di Danilo Arona

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Clashing2Scrive Alessandro Defilippi in chiusura del suo ultimo romanzo Viene la morte che non rispetta: «Le storie sono come i fiumi, si separano, si riuniscono, si perdono ancora, si ritrovano. Come noi». Io mi spingerei un centimetro più in là. Gli Autori – con l’iniziale maiuscola – scrivono sempre un’unica grande opera. Divisa in capitoli (i libri), epoche diverse, altri regni (alla Richard Matheson). Clashing Times, come segnalerebbe il professor John Bowen, Università di York.

Andiamo per ordine.

Due amici, straordinari scrittori, licenziano a pochi mesi di distanza l’uno dall’altra, avvincenti noir ambientati l’uno a Genova e l’altro a Cividale del Friuli (con ampia forbice di dintorni). Mi sto riferendo ad Alessandro Defilippi con Viene la morte che non rispetta (Einaudi Stile Libero) e a Flavio Santi con La primavera tarda ad arrivare (Mondadori Strade Blu).

Defilippi ambienta nella Genova del 1952 la detection del colonnello dei carabinieri Enrico Anglesio in merito a una serie di omicidi l’uno all’altro collegati da una misteriosa scritta incisa sulla pelle delle vittime, Erkéte o Tanato (Viene la morte). Santi ci proietta in un vivido Friuli contemporaneo dove l’ispettore ultracinquantenne Drago Furlan se la deve giocare con un evento più che raro, un morto ammazzato – un solo colpo in fronte – avvenuto in uno sperduto paesino alle pendici delle Alpi, Montefosca (un destino nel nome). Inciso non da poco: il cadavere è un anziano di cui nessuno conosce l’identità.

Adesso non devo raccontarvi nulla perché trattasi di due (ottimi) gialli e non mi soffermo più di tanto sul dato di fatto, scritto a caratteri cubitali nel DNA del noir nostrano, che in vicende del genere tralignano i caratteri, la storia, la provincia, i costumi, vizi e virtù. Insomma, come vuole tradizione, il noir racconta quasi sempre d’altro, al di là del plot che mette in scena. Va aggiunto che, per come lo fanno Defilippi e Santi, andare a verificarlo riserva una lettura deliziosa e gratificante. Con un livello eccelso di scrittura.

Però, come ben sapete, le mie non sono recensioni, punto e basta. Io vado alla caccia di scrittori che, magari inconsapevoli, viaggiano nei reami quantici della Luce Oscura. Perché, proprio su questo fronte Defilippi e Santi esibiscono un jolly vincente che li accomuna. Si chiama Rete degli Inconsci. Che, per come si presenta, neppure andrebbe spiegata. Ma tra qualche riga ci arriviamo.

In entrambi i libri, infatti, la soluzione degli omicidi indagati bisogna andarsela in misteri irrisolti della Seconda Guerra Mondiale, enigmi da dipanare collegati a due orribili stragi nazifasciste (1944 e 1945), Benedicta e Avasinis, quest’ultima addirittura compiuta a guerra finita.

La strage della Benedicta, avvenuta tra il 6 aprile e l’11 aprile del ’44 e ancora oggi tristemente percepita in Piemonte, fu un’esecuzione sommaria di 75 partigiani appartenenti delle formazioni garibaldine, compiuta da membri della Guardia Nazionale Repubblicana e truppe naziste in località Benedicta presso Capanne di Marcarolo sull’Appennino Ligure.

Il massacro di Avasinis, uno dei più dolorosi e vigliacchi nonché ancora ignorati dall’iconografia ufficiale, avvenne in questa piccola frazione del comune friulano di Trasaghis il 2 maggio del ’45,  mentre Udine e tanti altri paesi della regione festeggiavano già la Liberazione: con un drammatico “colpo di coda”, elementi nazifascisti penetrarono in paese e compirono una strage indiscriminata, di cui fecero le spese 51 persone, tra le quali numerose le donne, i vecchi e i bambini.

Queste “eredità” non risolte, tanto in Defilippi che in Santi, sono Ombre che ancora pesano nella vita sociale e inconscia di parecchi italiani. Come se tanti conflitti ancora non si fossero estinti. Come se ancora perdurasse quella condizione disastrosa del dopoguerra che a troppi “regolamenti di conti” ha portato negli anni immediatamente successivi al ’45. Catene di omicidi che prolungano lo stato di belligeranza all’insegna di sensi di colpa e di pulsioni da decifrare.

Sembra di trovarsi di fronte a una declinazione quanto mai particolare della teoria della Rete degli Inconsci che proietta su ambedue le opere, per quanto molto diverse l’una dall’altra, un identico segno “gotico” che però non stupisce dato il background dei due autori: Defilippi, psicanalista junghiano che per lungo tempo ha coltivato una letteratura borderline perfettamente divisa tra l’Invisibilità del Profondo e le forme materiche del Reale, e Flavio Santi che ha alle sue spalle – tra titoli all’apparenza slegati da un’unicità di percorso (ma l’apparenza quanto mai inganna…) – una pietra miliare del gotico italiano, L’eterna notte dei Bosconero, e di cui mi piace ricordare il legame profondo con il genere quanto mai amato nella sua espressività allegorica, soprattutto se riesce a proiettare le sue ombre, analitiche, sul presente e sulla realtà attuale.

Una delle regole basilari infatti del genere è la malefica influenza del passato irrisolto sul presente narrato. John Bowen, professore di letteratura presso l’Università di York, nel delineare alcune regole del gotico richiama  quella, da lui definita, dei Clashing Times:

Just as places are often mysterious, lost, dark or secret in Gothic fiction, so too are its characteristic times. Gothics often take place at moments of transition (between the medieval period and the Renaissance, for example) or bring together radically different times. There is a strong opposition (but also a mysterious affinity) in the Gothic between the very modern and the ancient or archaic, as everything that characters and readers think that they’ve safely left behind comes back with a vengeance.

Ovvero: come esistono luoghi misteriosi, oscuri e segreti nella fiction gotica, così esistono tempi, periodi temporali, che hanno le identiche caratteristiche. Sono gotici in quanto vertono su focali momenti di transizione – nel nostro caso tra guerra e dopoguerra – o nel sintetizzare assieme periodi temporali radicalmente diversi. C’è una strana opposizione, ma anche una misteriosa affinità, in chiave gotica tra il passato e l’attualità. Quando il peccato ha da espiarsi, la vendetta giunge inaspettata dietro la schiena.

E Bowen richiama proprio la psicanalisi con Il Perturbante Freudiano che si adatta perfettamente alle due soluzioni narrative, catartiche, messe in atto da Defilippi e Santi:

Sigmund Freud wrote a celebrated essay on ’The Uncanny’ (1919), which he defined as ‘that class of the frightening which leads back to what is known of old and long familiar’.Gothic novels are full of such uncanny effects – simultaneously frightening, unfamiliar and yet also strangely familiar. A past that should be over and done with suddenly erupts within the present and deranges it.

Ovvero: Freud scrisse un saggio fondamentale per il Gotico con ‘Il Perturbante’ (1919), che definì quel tipo di paura che ci riporta indietro a quanto dovrebbe essere ben conosciuto, vecchio nel senso del tempo trascorso e familiare. I romanzi gotici sono pieni di tali effetti perturbanti – al tempo stesso, spaventosi, sconosciuti ma familiari. Nel gotico i fantasmi sono cose del passato, fuori dal loro tempo, che reclamano risposte a domande irrisolte, vendette, ecc…

In realtà non è la prima volta che propongo la teoria della rete degli inconsci, come sostituto moderno dell’Inconscio Collettivo di natura metafisica, ipotizzato da Jung e da alcune antiche filosofie induiste, assieme a quella della Mente Unica di recente teorizzazione. Sono postulati in grado di spiegare tali analoghi fenomeni di approccio tematico che negli ultimi anni caratterizzano diversi scrittori, per capirci, “interconnessi”.

Mi ero già occupato dell’argomento quando ho trovato ben più di un’analogia tra romanzi diversissimi di Thomas Glavinic, Cormack McCarthy, David Monteagudo e altri ancora che descrivono la Terra un secondo dopo un’Apocalisse giammai spiegata. Ipotizzavo  visioni sempre più condivise da un crescente numero di scrittori (grandi e piccoli, famosi e sconosciuti), che stanno tutti quanti sbirciando sul baratro degli ultimi giorni (e non importa se quest’Apocalisse sia poi vera o falsa, ma importa quanto sia percepita e filosoficamente assimilata) e che ce lo stanno raccontando, ognuno a suo modo ma ognuno sempre più minacciosamente simile all’altro. Con un valore aggiunto che colpisce: la sincronicità.

Non è quindi azzardato pensare anche in questo duplice caso alla Mente Unica e alla Rete degli Inconsci. Come non è azzardato sostenere che gli autori più predisposti a intercettare tali intuizioni siano coloro che, per lavoro o predisposizione, da tempo viaggiano tra  Conscio e Inconscio in quello schema definito da Bowen dei Clashing Times. Profeti e/o veggenti della parola scritta, certi scrittori non vedono solo il futuro ma analizzano il passato quasi come un futuro alternativo – con Defilippi che appunto offre alla fine del suo libro  la squisita similitudine tra storie e fiumi… – e in questo si prestano anche a una riflessione storica su argomenti sempre aperti, irrisolti, perché giammai “abreagiti” nelle inferiori sfere collettive. Così i clashing times possono diventare anche i clashing genres, soprattutto nel progetto e nell’elaborazione da parte di scrittori che frequentano (anche) le neuroscienze, loro personale tramite per i mondi del profondo. E se questo approccio può apparire azzardato per due lavori che all’apparenza sono di genere e d’intrattenimento (alquanto più scanzonato quello di Flavio), rimarco che mai in questo caso l’apparenza è fuorviante e che proprio il loro legame con il gotico psicanalitico li rende così diversi dagli altri, e non omologati.

Generi che si scontrano. Dai passati fantasmi di Defilippi ai vampiri dormienti di Flavio Santi, il noir si trasfigura e vi invita a viaggiare al di là della forma, dai labirintici e oscuri carrugi genovesi alle aspre montagne friulane, la morte non rispetta nemmeno il normale ciclo delle stagioni. E la primavera non arriva. È la sostanza del noir italiano, intelligente e corrosivo.

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