di Enzo Fileno Carabba

EnzofMi sono confrontato per anni, a cadenza settimanale, con il tema dell’amore. Il confronto è stato teorico, più che altro. Grazie a una rubrica pubblicata su un giornale ho incontrato centinaia di coppie e le ho intervistate. Mi sono rimaste alcune storie, e diverse convinzioni sugli esseri umani. E’ nata così l’Enciclopedia dell’amore, una raccolta che delinea le tappe di un percorso nel mondo dell’amore.
Potete supportare la pubblicazione dell’Enciclopedia dell’amore con una piccola offerta su Bookabook, una piattaforma interamente dedicata al crowdfunding del libro. Il tempo non è molto. L’iniziativa termina il 16 giugno.Potremmo anche descriverla così. Ci ho pensato un po’ e ho deciso di diffondere l’amore nel mondo. Spero anche di ricavarne dei soldi. Ma senza vendere il mio corpo. Alcuni, non so perché, appena sentono la parola ‘amore’ mi deridono. Per questo la ripeto così spesso. Mi sono convinto di aver dato vita a una specie di servizio sociale che permette a molti di sentirsi superiori. Questo è amore.

Introduzione all’Enciclopedia dell’amore. Nascita dell’enciclopedia.

C’è stato un tempo in cui fingevo di non interessarmi all’amore sperando che fosse lui a interessarsi a me. Troppo  alti mi parevano i miei scopi, troppo intense le mie visioni, non avevo tempo da perdere, l’amore doveva manifestarsi nella mia vita come un effetto secondario.

In verità ero interessatissimo, come tutti, forse di più.  Se aprivo un giornale, una delle prime cose che leggevo era la posta del cuore. Questo accade anche oggi. Il bello è che tendo a identificarmi con ogni tipo di soggetto. E ce ne sono di bizzarri!

Ma non è solo questo.

L’amore è una forza così straripante e comune a tutte le creature che può rivelarsi saggio – o dovrei dire eroico? – cercare di contenerlo con l’arma così umana della banalità. Bisogna pur reagire ai pericoli della profondità. Siamo fatti per la superficie, quasi tutti.

Ho sempre ammirato il coraggio di coloro che parlano d’amore sui giornali. Penso appunto a quelli che rispondo a lettere personali sull’argomento, dispensando consigli.  Dico, ci vuole un certo sprezzo del pericolo, una bella tempra. Ed ecco perché: è probabile che quei consigli producano un buon numero di disastri amorosi. Addirittura è possibile che siano la vera causa di alcuni delitti passionali. Bisognerebbe analizzare il rapporto tra delitti passionali e posta del cuore.

Forse chi formula tali suggerimenti conta sul fatto che siano confortanti sul piano morale ma ininfluenti sul piano pratico, come quando dici qualcosa a un amico che tanto ha già deciso cosa fare. Forse la maestria nel rispondere sta proprio in questo: leggendo la lettera devi capire cosa il lettore ha già deciso di fare. E a quel punto glielo dici. Certo non devi sbagliare: è brutto dire “Ma sì buttati dalla finestra, cos’altro puoi fare?” all’amico (o al lettore: ma chi ti legge non è forse un amico?) che intende reagire alla delusione amorosa partendo per i Mari del Sud.

Inoltre io credo nel potere della parola. Preferisco pensare che questi temerari sfidino la catastrofe, specie se si abbatte sugli altri.

Il bello è che a un certo punto sono diventato uno di loro… Bè, quasi.  Ed ecco come. Diversi anni fa un giornale mi ha chiesto di raccontare storie d’amore. Storie vere. Nel senso che io avrei dovuto incontrare una coppia vera, farmi raccontare la storia dei due e a quel punto scrivere un raccontino. Così ho fatto, per lungo tempo, con cadenza settimanale. Mi sembra interessante notare che non usavo le parole mie, ma le parole loro, anche se certo io le sceglievo e le montavo. Potevano anche mentire, naturalmente, non è che mi mettevo a investigare sulla loro vita e sulla veridicità delle affermazioni. Ma era davvero il loro modo di presentarsi al mondo, quello che riportavo sulla pagina. Mi sembrava che questo avesse un particolare significato, anche per eventuali tesi di laurea. A un certo punto mi sono accorto di aver accumulato un materiale sterminato.

Dopo anni di lavoro, mi sono rimaste molte storie e alcune convinzioni sugli esseri umani e i loro amori. E’ venuta dunque fuori l’idea dell’Enciclopedia dell’amore. Un libro che riunisse tutte le storie, a beneficio delle generazioni future. Poi mi sono detto che non è più tempo di Enciclopedie vere e proprie, la gente corre troppo. Presenterò qui solo alcune storie.

Però la parola Enciclopedia suona bene.

Dell’enciclopedia questo libo mantiene l’apparente incoerenza. Voglio dire: ho appreso da mia cugina che nostra nonna le disse: “Ilaria, ricordati, in amore va bene tutto, ma mai con un romano”. Eppure nel testo sono raccontate anche storie d’amore con romani. Perché io sono fondamentalmente convinto che sia possibile amare un romano.

E’ anzi la vastità e la varietà delle possibili reazioni umane è una delle cose che si evince dalla studio attento della presente Enciclopedia tagliuzzata. Per esempio un’altra coppia mi raccontò questo. Si erano appena baciati, per la prima volta. Lei scoppiò a piangere e disse: “Sappi che ho un figlio”. Lui rispose: “Va bene. Da stanotte dormiremo insieme, nudi. Ma non faremo sesso per un mese”. Per loro questo dialogo era assolutamente normale, perfino chiarissimo, il che dimostra che si erano davvero trovati, come diciamo in gergo noi intenditori di coppie. Infatti per me il dialogo risultava incomprensibile e loro hanno dovuto spiegarmelo. Io  nei panni di lui probabilmente avrei detto: “Ah bene” qualcosa del genere. Invece lei intendeva dire: “Ho un figlio, se mi vuoi non sarà solo per stanotte, devi prendere il pacco completo”. Lui, uomo prodigioso e logico, ha capito in una frazione di secondo e intendeva dire: “Certo, ho capito, ascolta cara: se dormiamo nudi insieme per un mese senza fare niente avrai la prova che non era solo per stanotte”. Tra l’altro ci vuole una considerevole faccia tosta (in senso positivo) per dare per scontato che dopo il primo bacio dormirete insieme.

Posso dire di non aver mai incontrato una coppia noiosa, o perlomeno una coppia di cui fosse difficile scrivere. Anche le coppie che ritenevano di non avere niente da dire  covavano in realtà teorie sorprendenti, per chi non fosse uno dei due. Le teorie più sorprendenti sono quelle che ignori di avere.

In realtà una volta ho avuto difficoltà a scrivere. Una sola volta. Lei non parlava. Lui – il lampredottaio di un paesino qui vicino – si limitò a dirmi: “Ci siamo piaciuti. Il giorno dopo ci siamo messi insieme”.

Io cercavo di fargli capire che per me non era abbastanza, a livello quantitativo, avevo pur sempre un numero di battute obbligatorie.

Lui ribadì, simpaticamente spazientito: “Ci siamo piaciuti. Il giorno dopo ci siamo messi insieme. Lo capisci anche te, no?”.

Sul momento, quel “lo capisci anche te” mi ferì. Ma ripensandoci ora: come dargli torto? In effetti è una sintesi chiara e misteriosa del fenomeno amoroso.

Quando sono così  avventato da raccontare a qualcuno che sto scrivendo d’amore quello fa un risolino di superiorità, mentre se invento che sto scrivendo di un maniaco assassino o di un drago a tre teste ottengo il massimo rispetto. Ma perché? A parte il fatto che il maniaco e il drago possono innamorarsi. E probabilmente un drago a tre teste vorrà tre draghe. E’ così che va.

Insomma: mi sento competente.

Ed ecco cosa ne consegue. Spero che qualcuno si decida prima o poi ad affidarmi la posta del cuore.

Ormai  so tutto sull’amore. Soprattutto le cose che è impossibile dire con le parole.

Ci sarebbe un’ultima cosa da dire, prima di cominciare. A un certo punto ho sentito una voce, la voce del navigatore della mia macchina. Con una sapienza inaspettata, indicandomi i luoghi, mi ha suggerito gli episodi di cui parlare. Mi ha spinto a inoltrarmi in un universo che non ricordavo di conoscere. E’ questa voce profonda ed elusiva che mi ha guidato nel mio viaggio. Con messaggi ora chiari ora oscuri, sempre illuminanti. Ma questo si vedrà.

 

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