Allora gli dei si resero conto di avere sbagliato e cercarono di accordarsi e risolvere la situazione, e allora decisero di plasmare le genti di mais, le genti buone, gli uomini e le donne veritieri, poi se ne andarono a dormire lasciando le genti di mais, gli uomini e le donne veritieri, a cercare di rimediare alla situazione, perché gli dei se ne erano andati a dormire. E le genti di mais parlarono la lingua veritiera per trovarsi d’accordo tra loro e salirono alla montagna per costruire un cammino buono per tutte le genti. (Subcomandante Marcos, “I racconti del vecchio Antonio”)

Malamente: fare qualcosa in malo modo. Con risultati insoddisfacenti, insiste il dizionario; con metodi e risultati non consoni al sistema imposto, replichiamo noi. Infatti malamente viviamo, malamente cerchiamo di lottare, malamente proviamo a raccontare il territorio che abitiamo, le Marche. Non una regione bensì un caleidoscopio di territori eterogenei tenuti insieme, ma a volte anche divisi, dalla geografia e soprattutto dalla storia.

In questi due anni, dal numero zero di maggio 2015 ad oggi, abbiamo raccontato le trasformazioni fisiche del territorio, partendo dagli Appennini sconvolti dal recente terremoto e messi a rischio dai mega progetti della società industriale: parchi eolici, il gasdotto Snam, il consumo di suolo e la diffusione di infrastrutture inutili e nocive. Da Urbino alle colline del maceratese, in seconda fila rispetto alla metropoli diffusa della costa, si moltiplicano esperienze di autogestione e ricerca di alternativa, in campo agricolo, nell’educazione libertaria, nelle nuove forma di vita associata e nelle case comuni. Scendendo giù per le dolci colline siamo arrivati al mare, abbiamo raccontato le storie che caratterizzano la costa adriatica, i progetti di trivellazioni petrolifere in mare e sulla terraferma, il baraccone del turismo balneare, la vita dei rifugiati e richiedenti asilo e le loro piccole e grandi ribellioni e invenzioni.

Il neofascismo, come ovunque in Italia, è in crescita anche nelle nostre piccole città e la storia di Emmanuel Chidi Namdi, assassinato a Fermo, è stata per noi emblematica del marcio che cova nelle province. Ma allo stesso tempo abbiamo narrato vecchie e nuove storie di opposizione al fascismo e al razzismo, dalle contestazioni diffuse contro le “salvinate” di Senigallia, Fano, Ancona e Porto San Giorgio, fino alle storie più dimenticate degli anni ’70 pesaresi e degli arditi del popolo degli anni ’20.

Infine raccontiamo il lavoro e le forme anti-economiche di produzione che ci piacciono di più. Abbiamo avviato un’inchiesta sulla disoccupazione frastornante che immobilizza una generazione presa in giro dalle favole di Garanzia Giovani e dell’alternanza scuola-lavoro, abbiamo rispolverato tecniche che il cosiddetto “progresso” sta facendo dimenticare e dato voce a imprese agricole che rifiutano la mentalità affaristica, mentre la de-industrializzazione lascia sempre gusci vuoti e velenosi come a Senigallia e Sassoferrato con i vecchi cementifici.

La posta in gioco è alta, ovvero raccontare “l’Italia in una regione” come recitava uno slogan turistico che vogliamo piegare a nostro favore. Trovare una chiave per parlare della provincia ma facendo volare lo sguardo più in alto senza perdere l’attenzione ai dettagli. La nostra è una bestia rara: rivista trimestrale di carta che autogestiamo e autofinanziamo, di certo non senza difficoltà. Difficoltà che affrontiamo spesso “malamente” e che, proprio grazie a questo approccio, ci portano ad aprire nuove crepe da cui partire per cambiare questo territorio, per esplorare nuovi linguaggi e modi di raccontare, per sviluppare coscienze territoriali attive e partecipative. Questo l’obiettivo che ci siamo prefissi e che cerchiamo di realizzare.

La nostra rivista nasce da un progetto collettivo, dinamico. Partiamo da uno spirito libertario di fondo, una sorta di perno attorno al quale ruota l’intero progetto, senza esprimere un’area politica precisa, ma cercando di rimanere trasversali alle realtà collettive e alle storie individuali che incontriamo quotidianamente. Punti imprescindibili rimangono l’antifascismo, l’antirazzismo, l’antisessismo, l’antiautoritarismo… anti, anti, anti, dirà il lettore… ma non vogliamo soltanto creare opposizione, vogliamo anche stimolare una critica propositiva, che guardi alla costruzione di realtà ed esperienze alternative, a uno sviluppo “insostenibile” per il sistema di potere.

L’idea è di partire dal basso, dalle genti di mais, gli uomini e le donne veritiere che rifiutano il modello oppressivo di sviluppo che conosciamo e mettono in gioco le proprie esistenze per sperimentare una trasformazione rivoluzionaria della società, attraverso esperienze quotidiane che, appunto, partono dal basso e là vogliono rimanere. Siamo consapevoli che un progetto rivoluzionario non può essere calato dall’alto ma deve nascere da quelle necessità e da quelle contraddizioni che caratterizzano il territorio, per poter crescere in simbiosi con esso e creare uno spazio plasmato sui bisogni sociali e in continuo divenire.

Parlare di territorio rimane per noi centrale e abbiamo tenuto a rimarcarlo sia nel sottotitolo della rivista, sia attraverso la pubblicazione del nostro primo allegato, dove si ragiona proprio attorno a questo concetto, che intendiamo come la relazione tra abitanti e ambiente, natura e memoria, uno spazio non soltanto fisico bensì sociale, all’interno del quale, quotidianamente, si sviluppano le relazioni e le culture. Rivolgerci al territorio quindi, oltrepassandone i confini spaziali, per creare da un lato una circolazione libera e creativa delle informazioni, dall’altro auspicare la nascita di opposizioni consapevoli, determinate a resistere al sistema economico e politico dominante, a smascherarne i suoi difensori e falsi critici, per sperimentare qui e ora una realtà altra, fatta di autogestione, autonomia e solidarietà. Partire dal confronto, dall’ascolto, dall’osservazione, è una pratica che meglio non potremmo spiegare se non mutuando lo spirito del camminare domandando zapatista.

Siamo sempre alla ricerca di collaboratori e collaboratrici che si allaccino gli scarponi e si mettano in cammino insieme a noi. Ogni tre mesi ci trovate in circolazione cartacea. Per abbonamenti, arretrati e molto altro: www.malamente.info.

La redazione

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