di Diego Leandro Genna

AmministrVedrai, lo costringeremo ad andarsene quel verme, neanche fosse sua la proprietà, amministratore un corno, che diavolo ha in testa quell’uomo, di certo non un briciolo di buon senso, di solidarietà, umanità neanche a parlarne, si preoccupa solo dei suoi interessi, vuole fare la scalata nella società, quel viscido, vuole arricchirsi a spese nostre, sulle nostre vite, pensa solo a fare la bella faccia con il padrone, pur andando contro tutti noi, ah ma forse non ha ancora capito contro chi si è messo, sta sicuro mio caro che non la vincerà lui questa battaglia, andremo fino in fondo, a costo di perdere il lavoro e restare senza mangiare, dovrà arrendersi alle nostre richieste, non la farà franca quel bastardo, solo se ci fosse più unione tra di noi, se soltanto tutti facessero come abbiamo stabilito, tutti, vedrai come cambia presto posizione quell’infame, e quando dico tutti intendo proprio tutti, nessuno escluso, non deve più essere nemmeno guardato in faccia, come se non esistesse più, cancellato dalla faccia della terra, si è pure preso la briga di andare a raccontare tutto ai giornali, incredibile, e adesso ci si mettono anche questi giornalisti assoldati dai potenti, sono qui per sputtanarci e raccontare solo quello che serve per mantenere l’ordine, il loro ordine, quello che fa comodo ai loro profitti, sono venuti per gettare discredito sulle nostre azioni, in modo da farci tornare al nostro posto, zitti e con la coda tra le gambe a continuare il lavoro, o meglio, lo sfruttamento, che andassero al diavolo e che se ne tornassero da dove sono venuti, scribacchini dei miei stivali, noi tutto il giorno a spaccarci la schiena e questi che arrivano qua e fanno domande solo per distorcere l’attenzione da quelle che sono le nostre, giustissime, rivendicazioni, ah ma non finisce di certo così, la nostra battaglia è appena cominciata, non ci fermeremo di fronte a quattro stronzi mandati qui per metterci i bastoni tra le ruote, che documentino pure quello che stiamo facendo, lo deve sapere l’intera nazione, verranno a conoscenza di quanto siamo incazzati e che andremo avanti per ottenere i diritti che ci spettano, vedrai, si ritorcerà contro di loro anche questa intrusione dei giornalisti, scoppieranno altre rivolte come la nostra nel paese, e se anche dovessimo restare un caso isolato non ci tireremo certo indietro, devono passare sopra i nostri corpi se non cambiano idea, e quella carogna poi, senza il nostro lavoro non è nessuno, se si ostina a non accogliere le nostre richieste farà una brutta fine, non può continuare a rifiutare il cambiamento e fare sempre e solo di testa sua, senza ascoltare le esigenze di chi si fa il culo tutti i santi giorni, perché siamo noi che portiamo avanti il lavoro, che rendiamo produttiva l’attività, senza di noi andrebbe a farsi benedire, dovrebbe baciarci i piedi, vorrei vederlo un tipo come il bastardo del nostro caro e integerrimo amministratore che ci perseguita, vorrei proprio vederlo lui nei nostri panni, con la schiena piegata, le mani sporche e il sudore che gli cola sulla fronte, leccaculo che non è altro, ma forse ha capito che facciamo sul serio, starà già tremando, lui e tutti i padroni, se la faranno sotto quei codardi, siamo a buon punto, vedrai, si arrenderanno e staranno alle nostre richieste, daremo una svolta alla nostra condizione di lavoratori, basta con la sottomissione, con le ingiustizie, da adesso in poi le cose cambieranno, che mandino pure l’esercito, noi non arretreremo di una virgola, però dobbiamo essere uniti altrimenti la nostra azione non sarà efficace, tutti, insieme, dobbiamo fargli vedere che non può mettersi contro di noi, contro le nostre rivendicazioni, l’intera comunità deve voltargli le spalle e fargli capire che senza il lavoro che facciamo giorno dopo giorno non si va avanti, senza di noi lui stesso non esisterebbe, non riuscirebbe a sopravvivere, e tutto andrebbe in malora! Che c’è? Non parli?
Dici tutto tu!
E non sei d’accordo?
Certo che lo sono! Fate bene voi giovani a essere così incazzati…
Allora intesi? Non portagli più la posta!
Puoi contarci!

Il vecchio postino finì con un ultimo sorso il boccale di birra, asciugò il suo baffo sul dorso della mano e si alzò dalla sedia. Con un cenno complice si congedò dal giovane Finn, rosso in viso per l’alcool e l’accanimento, prese la sua sacca e uscì lentamente dalla locanda.
Il paese brulicava di braccianti che non erano andati al lavoro. Le campagne circostanti erano vuote. L’amministratore terriero Charles Cunningham Boycott da quel giorno non ricevette più la sua posta. Già l’intera comunità non gli rivolgeva parola, i negozianti non gli vendevano nulla, i droghieri si rifiutavano di servirlo, il calzolaio non gli riparava le scarpe e i carpentieri non gli aggiustavano casa, fino a quando l’amministratore, che si era rifiutato di accogliere le richieste dei lavoratori impiegati nel latifondo da lui guidato, fu costretto a lasciare quella terra.

Irlanda occidentale, anno 1880

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