di Romina Vinci e Fabrizio Lorusso

Copertina mecerie di Haiti.jpgFabrizio Lorusso, Romina Vinci, Le macerie di Haiti, Ed. L’Erudita, 2012, p. 150, € 14.

[Pubblichiamo il prologo del libro che trovi a questo link . I proventi degli autori saranno destinati all’associazione haitiana di avvocati per la difesa dei diritti umani AUMOHD. Approfittiamo per segnalare la presentazione del libro a Roma qui].

Scavare tra le macerie. Raccontare il terremoto. Descrivere la tragedia. Vivere e scrivere ai tempi del colera. Capire una cultura diversa, che non è del tutto latino americana, ma nemmeno africana. Che non è solo caraibica, francesizzata e americanizzata, ma anche creola, autoctona e circondata dal mondo ispanofono. Osservare e ascoltare l’ingiustizia, la speranza, la dignità, la religione, la politica, da dentro e da fuori. Specchiarsi nel riflesso della prima isola “scoperta” da Colombo, ai margini dell’estremo Occidente, e sentire che Haiti è molto più che una crepa aperta nella terra, più che un bimbo affamato, un soldato mercenario, il passaggio di una crociera per ricconi e più che un mare di povertà e violenza. Superare lo stereotipo, colmare l’abisso dell’indifferenza.

Per tutto questo è nata l’idea di conoscere una realtà così difficile e in seguito, dopo due viaggi intensi, meravigliosi e dolorosi, fissare l’esperienza vissuta scrivendo un diario, un testo che raccontasse vicende, personaggi e quartieri visti da occhi attenti e allo stesso tempo straniati, occhi e penne che ricordano in silenzio, a lume di candela, e scrivono la sera prima di coricarsi tra le macerie.
Fabrizio Lorusso e Romina Vinci. Siamo due giornalisti italiani appassionati di America Latina e abbiamo deciso d’intraprendere un viaggio ad Haiti in due momenti diversi ma ugualmente significativi per il paese caraibico: Fabrizio è arrivato a Porto Principe nel febbraio 2010, subito dopo il terremoto che ha fatto oltre 250.000 vittime e un milione e mezzo di senza tetto; Romina vi è atterrata nell’ottobre 2011, nel pieno dell’emergenza per il colera e la ricostruzione, mai cominciata, della capitale.

I diari quindi sono due e si alternano, parlano spesso di luoghi, voci e persone che entrambi abbiamo conosciuto in momenti e situazioni diverse. Le narrazioni diventano a volte dei reportage o dei “diari di bordo”, altre volte sono dei flussi di coscienza, vividi e pungenti. La collaborazione tra gli autori è nata tra Porto Principe, Roma e Città del Messico e si è sviluppata narrativamente sulle pagine della web zine CarmillaOnLine e per e-mail. Le esperienze di vita e scrittura si sono trasformate in un progetto organico che ha raccolto e prodotto scritti, diari, foto, aggiornamenti, reportage e sensazioni in queste “Macerie di Haiti”.

Le nostre strade si sono incrociate grazie a Internet e all’Aumohd (Association des Unités Motivées pour une Haiti de Droits), l’associazione di avvocati per i diritti umani il cui presidente, Evel Fanfan, ha ospitato entrambi nella casona cha affittano nel quartiere Delmas. Presentiamo questi due diari dal centro della rovina, dalla miseria, ma anche dagli angoli degni e orgogliosi, veri semi della rinascita, di Haiti. E’ stata una catena.

Dai reportage e dagli appelli pubblicati da Fabrizio nel 2010 e grazie alla collaborazione con Aumohd ne sono nati altri importanti nel 2011: di Silvestro Montanaro per C’era una volta su RaiTre e di Italo Cassa della Scuola di Pace che ha costruito il sito HaitiEmergency.Org e ha portato il sorriso e il Carnevale da Roma a L’Aquila e a Port-au-Prince. Poi l’amico Evel Fanfan è stato in Italia, ben due volte: l’informazione, la rete, le persone hanno fatto sorgere la collaborazione anche con l’avvocato Massimo Vaggi, con la FIOM e con Nova OnLus-Adozioni internazionali, per esempio, e alla fine della catena il cerchio si chiude con Romina, il viaggio ad Haiti e questo doppio diario.

Storie di vita s’intrecciano a Porto Principe, evidenziando pregi e difetti della cooperazione, della politica e in generale della presenza internazionale, in un paese considerato da Stati Uniti, Canada e Francia quasi come una colonia. Uragani, dittature, invasioni, colpi di Stato, terremoti e il colera: le catastrofi naturali sembrano accompagnarsi costantemente a quelle sociali e politiche ad Haiti. Da due prospettive diverse, offriamo un affresco della frammentata società haitiana, riflessioni sulla vita, sulla storia e sui piccoli miracoli della sopravvivenza di un popolo orgoglioso ma ambiguo, sfruttato e maltrattato, ma spesso compiacente.

Haiti affronta oggi, ancora una volta, una situazione difficilissima: un presidente cantante poco propenso ai compromessi, il populista Michel Martelly, altresì conosciuto come “Sweet Mickey”; una crisi di governabilità permanente; solo il 5% delle macerie sgomberate e meno del 10% dei fondi della comunità internazionale (1,1 miliardi di dollari promessi in totale) effettivamente versati; la concorrenza spietata delle multinazionali canadesi, americane e francesi per il business della ricostruzione; la presenza di truppe dell’Onu e di altri paesi sul territorio; il colera che ha ucciso oltre settemila persone e ne ha infettate 530.000; il ritorno in patria dell’ex dittatore, prima rifugiato in Francia, Jean-Claude Duvalier e dell’ex presidente vittima di un golpe nel 2004 ma ancora molto popolare, Jean-Bertrand Aristide.

In questo contesto ci interessa raccontare i piccoli e grandi eventi che ci hanno avvicinato al popolo haitiano, alla sua cultura e alle sue contraddizioni per capire, anche solo un po’, come fare a muoversi tra le sue macerie per raccontarle e, magari, trasformarle in un’idea positiva di futuro.

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