di Valerio Evangelisti

ClaudioMetalloCome una fogliaClaudio Metallo, Come una foglia al vento. Cocaine Bugs, CasaSirio editore, Lentate sul Seveso, 2014, pp. 194, € 13,00

Sarebbe un vero peccato se questo breve romanzo passasse inosservato. Perché spiega come pochi altri cosa sia la ‘ndrangheta, come si radichi su un territorio, come agisca e si espanda sia a livello nazionale che internazionale. E inoltre i suoi rapporti con le istituzioni, con chi è incaricato di combatterla (cosa che fa, ma arrestandosi alle soglie del potere vero), con tradizioni locali in cui sa innervarsi a fondo, tanto da divenire inestirpabile o quasi.

Peppe Blaganò è un calabrese qualunque, di buon carattere, privo di asperità e di capacità di resistenza. Dopo gli studi a Bologna torna al paesello, intenzionato ad avviare una qualsiasi modesta attività imprenditoriale. Segna così la propria condanna. Per riuscire nell’intento, e ottenere un finanziamento, deve rinunciare a ogni autonomia. Compromessi e ricatti, lusinghe e obblighi, una cappa crescente di costrizioni.

Da parte di chi? Di funzionari corrotti, di un prete ambiguo, di un politico losco, della ‘ndrina locale legata a un boss inavvicinabile. Tutta la comunità, incluse le forze dell’ordine di basso livello, è stretta da un ferreo patto feudale di origini remote, che determina gerarchie e impone doveri. La carta con cui Blaganò può aspirare a ritagliarsi un minimo di (apparente) libero arbitrio è tra le più curiose. Appassionato di calcio sudamericano, conosce lo spagnolo. Dunque è l’uomo giusto – e sufficientemente malleabile – per curare gli interessi della ‘ndrangheta in Colombia.

Mi fermo qua. Il resto della storia si svolge tra Calabria e Colombia, con sviluppi prevedibili e spesso imprevedibili. Paradossalmente Blaganò, nella sua inconsistenza umana, finisce con il risultare il personaggio più pulito della vicenda. Attorno non ha che lerciume, si tratti di compaesani, di malviventi, di onnipotenti padroni dei cartelli della droga, di agenti del ROS privi di scrupoli.

La scrittura è singolare: più che mettere in scena, narra a distanza e riassume. Eppure ci si affeziona a quest’uomo senza spessore, a questa nullità che si lascia strumentalizzare da chiunque ed è eternamente sulla difensiva. Tra risultati calcistici latinoamericani e quadri coloriti di vita di paese, si finisce con lo scoprire che il romanzo, oltre a fornire una guida ai modi d’essere della criminalità organizzata, nasconde sotto la sua apparente leggerezza e facilità di lettura una costruzione ben solida, tale da indurre alla riflessione (premessa all’indignazione).

 

 

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