami diagnostici.

Cesare Battisti

Massama, 20 luglio 2020

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