di Sandro Moiso

Diego Gabutti, Un’avventura di Amadeo Bordiga. Noir a Berlino, Milieu edizioni, 2019, pp. 248, 16,90 euro

Mettiamola così: siete pronti a partire per le ferie, lo zaino è preparato, la destinazione stabilita. Manca soltanto una cosa: il libro da leggere in vacanza.
Camilleri e Montalbano vi hanno definitivamente rotto, grazie anche alle celebrazioni agiografiche iniziate ben prima della scomparsa dello scrittore siciliano, e i saggi moltitudinari o autobiografici di Toni Negri pure. In compenso i banchi delle librerie pullulano di libri insignificanti oppure di ennesime ristampe di testi già usciti in tutte le edizioni possibili. Quindi con Černyševskij e Lenin vi domandate nervosamente: Che fare?

Poi la vedete, improvvisamente, quella copertina con Stalin che sembra fare marameo al mondo e quella sì, vi incuriosisce. Il titolo potrà apparirvi strano: Un’avventura di Amadeo Bordiga…ma Bordiga non era quello che Togliatti aveva definito dinosauro o brontosauro?
Allora datemi ascolto, afferratelo, alla cassa fate un po’ come vi pare, e portatelo via con voi. Avete trovato il romanzo giusto per passare qualche giorno con intelligenza, divertimento e possibilità di riflettere su una storia mai abbastanza esplorata e, soprattutto, compresa: quella del fallimento del comunismo novecentesco.
E, specialmente, delle sue varianti sovietiche .

Poiché rivelare tutta la trama del libro sarebbe criminale, accontentatevi, per ora, di sapere che tra i protagonisti delle vicende narrate, ambientate nella seconda metà degli anni Venti dello scorso secolo, troverete, oltre al suddetto Amadeo Bordiga, anche Anton Pannekoek, Karl Radek (che ha l’onore di comparire fin dalle prime righe), Walter Benjamin, Georges Gurdjieff, Edgar Snow, Yakov Blumkin (che fu il primo bolscevico in assoluto ad essere condannato a morte in URSS con l’accusa di trotzkismo), Guido Keller, Nero Wolfe e Koba alias Stalin alias Iosif Vissarionovič Džugašvili.

Se non conoscete tutti i personaggi qui elencati non preoccupatevi, in questa nuova edizione l’autore ha curato, nei Titoli di coda, un ricco, sintetico e divertente dizionario biografico dei personaggi principali che vi aiuterà nella lettura.

Il tutto si svolge intorno ad un fitto carteggio e, anche, ad un presunto incontro segreto avvenuto, tra Karl Marx e il cancelliere di ferro Otto von Bismarck, proprio negli anni della prima unificazione tedesca. Carteggio e prove che Stalin vorrebbe far sparire per far sì che il paradiso comunista non possa essere dipinto come men bello e che, attraverso infinite e casuali peripezie, giunge nelle mani del suo implacabile ed incorruttibile avversario Amadeo Bordiga, inflessibile teorico del marxismo di sinistra e amante assoluto del caffè napoletano.

Detto questo c’è un po’ da rimpiangere il sottotitolo della prima edizione del romanzo: Il romanzo della rivoluzione come fantasmagoria1, più adatto a riassumere le vicende narrate.
Più che di un noir si tratta infatti di un avvincente e dinamico pastiche, in cui storia e politica, realtà e fantasia, dramma e comicità si fondono in maniera naturalissima e credibile, dando vita a pagine spesso esilaranti.
Ad esempio quelle in cui il comunista napoletano, anche nei momenti più confusi, non perde la calma nei confronti della necessità di preparare un buon caffè oppure quelle in cui Marx e Bismarck si incontrano travestiti in birreria, fumando un buon sigaro.

Qualche parola va qui però spesa per l’autore, Diego Gabutti, contraddittorio scrittore, saggista e giornalista (forse preferirebbe essere definito corsivista) attivo fin dalla seconda metà degli anni Settanta.
A partire da quell’Adorno sorride ovvero guerra di corsa contro una ghenga-giocattolo, pubblicato insieme a Gastone Pianarosa per le edizioni L’erba voglio nel maggio del 1977, destinato ad accendere un’infiammata polemica con la casa editrice Einaudi, Franco Fortini e Cesare Cases per la traduzione dei Minima moralia (definita dai due allora giovani autori immoralia) di Adorno.

Seguito nel 1979 da Fantascienza e comunismo 2 che, mescolando William Burroughs, Philip José Farmer, Kafka e Alice in Wonderland, avrebbe spalancato in Italia nuove frontiere per l’interpretazione della letteratura di anticipazione.
Poi, nel 1982, il romanzo di cui qui si parla che, secondo la testimonianza dell’autore, gli avrebbe poi aperto le porte per la collaborazione continuativa con il giornale di Montanelli, in qualità di corsivista e recensore.

Percorso contorto, in cui la critica si sarebbe mescolata ad un’ironia sempre più implacabile, contro tutti e tutto e in particolare contro le differenti e fallimentari manifestazioni del comunismo e delle avanguardie del ‘900,3 ma che non avrebbe impedito a Gabutti di accettare l’incarico di direttore responsabile per la rivista N+1, dedicata alla riflessione politica su basi marxiste e bordighiste.
Il tutto forse riassunto proprio nelle pagine finali del romanzo, in cui, dopo lo storico ed epico scontro con Stalin al VI esecutivo allargato dell’Internazionale Comunista, il fondatore del PCd’I afferma: Eccolo qua, il partito mondiale! Eh! Che colpo d’occhio d’avanguardia! Pilotatori del domani! ‘Iateve a cuccà! Andate a dormire! Siete impotenti anche a caricare la sveglia!
Condannando così al ludibrio generale, per l’eternità e in un sol colpo, tutti i costruttori di partiti, rivoluzioni e semplificazioni politico-ideologiche ed etiche di ogni risma.

Un percorso sicuramente bizzarro e interessante, non meno intelligente ed ironico del testo appena ripubblicato da Milieu, di cui torno sinceramente a invitare tutti alla lettura.


  1. D. Gabutti, Un’avventura di Amadeo Bordiga, Longanesi, Milano 1982  

  2. D. Gabutti, Fantascienza e comunismo, La salamandra, Milano 1979  

  3. Come dimostrano i saggi contenuti nel recente: D. Gabutti, Cospiratori e poeti. Dalla Comune di Parigi al Maggio 68, Neri Pozza, Vicenza 2018  

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