Clown Bianco edizioni, Ravenna 2019, pagg. 171, € 16,50

[Nevio Galeati è giornalista e scrittore. Ha lavorato per L’Unità, Repubblica, Il Resto del Carlino. Ha pubblicato Telefonate e birra, d’autunno (I fiori Blu), Improvvisazioni per chitarra e batteria (Foschi), Delitti imperfetti (PaGinNe). E’ uscito la sua ultima raccolta di racconti, della quale pubblichiamo la prefazione di Annamaria Fassio e l’incipit del primo racconto, Adriatica.]

Una raccolta di racconti

Una raccolta di racconti è sempre un momento importante nella vista di uno scrittore. Segna un prima e un dopo. Fa da spartiacque. Fa ordine. Prima racconti sparsi, pubblicati in momenti e situazioni diverse, poi una raccolta che segue un preciso progetto narrativo. D’ora in poi i racconti presenti nell’antologia andranno letti in maniera diversa.
È quello che è successo all’amico Nevio con Fragili omicidi per un commissario. Un prezioso regalo che Nevio fa ai lettori….

Un’amicizia virile

Il filo rosso che unisce tra loro i vari racconti è la storia di una amicizia virile. Luca Corsini, investigatore privato, e Michele D’Arcangelo dirigente della Mobile di Ravenna sono amici di vecchia data. L’uno con la propensione a cacciarsi nei guai, l’altro con una gastrite frutto di tutti gli anni passati a fare lo sbirro. Personaggi di chiara ispirazione noir, con illustri predecessori da Sam Spade per Corsini, a Maigret per D’Arcangelo. L’uno con il gusto raffinato per la musica, l’altro accanito fumatore di toscani. Entrambi con un gran fiuto per le indagini. Di loro si sa l’essenziale perché per entrambi il privato è qualcosa da proteggere e tenere lontano dagli affanni quotidiani. Da indizi sparsi qua e là par di capire che D’Arcangelo ha alle spalle una storia sentimentale finita male (l’accenno a Viola nelIl contrabbandiere), mentre Corsini piace alle donne e si concede alle avventure.

Cinque racconti

Cinque racconti. Cinque storie venate di malinconia come si conviene al noir classico.
Guardiamole più da vicino.
C’è la malinconia intrisa di rabbia della ragazza rumena costretta a prostituirsi e che vuole uscire dal giro e tornare a casa possibilmente viva. E ci riuscirà grazie all’azione congiunta di D’Arcangelo e Corsini anche se questo si becca una coltellata.
E poi la disperazione dell’assassino di Automobili, dove il tema della vendetta è solo il pretesto per raccontare di una solitudine immensa e senza scampo. E ancora la malinconia che ti lascia l’amaro in bocca come in Colpevole, con quella impennata finale che è bene tacere per non togliere la sorpresa al lettore.
In Appuntamento a La Habana la malinconia e lo spleen sono le strade di una città che si sbriciola sotto l’effetto del caldo e dell’incuria. Atmosfere che richiamano a certe narrazioni di Hemingway che di Cuba se ne intendeva parecchio, o a Wim Wenders nel suo documentario Buona Vista Social Club, autentica icona della musica e dell’anima cubana. E del resto la descrizione della città, o meglio l’amore con cui l’autore descrive l’Avana senza mai cadere nel già sentito o peggio nella retorica buonista, è uno dei punti di forza del racconto.

Atmosfere

I nostri due protagonisti si muovono in un universo di strade bagnate dalla luce dei lampioni e dalla nebbia che azzera le distanze e disorienta. Si parla di Ravenna ma la Ravenna di “bella presenza”, quella dei mosaici e della tomba di Dante, non compare. C’è invece il porto, come in Il contrabbandiere, racconto che tra l’altro segna l’inizio dell’amicizia tra Corsini e D’Arcangelo, e c’è una periferia imbastardita con la campagna. Desolata. Impietosa. E infine c’è la strada Adriatica, dove “c’è troppa carne esposta all’aria marcia della sera di novembre”. E subito tu immagini le prostitute, le risse, la cacofonia di lingue diverse, gli sbirri che non sempre arrivano a mettere ordine.

Foglie morte

Già dalla copertina s’intuisce che Fragili omicidi per un commissario è un libro particolare. Nessuna immagine che richiami a quello che viene narrato ma solo un mucchio di foglie morte, gialle, rosse, marroni di grande impatto visivo. Foglie come parole che lasciano nel lettore come una voglia di proseguire il viaggio e saperne di più.
(Annamaria Fassio)

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Adriatica

Il culo che intravedevo dall’altro lato della statale era troppo sodo e alto da terra per essere quello di una donna. E c’era troppa carne esposta all’aria marcia della sera di novembre. Cercavo una puttana; bionda, piccolina, con un sorriso appassito che conservava un ricordo di innocenza. A vent’anni era il minimo. Non poteva essere fra le brasiliane depilate, con attributi in soprannumero fra le cosce. Eppure mi aveva indicato quel chilometro, poco dopo la carraia che spariva fra i campi, verso i bacini d’acqua delle cave di ghiaia. Un’inversione di marcia sull’Adriatica, nei pochi tratti rimasti senza new jersey, è sempre una roulette russa. In quelle condizioni, un suicidio. Eppure, nonostante il riverbero delle luci posteriori di ogni auto che mi sorpassava imprecando per i miei 50 scarsi l’ora; nonostante gli occhi che bruciavano per lo sforzo di identificare le sagome delle cose, sbiadite nella colata umida di bianco che era scesa a metà pomeriggio; insomma nonostante il clima normalmente di merda, dovevo trovarla. Era una cliente e Luca Corsini, investigatore privato di provincia, non abbandona mai chi decide di concedergli fiducia.

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