di Nico Maccentelli

(Capitoli 17 e 18)

17.

— Non potresti. Sono un ispettore di polizia.

— Ah non potrei? — Silvia lo guardò con aria infantile e sfottente, finendo di caricarsi il cilum. — Non hai forse detto una volta che a proposito del fumo hai idee diverse da quelle dei tuoi colleghi?

— E questo che c’entra?

La ragazza non rispose. Portò l’accendino all’imboccatura del cilum e dopo qualche istante il fumo salì verso le lamine di luce che attraversavano le tapparelle, a comporre vortici lenti e tremanti. E un profumo intenso e dolciastro iniziò a spandersi per la stanza. Silvia trattenne il respiro a lungo. Poi d’un tratto formò una piccola “o” con la bocca e liberò il fumo.

— Tira, ispettore — disse, porgendo il cilum a Cattabriga. L’ispettore la guardò con un’aria a metà strada tra il rimprovero e l’ironico, scosse la testa e prese tra le dita il cilum. — Affanculo — disse. Diede un lungo tiro e soffiò fuori. — Affanculo. Era da un casino di tempo che non fumavo.

— Ah, tu fumavi?

Fumò ancora e ripassò il cilum alla ragazza.— Ma cosa credi, che gli sbirri nascano con la divisa?

Silvia rise. — Alcuni sì.

— Io ti sembro nato con la divisa?

— Tu sì!

— Vipera! — Le tirò un cuscino. Poi si alzò e andò verso il bagno.

Mezzora dopo il caffè sfrigolava sulla parete di metallo della cuccuma. E dal beccuccio uscivano schizzi bollenti e scuri.

— Yuri… Yuri…

— Hai finito di ripetere il mio nome come un pappagallo paranoide?

— Yuri Cattabriga. Suona bene — disse Silvia.

Cattabriga si versò tre quarti della cuccuma dentro una testa d’elefantino con proboscide a manico. — Accidenti a quella ganja. Ma dove la trovi?

— Cos’è, un interrogatorio, o vuoi rifornirti bene?

— Né l’uno, né l’altro. — L’ispettore mise tre cucchiaini nella tazza.

Silvia, con voce trasognata, da presa in giro, disse ancora: — Yuri…

— Yuri è uno stronzo che è ancora qui quando deve essere in servizio tra venti minuti.

— Beh, e allora? — fece la ragazza.

— E allora, a parte il ritardo, mi rompe non essere nel pieno delle mie forze, ben lucido.

— Per una volta… — Silvia lo fissò di sottecchi.

Il telefono suonò con un trillo acido. Silvia prese la cornetta. — Pronto, casa Cattabriga — disse.

— Chi parla? — rispose Improta dall’altro capo del filo.

— Sono la colf…

Cattabriga strappò il telefono alla ragazza. — Stronza! — le sussurrò con un sibilo astioso.

— Chi parla?

— Ispettore… — rispose Improta, — non sapevo che avesse anche la donna di servizio.

— No, è un’amica in vena di scherzi — rispose Cattabriga fulminando Silvia con lo sguardo.

— Ah, mi sembrava. Comunque venga subito. È arrivato il rapporto della scientifica sull’ultimo omicidio.

— Sissignore… — rispose.

Silvia insinuò una mano nella camicia, solcò i peli del petto di Yuri fino a trovare l’ombelico. — … mi stavo già per muovere! — gridò lui, compiendo al tempo stesso una mezza giravolta incazzata. La ragazza ritrasse la mano.

— Ma ispettore, cos’ha?

— Niente, commissario, niente — rispose Cattabriga guardando in cagnesco Silvia, che fece partire una risata sguaiata.

— Allora l’aspetto.

— Corro.

Mise giù il telefono.

— Corri, sbirro, corri!

Yuri prese la ragazza per un braccio. — Non mi piace che mi chiami così — urlò.

— E come ti devo chiamare: piedipiatti, sgherro, servo…

— Piantala! — grido l’ispettore stringendo più forte.

— Piantala tu, mi fai male!

Silvia si liberò della presa con uno strattone. Yuri scosse la testa e si lisciò i capelli con una mano. La guardò come per dirle: sei proprio scema…

— Che ti ha preso Silvia…

— Mi andava di giocare, ecco tutto.

L’ispettore finì di bere il caffè, si alzò e prese la fondina che aveva lasciato sul comò.

— Dove vai?

— In centrale. Dove vuoi che vada?

— Ci sono novità sul caso?

— Sìchetelodico! — Cattabriga si sistemò la fondina allacciandosela sopra la camicia.

— Dopo qualche ora di follia, eccolo tornato ispettore! — cantilenò la ragazza.

Il poliziotto prese le mani della ragazza tra le sue. — Silvia… 

— Yuri. Me Jane te Tarzan. — Silvia scoppiò in una risata argentina.

— Silvia, devo dirti una cosa.

— Sì, sì, lo so… è stato bello, ma non può funzionare e altre cazzate sulla divisa, la differenza d’età, sul ragazzo di diciott’anni come te che troverai dietro l’angolo…

— Rendi tutto più difficile.

— No, sei tu che non hai capito niente. Mi piaci, mi sono voluta fare una storia, punto e basta.

Yuri ebbe uno scatto di nervi e mollò con rabbia le mani della ragazza. — Tanto meglio! — gridò. Poi aggiunse piano, più a se stesso. — Tanto meglio.

Silvia si accese una sigaretta e tirò due boccate a scatti. L’ispettore controllò la pistola e si infilò la giacca. — Tirati dietro la porta prima di uscire — disse.

Lei non rispose. Cattabriga uscì. I suoi passi risuonarono dalla tromba delle scale. Silvia urlò: — E tu tirati una sega, la prossima volta!

Aveva gli occhi lucidi.

 

18.

— Come? dovrei sospendere la sorveglianza del locale?!! — Improta battè un pugno sul tavolo.

Cattabriga aveva un’espressione decisa, ai limiti della strafottenza. Aggiunse: — Siamo in una situazione di stallo, perché il nostro serial si sente troppo controllato. Anzi, le dirò un’altra cosa commissario. Secondo me dovremmo addirittura riaprire il Laser game al pubblico.

— Questo è troppo!! — Il viso di Improta divenne paonazzo, di un porpora tendente al vermiglio. — Ispettore, le ha dato di volta il cervello? Cosa ha fatto questo pomeriggio, delle canne?

Sul volto di Cattabriga si dipinse per instante un sorriso e si raschiò la gola con un leggero imbarazzo. — Se invece di arrabbiarsi, avesse la compiacenza di ascoltarmi un attimo, le spiegherei una teoria sul nostro serial.

Improta si mise a braccia conserte: — Sentiamo signor John Homes!

— Sherlock, commissario, Sherlock Holmes — lo corresse l’ispettore con una punta di compiaciuta malizia.

Improta arrossì comprendendo d’aver fatto una tragica crepa, rivelando il suo interesse per videocassette non propriamente poliziesche.

Cattabriga lo trasse d’impiccio proseguendo: — In questo caso ci sono due grandi misteri: la pistola, la stessa in entrambi gli omicidi, che non si trova. E l’alibi del Ciro Mutolo. Partiamo da questo.

— Partiamo — concesse Improta.

— Stamattina sono passato al Laser game e ho interrogato il Russo. Caso fortuito: Ciro non c’era. E da quello che m’ha detto ho la quasi convinzione che lui non c’entri nulla in questa vicenda.

— E cosa le ha detto di così importante? — chiese Improta con sarcasmo.

— Che anche nella partita in cui è avvenuto il secondo omicidio, il nostro caro Ciro non è entrato nel labirinto.

— E allora? Peggio ancora, sarà andato chissà dove, magari a pigliarselo dove non batte mai il sole!

Improta terminò la frase con una risata gutturale.

— Ma è proprio questo il punto — disse l’ispettore, — secondo me…

 Squillò improvvisamente il telefono e il commissario fece tacere Cattabriga con un cenno di una mano. Poi alzò il ricevitore guardando il suo sottoposto con aria polemica. — Sì? … ah è lei dottore… (guarda di nuovo Cattabriga), sì, le indagini stanno per avere degli sviluppi… sì … certo l’abbiamo fatto chiudere… come perché?! Non potevamo far correre altri rischi ai ragazzi… davvero? … La Confesesercenti… ah, anche la Camera di Commercio? … ma lo sa anche lei che quelli non guardano più in là della loro bottega… ah… sì… ah… sì… va bene… va bene… spero che lei l’altro giorno scherzasse a proposito del commissariato di Palazzuolo… no… certo… certo… certo… sempre a sua disposizione. Ossequi… anche alla sign… (guarda ancora Cattabriga) ha riattaccato.

— Era di nuovo il questore? — chiese l’ispettore.

— Sì — rispose Improta con aria grave.

— E che ha detto?

— Mi ha detto, anzi ingiunto, di fare quello che voleva lei, Cattabriga. 

— E cioè?

— Riaprire il locale immediatamente. Le associazioni di categoria sono insorte e hanno minacciato uno sciopero per domani. — Sospirò e aggiunse con tono malizioso: — Sarà contento, immagino. Così la sua amica potrà tornare a fare la ramba e passare meno tempo a casa sua….

— La mia amica? — Cattabriga deglutì. Si sentì scoperto.

— Cattabriga, mi prende per scemo? A casa sua c’era la Mengoli, o no?

Improta aveva l’aria di chi aveva tenuto l’asso per l’ultima mano.

L’ispettore rimase silenzioso per un istante. Poi sbottò: — Va bene, e allora?

— E allora??

— La ragazza è maggiorenne e vaccinata.

— Maggiorenne e vaccinata!! — s’infurio Improta. — Ma si rende conto della mancanza di serietà per le indagini?!!

Cattabriga ribattè con tono pacato ma deciso: — Ma la mia vita privata cosa c’entra con le indagini?

— Cosa c’entra?!! Ma allora ispettore lei mi vuole prendere per il culo fino in fondo! Ma ci pensa se qualcuno della stampa venisse a saperlo?!! Bella serietà di fronte a un fiasco generale… sarebbe la ciliegina sulla torta! Un ispettore di polizia che ha un’avventura con una studentessa di diciott’anni, una delle principali testimoni del caso d’omicidio che sta conducendo!!

Cattabriga rispose deciso: — Quello che faccio quando sono fuori servizio sono affari miei.

— Ah sì? — Improta lo guardò con strafottenza.

— Sì.

— Bene. Lei da questo momento è sospeso dall’incarico.

— Ma commissario…

— Non c’è nessun ma. Mi pare che lei abbia preso questo caso un po’ troppo… — si fermò un attimo per scandire bene la parola che stava per dire, —   … a cuore!

— Sta prendendo un grosso granchio, Improta! — gridò l’ispettore.

— Il granchio l’ho preso il giorno che mi hanno messo tra i coglioni lei, caro Cattabriga. E se proprio vuol saperlo, lei è un incompetente. Voleva addirittura far riaprire un luogo pericoloso. E per fare cosa poi? Ah, ma dalla sua ha tutti i cittadini indignati per lesa maestà al libero commercio. Li ringrazi!

— A questo punto non ho più niente da dirle — rispose furente l’ispettore. — Vada avanti lei con questa indagine, commissario. Non è tutta sua ormai?

Improta era livido di rabbia. Avrebbe pagato chissà cosa per sapere cosa frullava nella testa dell’ispettore. Sibilò con fiato roco: — Si prenda un po’ di ferie, Cattabriga. E ci lasci lavorare in pace!

— È tutto?

— È tutto.

Yuri si avviò verso la porta. Ma prima di uscire si girò di scatto. — Non è che con tutti questi interrogatori di figli di commercianti, concessionari, magistrati e compagnia bella, abbiamo pestato un po’ troppe merde?

Improta rispose: — Vada al diavolo, ispettore.

Yuri uscì sbattendo la porta. E sulla faccia del commissario si dipinse un ghigno di perfida soddisfazione. Ma tra le orecchie, Improta, aveva ancora la voce gracchiante del questore incazzato.

 

(Fine della nona puntata, la prossima: domenica 05/05/2019)

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