di Danilo Arona

LuxTheEnd.jpgAlmeno tre antologie italiane già uscite più una in fase di arrivo non ci lasciano dubbi: l’idea dell’Apocalisse, del giudizio finale e dell’ultimo giorno dell’umanità, è ben che più che latente nello spirito e nella mente di un discreto numero di autori italiani. Facciamo nomi e cognomi perché così ha da essere. Partiamo da 365 racconti sulla fine del mondo a cura di Franco Forte (Delos Books), per transitare da D-Doomsday a cura di Alexia Bianchini e Claudio Cordella per CiesseLibri e arrivare a Cronache dalla fine del mondo a cura di Laura Costantini e Loredana Falcone, che uscirà per Historica.
Se a tutto questo aggiungiamo che l’Apocalisse occhieggia quasi sempre dal filone millenaristico/thriller, qualche volta in salsa horror, che va per la maggiore fra clonazioni e derive dopo Il Codice Da Vinci, sia fra tanti autori stranieri che italiani, non mi pare ci siano dubbi: i Maya, ma soprattutto chi per loro, hanno ben inculcato nell’immaginario collettivo di un numero altissimo di scrittori e lettori l’ossessione, estetica e filosofica, della Fine imminente a livello globale. E sin qui nulla di strano: l’immagine del disastro, come insegna un antico testo di Enzo Ungari, è catartica e nel profondo fa bene. Anche se poi l’11 settembre ha rimescolato tutte le carte in gioco per quel che riguarda tabù visivi e godimenti estetici.

Dopo avere letto parecchi di questi racconti, un paradosso però salta agli occhi: buona parte degli spunti narrativi arriva direttamente dalla cronaca, soprattutto quelli che un autore, particolarmente connesso con dimensioni tanto lontane quanto vicine come l’indiano M. Night Shyamalan definirebbe “segni”(Signs, il titolo di un suo film piuttosto famoso).
Ecco un esempio paradigmatico quanto recentissimo: la perturbazione, impressionante a dir poco sotto il profilo visivo, che ha colpito nei giorni scorsi, la zona di Richmond in Virginia, un evento tanto fotografato quanto filmato. Le nubi, particolarissime forme di shelf clouds, sono di sicuro inquietanti ma pure spettacolari. Il dibattito se queste come le famose Asperatus siano formazioni sempre esistite oppure se siano fenomeni recenti collegati al cambiamento climatico (che nessuno per fortuna nega più…) è tuttora aperto e in evoluzione, ma certo è che le loro apparizioni colpiscono l’immaginario, collegandosi e saldandosi a quella sorta di informazione mitica, sepolta in ognuno di noi, che visualizza l’Apocalisse come un cataclisma proveniente dal cielo, in qualche modo dispensatore di fuoco e fiamme infernali.
LuxTheEnd3.JPGAllo stesso ambito appartengono altri signs come le cosiddette “nubi da terremoto”, sino a qualche tempo fa relegate un po’ per spregio al regno del complottismo e da poco tanto riabilitate da essere ospitate addirittura nel sito di Focus. Così infatti il sito ufficiale del celeberrimo mensile ha affrontato il tema in due diverse occasioni. Molti mesi fa, ben prima del terremoto in Emilia, leggevamo:

«Colonne di fuoco, globi di luce, nuvole in fiamme, lampi improvvisi: sono i misteriosi bagliori che la terra emette prima e durante le scosse sismiche più violente. Nel caso del terremoto dello Sichuan (Cina), 30 minuti prima della scossa sono state riprese nuvole iridescenti. Il 15 agosto 2007, durante un terremoto in Perù sono state osservati degli strani bagliori. E anche nel sisma in Abruzzo sono state osservati nubi rossastre, strane nebbie e altre anomalie. Si tratta di fenomeni che non sono ben compresi dagli scienziati, e anche il nome ‘luci sismiche’ non è ufficiale. Le testimonianze, però, sono innumerevoli, ma ancora non si conosce l’origine di queste luci misteriose. L’ipotesi più plausibile è che fenomeni diversi abbiano origini diverse. Le fiamme, per esempio, potrebbero essere causate dai gas combustibili che filtrano attraverso il terreno che si deforma per il sisma. Infatti, la loro apparizione è spesso accompagnata da fumo e odore di zolfo o di bitume. Le sfere luminose, invece, potrebbero essere fenomeni specifici di tipo geofisico, o forse anche semplici fulmini globulari. I lampi e le nebbie luminose, forse anche alcune sfere, infine, hanno probabilmente una natura elettrica, che si originerebbe nel sottosuolo, dove durante un sisma le rocce sono sottoposte a enormi compressioni.»
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E dopo gli eventi emiliani:

«Terremoto in Emilia: testimonianze cercasi sui “segnali empirici”, ossia manifestazioni fisiche di animali e, in generale, della natura, che possono essere interpretati come “anticipatori” di un evento sismico. Chiediamo il vostro aiuto. Vivete in un’area colpita dal terremoto e dallo sciame sismico e avete notato qualche insolito fenomeno atmosferico o geologico che potete documentare? Avete testimonianze dirette o indirette di strani comportamenti degli animali nelle zone interessate dal sisma? Avete fotografie, video o altre testimonianze di nuvole “strane”, differenti dalle solite nuvole?»

Segnalando a nostra volta noi che esiste un clamoroso video in rete postato da YouReporter che attesta una sorta di esplosione di luce in concomitanza con il terremoto emiliano, siamo qui a toccare con mano che questa di Focus è una dichiarazione inoppugnabile di ufficialità reale e veritiera. Ma il fatto è che di questi “segni precursori”, come annotavamo all’inizio, abbondano molti dei racconti ospitati nelle antologie citate. Cerchi nel grano, tsunami, asteroidi che ci centrano invece di sfiorarci, scie chimiche e HAARP: tutto questo, ancor prima di transitare nel mito della narrativa, deriva dalla cronaca, qualunque ne sia l’interpretazione. E giusto per affidarci all’imparzialità della fotografia ecco un cerchio del grano comparso a Fabbrico (Reggio Emilia) dopo i noti eventi sismici.
LuxTheEnd1.jpgNon diamo interpretazioni, ma come in tanti altri casi ci troviamo a constatare come la cronaca del mondo reale vada a nutrire la letteratura. E finché siamo nel reame dei serial killer e dell’Ombra junghiana, ci stiamo muovendo ancora a ridosso delle prime riflessioni (la luce oscura mediatica…) che hanno dato origine oltre quattro anni fa a questa rubrica ancora in vita. Ma nel caso della “fine del mondo”, con la complicità o meno dei Maya, il paradosso racconta tanto se non tutto. Non serve più la fantascienza (quella straordinaria e anticipatrice degli anni Cinquanta che, da John Wyndham a Daphne Du Maurier, narrava l’Apocalisse con tonalità clamorosamente pre-moderne — I figli dell’invasione e Gli uccelli) per trarre ispirazione e produrre un buon racconto sul destino che ci attende: servono buoni occhi (accendere il terzo servirebbe, per chi ne è in grado…), orecchie migliori, sensibilità acutissima e saper leggere “tra le righe” di una cronaca sempre più addomesticata tra quel che resta del cartaceo, il web e la TV. Se al mondo reale ci volgiamo per mandare in giro prodotti — ottimi peraltro — come 365 racconti sulla fine del mondo o D-Doomsday, significa che l’Apocalisse, qualsiasi cosa sia o sarà, è già qui. Già iniziata, già in atto. Magari tutti i giorni “instillata” da quei sinistri araldi in giacca e cravatta che, solo parlando in codice attraverso i vari media, sono in grado di determinare la povertà e la sopravvivenza di milioni di persone. Leggi, i grandi predatori legati ai poteri, occulti e non, di manipolazione finanziaria.

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