dell’ Irish Republican Socialist Party

JoinTheIRSP.jpgLA FASE RIFORMISTA

I dirigenti dei Provisional usarono la lotta armata, negli anni Ottanta e Novanta, per strappare alcune concessioni politiche al governo inglese, in preparazione dell’apertura della fase riformista. Il successo elettorale conseguito dal Sinn Fein dopo lo sciopero della fame del 1981 convinse Gerry Adams, e gli uomini alla testa del partito, che la creazione di una coalizione nazionalista, comprendente sia la classe media del Nord che la classe dominante del Sud, fosse la via migliore per porre richieste avanzate. Sparì il radicalismo degli anni Settanta, sparì ogni riferimento al socialismo. In luogo delle istanze anti-imperialiste per un’Irlanda unita, lo slogan del giorno divenne “eguaglianza di diritti”.
Il movimento repubblicano Provisional mirava ora a ottenere uguali diritti, all’interno del Regno Unito, per i nazionalisti irlandesi. Cominciarono i colloqui Adams-Hume, i negoziati con il governo dell’Irlanda e, più tardi, le trattative con il governo britannico. Si arrivò così ai cessate il fuoco del 1994-1997, all’ “accordo del buon venerdì” (Good Friday Agreement), al “patto di Saint Andrews” e, ora, alla costituzione di un parlamento dell’Irlanda del Nord fermamente vincolato a programmi economici neoliberisti.

Per raggiungere simile risultato, il movimento Provisional consegnò le armi, riconobbe la pretesa degli inglesi di governare l’Irlanda del Nord, smantellò il suo esercito. In cambio può ora partecipare alla gestione delle forze di polizia.
E’ stato detto a tutte lettere che questo non rappresenta una vittoria del movimento repubblicano. Meno ancora per il socialismo. La lotta armata repubblicana ha subito un’indubbia sconfitta. L’Irlanda unita è ancora più lontana di quanto lo fosse nel 1967. La divisione tra lavoratori cattolici e protestanti non è mai stata così abissale. Continuano a prodursi brutali attacchi settari. Le comunità operaie sono separate dai cosiddetti “muri della pace” (1), in maggioranza edificati dopo la fine del conflitto armato.
Se il repubblicanesimo irlandese non vuole diventare irrilevante, dovrebbe chiarire la sua natura socialista.
Intanto la lotta armata continua, in qualche modo. Di recente sono comparse sei varianti dell’IRA (Provisional IRA, Real IRA, Continuity IRA, Oglaigh na Eireann, Official IRA-ORM e Official IRA-WP), più numerose altre organizzazioni che si richiamano al repubblicanesimo e al socialismo. Questa è una situazione ridicola, che non serve agli interessi della classe operaia.
Invece di tutte queste assurdità su chi è veramente repubblicano e socialista, coloro che vogliono seriamente cambiare la società irlandese devono rifarsi alle basi del socialismo, alle basi del marxismo. Non pretendiamo che l’IRSP sia il perfetto veicolo per portare la rivoluzione in Irlanda. E’ lungi dall’essere perfetto. Ma ha una tradizione rivoluzionaria, solide radici nella classe operaia nazionalista, un’analisi politica corretta su ciò che avviene nel nostro paese, una prospettiva internazionalista. Ma soprattutto sa apprendere dagli errori del passato.
Ventuno anni fa, Ta Power (2), che sarebbe stato assassinato poco più tardi, scrisse un convincente documento di analisi del nostro movimento. Indicò le vie da seguire, e il suo testo è stimolante oggi come lo fu allora. Se ogni socialista repubblicano, interno o esterno al nostro partito, gli avesse prestato ascolto, oggi avremmo una credibile organizzazione rivoluzionaria, con un’influenza crescente tra la classe operaia:
“Un partito rivoluzionario deve avere un’ideologia rivoluzionaria, un’ideologia che ci permetta di analizzare il mondo, le forze in campo a livello mondiale, e organizzare campagne basate su questa analisi. Una campagna solida, fondata sui principi, fortemente radicata, richiede come guida all’azione un’ideologia. Questa riassume gli interessi storici della classe operaia, che attraverso un partito rivoluzionario punta al rovesciamento dell’ordine capitalistico e a iniziare la costruzione del comunismo.”
Tuttavia ci sono compiti quotidiani che meritano la nostra attenzione, ora. Dobbiamo essere a fianco dei lavoratori del settore pubblico, sotto attacco per i tagli ai servizi che svolgono. Dobbiamo batterci per una massiccia diffusione dell’edilizia popolare. Dobbiamo contrastare ogni manifestazione di settarismo religioso. Dobbiamo denunciare la continua ingiustizia della divisione dell’Irlanda, e la triste condizione dei prigionieri politici dovunque si trovino. Dobbiamo farci carico di contrastare “qualsiasi manifestazione di tirannia e di oppressione, non importa quale strato o classe del popolo danneggi”.
Quarant’anni dopo l’inizio della lotta per i diritti civili, e con la questione nazionale ancora irrisolta, siamo di fronte a una nuova situazione. La sinistra in Irlanda è debole, divisa e frammentata dal settarismo politico.
Il Repubblicanesimo è stato sconfitto e dolorosamente lacerato. E’ chiaro che gli approcci adottati sia dai repubblicani che dai socialisti, nel passato quarantennio, non hanno comportato progressi significativi all’interno del movimento operaio. Dobbiamo imparare gli insegnamenti e ricordare le parole di Ta Powers.
E’ nostro dovere essere vigili, per non sprofondare nella palude del settarismo, della confusione, della chiusura mentale. Non dobbiamo lasciarci trascinare in risse insensate, o su posizioni settarie, controrivoluzionarie, demoralizzanti, che aiutano il nemico e confondono e dividono i lavoratori.
Marx, Lenin ecc. si confrontarono con i problemi salienti in maniera coraggiosa, rude, spietata. Perché noi non ci siamo riusciti? E’ inerente alla nostra natura, o cosa? Siamo all’altezza del compito? Siamo dilettanti o professionisti?
Conosciamo le lezioni della storia, siamo consapevoli dei nostri errori. O agiamo di conseguenza, o è il collasso. La salvezza risiede nella chiarezza e nel coraggio di cambiare!
Compagni, questa è l’unica via perché la sinistra irlandese vada avanti!

NOTE

1) Si tratta di muri eretti, in alcune città dell’Irlanda del Nord, per isolare i quartieri cattolici da quelli protestanti.
2) Thomas “Ta” Power, ex militante dell’Official IRA, entrò nell’IRSP nel 1975, mentre era prigioniero nel carcere di Long Kesh. Fu assassinato il 20 gennaio 1987, all’età di 33 anni, assieme al capo di stato maggiore dell’INLA John O’Reilly. Gli uccisori appartenevano all’Irish People’s Liberation Organization (IPLO), una scissione dell’INLA (vedi le “Osservazioni conclusive”). Power, come il suo successore Gino Gallagher, si batté perché le tendenze militariste dell’INLA non avessero la meglio sulle istanze politiche dell’IRSP.

OSSERVAZIONI CONCLUSIVE (di V.E.)

L’Irish Republican Socialist Party, uno dei protagonisti delle lotte irlandesi per l’indipendenza e l’eguaglianza sociale dalla metà degli anni ’70 in avanti, è ancora in vita e attivo tanto al Nord quanto al Sud, malgrado una vicenda a dir poco travagliata. Fin dal 1974, quando il brillante e giovane quadro dell’Official IRA (oggi Worker’s Party) Seamus Costello guidò la scissione dall’organizzazione a cui apparteneva, decisa a rinunciare alla lotta armata e a spostarsi su posizioni socialdemocratiche, e fondò il nuovo partito, vi furono problemi tra l’IRSP e il suo braccio armato, l’Irish National Liberation Army. Bernadette Devlin, quasi leggendaria eroina nordirlandese nelle lotte per i diritti civili, aderì all’IRSP, ma lo lasciò quando si rese conto che di fatto era l’INLA ad avere il comando, in perfetta contraddizione con uno dei più noti precetti maoisti (la Devlin è tornata ad accostarsi all’IRSP in anni recenti). Vi fu poi, nel 1977, l’assassinio di Seamus Costello da parte dell’Official IRA (impegnata in una delle sue ultime azioni armate), che privò il partito del suo ideologo di spicco. Altri si salvarono perché i poco amati cugini della Provisional IRA intervennero a difenderli.
L’INLA continuò a fare, più di prima, la parte del leone, con azioni che a volte furono tacciate di eccessiva ferocia (tanto da meritarsi, nell’unico studio-pamphlet dedicato alla formazione, l’appellativo di “Divisioni della morte”). In realtà, l’INLA faceva né più né meno di ciò che faceva l’IRA. Tre militanti dell’INLA morirono nelle carceri inglesi in seguito a uno sciopero della fame, sull’esempio di Bobby Sands. L’IRSP crebbe e la sua bandiera, azzurra e con l’Orsa Maggiore (“the starry plough”), la stessa che era stata di James Connolly e della sua Irish Citizen Army nel 1916, fu dipinta su molti muri dei ghetti cattolici dell’Irlanda del Nord.
La crisi venne con gli anni Ottanta e con una serie drammatica di scissioni e di conseguenti “regolamenti di conti”. Dall’INLA presero vita la INLA-HQ e soprattutto la Irish People’ Liberation Organization, sinistra congrega poco distinguibile dalla malavita comune. I dirigenti dell’IRSP e dell’INLA cominciarono a cadere sotto le pallottole degli scissionisti — soprattutto i leader, come Thomas “Ta” Power e Gino Gallagher, impegnati a riportare il braccio armato sotto il controllo del partito. Ancora una volta la Provisional IRA accorse in aiuto dell’IRSP, e in un solo giorno tolse di mezzo la IPLO, con l’uccisione di tre suoi dirigenti e il rapimento di molti altri, costretti, per avere salva la vita, a impegnarsi al ritiro da ogni forma di attivismo.
Attualmente l’IRSP è un partito di estrema sinistra minoritario, ma presente sia nell’Irlanda del Sud che nelle sei contee del Nord. Ha propri esponenti nel movimento sindacale, è attivo nelle lotte sociali e cerca di raccogliere le forze repubblicane e socialiste in un unico fronte. Rifiuta gli accordi di pace tra Sinn Fein e governo britannico, nonché il governo dell’Ulster spartito tra nazionalisti e unionisti che ne è scaturito. Tuttavia ha deciso di rispettare la tregua decisa dal Sinn Fein e dalla Provisional IRA. Si batte per la difesa delle minoranze sessuali e per la laicità. Rimane astensionista, ma ha partecipato con buon successo a elezioni locali. Continua a rivolgere il proprio discorso, con esiti modesti, anche alla classe operaia protestante. Ha un seguito soprattutto giovanile, e un’appendice americana: l’IRSCNA, Irish Republican Socialist Committees of North America.
L’INLA esiste tuttora e non ha mai deposto le armi, tanto che figura nella lista europea delle organizzazioni terroriste. Rispetta anch’essa la tregua, ma si riserva la difesa armata dei quartieri popolari. Ciò si è risolto nell’uccisione di molti spacciatori e trafficanti di droga, l’ultimo nel febbraio di quest’anno. E’ accusata dalla stampa sia britannica che sudirlandese di agire così per conquistare un mercato proprio. La stessa accusa rivolta all’ETA, al Fronte nazionale di liberazione corso ecc. Un’imputazione che andrebbe accolta cum grano salis, viste le fonti.

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