di Sandro Moiso

void1.jpg
Per la prima volta nella storia della Repubblica un partito privo di qualsiasi programma potrebbe diventare partito di maggioranza relativa. Questa è una delle principali novità rappresentate dalle elezioni siciliane.
Non un programma di sinistra e neppure di destra e nemmeno dichiaratamente di centro, ma, almeno apparentemente, il nulla, il vuoto.
Facevano schifo fin dall’inizio Lega e Berlusca-party, ma un programma ce l’avevano oppure dovevano almeno fingere di averlo. Razzista, localistico ed egoistico l’uno o anti-statalista e liberista l’altro, ma qui, oggi, siamo davanti ad un bel niente.

E’ chiaro che tale discorso può valere ormai per tutti i partiti dell’arco parlamentare che brillano, tutti e senza eccezioni, per una totale afasia programmatica dovuta principalmente al dover mascherare e nascondere che l’agenda politica la dettano, ormai, Monti, Fornero, Passera, Napolitano e la finanza internazionale. Mentre chi a tale agenda finge di opporsi non può far altro che balbettare frasi inconsulte o talmente trite da non poter più certo sperare nella benevolenza dell’elettorato (IdV e Sel).

Eppure, eppure…la lista Grillo conquista un elettorato “disperso che nome non ha”. Sì, Lista Grillo e non Movimento 5 Stelle perché la prima definizione indica chiaramente chi viene effettivamente votato da coloro che sono affascinati dalla demagogia e dalla prosopopea dell’ex-comico genovese. Un volto, non un programma di certo. Come lo scialbo dibattito tra “correnti” del Movimento illustra bene in questi giorni
Senza stare a rispolverare l’altrettanto stantia polemica sul populismo, questo è il problema.

Retorica tanta, onestismo a go-gò, piagnisteo piccolo borghese e un po’ razzista, revanscismo per una nazione offesa, difesa e rilancio di monete locali, critica del signoraggio bancario, vacui rifiuti della TAV accompagnati dalla critica agli estremisti che manifestano, denuncia generica della mafia e della corruzione, denuncia del peso della tassazione sulle tasche degli italiani e della globalizzazione, rivendicazione del voto degli agenti di polizia e dei carabinieri: questo possiamo trovare tra gli argomenti sparsi da Grillo nei suoi comizi e sul suo blog. Verrebbe da dire tutto ed il contrario di tutto. Un cumulo di mezze verità, sbandierate secondo la necessità del momento, e nulla che non possa essere comunque condiviso da un elettorato potenziale che può estendersi, idealmente, dal generico scontento a Casa Pound .

E poi, soprattutto, la critica al Sistema e ai partiti. Sostanzialmente al Parlamento.
Chi scrive non è mai stato tenero né con gli uni né con l’altro, anzi, proprio su queste colonne, si è affermato che non vi sono più spazi di mediazione parlamentare, per cui delle lotte sociali con un chiaro programma sarebbero preferibili e più efficaci della prosecuzione della farsa parlamentare. Invece no, Lui in Parlamento ci vuole andare o, per lo meno, mandarci i suoi rappresentanti, anche se fino a qualche tempo fa asseriva il contrario. E allora, a che gioco sta giocando il Movimento 5 stelle?

Fanno certamente ridere le accuse di destabilizzazione programmata che sono state rivolte, più o meno direttamente, da Eugenio Scalfari e Giorgio Napolitano al suddetto movimento, specie in un’Italia in cui l’accusa di fascista e terrorista è stata fin troppo usata nei confronti di chi lotta su posizioni di classe ed antagoniste. Il problema è che, in questo caso, di posizioni di classe proprio non se ne vedono. E vabbé, dirà qualcuno, pazienza….ma anche di destabilizzazione qui proprio non se ne parla. Anzi!

Vi sembra destabilizzante un volto pressoché unico, poiché i nomi ed i volti dei candidati grillini la gente manco li conosce e li ricorda? Vi sembra oggettivamente destabilizzante un esperimento mediatico in rete simile a quello berlusconiano con le TV? Vi sembra destabilizzante un contenitore per ogni possibile forma di scontento e privo di qualsiasi indirizzo programmatico che non sia l’assunto: “Sono incazzato e scontento dunque sono”?

Dove inizia il programma, e dove finisce, di chi si limita ad affermare :”Appoggeremo tutte le idee altrui che ci sembreranno utili e positive”? In base a che, a chi, a quali prospettive?
Al rinnovamento? Quale? Quello di Renzi o del governo tecnico? Oppure quello morale difeso dalla Chiesa? Dalla ministra Cancellieri o dalla Fornero?
Questa infinita prova di surf sull’onda di merda che ci sta sommergendo dimostra soltanto l’estrema ambiguità del progetto a 5 stelle. E fa sorgere qualche dubbio.

Forse l’unico fattore davvero destabilizzante, comparso nelle elezioni siciliane, e che rischia di diffondersi su scala nazionale, in previsione delle elezioni politiche che il Presidente della Repubblica uscente cerca di rinviare sempre più lontano nel tempo, è quello dell’altissimo numero di astenuti: 52%. Come dire: la rabbia e lo scontento si stanno accumulando in maniera direttamente proporzionale ai continui attacchi che gli “esecutori” del capitale portano avanti sulla pelle di milioni di persone. Rifiutando, al momento attuale, di farsi rappresentare nell gioco delle urne.
Tanto da far dire alla solita Repubblica che l’astensione siciliana è stata dettata dalla mafia. Demonizzare i comportamenti non congrui agli interessi del capitale è pratica corrente del giornale fondato da Eugenio Scalfari, basta, di volta in volta, cambiare l’epiteto con cui insultare il potenziale antagonismo: fascista, terrorista, mafioso,etc.

Ma, a questo punto, i dubbi, cui prima si accennava, iniziano ad acquistare consistenza.
Perché l’altro grande fattore destabilizzante entrato in scena nel corso dell’ultimo anno è stato proprio quello rappresentato dall’autentico colpo di stato messo in pratica dal governo tecnico alias Monti. Fattore destabilizzante per le condizioni di vita di un’intera nazione e di una vita parlamentare che languiva ormai, da anni, in un pallida messa in scena del gioco governo-opposizione ovvero Berlusconismo-Antiberlusconismo.
vuoto 2.jpg
Poiché lo scontento sociale tendeva già ad aumentare e manifestava un certo disinteresse per il teatrino politico messo in atto tra destra e sinistra (minuscole assolutamente volute) e i traumi sociali veri (tagli della spesa pubblica e dei posti di lavoro dovuti alla crisi catastrofica del capitalismo occidentale) dovevano per forza di cose aumentare, non era forse necessario un bel contenitore universale dello scontento generico per indirizzarlo verso il nulla e, di conseguenza, la pace sociale? Come dire: non è che, alla fine, Grillo e il suo movimento non siano altro che l’altra faccia del governo Monti?

Di affossatori di ciò che è già morto (il Parlamento e i partiti ivi rappresentati) e di ciò che potrebbe venire, se solo si raccogliesse intorno ad un serio programma politico di opposizione all’esistente: questo potrebbe essere il ruolo assegnato al “vate” genovese e ai suoi dal movimento infinito e dai flussi del capitale finanziario e dei suoi uomini in grigio. Raccogliere lo scontento per indirizzarlo verso lo sradicamento definitivo delle macerie della politica istituzionale italiana e contenerlo all’interno di un progetto tecnocratico e fascista come quello rappresentato da Monti o da chiunque altro si ponga sul suo, obbligato, percorso.

E’ difficile dire, evitando le facili teorie complottistiche, se Grillo stia seguendo un progetto ben definito oppure se alla fine tutto non sia altro che il risultato di un raffazzonato e disordinato procedere, figlio più dell’improvvisazione da saltimbanco che non di di un raffinato disegno politico.
D’altra parte, però, è anche vero che il capo-comico genovese viene da lontano e la rottura con la televisione pubblica e non, gli spettacoli-comizio o i comizi-spettacolo, l’uso di un blog diventato tra i più celebri e frequentati in rete, i V(affanculo) – Day, il controllo telemetrico dei candidati del M5S e delle loro dichiarazioni in pubblico e, per finire, la gestione dello stesso palinsesto (qui inteso nel senso televisivo-spettacolare del termine) grillista messo nelle mani di un manager di successo nel settore della comunicazione e del marketing, Gianroberto Casaleggio, finiscono col suggerire l’idea di un percorso già programmato da tempo.

Soprattutto forniscono l’immagine di un movimento programmaticamente rivolto ai “giovani”; però non a quelli “reali” che non trovano lavoro o che studiano in condizioni disastrose oppure che si battono, talvolta anche con poche speranze, per un miglioramento collettivo delle condizioni di esistenza. No, il grillismo si rivolge al qualunquismo, soprattutto giovanilistico, e contribuisce a diffonderlo e ad ampliarlo, fingendo di far partecipare alla vita politica chi ne è escluso e di dar voce alla marginalità. Con discorsi marginali ed evanescenti destinati soltanto a confermare l’esistente.
vuoto 3.jpg
“Giovinezza, giovinezza…” è stato l’inno di un movimento e di un regime durato anche troppo e che di giovanilismo, qualunquismo e proposta politica interclassista aveva fatto la propria bandiera nel periodo della sua formazione e della sua affermazione.
Accompagnata, allora, dai plausi degli strumenti di comunicazione asserviti e dalla disponibilità al dialogo degli altri partiti. Oggi la dittatura c’è già, il grillismo non deve far altro che giustificarla, criticandola senza intaccarla nella sostanza. Creando una sorta di vuoto pneumatico del pensiero e dell’azione destinato a far perdere proprio coloro che in esso si riconosceranno elettoralmente.

Durante la mia gioventù, in una Torino quasi del tutto spazzata via in seguito dai “rinnovatori” di centro-sinistra, si ergeva al confine tra il centro storico e la Barriera operaia di Milano il grande mercato popolare di Porta Palazzo. Capitava allora, mentre ci si aggirava tra i banchi del mercato coperto dell’abbigliamento, di sentirsi strattonare per la manica da qualche imbonitore che cercava di vendere qualche risibile merce apostrofando:” Giovane, vuoi una bella giacca giovane? Vuoi una cosa giovanile ? Giovane guarda, entra, misura, costa tutto così poco!”.
E la fregatura era garantita.

P.S.
L’articolo era già stato scritto quando è arrivata la notizia di una possibile alleanza tra Beppe Grillo e Antonio Di Pietro, tra il demagogo e il poliziotto di ferro, definito come unico oppositore onesto e degno del Quirinale. Ecco, appunto.