JRR Tolkien

L’Italia è l’unico paese in cui JRR Tolkien sia divenuto scrittore di riferimento della destra più estrema e lugubre, collocato in un ideale pantheon accanto a Julius Evola e consimili figuri razzisti. E’ una lunga storia di distorsioni e strumentalizzazioni, iniziata ormai quarant’anni fa.
Questa anomalia italiota non cessa di stupire studiosi e lettori di Tolkien di altri paesi. Persino in questo siamo riusciti a renderci ridicoli.
Da alcuni anni, tuttavia, è in corso un serio lavoro di “aggiornamento” del dibattito: vengono tradotti in italiano gli scritti su Tolkien di studiosi come Tom Shippey, si organizzano incontri, convegni e seminari, si cerca di riscattare l’autore de Il signore degli anelli dall’ipoteca delle appropriazioni destrorse e dei volantinaggi di Forza Nuova davanti alle sale cinematografiche. Non si tratta, banalmente, di “rovesciare” il mito di un Tolkien “fascista” per ottenere l’immagine di un Tolkien “democratico” o addirittura “progressista”; si tratta invece di restituire le sue opere alla loro ricchezza e complessità.
Pochi giorni fa, su L’Unità, Roberto Arduini rendeva conto di questa poco vistosa ma significativa “renaissance” tolkieniana in Italia. Riproponiamo qui il suo articolo. A stretto giro, polemizzava con lui dalle pagine de Il Giornale Gianfranco De Turris, segretario della Fondazione Julius Evola e alfiere della tolkienologia “all’italiana” descritta sopra.
Tra le varie cose, De Turris è l’uomo che definì Furio Jesi, alquanto riduttivamente, “intellettuale ebreo morto prematuramente per una fuga di gas del suo scaldabagno”. Ebreo… fuga di gas… Uhm… Scaldabagno… Le docce di Auschwitz… Humour nero? Mah.

De Turris è a capo di una fondazione intitolata a uno che scriveva cose come “La televisione sa solo dire bene dei negri e non perde nessuna occasione per prenderne le parti con distorsioni di ogni specie […] tanto da assuefare il pubblico ad una comunanza bastarda”, oppure: “Si depreca il regime detto segregazionistico – quello dell’Apartheid – mentre è il solo ragionevole e che non fa torto a nessuno.”
Si dica quel che si vuole, ma Tolkien ci pare lontano anni-luce da questa roba.
Per questioni di copyright non possiamo riprodurre l’intervento di De Turris, che comunque linkiamo.
Lo scambio è stato variamente commentato in rete (cfr. il denso dibattito sul blog Lipperatura).
Oggi, di nuovo su L’Unità Arduini controbatte. In chiusura di questo post, in contemporanea all’uscita in edicola, proponiamo la sua nota in risposta a De Turris. (Red.)

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DI DESTRA? NO, ERA UN ROMANTICO
L’ITALIA FINALMENTE CAPISCE TOLKIEN

di Roberto Arduini
[“L’Unità” il 7 gennaio 2010]

La falce spezzataSoffia un vento nuovo e non viene dall’est. Se non la critica, parte degli studiosi si sono accorti che lo scrittore inglese J.R.R. Tolkien è un autore a tutto tondo, non solo per bambini, come si dice, o per nostalgici. Questo almeno per l’Italia, che colma ora una lacuna più che trentennale, e per una parte dei critici, visto che c’è chi ancora nostalgico lo è nell’anima. La sorprendente collana “Tolkien e dintorni” della Marietti 1820 in pochi anni ha riempito quel vuoto assordante con i migliori studi disponibili sull’autore del Signore degli Anelli: riunisce critici del calibro di Tom Shippey, allievo ed erede del Professore, e Verlyn Flieger, docente di Mitologia e Studi Medievali negli Usa. Come ulteriore novità, l’ultimo volume è un’antologia scritta completamente da studiosi italiani. La Falce Spezzata. Morte e immortalità in J.R.R. Tolkien segue anche nelle modalità di stesura gli standard dei Paesi anglosassoni, con un gruppo di studio durato quasi due anni. Gli autori non si limitano a ripetere versioni trite e obsolete presenti in molta saggistica degli anni passati, soprattutto nel periodo dell’uscita della trilogia di Peter Jackson. Al contrario di interpretazioni allegoriche, tradizionaliste e mistico-dualistiche, tanto in voga fino a tutti gli anni Novanta – visioni che non trovano fondamento nell’opera -, lo scrittore inglese è inserito nel filone tardoromantico, insieme ad autori come William Morris e George MacDonald, e a ritroso a risalire fino al loro capostipite, il poeta, filosofo e scrittore tedesco Novalis, convinto sostenitore dell’opera di fantasia, in cui «si rispecchia l’insolito gioco dei rapporti tra le cose e si manifesta l’anima del mondo». Tolkien rientra pienamente in questo filone con la sua idea dell’arte come eterocosmo, della fantasia come ponte tra il naturale e il sovrannaturale, dell’esperienza artistica come presa di coscienza della realtà vera e perenne che esiste aldilà del mondo sensibile delle apparenze. Ma Tolkien è anche uno scrittore che ha vissuto i drammi del XX° secolo, ha combattuto nelle trincee della Prima Guerra Mondiale e subito le bombe della Seconda. Lo scrittore s’è posto le stesse domande che altri autori contemporanei si ponevano, cercando, forse con più fiducia rispetto ai “War Poets” come Graves, Owen e Sassoon, le risposte che la sua matrice cristiana e la sua aderenza a determinate tradizioni letterarie lo hanno spinto a trovare. Il suo tornare ai miti va interpretato non in una superficiale chiave allegorica – che lo scrittore dichiaratamente detestava -, ma come la volontà di inserire l’esperienza e la sofferenza individuale in un contesto universale, restituendo valore al dolore, affrontando il problema del male, ricostruendo un mondo essenzialmente morale in cui l’individuo ritrova la propria identità attraverso le scelte e l’assunzione di responsabilità verso la comunità. Fili conduttori ne risultano il rapporto con la natura (tema “ecologico”), con il passato (il tempo e la memoria) e con il presente (l’eroismo), che uniscono i racconti brevi (da «Foglia», di Niggle al Fabbro di Wootton Major) allo Hobbit e al Signore degli Anelli.

A ben guardare, gli studi validi erano già presenti in libreria, come dimostrano i molti volumi curati da Franco Manni o un libro che risale addirittura al 1982, Introduzione a Tolkien di Emilia Lodigiani. Dieci anni dopo, su L’Unità Alessandro Portelli parlando di Tolkien ne denunciava «l’appropriazione, senza fondamento, da parte della destra italiana» che, omettendo capziosamente, si limitava a «raccontare la fabula, disinteressandosi del tutto dell’intreccio».

Eppure, i più zelanti alfieri dell’interpretazione di destra continuano a “raccontar la loro favola”, senza accorgersi che il mondo va avanti. Forse è per questo che Gianfranco de Turris ha potuto scrivere nella Postfazione alla Leggenda di Sigurd e Gudrún tutta una serie di corbellerie, come il fatto che fosse ancora inedita la traduzione del Beowulf da parte di Tolkien (pubblicata nel 2002 da Michael Drout); ed è per questo che Quirino Principe, curatore della prima edizione del Signore degli Anelli per la Rusconi nel 1970, ha potuto dire all’ultimo festival della Letteratura di Mantova che la Bompiani non ha più ripubblicato Le lettere di Babbo Natale (edite nel 2000 e nel 2004) e che Albero e foglia fu un’opera “giovanile” di Tolkien (aveva 50 anni).

Sono molti i segnali che le cose stanno cambiando, per fortuna, e lo dimostrano altri studi seri come le Lettere ai Bambini di C.S. Lewis, a cura di Carlo Bajetta, che rendono omaggio a un altro degli Inklings, amico di Tolkien e autore delle Cronache di Narnia, che restituisce anche a questo autore un’immagine scevra da interpretazioni. Lo dimostra il fatto che l’autore del Signore degli Anelli sia perfino protagonista di un romanzo, l’emozionante Stella del Mattino di Wu Ming 4. Lo dimostrerà soprattutto il convegno che si terrà il 22 maggio prossimo a Modena su “Tolkien e la filosofia”, organizzato dall’Istituto Filosofico di Studi Tomistici e dall’Associazione Romana di Studi Tolkieniani, che porterà per la prima volta in Italia proprio Tom Shippey e Verlyn Flieger. «Il mondo sta cambiando», direbbe Barbalbero.

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Da L’Unità dell’11 gennaio 2010:

LA VERITÀ FA MALE

La verità fa male. E lo dimostra la risposta piccata con cui Gianfranco De Turris, curatore delle opere di Julius Evola e segretario di una fondazione a lui dedicata, ha risposto su Il Giornale, venerdì 8 gennaio, alla mia recensione de La Falce Spezzata. Morte e immortalità in J.R.R. Tolkien, edito dalla casa editrice Marietti 1820. Purtroppo, ognuno risponde con quel che ha. De Turris, glissando sulle sue manchevolezze pubblicate in apparati che dovrebbero essere critici, sbraita contro la supposta scoperta tardiva dello scrittore inglese. Ne fa una versione trita e ritrita del vecchio adagio di Giorgio Gaber “Cos’è di destra, cos’è di sinistra?”. A noi, questo argomento è venuto a noia già da molto tempo e ci limiteremo a dire che L’Unità denuncia l’appropriazione indebita di Tolkien da parte della destra da quasi vent’anni. Alessandro Portelli, tra l’altro, nel lontanissimo 1982, in un convegno e nei successivi Atti,
parlava già degli «abili silenzi ed omissioni» di De Turris e soci su Tolkien (in Nuova destra e cultura reazionaria negli anni Ottanta, pag. 288).
Niente di nuovo, quindi, anzi qualcosa di stravecchio, come le tesi che De Turris porta avanti, sempre le stesse da trent’anni (basta leggere i titoli dei suoi scritti: “Il caso Tolkien”, “Evola e Tolkien critici della modernità”, “Il Signore degli Anelli come viaggio iniziatico”). Piuttosto che letture esoteriche, «simboli di una Tradizione perenne per inconsapevoli che possano essere allo stesso Tolkien», come scrive De Turris, preferiamo leggere i saggi di autori come Tom Shippey, Verlyn Flieger, Douglas Anderson, Michael Drout, che ci appaiono ben più solidi. È ora che il passato si faccia da parte e lasci il posto a studiosi seri, che basano le loro tesi su un uso corretto delle fonti.
L’ultima fatica della Marietti va in questo senso: è una raccolta di saggi, la prima in assoluto su un tema fondamentale per le opere di Tolkien, tiene presente tutta la sua opera (inclusa la History of Middle-Earth) e lo colloca all’interno del consesso internazionale, cosa che in Italia finora è avvenuta assai raramente.

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Convegno internazionale
“TOLKIEN E LA FILOSOFIA”
L’Istituto Filosofico di Studi Tomistici, in collaborazione con l’Associazione Romana di Studi Tolkieniani, ha organizzato per il prossimo 22 Maggio 2010 quello che, a detta di alcuni critici, sarà il più importante convegno di studi tolkieniani mai tenutosi in Italia.
Il convegno si terrà presso la Sala Convegni dell’Hotel Raffaello, Strada per Cognento 5, Modena
Il tema della giornata è “Tolkien e la Filosofia” : il programma (da confermare) sarà il seguente…

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