di Fiorenzo Angoscini

Saverio Ferrari, 12 Dicembre 1969. La strage di piazza Fontana. La ‘madre’ di tutte le stragi, a cura de L’Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre, Milano, dicembre 2018, pag. 39 (s.i.p.)

La ‘madre’ di tutte le stragi, ma anche strage di Stato, come ricorda il dossier nelle sue pagine.
Così come La Strage di Stato è anche stata intitolata la prima pubblicazione di controinformazione sull’eccidio alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano.
Strage di Stato perché, eseguita da fascisti (vedi sentenze), ha visto la connivenza attiva degli apparati dello stato. Gianadelio Maletti, ex capo del reparto D (controspionaggio) del Sid, è stato condannato, in via definitiva, a un anno di carcere per falso ideologico in atto pubblico; il coordinatore del Nucleo Operativo Diretto (NOD) alle dirette dipendenze del Reparto D, Antonio Labruna, a dieci mesi di reclusione.

Senza dimenticare il balletto di bugie, reticenze e “non ricordo” organizzato dai capi responsabili del Sid, dal presidente della repubblica dell’epoca, dal presidente del consiglio, ministri vari, a proposito dell’identità, ed appartenenza ai diversi ‘servizi’, di agenti segreti camuffati da giornalisti: Guido Giannettini (Il Secolo d’Italia, Il Roma, Il Giornale d’Italia), Mino Pecorelli (Osservatorio Politico), Mario Tedeschi (Il Borghese), Giorgio Zicari (Corriere della Sera), Giorgio Torchia (Il Tempo) Guido Paglia1 (Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giornale d’Italia, Il Giornale). E tutti i depistaggi connessi alle loro attività e “conoscenze”. Nonché a quelle di fascisti e bombaroli. Ai loro ruoli e…’gradi’. Così come certo giornalismo spazzatura ha sempre auspicato le soluzioni di forza. Il settimanale Epoca (gruppo Mondadori) l’11 dicembre 1969, manda il fascicolo in edicola con copertina tricolore ed un perentorio titolo: Senza peli sulla lingua, senza conformismi, CHE COSA PUO’ ACCADERE IN ITALIA. La stessa rivista, nel mese di luglio 1964, erano i giorni del cosiddetto Piano Solo,2 golpe orchestrato dal Sifar (servizio segreto militare del periodo) di De Lorenzo con il beneplacito del presidente della Repubblica Antonio Segni, con sospetta tempestività era ‘uscita’ con un edizione speciale e, già allora, copertina tricolore con all’interno ‘testina’ fotografica del Presidente. Il titolo, ancora più esplicito: L’ITALIA CHE LAVORA chiede al capo dello stato un GOVERNO ENERGICO E COMPETENTE che affronti subito con responsabilità la crisi economica e il malessere morale che avvelena la nazione. Un incredibile ‘fiuto’ per i tentativi di colpo di stato e gli avvenimenti che li precedono, stragi comprese.

La sera stessa di quel venerdì nero,

il commissario Luigi Calabresi dell’ufficio politico (l’attuale Digos, nda) della Questura di Milano, conversando con Giampaolo Pansa, inviato de La Stampa, esternò subito la propria convinzione che le responsabilità dovessero essere addebitate ai gruppuscoli di estrema sinistra. ‘Estremismo, ma estremismo di sinistra-disse-è in questo settore che noi dobbiamo puntare. Estremismo di sinistra…Anarchici, ‘cinesi’ operaisti. (p. 9)
Eppure, già il 13 dicembre, il Sid era in possesso di informazioni assai precise sugli autori della strage, al punto da indicare, in una nota, Stefano Delle Chiaie e Mario Merlino quali responsabili degli attentati di Roma, eseguiti su ordine di Yves Guérin Serac (al secolo Yves Guillou, nda) e Robert Leroy. (p.10)

I due, ex appartenenti all’ Organisation Armée Secretè (OAS), organizzazione paramilitare clandestina francese che operò, soprattutto, durante la guerra d’Algeria, erano gli “animatori dell’Aginter Presse, una finta agenzia di stampa, con sede a Lisbona, in realtà una delle centrali dell’estrema destra adibita a ‘operazioni coperte’, legata ai servizi segreti portoghesi e statunitensi”. (p. 10)

Ma, nel documento ‘segreto’ 3 n.36369/AC di prot. OGGETTO: Attentati terroristici a Milano e a Roma, redatto definitivamente, dopo aggiunte e rimaneggiamenti, il 17 dicembre 1969, Serac e Guillou, da nazisti già appartenenti alle Waffen-SS, vengono camuffati e definiti pericolosi anarchici.
Solo l’11 aprile 1970, con un altro documento interno del Sid, riacquistano le loro reali sembianze: “Sia Guérin Serac, sia Leroy non sono anarchici, ma appartengono ad un’organizzazione anticomunista. Si suggerisce di tacere questa notizia alla pubblica sicurezza e ai carabinieri” (neretto nostro).

La pubblicazione è un agile e comodo ‘bigino’ (depurato dalla sua accezione negativa) che permette, a chi conosce la vicenda, di ricordare particolari dimenticati o sottovalutati, mentre per i neofiti è un utile strumento di conoscenza ed approfondimento.
Si ricordano gli attentati del 15 aprile a Padova (ufficio del rettore università), del 25 aprile (Fiera di Milano ed Ufficio Cambi della stazione Centrale), quelli del 8-9 agosto sui treni: Caserta, Pescara, Chiari (Bs) e quello, per fortuna fallito, alla scuola slovena di Trieste (4 ottobre).
Il sodalizo tra fascisti, militari italiani e golpisti colonnelli greci che si consolida e si organizza, tanto che il settimanale inglese “The Observer” scrive: “Un gruppo di elementi di estrema destra e di ufficiali sta tramando in Italia un colpo di stato militare, con l’incoraggiamento e l’appoggio del governo greco e del suo primo ministro, l’ex-colonnello Giorgio Papadopulos”.

A proposito dell’attivismo di certi ambienti militari e accoliti vari, è da ricordare quanto pubblicato, nel settembre 1970 (nove mesi dopo Piazza Fontana, ma sicuramente pensato e redatto prima) dalla rivista di informazione militare “Interconair Aviazione Marina”, che all’interno del suo numero 70, allega un dossier dal titolo perentorio: Le ultime 100 ore di libertà in Italia. Simulando tutta una serie di situazioni, per gli estensori, drammatiche e catastrofiche: manifestazioni e scontri di piazza, tra cui si evidenzia, giovedì 24 giugno 1971 a Bologna durante un comizio sindacale, lo scoppio di una bomba:

ore 10,30 – Grande manifestazione unitaria nelle principali vie cittadine del capoluogo, che, con tutta la regione Emilia-Romagna ha proclamato lo sciopero generale.
In particolare, a Bologna, ai dimostranti si sono aggiunti operai metalmeccanici lombardi, anch’essi in sciopero e attivisti laziali, fatti appositamente giungere con numerosi pullman e con i treni dalle centrali sindacali. Si teme che elementi “filo-cinesi” si siano infiltrati tra la folla che si sta radunando in Piazza Maggiore. Il Prefetto di Bologna ha ricevuto ordine dal Ministero dell’Interno di cercare di non far degenerare la manifestazione in scontro aperto ma di “tallonare” comunque da vicino i manifestanti senza dare troppo nell’occhio con uno spiegamento di forze troppo appariscente. In Emilia sono stati fatti affluire comunque alcuni reparti celeri di Pubblica Sicurezza e alcuni reparti mobili di Carabinieri per ogni evenienza si tratta di reparti del I V Btg. Mo ile da Padova in rinforzo al V Btg. Mobile di stanza nella città). Verso le ore 11, la folla radunatasi in Piazza Maggiore, dove è previsto che alcuni oratori prenda no la parola, é enorme. E’ a questo punto che avviene il fattaccio. Improvvisamente in mezzo alla folla, mentre il primo oratore sta per iniziare il suo discorso, si sente un terribile boato e si alza una colonna di fumo: é esplosa una bomba! La folla per un attimo rimane immobile poi é il panico, é la strage: calcoli successivamente accertati valutano in 36 i morti in seguito all’esplosione e in 71 i morti calpestati dalla folla che, impazzita, é in fuga verso qualsiasi direzione. La confusione é enorme: gli stessi sindacalisti sono rimasti come impietriti sulla tribunetta e passano preziosi minuti prima che si pensi a qualche azione di soccorso. Ai loro piedi decine di persone rantolano e si disperano, cercando gli amici e i colleghi. La piazza comunque tende a vuotarsi perché si temono ulteriori esplosioni. Dopo circa mezz’ora, i feriti, moltissimi, incominciano ad essere portati agli ospedali. Alcuni, meno gravi, alle poche farmacie che non hanno abbassato le saracinesche. Molti feriti presentano gravi contusioni causate dalla folla che li ha calpestati.4

La lunga citazione si è resa necessaria per evidenziare le analogie con quanto avviene, il 28 maggio 1974 a Brescia, durante un comizio al termine di uno sciopero generale indetto contro il fascismo dai sindacati confederali. Alle 10,12 di quel martedì maledetto, in Piazza della Loggia esplode un ordigno che, complessivamente, causerà la morte di 8 persone e il ferimento di un centinaio di manifestanti.

L’Unità del 25 ottobre 1970, a pagina 7, titola: Invasione Sovietica con l’aiuto Vaticano!, con questo occhiello: “Provocatorio libello apparso su una rivista di ‘esperti’ militari”, ed un ancora più duro sommario: “La ricostruzione delle ‘ultime 100 ore di libertà in Italia’ in una pubblicazione diffusa tra le nostre forze armate-Il lunghissimo e ridicolo (?) testo è presentato come ‘molto meno fantascientifico di quanto si possa ritenere’-Preoccupanti analogie con un discorso del ministro della difesa Tanassi5 e con un discorso dell’ammiraglio Birindelli6 – L’esaltazione del Psu7 ”.
La pubblicazione evidenzia l’arruolamento dei fascisti “soldati politici” che si richiamavano al motto nazista delle SS italiane: “Il nostro onore si chiama fedeltà”. In realtà si dimostrarono fedeli soprattutto alle ‘rimesse’ economiche che ricevevano dai vari servizi, interni ed internazionali e che, come cagnolini fedeli, scodinzolavano a comando per i loro padroni.

Il pamphlet evidenzia la predisposizione informatoria in particolare di Ordine Nuovo, ma anche Avanguardia Nazionale8 .
“Risultò che non un solo esponente di questa organizzazione fosse estraneo a rapporti di dipendenza dai servizi segreti italiani e statunitensi, a partire da Pino Rauti strettissimo collaboratore dell’ammiraglio Henke, capo del Sifar prima e del Sid poi, dal 1966 al 1970”. (p.34)
E snocciola i nomi degli “spioni patrioti”: oltre agli inflazionati Giovanni Ventura e Franco Freda, troviamo Massimiliano Fachini, Delfo Zorzi, Nico Azzi9 (per sua stessa ammissione), Gianni Casalini e Maurizio Tramonte, la fonte “Tritone”, condannato definitivamente all’ergastolo per la strage di Brescia. Tutti informatori tricolorati.

“Almeno quattro infine le pedine all’interno di Ordine Nuovo ‘dirette’ dai servizi Usa: Carlo Digilio, Marcello Soffiati, il professor Lino Franco e Sergio Minetto”. (p. 34)
Un occhio d’attenzione lo riserva anche agli infiltrati. Mario Merlino e Salvatore Ippolito (“un agente di pubblica sicurezza appositamente infiltrato dalla Questura di Roma”), Stefano Serpieri (in Grecia con Merlino, partecipi, con altri squadristi, alla gita premio alla “scuola quadri” dei colonnelli) ed Enrico Rovelli10 la ‘gola profonda’ della delazione. Denominazione in codice, forse anche per disprezzo, Anna Bolena, l’adultera ed incestuosa seconda moglie di Enrico VIII, proprio per questo condannata alla decapitazione.

Ci sono anche altre curiosità, se non si trattasse di avvenimenti collegati alla tragedia che ha sconvolto le nostre vite11 , in particolare quelle dei parenti degli assassinati, compresa la diciottesima vittima della strage del 12 dicembre 1979: Giuseppe Pino Pinelli. Come il mistero delle quattro bombe milanesi di quella drammatica giornata; i depistaggi padovani relativi all’acquisto dei timer e delle borse usati per confezionare e depositare gli ordigni, nonché il boicottaggio e trasferimento di un commissario di polizia in organico alla questura di Padova e di un giudice in servizio al tribunale di Treviso.
Il sigillo politico e l’individuazione degli autori del massacro: “La corresponsabilità di Franco Freda e Giovanni Ventura in ordine ai fatti del 12.12.1969 appare sufficientemente dimostrata”. Tra le motivazioni Corte di assise di appello di Milano del 13 aprile 2004. Ribadita dalle motivazioni della Cassazione depositate il 10 giugno 2005: “Freda e Ventura erano certamente colpevoli anche se ormai questo ‘approdo’ non poteva ‘provocare effetti giuridici di sorta nei confronti di costoro’ in quanto ‘irrevocabilmente’ assolti dalla Corte di assise di appello di Bari”. (p. 35)
Mentre i parenti delle vittime, sempre da questi pronunciamenti, erano condannati a pagare le spese legali. Oltre al danno, anche le beffe…

Il quaderno di “memoria attiva” si conclude, al contrario del libro La Strage di Stato,12 che si apriva così, con la “misteriosa” scomparsa (e successivo ritrovamento del cadavere) di Armando Calzolari, tesoriere del Fronte Nazionale di Junio Valerio Borghese.

Soprattutto quest’ultimo avvenimento, come le molte altre vicende e segnalazioni ricordate, invito a leggere nell’utile pro-memoria antifascista, che fa il paio con un’altra recente produzione dell’Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre (costola di Varese) incentrato sull’attività del gruppo neonazista dei Dodici Raggi13 .
Entrambe queste due produzioni di informazione e lotta antifascista si possono reperire in edizione cartacea, alle iniziative organizzate, o a cui partecipano, i ricercatori dell’Osservatorio.
In formato Pdf sulla pagina Facebook dello stesso.
“Il fascismo non è il contrario del comunismo, ma della democrazia”.


  1. http://www.osservatorionuovedestre.net/?s=Guido+Paglia  

  2. Prevedeva l’arresto e il trasferimento, con ponte aereo in campi di prigionia appositamente allestiti in Sardegna, di 157.000 cittadini schedati e 800 esponenti di sinistra  

  3. L’originale è riprodotto a p. 242 di, G. Fuga-E. Maltini, Pinelli. La finestra è ancora aperta, Edizioni Colibrì, Paderno Dugnano (Mi), seconda edizione, novembre 2017  

  4. Questo manuale delle sovversione andrebbe riprodotto e letto per intero. In pratica è una previsione, meglio una predizione di quanto avverrà. Lo riprenderemo in occasione di una riflessione sulla strage di Brescia  

  5. Più volte segretario nazionale del Psu-Psdi. Condannato per lo scandalo Lookheed, vedi https://www.carmillaonline.com/2017/04/26/le-emozioni-del-cuore-la-d-della-ragione-la-realta-dei-fatti/  

  6. Presidente e deputato del Movimento Sociale Italiano  

  7. Fondato nel luglio 1969 da una scissione del Psi, nel 1971 divenne Psdi  

  8. http://www.osservatorionuovedestre.net/?s=avanguardia+nazionale  

  9. Condannato a 13 anni di reclusione per l’ attentato al treno Torino-Roma del 7 aprile 1973. Si ferì alle gambe mentre stava preparando l’innesco di due saponette di tritolo militare da mezzo chilo l’una nella toilette, dopo aver lasciato in giro, lui e i suoi camerati, un po’ di copie di Lotta Continua, tanto per far capire dove si dovessero cercare i colpevoli. Altri due anni di carcere li ha guadagnati per l’assassinio del poliziotto Antonio Marino, Milano 12 aprile 1973  

  10. Vedi: La Spia, p. 128 in Fuga-Maltini, cit. n. 4  

  11. Vedi: https://www.carmillaonline.com/2017/12/12/le-false-verita/  

  12. AAVV, La strage di Stato. Controinchiesta, la Nuova Sinistra-Samonà e Savelli, Roma, giugno 1970. Il lavoro, coordinato dal giornalista Marco Ligini e dall’ avvocato Eduardo Di Giovanni, era stato condotto da un gruppo di militanti della sinistra extraparlamentare. A settembre 1970 era giunto alla quarta edizione, una al mese, e 60.000 copie vendute in quattro mesi. Sempre Samonà e Savelli ne ha realizzato una ristampa anastatica nel 1977, mentre l’ultima ristampa che ho rintracciato, a cura del settimanale Avvenimenti, è del dicembre 1993  

  13. A cura dell’ Osservatorio Democratico sulle Nuove Destre di Varese, I bravi ragazzi della provincia prealpina di Varese. I neonazisti: i Do.Ra. di Varese, Varese, novembre 2018  

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