[ Per impedire ai tifosi violenti di essere un peso per il paese e far sì che siano utili all’interesse pubblico. Ovvero una nota satirico-demenziale che si perderà tra i commenti farneticanti al riguardo di un’azione huligana balorda, da un misero epigono del signor Jonathan Swift. ]

di Alberto Prunetti

hooliganBarbari. Bruti. Teppa. Scritto ogni tre righe sugli articoli che hanno commentato un’azione idiota e indifendibile dei tifosi del Feyenoord, diventa povera come categoria interpretativa. Ci vorrebbe qualcosa di più e in coda metto una bibliografia di primo soccorso per il buon senso comune nostrale.

Ma veniamo alle questioni di fondo. L’ha detto bene qualcuno, credo su un grande giornale di opinione italiano. Questi operai e scaricatori di Rotterdam hanno i soldi per arrivare in aereo, triangolare negli scali europei per non farsi segnalare dalla polizia per poi mettersi a spaccare tutto. Altri sono ceto medio, hanno il conto corrente in attivo, pagano le multe e vanno avanti coi loro misfatti. E’ proprio quello il punto. Bisogna toglierglieli, i quattrini, per risolvere la faccenda. Possibile che dei villani che passano il giorno a spaccarsi la schiena sui moli di Rotterdam possano venire in Italia senza fare la fila ai Musei Vaticani? Senza neanche ficcarsi in un outlet? Inammissibile. La questione va risolta e in basso vi spiegherò come. Ma non voglio anticipare la mossa strategica.

Prendiamola larga, allora. Tutti sanno che gli inglesi hanno già affrontato con efficienza la questione hooligan. Sui giornali scrivono che è stato merito della vecchia Maggie e dei poliziotti infiltrati e poi dei seggiolini con la prenotazione al posto degli spalti e delle videocamere puntate sulle curve. Ma il punto di vista dei tifosi inglesi è diverso. Dicono di essere stati spinti fuori dagli stadi non dai manganelli ma dai prezzi dei biglietti, lievitati dopo la costruzione dei nuovi campi da gioco. Hanno tolto dagli stadi la working class, a cui prudono le mani, piene di rabbia e di risentimento, e ci hanno messo degli affabili quattrinai. Infine hanno costretto i poveracci a guardarsi le partite in televisione, con il pay per view. I cazzotti son diminuiti, ma anche la passione e i cori. Tipo mondiale del Brasile: tanti fighetti che si mascheravano da pagliacci colorati aspettando che un video-operatore li riprendesse per poi fare ciao alla mamma. Ovviamente non sapevano neanche il nome di un calciatore in campo, ma nessuno si legnava sulle gengive. Il problema è: se tolgo operai e metto quattrinai, dove vanno gli hooligan? Negli UK è andata bene. Si sono lanciati a metà anni Novanta a farsi di anfetamine nei rave di campagna. Era commovente vedere quei pancioni pieni di birra di idraulici quarantenni ballare agganciati a ragazzine di Cambridge in odor di college sussurranti Peace and Love, mentre i loro nuovi boyfriend facevano il segno del cuore coi tatuaggi dei martelli del West Ham che spuntavano dagli avambracci turgidi che finivano in mani dalle cui nocche la pelle non era ancora ricresciuta. Il problema è quando le cose prendono una piega brasiliana: quando quelli che escono dagli stadi si riversano sulle pubbliche vie per manifestare poco civilmente contro il governo. Un fallimento. Riassumendo: la soluzione inglese risolve ma sporca le campagne e espone a gravidanze indesiderate le figlie dei quattrinai; quella brasiliana è un disastro perché pacifica gli stadi ma porta il conflitto nelle città.

Serve una nuova soluzione, che potrà arrivare solo grazie al genio italico.

Ragioniamoci sopra. Il commentatore sportivo si lamenta di questi stivatori che hanno la grana per venire in Italia allo stadio. Oppure deplora, come oggi sulla Gazzetta dello sport, che ci siano ceti medi che possono pagare le multe e dedicarsi alla recidiva del reato. Il punto è proprio questo. Bisogna lavorare non sulla repressione ma sulla prevenzione. Non bisogna bastonarli dopo. Bisogna impoverirli prima. Mi spiego meglio. Quegli operai non devono avere soldi. Tanto più che quando vengono da noi non li spendono. Non ci portano ricchezza. Non vanno nei ristoranti di lusso. Quelli di Rotterdam sono marinai mangiagallette come quelli di Liverpool, gente che si nutre di risse e di birre senza infilare niente di solido nello stomaco per ore. A parte le gallette, appunto. Che ci portano? Portano solo guai. E quindi il problema è proprio che non dovrebbero poter comprare il biglietto per la partita e per l’aereo. Come un operaio italiano, che non sa dove sbattere la testa alla seconda settimana. La gita più lunga di un metalmeccanico di Torino tra poco sarà una passeggiata fino alla mensa della Caritas, mica allo stadio per la Uefa o la Champions. Per questo, una volta tanto, gli olandesi sono indietro rispetto a noi italiani. Hanno sussidi sociali, welfare, là se uno perde il lavoro non rimane per strada. Qual è il risultato? La barcaccia del Bernini rovinata. Questa è la riconoscenza della working class. Pertanto, per risolvere il problema alla base, noi gli mandiamo Renzi e il Jobs Act.

Dopo la cura Renzi, tempo un anno, gli scaricatori di Rotterdam, quei bruti barbari che scagliavano lattine conto i nostri incliti monumenti, saranno dai loro vecchi in ginocchio a implorare la paghetta per farsi una birra sugli scalini del centro per l’impiego. Vedrai come gli prosciugano le pensioni. Come i nostri figlioli. Tranquilli, altro che stadio. Basta andare in giro a piantar grane, fottuti troublemaker. Quanto ai ceti medi, pedalare a testa bassa, siate grati al supervisor e ricordatevi che la finale arriva ogni tre mesi. Macché coppa di lega. La finale del contratto. E’ terminata la pacchia, lavativi.

Allora, è chiaro, amici olandesi? Mettete Renzi nei vostri cannoni, grazie al Jobs Act d’esportazione. Un marchio garantito. Che dite? Un anno forse è troppo? Renzi è uno veloce. Facciamo tre mesi e la questione hooligan in Europa sarà risolta.

Funziona. Garantito al limone.

 

Post scriptum: forse leggere qualche libro scritto da tifosi (alcuni scrivono, anche bene) potrebbe aiutare gli illustri commentatori nostrali, da Facebook al bar sport, a inquadrare meglio la questione. Io partirei da “Congratulations” di Cass Pennant (ex membro di una vecchia firm del West Ham) per poi saltare a “Fedeli alla tribù” del più letterario John King (Chelsea) per arrivare al fondamentale Valerio Marchi, autore di “Teppa” e “Il derby del bambino morto” (romanista). La cosa buffa, a leggere questi libri, è che agli occhi dei membri delle gang di teppisti le forze dell’ordine appaiono come hooligan in divisa che si sono arrogati il monopolio della violenza. Ma chi gliele mette in testa certe idee?

Post-post scriptum: già che abbiamo in galera questi operai olandesi, mi sembra uno spreco di forza lavoro rimandarli a casa con una pedata in culo e un volo economy della Transavia. Sono giovani e atletici e il governo olandese non pagherà mai per loro. L’unica sarebbe il lavoro schiavistico, che è il corollario che discende dal Jobs Act (sarà implementato da noi al prossimo turno elettorale e risolverà gli annosi problemi del lavoro salariato). Ora il problema è che per i pomodori nel foggiano non è ancora stagione. E se li mandassimo a Milano all’Expo? Magari gli fa curriculum.

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