di Daniele Innocenti

Malaussene.jpgEstate 2008.
Renato Brunetta, ex portaborse di Craxi e De Michelis ai tempi gioiosi dei socialisti in discoteca, accusa milioni di dipendenti pubblici di parassitismo.
La condanna, senza prove, né processo, né possibilità di difesa, viene emessa in contumacia dalla stampa unanime.
Dall’opposizione si alza un fievole sospiro di rammarico “avremmo dovuto aver noi questo coraggio”.

Estate 2010.
Marchionne, esponente di un gruppo finanziario e, finché dura, anche industriale, che usa le fabbriche come cappello per elemosine statali in giro per il mondo e lascia in Italia macchine ed operai a marcire in cassa integrazione a spese della collettività per buona parte dell’anno, scova un’altra terribile banda di fannulloni abusivamente arroccatasi negli stabilimenti di Pomigliano.
Coraggiose campagne di stampa e la collaborazione responsabile dell’opposizione rivelano le numerose diramazioni della banda in ogni angolo d’Italia. I provvedimenti restrittivi, inizialmente pensati come locali, devono essere estesi a milioni di lavoratori metalmeccanici.

A prima vista.

A prima vista, le notevoli similitudini fra questi due casi e i problemi che indubbiamente sollevano, potrebbero far venire in mente, a un moderno e coraggioso giuslavorista, la necessità di istituire una indennità di rischio di tipo affatto nuovo. Un’indennità intitolata a Malaussène, il personaggio di Pennac che sbarcava il lunario addossandosi in un supermercato la colpa di ogni disservizio la clientela lamentasse. Un capro espiatorio a pagamento.
Certo l’indennità costituirebbe una novità di rilievo nel panorama della legislazione laburista italiana e la sua istituzione comporterebbe problemi legali di vario tipo.
Innanzitutto dovrebbe coprire ogni categoria di lavoratori: privati, pubblici, semipubblici e parapubblici, a partita IVA o a progetto, disoccupati, in leasing o part time, ariani, celti o extracomunitari. Chiunque infatti potrebbe essere chiamato in causa alla bisogna. Ma coprirebbe anche, nei casi più tristi, l’impresa. Spesso infatti, quest’ultima si trova ingiustamente a dover far fronte alla cattiva pubblicità causata da lavoratori che, per pigrizia, distrazione, ignoranza, a causa di delusioni amorose o chissà quali altri grilli per la testa, finiscono per perdere la vita sul sacro suolo dell’azienda.
Ma i vantaggi appaiono evidenti. Ci sarebbero sempre lavoratori costretti per contratto a sopportare accuse di ogni genere e lo sdegno della collettività.
Alcune semplici applicazioni:
– Due morti sulla E12. Ritardi nei soccorsi. Tre lavoratrici dell’unità sanitaria di competenza contemporaneamente in maternità. Una già madre felice di due bambini.
– Cade dall’impalcatura e muore. Nella madrasa non si spiega la forza di gravità.
– Crisi nella produzione di scarpe romagnola, centinaia gli esuberi. Una ricerca dell’università di S. Marino : l’80% dei lavoratori locali indossano stivali di pelle di coccodrillo cuciti a mano sulle sponde del Nilo.

Uno sguardo più approfondito.

Niente paura, non c’è bisogno di raggiungere i lavoratori cileni sepolti vivi dal crollo della miniera (pericolosa abitudine dei minatori sudamericani: picconare al ritmo di musica heavy metal), né gli abissi dove i pozzi BP perdono petrolio (pescatori di perle in scafandro scambiano tubi d’estrazione per murene velenose e attaccano).
Basta leggere e interpretare le due notizie in senso inverso.

Notizia 2: i padroni in Italia non sanno più che cazzo far fare ai propri servi. Ma per restare padroni i servi, lo dice la parola, servono. Purtroppo. Ma a chi rifilare i loro inutili prodotti? I padroni più grossi, oltre ai lavoratori, possono ricattare i governi. E quelli un po’ meno grossi?

Notizia 1: il governo dei padroni smantella la Pubblica Amministrazione. Umilia e punisce i lavoratori che dovrebbe coordinare. Taglia fondi e impedisce assunzioni. Invece di riqualificare deprime.

Il vero scopo del ministro non è un segreto per nessuno. Cugini e cognati hanno azienducole e fabbrichette che necessiterebbero tanto di soldi pubblici, ma quel personale che per ora non può essere licenziato in tronco svolge lo stesso lavoro a costi irrisori. E, bene o male, non sono tempi da sbandierare spese eccessive. Ma, ehi!, siamo o non siamo il paese dei Medici e degli Strozzi, dove è stata inventata la partita doppia e depenalizzato il falso in bilancio? Dove Tremonti può ricoprire cento volte la carica di ministro delle Finanze e ricevere addirittura unanimi consensi? La soluzione è sempre la stessa. Si utilizzano creativamente i diversi capitoli di spesa. Quella per il personale scende continuamente e i risparmi si mostrano con fierezza. Le spese per gli appalti e le esternalizzazioni si nascondono e diluiscono in mille rivoli di capitoli nascosti. E così il gioco di prestigio è fatto.
Ai lavoratori pubblici vengono tolte le risorse minime per lavorare. Applausi manifesti.
Le stesse risorse finiscono alle imprese dei cugini e dei cognati che potranno offrire un servizio scadente trattando, come insegna Marchionne, i loro lavoratori da servi. Il di più che si perde in tangenti verrà coperto, come al solito, a debito. Applausi nascosti.

Certo, dubbi sulla vitalità di un sistema economico che si nutre dei propri escrementi possono sorgere.
“Impiegati del tesoro superano i firewall di sicurezza e si giocano le riserve finanziarie del paese in un torneo internazionale di Texas Hold’em.”

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