di Alberto Prunetti

cortazar2Julio Cortázar, Così violentemente dolce, Lettere politiche, Roma, Sur, 2015, pp. 303, euro 16 (a cura di Giulia Zavagna)

E’ forse la perla di quest’uscita di Sur, dedicata sia agli aficionados dell’autore argentino come a chi abbia a cuore la storia politica del continente latinoamericano (in genere, i due profili tendono a sovrapporsi). Nelle lettere tradotte sfila un pezzo di storia intellettuale: l’amore per la rivoluzione cubana, i dubbi in occasione del controverso caso Padilla, la collaborazione con la Casa de las Americas, una polemica con l’intellettuale argentino David Viñas (che non inclina i loro rapporti, come testimonia una lettera successiva); il sostegno al Cile di Allende e la lotta contro Pinochet, l’involuzione della situazione politica in Argentina, il Tribunale Russell, l’ansia per un tentativo di intrusione dei servizi argentini nella camera dell’autore di Rayuela. Poi la dittatura militare, la desaparición di amici, come il poeta Paco Urondo, le accuse insinuanti dei giornali argentini vicini ai militari, le preoccupazioni per i parenti rimasti in Argentina. Che altro ancora? La complicità con Gabo, le polemiche per il suo (tardivo) passaporto francese, l’ipocrisia degli intellettuali che partorirono la teoria dei due demoni… L’amore e la rivoluzione, la poesia e la militanza. Sta tutto dentro a questo bel libro, da leggere immaginandosi il timbro della sua voce, quello strano castigliano d’Argentina con un erre un po’ debole che faceva tanto francese. Pensandosi magari a bere un cortado in un caffè della plazoleta Julio Cortázar, nel quartiere Palermo, a Buenos Aires, sotto un murales che riproduce la celebre foto che gli scattò la bravissima fotografa Sara Facio.

 

Juan Villoro, C’è vita sulla terra?, Roma, Sur, 2015, pp. 171, euro 15 (traduzione di Maria Cristina Secci)

Bellissimi questi racconti giornalistici di Juan Villoro, maestro messicano di giornalismo narrativo. In parte mi ha ricordato qualcosa di un’opera assolutamente diversa (per timbri, per latitudine geografica) che è Reality di Mariusz Szczygieł: l’idea di partenza è quella di raccontare con i mezzi del giornalismo narrativo l’ordinario, il comune, il quotidiano, i piccoli tic, le storie d’infanzia, gli aneddoti, le cose insignificanti. E il quadro che ne esce assieme è potente e costruisce una sorta di antropologia eccentrica della vita quotidiana nel Defe, la capitale del Messico.

 

César Aira, Come imbalsamare animaletti mutanti, Roma, Sur, 2015, pp. 104, pp. 105, euro 14 (traduzione di Raul Schenardi)

Questo è invece l’ultimo libro del tris di Sur: Aira è autore di una miriade di libri pensati in un formato che amo, quello del racconto lungo o del romanzo breve. Purtroppo non ho trovato ancora l’opera di Aira di cui innamorarmi ma rimango in attesa.

 

Merritt Tierce, Carne viva, Roma, Sur, pp. 220, euro 16,50, traduzione di Martina Testa

Ho lavorato nella ristorazione qualche anno e ricordo quei giorni come estremamente duri e alienanti. Il lavoro tra i tavoli, la cucina, poi al lavello come sguattero; le pulizie, i ritmi furiosi del doppio turno pranzo-cena… sono memorie che sto trasferendo sulla carta. Assieme agli scherzi pesanti, agli stimolanti che servono a tenerti in piedi e scattante fino a tardi, agli alcolici che ti arrivano dal bar sotto gli sguardi censori dei proprietari. Volentieri ho letto questo libro che mi è piaciuto molto e che racconta una storia dura di una giovane donna che infila la sua vita nei ristoranti, mentre la maternità, gli amori e gli studi le scivolano sulla pelle. (Il libro esce nella collana che BigSur, dedicata alla letteratura anglofona).

 

Mauro Ravarino, Terzo Valico. L’altra Tav, Round Robin, pp. 127, euro 12,

Ravarino è un giornalista del Manifesto che copre le notizie dal Piemonte e la Liguria, in particolare ha scritto su tematiche di profondo impatto sociale come l’amianto e la lotta contro il Tav in Val di Susa. Nessuno meglio di lui poteva raccontare un altro inutile e dispendioso progetto di costruzione di una linea a alta velocità, un progetto che forse sta meno sotto i riflettori dei media ma che deve essere bloccato per evitare che un flusso di soldi pubblici finisca nelle tasche dei soliti nomi dell’acciaio e del cemento e delle trivelle italiane. Soldi pubblici (il privato si fa vedere solo quando c’è da incassare), come spiega bene Ravarino, destinati ad aumentare, visto che i piani di fattibilità non hanno tenuto conto delle rocce amiantifere che devono essere perforate e che bisogna smaltire a prezzi vertiginosi. Il tutto per mobilitare un po’ di treni merci che trasporteranno merci dal porto di Genova, risparmiando qualche manciata di minuti, a fronte di certi danni economici e probabili danni ambientali. Mentre l’Unica Grande Opera da fare, in tutto il territorio e soprattutto nella debole (da un punto di vista idrogeografico) Liguria, è quella della messa in sicurezza del territorio, che è sempre più soggetto a smottamenti e alluvioni.

 

Monica Tozzi e Andrea Fantacci, Noi non saremo mai come loro, Arcidosso, Effigi, 2015, pp. 171, euro 16 (con dvd allegato)

Un libro (anche) di storia orale in cui i due autori lasciano continuamente la parola al soggetto della ricerca, che diventa quasi un terzo-coautore: la storia del partigiano Aristeo Biancolini di Chianciano è raccontata sul filo dei ricordi e della canzone popolare. Con momenti commoventi e testimonianze molto forti: i ricordi dello squadrismo che arrivano dalla memoria del padre di Aristeo, Priamo, che subì la violenza degli schiavisti neri; la cartolina spedita a lui, piccolo Balilla figlio di antifascisti che disertava le adunate del sabato fascista, con toni da legge marziale; il rifiuto di entrare nell’esercito repubblichino, lanciandosi da un mezzo in movimento. Una memoria da difendere e da raccontare, perché il racconto impedisce alle storie di morire. Così hanno fatto gli autori del libro: hanno ascoltato una storia orale, l’hanno rielaborata in un libro, poi ne hanno fatto uno spettacolo musicale (sono musicisti che ripropongono il canzoniere politico italiano). Quale maniera migliore che ripartire dall’aia e arrivare a un libro e al teatro, per rilanciare il testimone della memoria popolare? Un libro per guardare al passato ma anche al presente, perché il fascismo torna con forme nuove ma sempre puzza di schiavismo, di sopraffazione, di razzismo. (Meraviglioso il corredo grafico del libro, che si deve a un grande muralista, Francesco Del Casino, noto al pubblico per i lavori eseguiti sui muri di Orgosolo).

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