Brevi considerazioni molto a lato del 15/10/11

di Rachele Cinarelli

.gif Per i venditori ambulanti una grande massa di gente è solo una grande massa di gente.
Non importa quali siano i motivi che hanno spinto le persone a radunarsi, che sia il Moto GP, qualche notte bianca o rosa, per il concerto di Madonna o degli Agnostic Front: loro son sempre sul pezzo con l’articolo giusto. Dalla birra fresca, alla maglietta tarocca, ai bracciali fosforescenti che per la generazione degli anni ’80 sono considerati ancora un tabù, in quanto stigmatizzati dalle mamme come altamente nocivi e cancerogeni, e altri articoli con batterie incluse che ti vogliono per forza far sembrare uno sguarnito albero di Natale.
Così è accaduto anche per la manifestazione People of Europe Rise Up del 15 ottobre scorso a Roma, una manifestazione nata per contestare le politiche finanziarie che hanno generato e poi speculato sulla crisi del 2008, quindi, in sostanza, nata per articolare una nuova contestazione al sistema capitalista.

C’è il venditore, immigrato dall’Asia o dall’Africa, che ti propone i fischietti colorati, in scala come i colori dell’iride, forse un fondo di magazzino del Gay Pride, mini dosi di caffè Borghetti, neanche fossimo allo stadio comunale per il derby Rimini-Bellaria, il Manifesto, e altre testate di cui prima ignoravamo l’esistenza. La zingara che chiede l’elemosina con il pupo in fasce, con una naturalezza che crea una frattura di almeno qualche secondo nel convincimento del manifestante pronto a partire. Perché ti chiedi se la manifestazione sia solo una storia radical-chic che ci stiamo raccontando, mentre tutto intorno il mondo continua a scorrere uguale a prima, uguale a come è sempre stato, e come sarà dopo. Come se le contingenze della loro vita impedissero il moto di indignazione, calassero la patina del disinteresse.

Adolescenti, ragazzi e ragazze, con i caschi del motorino allacciati alla cintura, pronti alla deviazione, che non si sa né dove né quando, ma sappiamo solo che ci sarà.
E poi altri che ti passano di fianco, ma non ti vedono, anche per loro sei solo massa, però da disprezzare, con altri oggetti, altro merchandise. Anfibi confortevoli, famigliari alle forze dell’ordine e felpe. Una nera con la scritta La meglio gioventù, solo che l’immagine che sovrasta la scritta ritrae quattro persone a volto coperto che puntano la pistola davanti a loro. Un articolo venduto su Internet con la descrizione felpa vintage anni ’70. E altri articoli, come la felpa-passamontagna, o ninja secondo le catalogazioni dei siti e-commerce come la distribuzione tedesca Hooligan Streetwear, o il nostrano Black Brain, sito di riferimento degli aficionados dell’Hellas Verona, che contiene un vasto assortimento di chincaglierie che onora, oltre alla squadra al momento in serie B, la Repubblica Sociale, la croce celtica e persino gli orangisti dell’Ulster.
Elementi di merchandise provenienti da ambienti differenti che strutturano un solido codice estetico, dettato anche dalla funzionalità, dalla necessità del travestimento, con elementi mutuati dalle curve e dalla tecnica militare, al servizio della rabbia.
Per cui viene da chiedersi come fa a non sapere chi dice di non sapere.

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