di Arona, Gasperini, Gazzola 

BandDead(Gazzola) Ritorniamo – come preannunciava Danilo alla fine della prima parte – a “unire i fili sparpagliati di questo viaggio infradimensionale” fra musica, morte e narrativa horror. Lo spunto proveniva dalla mia sorpresa nello scoprire che l’idea narrativa della all-dead-star band che avevo inserito nel mio appena concluso (e per ora inedito) romanzo “Buio In Scena” era già stata messa in scena in “It” di Stephen King con il famoso manifesto del Ricky Tozier Ognimmorti Show, nel quale con Buddy Holly, Richie Valens, Frankie Lymon, Gene Vincent e Marvin Gaye, “suonavano” Jimi Hendrix, John Lennon, Phil Lynott, Keith Moon e “special guest” Jim Morrison. Ma in effetti neanche solo lì: il Re ci torna nel ’92 col racconto “E hanno una band dell’altro mondo” (You Know They Got A Hell Of Band – sull’antologia “Shock Rock” e in seguito in “Incubi & Deliri”), ma ancor prima di lui il tema era stato in verità affrontato da un’antologia italiana, “L’Hotel dei cuori spezzati” (Gammalibri), in cui compare per la prima volta l’infernale Sam Hain, che Danilo svilupperà in seguito in “Rock – I delitti dell’uomo nero” (Edizioni della Sera), dopo peraltro aver scavato nei rapporti fra rock e sentori di zolfo in “Palo Mayombe” (oggi su Kipple). Per completezza, occorre annunciare che Sam è da poco tornato dagli inferi nel racconto “Il ritorno di Sam Hain – L’antefatto”, pubblicato nell’antologia di fantamusica “Le variazioni Gernsback” (Edizioni Della Vigna), e va menzionata tutta la bellissima opera in fumetto di Enzo Rizzi basata sul mostruoso chitarrista zombie Heavy Bone, anche lui come Sam Hain serial killer di rock star.

Insomma, il tema è ormai uno “standard letterario”, di cui a legioni ci esercitiamo sulle cover: è recente per esempio la pubblicazione da parte di Edizioni Dunwich dell’antologia “Morte a 666 giri”, che riunisce (con esiti alterni, come spesso accade) ben 18 autori, tutti italiani ed esordienti o quasi, intorno al focolare di musica e orrore.

Del resto, il rock ha sempre flirtato col Maligno, perché stupirsi se – maturata una generazione di scrittori che l’hanno bevuto fin dal biberon – la tematica è diventata golosa per quelli di loro che amano curiosare colla penna nei cimiteri e fra gli arcani misteri? Certo, ma perché – uno si chiede – la musica partorita nel secondo dopoguerra dalla prima generazione di giovani affrancatisi dall’educazione e dalla religione tradizionale dovrebbe aver coltivato così intensamente la nera liaison? Insomma, perché hippy che certamente frequentavano poco chiese e confessionali dovevano provar tanta Sympathy For The Devil, sentirsi Voodoo Chile, o vagheggiare Black Magic Woman? Non erano questi contraltari in negativo di una fede che a loro risultava indifferente?

Ci ho pensato molto, riflettendo su storia e sviluppi del rock: possibile che croci rovesciate, pentacoli e diavolacci campeggino sulle copertine e nei video rock dai Black Sabbath a Marilyn Manson, sempre e solo come veicolo di marketing pour épater? No, forse ora lo sono, ma tra il ’67 e il ’69, quando i primi gruppi psichedelici introdussero simbologie e invocazioni sataniche nei loro dischi di debutto, la questione era più profonda: insieme alla voglia di rivoluzione e al rifiuto per le istituzioni e la religione tradizionale, era montata la passione per i misticismi esotici, soprattutto orientali (e qui vedetevi l’ottimo horror tedesco “Lacrime di Kalì” di A. Marschall), per il buddhismo, ma anche la rivalutazione dello sciamanesimo, con gli scritti di Castaneda e lo Shaman’s Blues del (già citato nella prima parte) Morrison-Lizard. Contemporaneamente, Jagger e Richards compongono le musiche di Invocation of My Demon Brother di Kenneth Anger (in cui recitano pure). Ma, accanto a questi colossi, nel ’69 debuttano anche i jeffersoniani Coven (“congrega”) con lo psichedelico Witchcraft Destroys Minds & Reaps Souls; li seguono nel ’70 i Black Widow con Sacrifice (album che contiene Come To The Sabbat, brano che dà il titolo all’ottimo saggio di Antonello Cresti sui misticismi pagani nel rock inglese). E poi i Black Sabbath, col brano omonimo sull’album omonimo: di lì in avanti, l’invasione satanica nel rock è una valanga, per il metal poi diventa quasi un marchio di fabbrica. Jimmy Page colleziona avidamente cimeli legati all’occultista Aleister Crowley, un nome che poi contagerà anche il dandy David Bowie (Quicksand), appunto Ozzy Osbourne (Mr Crowley) e via ululando.

E cosa cercava dunque tutta questa gente nei pentacoli e nelle candele nere (o nelle canne)? Cercava l’Oltre, quel trascendere le comuni barriere del pensiero razionale (le huxleyane “Doors of Perception” che appunto davano nome alla band di Jim Morrison) per accedere a una dimensione ulteriore, di conoscenza illimitata, di fusione con il cosmo e le sue energie, ditela come volete ma l’idea era quella di piantar le tende in quella che Danilo (nel succitato “Rock – I delitti dell’uomo nero”) ha ottimamente definito “Terra di Colà”. Ciò che i Pink Floyd cercavano con la loro Interstellar Overdrive (in seguito scrutando anche il “lato in ombra della luna”). Calma, voi dite, qui ti sposti dal dominio dell’occulto a quello della fantascienza: sono due generi diversi. Adesso, perché il marketing culturale così li ha impacchettati, ma… allora no. Non quando Lovecraft scriveva i suoi racconti, fondamentali per entrambi i generi. né appunto nell’epoca della ricerca dell’Altrove sconfinato, l’epoca in cui gli Hawkwind si ispiravano al fantasy maturo di Michael Moorcock o ai fantamisticismi indianeggianti di Roger Zelazny, facendosi fare copertine “cosmiche” da Philippe Druillet. Fumettista autore (oltre che di qualche locandina per i film ero-horror di Jean Rollin) di opere fantapsichedeliche come “La Nuit”, “Lone Sloane”, “Mirage”. Riuscite ad immaginare visioni più lovecraftiane dei suoi graphic novel “Yragael” e “Urm”? O del “Necronomicon” precyberpunk di H.R. Giger?

Ecco, l’Oltre. Superare le barriere della ratio. Quello che i mistici fanno con l’ascesi, gli sciamani col peyote e le danze rituali (i rockettari pure, in buona sostanza). Gli occultisti come Crowley con tutto questo insieme (e anche con buone dosi di sesso sfrenato). E i teatranti risalendo attraverso i propri metodi attoriali alle origini religiose e pagane del teatro stesso. Perché quello è ciò a cui tendeva Artaud col suo Teatro della Crudeltà (e i viaggi fra gli indios Tarahumara in Messico), o il mitico Grotowsky, ma anche lo Jodorowsky “panico”: tornare a un teatro non “d’intrattenimento” ma di scuotimento spirituale, dello spettatore come del performer. In fondo, alle origini della tragedia c’erano processioni rituali per la fertilità (il “canto del capro”), con sacrifici propiziatori, probabilmente anche sessuali e cruenti (forse preistoricamente anche sacrifici umani?). Cerchiamo di superare i nostri limiti, di attingere al divino, proiettarci nello spazio infinito, ma all’origine lo cerchiamo versando sangue. Insomma, il colto teatro, il popolare horror e il diabolico rock’n’roll hanno le unghie piantate nello stesso humus. Intenso e insanguinato (il che, si parva licet, penso sia il vero contributo originale del mio romanzo in cui questi concetti vanno… in scena).

Esplorazione dell’inner space e dell’outer space fuse insieme, si potrebbe concludere. Rimandando, per quest’ultima (almeno nella musica), alla ricchissima discografia consigliata da un esperto come Max Gasperini (della Black Widow etichetta discografica genovese), che trovate in calce all’articolo e che nelle fonti ispirative spazia dai trip cosmici all’ufologia alle cospirazioni dei men in black e, stilisticamente, dalla psichedelica al progressive, dal free jazz fino alla new wave.

(Arona). Si potrebbe scrivere all’infinito sulle ragioni della condivisione tra musica, horror e fantastico in genere. Io l’ho fatto per decenni, curando e integrando qualche edizione di “Rock Babilonia” di Gary Herman (Interno Giallo), scrivendo pagine e pagine sul rock cosidetto satanico e inventandomi il personaggio di Sam Hain, chitarrista assassino la cui massima aspirazione è di rubare l’arte di Jimi Hendrix. Dopo tanti ragionamenti, credo ancora che uno dei cuori (marci) del problema sia dal punto di vista storico la figura del guru nero Charlie Manson e il suo pretestuoso Helter Skelter, rubato ai Beatles per una sordida distorsione motivazionale. Charlie Manson fu, in primo luogo, il traditore di una generazione, l’autentico Uomo Nero dei nascenti anni Settanta, al punto tale da legittimare il sospetto che Stephen King abbia modellato il suo Randall Flagg proprio sulla forma e la sostanza del fondatore della Family. Un serpente biblico che, a tempo di rock, ha scientemente distrutto i sogni e le utopie di quella controcultura in cui si era proditoriamente intrufolato. Peraltro proprio King è l’autore che più di tutti ha introdotto il rock come elemento connettivo delle sue fantasie. Il romanzo “Carrie”, partorito all’indomani del crollo delle utopie psichedeliche e all’unisono con le prime, grandi morti del rock (Hendrix, Joplin, Morrison…), è un paradigma: una delle ossessioni di Margareth White è infatti quella che l’efebica figlia Carrie – del tutto strutturata sull’immagine di Janis Joplin – possa farsi tentare dall’Anticristo e ascoltare il rock di nascosto: un’ossessione che permette a King di evidenziare quell’immenso tabù generazionale contro il quale, nello stesso periodo del senatore McCarthy e dell’aurea fantascienza cinematografica in bianco e nero, si agitava uno smisurato Moloch (pastori battisti, associazioni conservatrici, sette religiose, predicatori invasati, comitati e fascisti), espressione della Bible Belt angosciata dalle paure del comunista, del nero e del sesso. E ovviamente, del rock, commento sonoro alla trasgressione erotica. Niente di strano se, dopo gli anni Cinquanta, se dopo Margareth White e Charlie Manson, si voglia andare oltre e superare le barriere della ratio. Niente di strano se proprio Charlie Manson compare accanto a Randall Flagg ne “L’ombra dello scorpione”:

Larry guardava giù, nella prima fila, e sentiva una gelida ondata di paura. C’era Charles Manson, la X sulla fronte trasformata in una bianca cicatrice contorta, che batteva le mani e cantava…

(Gasperini). Eccovi la mia lista, ragionata e un po’ commentata, di dischi FONDAMENTALI che parlano di UFO, extraterrestri, MEN IN BLACK, cospirazioni, società segrete, abduction, vita nell’universo etc etc. Ho scritto FONDAMENTALI, ma ce ne sono tanti altri importanti e belli in giro per il mondo. La vita su altri pianeti e la nascita della vita sulla terra e le sue origini hanno sempre affascinato l’umano… e la musica rock.

Dunque partiamo :

PINK FLOYD

The Piper at the Gates of Dawn (C’è INTERSTELLAR OVERDRIVE e ASTRONOMI DOMINE, cosa si può aggiungere?)

PINK FLOYD-A saucerful of Secrets( C’è Set the Control for the Heart of the Sun, serve dire altro?)

CHROME

(Forse questi erano veramente alieni….io sto lavorando con Helios Creed e presto scoprirò qualcosa di più…)

CHROME-The Visitation

CHROME -Alien Soundtrack

CHROME-Half Machines lip movies

CHROME-Blood on the Moon

CHROME-Red Exposure

CHROME-Third Stone from the Sun

CHROME-Into the Eyes of the Zombi King

CHROME-Another world

HELIOS CREED- Planet X (Nibiru)

HAWKWIND

HAWKWIND- In the Search of Space

HAWKWIND-Doremi fa sol

HAWKWIND-Space Ritual

HAWKWIND-Hall of the Mountain Grill

HAWKWIND-Warrior on the Edge of Time

HAWKWIND-Quark, Strangess and Charm

HAWKWIND-Alien 4

HAWKWIND-Take me to Your Leader

HAWKWIND-Blood of earth

Hawkwind, ovvero il gruppo principale per il connubio spazio-tempo e vita nell’universo. Il concetto è “IL TEMPO NON ESISTE, LO SPAZIO È LA NOSTRA DIMENSIONE”. Nei loro album quasi sempre concettuali c’è un continuo viaggio tra passato-presente e futuro spesso con la collaborazione del grande Michael Moorcock. L’album ALIEN 4 parla delle Abduction e lo fa con una serietà e competenza ineccepibili, BLOOD OF EARTH si spinge ancora più avanti… La loro astronave non ha mai smesso di viaggiare e lo farà ancora. UNICI E IRRIPETIBILI.

NIK TURNER

NIK TURNER- Prophet of Time

NIK TURNER- Space Gypsies

MAGMA

L’ORCHESTRA DELL’UNIVERSO.

Difficile descrivere i MAGMA di CHRISTIAN VANDER. Bisognerebbe ascoltarli molto attentamente e vederli dal vivo. Un Universo musicale e filosofico da penetrare e farsi trasportare coinvolti da un magma sonoro unico ed affascinante oltre che travolgente. La storia del pianeta KOBAIA che avanza tra un capitolo e l’altro senza continuità di tempo…Coltrane, Wagner, Carl Orff poi un jazz rock spaziale originalissimo che si spinge migliaia di anni luce avanti rispetto ai Pink Floyd. Ci vorrebbe un libro solo x loro e la Musica ZEUHL

MAGMA 1°

10001°centirgrades

MEKANIK DESTRUKTIW KOMMANDO

KONTARSKOZ

UDU WUDU

ATTACK

SUN RA (Un alieno passato sulla terra )

Space is the Place

We Travel the Spaceways

It’s After the End of the World

Lanquidity

GONG (Radio Gnome Invisible e i Pot Head Pixies)

Camembert Electrique

Flying Teapot

ANGEL’S EGGS

You

STEVE HILLAGE

STEVE HILLAGE- Motivation Radio

STEVE HILLAGE-L

STVE HILLAGE- Green

TANGERINE DREAM

Alpha Centaury (La Kozmiche Music)

Zeith

Atem

Phaedra

KLAUS SHULZE

KLAUS SHULZE- Irrlicht

KLAUS SHULZE- Cyborg

CAN

CAN- Future Days

CAN- Soon over Babaluma

ASHRA TEMPEL

ASH RA TEMPEL- Same

ASH RA TEMPEL- Join inn

ST 37

Spaceage

Insect Hospital

STRANGLERS (gli uomini in nero del punk UK)

Men in Black

The Raven

BLUE OYSTER CULT ( Già dal loro nome evocano un culto dal mondo misterioso. Un percorso disseminato di UFO, Men in Black, Occulto di stato, controspionaggio deviato, complotti, congiure del silenzio, depistaggi, esperimenti, abductions, l’ AREA 51, le forze occulte che muovono il mondo…)

BOC- Same

BOC- Tyranny and Mutations

BOC- Secrets Treaties

BOC- Agents of Fortune

BOC- Fire on Unknow Origin

BOC- Spectres

BOC- Cultusaurus Erectus

BOC- Extraterrestrial Live

ALTRI

ZOLAR X– Timeless

SPACECRAFT– Paradoxe

MILES DAVIS– Agharta

WEIDORJE– Same

JEFFERSON STARSHIP– Blows Againts the Empire

TIM BLAKE-A New Jerusalem

HELDON- Inteface

Dr.HASBEEN– Sign

JET JAGUAR

SPIRITS BURNING– Alien Injection

SPIRAL REALMS (Una creatura spaziale di Simon House)

ABSOLUTE ELSEWHERE– In Search of Lost Gods

ADRIAN WAGNER– Distances Between Us (Il nipote del grande compositore classico)

Far Flung

Alien Planescapes

LITMUS

OMNIA OPERA

HERE AND NOW

OZRIC TENTACLES

RUSH con 2112

Ci si può fermare qui. Ma il viaggio continua.

 

 

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