di Luca Cangianti

Guida super robot nacci

Jacopo Nacci, Guida ai super robot. L’animazione robotica giapponese dal 1972 al 1980, Odoya, 2016, pp. 302, € 17.00.

“Miwa, lanciami i componenti!” gridavano alcuni bambini tra gli anni settanta e gli ottanta, “Alabarda spaziale!” gli facevano eco altri. Molti genitori presero a preoccuparsi per il successo dell’animazione super-robotica giapponese. Silverio Corvisieri – che va ricordato per gli ottimi saggi storici sulla resistenza romana e sulla formazione comunista dissidente Bandiera Rossa – al tempo era membro della Commissione di Vigilanza Rai in quota Democrazia Proletaria e sulla Repubblica condannò Goldrake e Jeeg Robot come violenti e reazionari.1 Il quotidiano Lotta Continua si schierò invece a favore,2 così come Gianni Rodari che dalle pagine di Rinascita, il mensile teorico del Pci, invitava a liberarsi dei pregiudizi personali per capire cosa rappresentassero gli anime: «Bisognerebbe chiedersi il perché del loro successo, studiare un sistema di domande da rivolgere ai bambini per sapere le loro opinioni vere… Invece di polemizzare con Goldrake, cerchiamo di far parlare i bambini di Goldrake, questa specie di Ercole moderno. Il vecchio Ercole era metà uomo e metà Dio, questo in pratica è metà uomo e metà macchina spaziale, ma è lo stesso, ogni volta ha una grande impresa da affrontare, l’affronta e la supera. Cosa c’è di moralmente degenere rispetto ai miti di Ercole?»3
Passarono gli anni e quei bambini andarono all’università: a Roma, a ridosso del movimento della Pantera, un corteo ludico di studenti di lingue straniere e filosofia attraversò i giardini di Villa Mirafiori intervallando la sigla di apertura di Atlas Ufo Robot a slogan della tradizione rivoluzionaria. Simili contaminazioni continuarono a verificarsi per tutti gli anni novanta nelle manifestazioni e nelle feste dei centri sociali dove la sigla di Jeeg Robot veniva accolta a pugno chiuso (o era un maglio perforante?).

Ora però sembra che un ex bambino di quella generazione sia andato ancora oltre realizzando una vera e propria poetica dell’animazione robotica: Guida ai super robot giapponesi di Jacopo Nacci, infatti, s’immerge nella struttura narrativa degli anime con competenze letterarie e filosofiche raffinate facendo emergere la trama profonda di una produzione artistica che è stata vittima di demonizzazione o, nel migliore dei casi, di superficiale interesse sociologico.
Nacci è rigoroso come un anglista alle prese con il canone shakespeariano. Per prima cosa elabora il profilo idealtipico del super robot. Esso è un gigante di metallo, è pilotato dall’interno da un eroe che grida il nome delle armi che sta per utilizzare, ha potenzialità altamente distruttive e difende la Terra da un nemico che vuole conquistarla inviando a ogni puntata un mostro diverso – anch’esso gigantesco. L’autore stabilisce poi un’attenta periodizzazione che inizia con Mazinga Z del 1972, passa per la canonizzazione del 1976 (Gaiking, Godam, Groizer X, Diapolon, Combattler V) per arrivare ai tardi prodotti di fine decennio. Dopo il 1980 il tema del super robot, il cui suffisso «indica un’impronta mitologica e soluzioni narrative che tendono al fantastico» cede il passo alla narrativa di guerra dei real robot. Infine Nacci affronta le dimensioni simboliche e narrative dissezionando le serie televisive e catalogandone temi, trame e personaggi.
Sul versante simbolico la Guida fa emergere dalla cosmogonia super-robotica – affollata di funghi atomici, lutti, distruzioni, controllo dei corpi e delle menti – il trauma della seconda guerra mondiale e il rapporto tra tecnica e immaginario nipponico: «storicamente la tecnologia era legata all’immagine dell’Occidente, ed è il campo sul quale le bombe di Hiroshima e Nagasaki hanno decretato nel modo più terrificante la vittoria dell’Occidente, ma proprio per questo è anche un campo sul quale si vorrebbe dimostrare una raggiunta parità, se non una vera e propria superiorità. Insomma la tecnologia è, nell’immaginario giapponese, un territorio – se non il territorio – di relazione, contaminazione e competizione tra il Giappone e l’Occidente». Tale simbolismo tracima anche nella struttura narrativa in senso stretto, dove l’eroe è quasi sempre un orfano che ha il compito di salvare l’umanità. Egli tuttavia è contaminato dal nemico: Hiroshi Shiba, il “pilota” di Jeeg, combatte contro malvage creature provenienti dal passato, ma, contraddittoriamente, in petto porta un’antica campana; Actarus è un extraterrestre che ha perso i propri genitori in una catastrofe che è alla base della stessa invasione aliena. Insomma il nemico è l’ombra dell’eroe: ha tratti fascistoidi, militareschi, statunitensi o mutuati dalla vecchia generazione giapponese; è animato da sete di potere e invaso dalla tecnica. Il decapitato Blocken e l’assemblato Pigman sono infatti cadaveri rigenerati, i micenei mostri semi-antropomorfi con parti meccaniche e organi duplicati, le bestie meccaniche di Mazinga Z giganteschi schiavi di metallo animati da istinti primitivi.
Molto interessanti sono i profili degli altri personaggi che ricorrono negli anime super-robotici. In primis il “padre della tecnica”, cioè il creatore del robot, il mentore. Egli dirige la base e la squadra dei “buoni”. Questa è formata da un gruppo di tre o cinque elementi. In formazione completa, oltre all’eroe, comprende: il grosso in funzione comica, il ragazzino come esperto di scienza e tecnica, la ragazza e lo smilzo. La figura femminile è connotata da stabilità psicologica e ferrea dedizione alla causa, anche se non vi è traccia di un arco di trasformazione paragonabile a quello dei personaggi maschili. La discriminazione di genere affiora poi in alcuni anime attraverso l’inferiorità dei robot femminili: quelli di Gō Nagai – l’autore di Jeeg e Goldrake – sono deboli e inutili, in Ginguiser il veivolo di Michi è costruito con degli scarti ed è l’unico che non si trasforma. Lo smilzo, infine, è cinico, sprezzante e in competizione con l’eroe. Ha spesso un occhio coperto da un ciuffo a testimonianza della sua natura misteriosa, introversa e inafferrabile: «il leader e il grosso incarnano rispettivamente lo spirito e la tradizione del samurai, lo smilzo incarna il ninja».

La Guida di Nacci è ricca di schede tecniche, glossari, cronologie e immagini. L’abbondanza d’informazioni tuttavia non inficia mai la piacevolezza della lettura e non sconfina nel nozionismo da nerd. Gli ex bambini degli anni settanta adesso sanno che avevano ragione. Non erano solo lame rotanti, tuoni spaziali e raggi gamma a suscitare il loro entusiasmo, ma, come ricorda Rodari, il mito eterno e mutevole dell’eroe sofferente in lotta contro le forze della reazione.


  1. “Un ministero per Goldrake”, La Repubblica, 7-8.1.1979. 

  2. “Bambini, tenete duro. Arriva Goldrake contro i genitori babbalei”, Lotta Continua, 10.4.1980. 

  3. “Dalla parte di Goldrake”, Rinascita, n. 41, 17.10.1980. 

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