di Alberto Prunetti

PremioDubitoQualche anno fa sono rimasto letteralmente scioccato per la morte di un ragazzo, un giovane antifascista di Treviso che aveva subito delle persecuzioni da parte di alcune frange naziskin del nordest e che, entrato in una spirale depressiva, si era tolto la vita. Conoscevo la famiglia di quel ragazzo, Giuliano Bruno Mignani, perché il nonno materno è un importante scrittore argentino cui sono amico e traduttore, Osvaldo Bayer. Un libro di Bayer, il “Severino Di Giovanni”, è stato pubblicato dalla casa editrice Agenzia x, con cui avevo un accordo sulla stesura di un mio romanzo che avrebbe raccontato un’altra storia finita male. Mentre limavo alcune asperità del mio titolo, in vista di una futura pubblicazione, ho ricevuto un giorno una telefonata dall’editore, estremamente abbattuto. Mi informava che si era appena suicidato un loro giovanissimo collaboratore, Alberto Feltrin, detto “Dubito”, un ragazzo che stava raccogliendo per la pubblicazione una serie di rime rap molto potenti. Il nome non mi diceva nulla ma la sua città d’origine mi ha colpito: era di nuovo Treviso, la stessa città dove era cresciuto Giuliano, e ho subito pensato che nel tessuto sociale del nordest ci fosse qualcosa di estremamente inquietante. Non mi era però venuto in mente che Alberto Feltrin e Giuliano Bruno erano due coetanei, entrambi inquieti e vicini ai movimenti antagonisti, che vivevano in una piccola città e che pertanto dovevano conoscersi.

Il caso ha voluto che fosse proprio la figlia dello scrittore Osvaldo Bayer a segnalarmi questo nesso. Poche ore dopo la morte di Feltrin Ana mi ha scritto, sconvolta, dicendo che un compagno di scuola di Giuliano si era buttato dal terzo piano della propria abitazione. Era Alberto “Dubito”, che aveva deciso di andarsene proprio come Giuliano. Le coincidenze non erano finite. Le due famiglie si conoscevano e Ana era rimasta sorpresa venendo a sapere che la casa editrice che aveva pubblicato un libro di suo padre (un libro che in Argentina era stato bruciato nelle pubbliche piazze durante la dittatura militare, mentre l’autore riparava in esilio in Europa), stava per mandare in stampa le poesie postume di Alberto Feltrin.

Le coincidenze non finiscono lì e la storia ha un seguito. Ana va a trovare i genitori di Alberto e questi le dicono che il progetto grafico del Severino è stato fatto proprio da Alberto “Dubito”. “Dubito” aveva realizzato la A dell’anarchia che poi la grafica aveva posto dietro la foto segnaletica di Severino Di Giovanni. Era stato proprio il padre di Alberto a ricordarselo e a dirlo a Ana. A quel punto, molto stupito, visto che il progetto del libro l’avevo seguito anch’io nelle vesti di traduttore, telefono all’editore e lui stesso mi conferma l’episodio. Intanto la casa editrice manda in stampa le rime di Feltrin. Il risultato è Erravamo giovani stranieri e siccome non spetta all’oste dire quanto è buono il vino, vi dico solo: “leggetevelo”. Intanto però i mesi passano e io mi ritrovo, pochi giorni fa, a partecipare a un reading a Padova, uno “slam” in cui scrittori e musicisti salgono sul palco e la lettura di brani di libri si alterna a musica e rime rap. A metà serata Agenzia x lancia dai microfoni un annuncio: i familiari di Alberto Feltrin hanno bandito un concorso letterario per giovani rimatori, con un premio in denaro e la pubblicazione del libro da parte della casa editrice Agenzia X. I dettagli li trovate qui. Un modo per onorare la memoria di un giovane redattore, di un poeta e di un attivista con troppe poche lune alle spalle. Un modo per far la pace con le ferite, per continuare a sentir risuonare quelle rime, per sentire ancora la sua voce.

Le coincidenze di questa strana e perturbante storia, che mescola editoria e morte, libri e memorie di vita fino a profondità quasi inquietanti, non sono finite. A Padova, al festival di Sherwood, al banchetto dei libri di Agenzia X c’è un ragazzo. Ci mettiamo a parlare. Lorenzo ha un’aurea molto positiva, intellettuale sì, ma senza fronzoli, senza maniere, diretto come una rima rap. Parliamo di precariato, di studi, di letture e di editoria. Qualcuno mi indica un suo libro sulla musica delle periferie londinesi, pubblicato proprio da Agenzia x. E aggiunge che lui è il fratello di Alberto “Dubito”. Lorenzo mi dice che sta per finire gli studi a Londra e che dopo farà un po’ di lavoro redazionale proprio con Agenzia x. Su di lui ci sono delle leggende: pare che legga così tanto che non ha mai trovato il tempo e la voglia di vedere un film. Gli chiedo dove studia a Londra e rimango stupito quando apprendo che frequenta un’università che ospita anche i seminari di David Graeber, l’antropologo americano anticapitalista di cui ho tradotto molti libri in italiano. Un cerchio tra editoria e vita che mi dà alla testa. E forse la colpa non è tutta solo della birra che ci siamo bevuti, onorando a nostro modo la memoria di Alberto Feltrin e di tutti quelli che in questa piccola storia di cinquemila battute non ci sono più ma ci parlano attraverso le righe date in stampa da una piccola editrice antagonista.

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