di Valerio Evangelisti

Continua la scandalosa persecuzione contro RI-MAFLOW, fabbrica recuperata e autogestita di Trezzano sul Naviglio, al centro di un attacco infamante che rischia di porre fine a questa esperienza esemplare, oltre che al lavoro di ormai complessivamente quasi 120 persone.

Massimo Lettieri, ex operaio della Maflow, cuore di tutta l’esperienza di occupazione della fabbrica e presidente della cooperativa Rimaflow, è stato arrestato e a tutt’oggi si trova in carcere, in isolamento a Vallo di Lucania e rischia di rimanerci per un po’, visti i capi d’accusa.

L’accusa è di associazione a delinquere e Rimaflow è associata a personaggi indagati per traffico di rifiuti. Da tempo era stata avviata la sperimentazione del riciclo di PVC, ma quello che nessuno della Rimaflow poteva immaginare è che i soggetti con cui aveva rapporti (sempre formalizzati con la sottoscrizione del codice etico della Rimaflow, con ricevute e bolle di accompagnamento di materiali, mezzi e prodotti), seppur incensurati erano coinvolti in traffici di rifiuti e oggetto di indagini antimafia.
Sono stati messi sotto sequestro il capanno dove veniva riciclata la carta da parati, tutti i conti correnti e i soldi della cooperativa che servivano per pagare i lavoratori, le bollette e l’Iva, i computer, documenti di ogni genere. Massimo, in quanto presidente della cooperativa Rimaflow, è in carcere.
Si sta sviluppando una forte campagna di solidarietà, che tra l’altro ha prodotto questo appello.

Qui, in una intervista a Radio Popolare, lo storico sindacalista ed ex deputato Gigi Malabarba racconta tutta la vicenda.

 

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