di Walter Catalano

Tra il 1995 e il 2000 Philip Pullman, scrittore britannico fino ad allora prevalentemente dedito alla letteratura per bambini e young adults, compone una trilogia fantasy che, unendo l’avventura fantastica a una riflessione teologica e filosofica leggibile a più livelli di complessità, diventerà un intramontabile long seller superando nell’apprezzamento dei lettori, oltre che nella valutazione dei critici, perfino la quasi contemporanea saga dell’Harry Potter di J.K. Rowling. Stiamo parlando di His Dark Materials, da noi Queste oscure materie, composta da “Northern Lights” (La bussola d’oro), “The Subtle Knife” (La lama sottile), “The Amber Spyglass” (Il cannocchiale d’ambra). Il titolo rimanda ad un verso del Paradiso perduto di John Milton messo ad epigrafe del primo volume:

«In questo abisso selvaggio,
Il grembo della natura e forse la sua tomba,
Né di mare, né terra, né aria, né fuoco,
Ma tutti questi al concepimento mischiati
Confusamente, e quindi sempre in conflitto,
Finché il creatore onnipotente ordini loro
Da queste oscure materie di creare altri mondi,
In questo abisso selvaggio il cauto demonio
Sta ai margini dell’inferno e intanto osserva,
Ponderando la sua traversata…»

Il riferimento poetico ovviamente non è casuale, perché l’opera è un’aspra critica nei confronti della religione, soprattutto del cristianesimo, e una difesa dell’ateismo, del panteismo e di un radicale laicismo, che l’autore concepisce in aperta polemica contro Le cronache di Narnia di Clive Staples Lewis, ciclo letterario da lui considerato meramente propagandistico e nocivo per lo sviluppo intellettuale dell’infanzia. Pullman ha studiato ad Oxford, città dove è ambientata la sua trilogia, e Università presso la quale furono docenti sia Lewis che Tolkien, i fondatori di quell’High Fantasy, epico, mistico, e arcaicizzante, a cui invece egli contrappone una rilettura Low Fantasy, moderna e iconoclasta. Anche Tolkien, pur amico di Lewis e membro come lui del gruppo degli Inklings, ebbe in verità a criticare, sebbene con minor acrimonia, il ciclo di Narnia, rinfacciandogli la caoticità spesso incoerente del Secondary World evocato e soprattutto i riferimenti diretti alla religione: una storia fantasy non si scrive per fare proselitismo.

Così Queste oscure materie inizia con una bambina che si chiude in un armadio, proprio come ne Il leone, la strega e l’armadio, primo romanzo pubblicato della saga di Narnia, ma il Bildungsroman metafisico dell’undicenne Lyra Belacqua sarà antitetico a quello dei giovani protagonisti di Lewis. Lyra, la classica orfanella dickensiana – almeno così appare all’inizio della storia – vive ospite al Jordan College, in una Oxford che però non è esattamente quella del nostro mondo, qui la tecnologia si è evoluta in modo diverso, esistono macchine, apparecchiature elettriche e si vola, ma solo con dirigibili e mongolfiere – un’ambientazione piuttosto vicina allo steam punk – ; i canali fluviali sono attraversati dalle barche dei Gytziani – un popolo nomade erede di un’antica saggezza, modellato sui Sinti e i Rom – ; in Lapponia e nell’Artico vivono streghe con poteri straordinari (come volare su di un ramo di pino-nuvola, o diventare invisibili assumendo un aspetto così insignificante da rendere impossibile essere notati) e bellicosi orsi corazzati parlanti, ma, soprattutto, ogni essere umano di quel mondo è accompagnato per tutta la vita e inseparabilmente da un daimon: la propria anima proiettata all’esterno in forma totemicamente animale e di sesso inverso rispetto al possessore (l’animale è sempre fluttuante e mutevole per i bambini, ma si stabilizza in una forma definitiva alla fine della pubertà). Come i loro “padroni” anche i daimon hanno un nome: quello di Lyra si chiama Pantalaimon.

Venuta fortunosamente in possesso di un Aletiometro (dal greco Alétheia: Verità), strumento simile ad una bussola d’oro in grado di rispondere veridicamente a qualsiasi domanda tramite un complesso sistema di simboli che la bambina interpreta invece intuitivamente senza alcuno studio, Lyra viene a scoprire l’esistenza della Polvere, una misteriosa particella invisibile se non fotografata con speciali filtri e che si deposita sugli esseri umani, in particolare sugli adulti: un’organizzazione religiosa chiamata Intendenza Generale per l’Oblazione, diretta da Marisa Coulter (che si rivelerà in seguito come la madre di Lyra), si occupa di studiare il fenomeno compiendo oscuri esperimenti sui bambini e, per evitare che si sviluppino interpretazioni diverse da quelle decise da loro, vale a dire eresie, fa imprigionare Lord Asriel, il luciferico esploratore polare, idolatrato zio ma in realtà padre di Lyra. L’Aletiometro, in possesso della ragazzina funziona proprio comunicando con la Polvere, per questo la Chiesa, e con essa tutti gli esponenti del Magisterium – l’organizzazione politico-religiosa che detiene il potere (iconograficamente ricalcata sulla chiesa cattolica, ma ideologicamente più simile al calvinismo) – compresa la signora Coulter, credono che la Polvere sia la prova fisica del peccato originale e che perciò vada debellata e distrutta per mezzo dell’intercisione, cioè l’amputazione del daimon dai bambini prima della fine della pubertà, rendendoli incapaci di provare sentimenti e senza volontà “come zombi” ma proteggendoli così dall’influenza del peccato. Lyra, nel primo romanzo, cercherà di salvare i bambini rapiti dagli Ingoiatori di cui sua madre è il capo, con l’aiuto dei Gyziani, delle streghe di Serafina Pekkala, dell’aeronauta texano Lee Scoresby, e dell’orso corazzato Iorek Byrnison. Nel secondo volume della trilogia, La lama sottile, la fisica Mary Malone, proveniente dal nostro mondo, con cui Lyra entra in confidenza, sta svolgendo esperimenti sulla Polvere: ha scoperto che questa si deposita anche sui manufatti degli uomini e che vi rimane sopra per millenni. Malone scoprirà che la Polvere non è altro che la materia che forma gli Angeli e di cui si alimenta l’intelligenza umana. Nell’ultimo volume, Il cannocchiale d’ambra, incontreremo uno strano popolo, i Mulefa – quadrupedi ungulati ma non vertebrati con gli arti disposti a losanga e muniti di una proboscide prensile – che vivono in simbiosi con la Polvere, da loro chiamata Sraf (come il riverbero del Sole sull’acqua) e sono in grado di vederla ad occhio nudo e intuirne la reale importanza: senza la Polvere niente ci differenzierebbe dagli animali ed è necessario preservarla ad ogni costo, insieme al nostro libero arbitrio, simboleggiato per i Mulefa nel sacro simbolo del Serpente – il Tentatore nell’Eden – l’unico vertebrato del loro mondo. Per questo non è sufficiente solo combattere il Magisterium, ma è necessario abolire quell’Autorità Divina che ci rende senza volontà e più facilmente assoggettabili al suo controllo. Lyra, con l’amico e in seguito innamorato Will Parry – venuto dalla Oxford della nostra dimensione – riuscirà infine a preservare la Polvere salvando l’intero ventaglio delle specie pensanti di tutti i vari universi paralleli.

Per riuscire nell’impresa, Lyra e Will – qui Pullman segue gli archetipi mitologici della grande tradizione epica classica – come Odisseo o Enea, dovranno sperimentare la Nekyia, la discesa da vivi nell’Ade, dove libereranno finalmente le ombre imprigionate dei morti disperdendole nella natura e negli elementi, di nuovo alla luce del sole…”Quando eravamo vivi ci dicevano che, una volta morti, saremmo andati in cielo. E dicevano che questo cielo era un luogo di gaudio e gloria celeste, dove saremmo rimasti in eterno in compagnia di santi e angeli che lodano l’Onnipotente, in stato di beatitudine. Questo dicevano. Ed è questo che ha indotto alcuni di noi a dare la vita, e altri a passare anni in preghiera solitaria, mentre tutte le gioie dell’esistenza si sprecavano attorno a noi senza che noi le conoscessimo. Ma la terra della morte non è un luogo di premio o un luogo di castigo. E’ il luogo del nulla. Accoglie tanto i buoni quanto i malvagi, e tutti languiamo per sempre in questa penombra, senza speranza di libertà, o di gioia, o di sonno, o di riposo, o di pace. Ma ora questa ragazzina è venuta a offrirci una via d’uscita, e io la seguirò. Anche se ciò significasse l’oblio, amici, lo accoglierò a braccia aperte, perché non sarà comunque il nulla; saremo di nuovo vivi in migliaia di steli d’erba, in milioni di foglie, cadremo con le gocce di pioggia e spireremo nella fresca brezza, scintilleremo nella rugiada sotto le stelle e la luna fuori di qui, nel mondo fisico che è la nostra vera casa come sempre fu”.

 I due ragazzi per compiere la loro missione vengono in possesso dei vari oggetti di potere che danno il titolo ai rispettivi volumi, dopo la bussola d’oro, la lama sottile,  un coltello che permette di aprire portali da un universo all’altro e che può tagliare qualsiasi materiale e distruggere qualunque essere, perfino gli Angeli o lo stesso Dio. Nell’aprire finestre tra i mondi genera però gli spettri. E’ il coltello che sceglie il proprio possessore: la perdita dell’anulare e del mignolo della mano sinistra accomuna come segno distintivo tutti i portatori del coltello. Will riceverà il prezioso oggetto –  chiamato anche Esahettr, cioè “distruttore di Dio” – da Giacomo Paradisi, il precedente possessore, che lo riconosce come suo successore proprio da questa identica menomazione. Per ultimo il cannocchiale d’ambra è uno strumento costruito da Mary Malone nel terzo libro della trilogia: permette di vedere la Polvere come pulviscolo luminoso.

L’ultima battaglia sarà una sorta di rivincita del Lucifero del Paradiso perduto contro l’Autorità. Enoch, conosciuto anche come Metatron, è il Reggente del Regno dei cieli avendo imprigionato Dio, in preda alla demenza senile, in una lettiga di cristallo, e avendone preso il posto come capo degli angeli. Nell’ultimo libro Metatron combatterà contro i ribelli al Regno dei cieli, comandati da Lord Asriel e Marisa Coulter, padre e madre di Lyra, finalmente riuniti e riscattati dalle precedenti malefatte, decisi a liberarsi del potere divino per essere liberi. Attireranno con uno stratagemma che fa leva sulla sensibilità alle tentazioni della carne tipica degli angeli, il Reggente del Regno dei Cieli, nelle profondità di un abisso infernale, creato in seguito all’esplosione di una bomba interdimensionale, e riusciranno faticosamente a precipitarvelo con l’aiuto dei loro daimon, cadendo però entrambi giù con lui. Lyra e Will nel frattempo, si sono imbattuti nel vecchio Dio sulla lettiga-gioiello di cristallo in cui è prigioniero: è l’Autorità, un angelo molto anziano, il primo ad essersi formato dalla Polvere, nonché Re degli angeli a cui fa credere di essere il loro creatore, così come di tutto l’universo:  è il Dio della tradizione giudaico-cristiana, Autorità, Dio, Padre, Adonai ecc., ed ha creato le chiese nei vari mondi per poter controllare meglio gli esseri umani: “Will vide le mani della ragazzina schiacciarsi contro il vetro, cercando di raggiungere l’angelo e di rincuorarlo, perché era tanto vecchio, e tanto spaventato, e piangeva come un bambino acquattandosi nel cantuccio più lontano. […] I ragazzini aiutarono il Vegliardo a uscire da quella cella di cristallo; non fu difficile, perché era leggero come carta, e li avrebbe seguiti ovunque, non avendo una volontà propria e reagendo alla semplice gentilezza come un fiore al sole. Ma all’aria aperta non c’era niente che potesse impedire al vento di nuocergli, e con loro sgomento la sua forma cominciò a disgregarsi e dissolversi. In pochi istanti era svanito completamente, e il loro ultimo ricordo fu l’espressione di quegli occhi che ammiccavano accompagnata da un sospiro di profondo e stanco sollievo”.

 Alla fine del terzo libro Lyra e Will ormai non più bambini scoprono di essere innamorati, ma i loro daimon, ritrovati dopo il ritorno dal mondo dei morti e dopo che anche Will ha incontrato il suo (perché anche nel nostro mondo gli uomini hanno i daimon, ma dentro, non fuori) fanno loro sapere che non potranno restare insieme: i daimon infatti si ammalano e muoiono in poco tempo con i loro possessori se vivono troppo a lungo in un mondo diverso da quello d’origine. Poichè nessuna finestra può essere lasciata aperta per evitare la dispersione della Polvere (tranne una, e i due ragazzi decidono che sarà quella del mondo della morte), devono dirsi addio per sempre senza alcuna possibilità di rivedersi ancora. Will distruggerà il coltello per evitare tentazioni e ulteriori danni e tornerà nella sua Oxford insieme a Mary Malone. Così il Regno dei Cieli è ormai distrutto, il Paradiso perduto è stato riconquistato ed è sulla Terra. La frase finale dell’ultimo romanzo, pronunciata da Lyra, sarà: “Costruiamo la Repubblica dei Cieli !”.

Commenterà Pullman in un’intervista: «Il Regno dei cieli ci prometteva una serie di cose: ci prometteva la felicità, uno scopo per le nostre vite, l’impressione di avere un posto nell’universo, di avere un ruolo e un destino che erano nobili e splendidi: e così eravamo connessi alle cose. Non eravamo alienati. Ma ora che, almeno per me, il Re è morto, scopro di avere ancora bisogno di quelle cose che il paradiso mi prometteva, e non sono disposto a vivere senza quelle cose. Non credo che continuerò a vivere dopo che sarò morto, dunque se voglio ottenere quelle cose devo cercare di farle accadere – e incoraggiare altre persone a farle accadere – qui sulla terra, in una repubblica nella quale siamo tutti cittadini liberi e uguali, e responsabili

Una saga fantasy decisamente complessa e sui generis dunque, difficilmente inquadrabile entro gli orizzonti spesso angusti della “narrativa per ragazzi”. La polemica religiosa e la critica della teocrazia non cesseranno di interessare Pullman che nel 2010 pubblicherà Il buon Gesù e il cattivo Cristo (The Good Man Jesus and the Scoundrel Christ), sorta di Vangelo apocrifo immaginario il cui incipit è già da solo abbastanza emblematico: “Questa è la storia di Gesù e di suo fratello Cristo, di come nacquero, di come vissero e di come morì uno di loro. La morte dell’altro esula da questa narrazione”. Lo scrittore tornerà più volte al mondo di Lyra con La Oxford di Lyra (Lyra’s Oxford) del 2003, racconto sequel della trilogia dove la protagonista è ormai una ragazza di 15 anni e con una seconda trilogia ancora non conclusa: Il libro della polvere (The Book of Dust), questa volta non un sequel ma un “equel“, poiché la narrazione si svolge sia prima che dopo le vicende della trilogia principale. Il primo libro, La belle sauvage, del 2017, racconta le vicende di Lyra Belacqua, neonata, 12 anni prima di La bussola d’oro; il secondo libro, The Secret Commonwealth, uscito nel 2019, dove Lyra ha già vent’anni, non è stato ancora tradotto in italiano. La seconda trilogia, più cupa della precedente, avrebbe, secondo l’autore dovuto intitolarsi “His Darker Materials”.

Una saga di tale rilevanza intellettuale e spettacolarità visionaria non avrebbe potuto restare immune da tentativi di trasposizione per immagini, infatti il regista statunitense Chris Weitz, già nel 2007, tenterà l’impresa con La bussola d’oro (The Golden Compass), interpretato da una splendida Nicole Kidman nel ruolo di Marisa Coulter, Dakota Blue Richards in quello di Lyra, Daniel Craig come Lord Asriel, Eva Green come Serafina Pekkala, Sam Elliott come Lee Scoresby e Christopher Lee come capo del Magisterium. Nonostante il cast imponente e un budget più che ragguardevole il film, pur apprezzato da Pullman, edulcora hollywoodianamente le asperità della narrazione, semplifica e banalizza certi snodi e soprattutto smussa la polemica antireligiosa. Sebbene abbia incassato benino, il film scontenta i fan per queste carenze e viene comunque attaccato aspramente da gruppi religiosi e fondamentalisti: la produzione pertanto non ritiene opportuno proseguire, come inizialmente progettato, la realizzazione dei successivi episodi. Difficile credere che la conclusione del ciclo, con la defenestrazione di Dio, entità decrepita, fragile e stremata, potesse non venire considerata blasfema e non subire tagli o modifiche ancora più depauperanti.

Nel 2019 invece, tornati i diritti in mano all’autore, la coproduzione anglo-statunitense Bad Wolf and New Line Productions, per BBC One e HBO, realizza finalmente la serie televisiva His Dark Materials, basandola, questa volta in modo fedele e integrale, sull’omonima trilogia di Philip Pullman, che compare come produttore esecutivo. I primi otto episodi – sceneggiati da Jack Thorne, già autore di Shameless, Skins, This Is England  – riprendono tutto il primo tomo, La bussola d’oro, con alcuni elementi tratti anche da Il libro della polvere e l’anticipazione della storia parallela di Will Parry nel nostro mondo, prima dell’incontro con Lyra, che nella versione letteraria appare solo nel secondo volume La lama sottile. I registi Tom Hooper (Premio Oscar per Il discorso del re), Dawn Shadforth e Otto Bathurst (che ha vinto un Bafta per il suo lavoro nella serie TV Peaky Blinders e che ha diretto l’episodio di Black Mirror intitolato Messaggio al Primo Ministro) hanno già messo in lavorazione la seconda stagione: la fretta è dovuta all’età della protagonista, la quindicenne anglo-spagnola Dafne María Keen Fernández (già vista in Logan-The Wolverine), che potrebbe presto essere troppo cresciuta per risultare credibile come bambina. Gli altri attori principali, tutti efficaci sebbene meno iconici dei corrispettivi del film di Weitz, sono Ruth Wilson (Luther, The Affair) come Marisa Coulter, James McAvoy (il Fauno del primo adattamento de Le cronache di Narnia) come Lord Asriel, Ruta Gedmintas come Serafina Pekkala e Lin-Manuel Miranda come Lee Scoresby.

Le scelte scenografiche rendono più contemporanea e meno vittoriana/Steam Punk l’ambientazione – oltre a Zeppelin e aerostati vediamo anche un elicottero ed un grado maggiore di “modernariato” nell’oggettistica – mentre gli intermezzi su Will nella Oxford “reale”, in parallelo con quelli sul mondo visionario di Lyra, creano talvolta un qualche spiazzamento, sono assai intriganti invece gli effetti CGI per l’animazione dei daimon (il prevalentemente furetto di Lyra, la scimmia bionda della Coulter, il leopardo delle nevi di Lord Asriel, la lepre artica di Lee Scoresby, il grifalco di Serafina Pekkala, ecc.). Il risultato è complessivamente ragguardevole e infinitamente superiore al fantasy routinario del film di Weitz, anche se in questa prima stagione non si è forse raggiunto ancora un vero equilibrio nella selezione dell’immensa mole di materiali della saga letteraria in rapporto al target da raggiungere: la serie rischia di risultare troppo inquietante per i bambini e troppo semplicistica (rispetto alle componenti filosofiche e teologiche del testo) per gli adulti. Il dubbio sorge soprattutto in previsione dell’adattamento del terzo e ultimo volume, Il cannocchiale d’ambra, il più metafisico e difficile da affrontare. Ma c’è tempo ancora e le premesse sembrano comunque molto promettenti.

 

 

 

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