di Alessandra Daniele

La kermesse politico-canora del 2018 s’è conclusa. Seguendo il fortunato esempio del duo Meta-Moro, che ha vinto a Sanremo con una canzone non inedita, quest’anno tutti i partecipanti si sono presentati con brani già noti.

Silvio Berlusconi con Nostalgia Canaglia.
L’ex Cavaliere ha puntato tutto sul pubblico degli anziani, e in particolare su quelli che non assumono integratori per la memoria. Tuttavia per ottenere il livello d’oblio che gli serviva per riconquistare la popolarità perduta gli sarebbe stata necessaria un’epidemia d’encefalite spongiforme suina. Il Polipo delle Libertà ha però vinto comunque in tutto il Nord e il Centro grazie alla Lega.

Matteo Salvini con L’Italiano
Sostituito il Federalismo con la Difesa della Razza, la Lega s’è proposta come l’autentica interprete dell’italianità in tutte le sue fondamentali caratteristiche. A cominciare dal trasformismo. E dal fascismo. La scelta ha pagato: la Lega oggi sembra essere il mattoncino verde imprescindibile di qualsiasi futura architettura governativa d’intese più o meno larghe, e più o meno trasversali.

Giorgia Meloni con Oro Nero
Pur non essendo già stato presentato al Festival, il brano di Giorgia è fin troppo noto agli italiani, che sono stati costretti a cantarlo per un ventennio.

Luigi Di Maio con Terra Promessa
Il Movimento ha passato tutta la campagna a cercare di galvanizzare i suoi elettori promettendogli che un governo 5 Stelle avrebbe cambiato quasi tutto, e contemporaneamente a cercare di conquistare nuovi elettori assicurandogli che in realtà un governo 5 Stelle non avrebbe cambiato quasi niente. Questa doppiezza gli ha fruttato una clamorosa vittoria in tutto il Sud, consentendogli un’apertura ad alleanze Urbi et Orbi in nome del Bene del Paese. 

Pietro Grasso con Ti lascerò
Nonostante il miserrimo risultato elettorale, gli scissionisti possono comunque festeggiare: il PD è distrutto.

Matteo Renzi con La Solitudine
L’ennesima, umiliante, totale disfatta di Capitan Boomerang ha portato ad un ulteriore crollo del PD, dalle cui macerie tenteranno di strisciare fuori i nuovi scilipoti pronti a Servire il Polipo delle Libertà e/o il M5S, mentre Renzi cerca di trattenerli per la coda.
La parabola del Cazzaro fiorentino è finita.
Avanti il prossimo.

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