[Ci sono molti modi per cancellare la memoria: repressione, carcerazione, rimozione dai libri e dai documenti di episodi, aggregazioni, persone che hanno rappresentato in maniere diverse la volontà o anche soltanto l’intenzione di opporsi al miserabile esistente di una società divisa in classi.
Anche la chiusura di una libreria può appartenere a questo tipo di azione destinata a relegare nell’oblio significative esperienze di resistenza culturale e politica ad un modo di produzione che vorrebbe inficiare di sé ogni aspetto della vita individuale e collettiva. Magari adducendo le inflessibili, ma tutt’altro che credibili e rispettabili, leggi della speculazione, dell’economia e del profitto.
La libreria Comunardi di Torino conta ormai una storia di 43 anni.
Quarantatre anni durante i quali sulla sua superficie di 250 mq si sono incrociate persone ed esperienze, sono nate aggregazioni culturali ed antagoniste, sono state esposte le migliori riviste dell’opposizione radicale, politica e culturale di questo paese e di un’area particolarmente conflittuale come quella torinese.
Sono stati presentati libri ed iniziative che sarebbe stato difficile vedere rappresentate in altre realtà; ci sono stati dibattiti e sui suoi scaffali tutte le pubblicazioni dell’antagonismo sociale e culturale hanno sempre avuto una posizione di rilevanza.
Oggi, come nel finale di Blade Runner, tutto questo sembrerebbe destinato a “perdersi come lacrime nella pioggia”, sostituendo a questa storia di resistenza e opposizione un’ennesima cattedrale della merce più scadente ed evanescente: un supermercato alimentare destinato ai turisti di passaggio nel centro cittadino.
Proprio per tutto questo anche Carmillaon line dice no a tale scempio e rilancia qui sotto l’appello che è stato fatto per salvare tale preziosa testimonianza ed attività.]

Sottoscriviamo il presente appello perché riteniamo che la libreria Comunardi non debba chiudere e debba rimanere collocata nel centro della città dove ha svolto e radicato la sua attività fin dal lontano 1976.

Ci appelliamo a tutte le compagne e a tutti i compagni, a tutte le amiche e tutti gli amici della libreria e a coloro ce credono nella necessità di salvaguardare questa esperienza professionale non omologata, alternativa ai circuiti di mercato dominanti, libera di garantire un’articolata e differenziata proposta culturale.

Riteniamo che la misura della vitalità di una comunità dipenda anche dalla qualità e densità di consumo e di produzione culturale che sa mantenere in vita e dunque anche dalla presenza e dalla diversificazione delle sue librerie che sono veri e propri presidi culturali al servizio della cittadinanza.

Dopo 43 anni di attività, a seguito di una speculazione immobiliare, la libreria Comunardi dovrà abbandonare in brevissimo tempo gli storici locali di via Bogino 2, rischiando così di chiudere definitivamente. A nulla è valsa la resistenza opposta in questi ultimi anni, né le oltre 82.000 (ottantaduemila!) firme raccolte dalla petizione #SAVECOMUNARDI, così come a nulla è valso l’interessamento di soggetti economici ritenuti “virtualmente amici”.

La nuova società proprietaria dell’immobile estromette la libreria per far posto ad un ben più redditizio supermercato di prossimità, ennesimo esempio di una riconfigurazione a misura di turismo del centro storico, che sacrifica espellendole dalle zone e dai locali commercialmente più interessanti le tipologie merceologiche ritenute “vecchie” a vantaggio del “business del cibo”, governato dalla grande distribuzione ed in mano ad un numero sempre più esiguo di operatori.

E’ un processo in via di accelerazione nel centro cittadino torinese, strumentale alla lievitazione del valore degli immobili commerciali, che viene spacciato come riqualificazione degli spazi e dei quartieri ma che di fatto implica una sistematica espulsione di attività commerciali ed artigianali, magari meno remunerative, ma determinanti per la qualità della vita cittadina, della storia sociale e della identità di un territorio.

In una città dove le librerie indipendenti organizzano durante l’anno centinaia di incontri con autori ed editori, come anche la libreria Comunardi ha sempre fatto, sono troppe le librerie, storiche ed anche di piccole dimensioni, ma vivaci presidi culturali nei quartieri, che abbiamo visto scomparire: dobbiamo fermare questa emorragia, salviamo l’esperienza della Libreria Comunardi.

PER QUESTO SOSTENIAMO LA RACCOLTA DI FONDI PER ASSICURAREALLA LIBRERIA COMUNARDI UNA RICOLLOCAZIONE ADEGUATA AL LIVELLO DELLA SUA ATTUALE ATTIVITA’.

DONA ORA

a questo link: https://www.gofundme.com/savecomunardi

oppure effettua un bonifico a queste coordinate bancarie:

Paolo Barsi – Banca Etica – IBAN: IT11P0501801000000016838542

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