di Saverio Fattorifabbriche_big.jpg

Tutti i capitoli di “Cattedrale”

Il mio è il lavoro peggiore di tutti, forse la condanna più pesante che può essere inflitta. C’è una forma di volontarietà in questo. La passività, la totale chiusura mentale mi ha portato a un lavoro assurdo insieme ai reietti della Cattedrale, sono arrivato al fondo, alla linea D. Mi sono trasformato in un individuo perfetto destinato all’ingiustizia.

E’ come se cercassi di sottopormi a prove sempre più dure in un contesto umiliante. Non reagisco all’iniquità, non chiedo spiegazioni all’inspiegabile e all’arbitrio che regna in questa palude. Cerco di diventare sempre più insensibile. Come i gemelli della Città di K mi autoinfliggo punizioni extra per essere sempre più forte. Non curo l’igiene, mi cambio gli abiti, ma non ho la possibilità di lavarli, non reagisco a frasi sprezzanti che arrivano a mezza voce. Come i gemelli inumani della Città di K vengo apostrofato con termini poco carini, la cattiveria si scatena tra pari livello, ma io resisto. Sarebbe troppo comodo se a scagliarsi contro di me fossero i ò e i Sacerdoti che invece si limitano a oppormi indifferenza. Figlio di cagna, bastardo, mostro. Malefico. Gnomo. Pensano che io non li senta perché non faccio una piega, non immaginano che tengo il volume dell’mp3 a zero. La prima volta è capitato per caso, batterie scariche, chissà da quanto tempo andava avanti quel gioco. macchina.jpgMa non riesco a essere completamente impermeabile agli attacchi esterni, le offese mi aumentano battiti cardiaci e sudorazione. Sento anche le cattiverie riferite al mio cattivo odore.
Le prove sono sempre più rigorose. Ho accorciato le pause personali, sono arrivato a un minuto e trenta, non mi siedo a riposare le gambe, ho letto l’ oroscopo in un settimanale e ne ho riso con alcune ragazze, non faccio giorni di malattia. Lavoro con attacchi influenzali in corso e infezioni alle unghie causate da guanti che non cambio. Ho sempre dita gonfie di pus che pulsano dentro i guanti più stretti che abbiamo in dotazione, ogni volta che prendo in mano un oggetto vedo le stelle e bestemmio a voce alta, la gente attorno non ne capisce il motivo, la mia fama da irrecuperabile si solidifica. Quando le infiammazioni si fanno insopportabili tiro cazzotti ai contenitori metallici. Devo avere una microfrattura al metacarpo della mano destra. L’addestramento al dolore psicofisico continua. L’eroina aiuta, è l’unico genere di conforto. Sto finendo le scorte, imparerò a fare a meno anche dell’ammortizzatore oppiaceo.

Le batterie dell’mp3 e del telefonino si stanno esaurendo. Non mi serve alcun supporto tecnologico. Vivo i miei ultimi giorni in perfetta simbiosi con la Cattedrale, nessun radio giornale, nessun contatto telefonico con persone che non attengono a questo luogo, nessuno stimolo etico, culturale o politico. Potrebbero distrarmi dal progetto finale. Leggo l’oroscopo sul settimanale Astra. Oltre al pranzo riesco a ottenere la cena dalla mensa, basta prendere due pezzi di pane invece di uno e conservare la frutta, la sera consumo un pasto frugale, è un sistema dietetico perfetto, non ho bisogno di alcun accumulo calorico, la mattina mi sveglio leggero per la colazione presso le macchinette del caffè.
Ma la Vecchia Strega non sa che farsene di questi piccoli atti di masochismo. Ride sdentata, dice che lei non ha bisogno di queste scempiaggini. Dice che è un problema mio, dentro al mio cervello. Dice che vedo nemici che non esistono, penso troppo, le cellule celebrali hanno degenerazioni, vivo nell’allucinazione perenne. Un giorno la vecchia strega finirà l’ultima goccia di latte, gli estratti conto si asciugheranno, questo luogo diventerà un bowling o un ipermercato, e perderà la sua memoria. Le pietre torneranno pietre, nessuna pietra è matrigna, i mostri saranno mulini. Io sarò l’alcolizzato del bar del bowling, darò fastidio alle cassiere, racconterò le storie antiche di questo posto, parlerò a vanvera di grafici e organigrammi, di First Time Quality, di Value Stream, citerò gente morta. Fermerò clienti, li chiamerò con il nome di ex colleghi, inseguirò fantasmi. Il fidanzato della cassiera fingerà collera, poi pietà, dissuaso dalla ragazza eviterà di colpirmi. Io continuerò, petulante, vedi, in questo punto, dai video poker… fino oltre i biliardi a stecca… qua c’era la linea di assemblaggio della Maserati Ferrari… facevamo i condizionatori che poi andavano montati… ma ti piace la Ferrari, piace anche a te, no? Piace a tutti la Ferrari… A me le macchine basse sembrano ridicole. Adesso hanno spostato tutto in Slovenia.
Scostati idiota.
Comunque non sono l’unico esemplare colpito da esaurimento nervoso che si guadagna l’esistenza in questo luogo. La Cattedrale è un ente misericordioso, il suo ventre capace può contenere scarti umani come me, talmente grande da poter integrare relitti che una realtà artigiana più piccola non potrebbe permettersi di impiegare. È fatale che sia pieno di furbi e di inetti. Mi capita spesso di incrociare sguardi opachi da psicofarmaco. Sono persone miti, per nulla pericolose, produttive, si aggirano mestamente in luoghi fissi, seguono percorsi sempre identici, compilano schedine del totocalcio e commentano i risultati del campionato. Leggono i quotidiani sportivi. Aspettano una promozione della squadra del cuore. Aspettano uno scudetto, una coppa europea. Delegano la propria vita ad altri. Ai centravanti con il piede buono che rubano la palla in area. Aspettano di morire e nel frattempo cercano di rendersi invisibili perché i complessi di inferiorità li opprimono. Solo la rassegnazione e il calcio li preserva dal suicidio. Assolvono le loro funzioni operative in modo ineccepibile, sono mansioni semplici e ripetute negli anni, il loro cervello è poco mobile, questo è positivo, la loro ottusità è organica ai bisogni aziendali, c’è una perfetta armonia tra domanda e offerta. Sono fedelissimi alla Cattedrale, possono essere pericolosi per uno come me, possono essere infidi, danneggiarmi con incaute affermazioni senza averne coscienza. La loro idea della verità è fanciullesca, molto netta, non prevede alcuna complessità, possono essere cattivi come bambini, sanno fare male perché la natura li ha colpiti dalla nascita.
Rifornire la linea “D”, da me nominata Fuoco Centrale, è da duri e puri, le operaie non hanno pietà, né furbizie, sono api rese folli dall’inquinamento e dall’innalzamento della temperatura. In realtà basterebbe poco per rendere umano il rifornimento del Fuoco Centrale. La facilitatrice potrebbe rompere qualche scatola, si potrebbero utilizzare i carrellisti che non stanno facendo un cazzo da un paio d’ore. L’illogicità della Cattedrale, la totale mancanza di sensibilità, atterrisce. Tutto è dilatazione, fatalità, le sue contraddizioni sono elettricità per i miei nervi. Questa macchina infernale mi rapisce, non protesto, dà forma e sostanza al mio masochismo inerme. Le altre persone che hanno fatto il mio stesso lavoro stanno saltando tutte, una dopo l’altra, chi in mutua, chi ha cambiato linea perché non riesce a mantenere il ritmo o per ragioni oscure. Avranno tramato, avranno piagnucolato. Alcune portano certificati medici, vaneggiano di tendiniti che nessuna radiografia può confermare. In realtà anch’io inizio ad avere acciacchi, ma non me ne lamento. I nervi che dal centro del palmo delle mani arrivano alle dita fanno male. Sono le mie stimmate. Sono sempre più forte e demente, mi nutro di odio e di eroina tagliata troppo, non mollo la trincea. Schizzo come uno gnomo impazzito, aumento di intensità le battute a sfondo sessuale, cerco di mettere le mani addosso alle più carine. Sono l’agnostico che più crede, che rende gloria alla divinità che lo schiaccia. Sono fedele nei secoli alla Cattedrale, non faccio mutua e non porto certificati medici per avere alcuna esenzione. Non chiedo sconti di pena, non cerco altri lavori. Devo essere irreprensibile e martirizzato. Per non concedermi scrupoli quando sarà il momento di colpire senza pietà. Il Frank da lontano mi guarda e scuote la testa. Sono senza speranza. Sono perduto. Pochi minuti dopo si materializza dietro a una colonna. Cerca di stancarmi, con calma, senza strattoni, come fossi una carpa, sa che se esagera rompe la bava.

− Perché colpisci i cassoni? Hai tutte le mani deformate, forse hai una mano rotta. Almeno rompilo in faccia a qualcuno. Fai schifo, hai tutte le unghie marce.

− Potrei colpire te. Non aspettano altro, una scusa per buttarmi fuori. Non vali il mutuo della casa.

− Il bollo della macchina vorrai dire. Com’è dormire nel parcheggio? Ieri notte io e i miei amici ti abbiamo visto. Sei un barbone. Qualcuno ha proposto di darti fuoco a te a alla tua macchina. La tua auto è indietro di tre restyling del modello. Non ti vergogni?

− Che cazzo vuoi?

− Voglio che smetti di arrossire quando parli con me, sembri una figa. Voglio che ti eserciti meglio. Se devi fare il pazzo almeno cerca di mettere paura. Cerca di essere pericoloso. Mi servi fuori di testa, ma determinato.

− Ho una mazza da baseball stesa nel sedile dietro. Ho il sonno leggero. Dillo ai tuoi amici.
− Bravo, vecchio. Pensi che possa bastare? Pensi che lasci la collezione di armi di mio padre a marcire nella cassaforte?

Nel pomeriggio mi hanno staccato un paio d’ore dalla linea produttiva. Il responsabile dei Servizi Generali ha chiesto di me alla capo-reparto. Serve un maschietto per sgomberare l’archivio cartaceo.macchina1.jpg Si tratta di eliminare documenti che da un punto di vista legale l’azienda non è più tenuta a conservare, per fare posto ad altra cartaccia proveniente da tutti gli uffici. Il caveau della Cattedrale mette i brividi. Comunicazioni interne degli anni Novanta, era pre—outlook, burocrazia onanistica, periodi labirintici, firme di dirigenti scomparsi e deceduti che avevo completamente rimosso dalla memoria. Quante figure retoriche sono passate da questo crocevia del malaugurio. Quanti cialtroni hanno brillato una stagione e sono andati a esplodere altrove. Perché hanno messo una mosca come me su una montagna di merda così allettante? Potrebbe essere una trappola, potrei essere colto sul fatto mentre violo documenti riservati e giustiziato con il consenso del sindacato e di tutti gli schiavi.
Il portinaio mi ha lasciato solo nel caveau, se n’è scappato in bicicletta. L’elettricità ha percorso il mio corpo, ho steso una riga di bianca debole, eroina tagliata troppo e ho iniziato a spulciare la zona riservata alle Risorse Umane. Non mi frega nulla delle buste paga, risalgono al periodo della Lira e sono rassegnato all’ingiustizia economica e ai privilegi che urlano vendette sanguinose. Cerco curricula, schede personali, sono certo che ci sono profili degli abitanti della Cattedrale redatti il giorno dell’assunzione e aggiornati costantemente. Cerco la mia scheda. E la trovo subito. È una carpetta azzurra il cui angolo spunta dalla fila. Casualità? Hanno voluto tendermi una trappola? Come mi avranno sintetizzato? Il mio nome è scritto a biro sulla copertina, la descrizione Operaio Addetto Controllo Qualità Linee Produttive Fiat è stata barrata nella parte Addetto Controllo Qualità. Le considerazioni dovrebbero essere precedenti al degrado.

Capacità relazionali

Deboli. Si pone esterno al gruppo di lavoro del reparto Controllo Qualità, nessuna condivisione di interessi e caratteriale in genere. In sala mensa preferisce non sedersi al tavolo con i colleghi di ufficio. In realtà non ha un tavolo fisso. Nell’approccio professionale ad altri enti cerca di esordire con argomenti diversi da quelli lavorativi. Politica, cinema, letteratura. Appare discontinuo nelle relazioni umane. Alterna buonumore a periodi di totale chiusura agli stimoli dell’habitat lavorativo, comunque ellittico nelle risposte ai problemi che si pongono, mai diretto nella risoluzione. A volte dà un’immagine di sé forte e determinata. In altre circostanze appare fragile e disadattato. Non è da escludere l’uso di droghe. Assolutamente inaffidabile e imprevedibile. Crea imbarazzo e disagio negli interlocutori.
SI CONSIGLIA DI NON FARLO ENTRARE IN CONTATTO CON FORNITORI/CLIENTI ESTERNI.

Capacità tecniche

Scarse. È stato aggregato già nel 1988 all’Ente Qualità segnalato da un compagno di infanzia. Nessuna formazione scolastica, (licenza media inferiore…) limitatissima dimestichezza con i sistemi informatici e con il disegno tecnico, mentalità meccanica assente. Si “arrangia” nel quotidiano aziendale esibendo un (insufficiente) approccio di tipo umanistico alle variabili. Buon elemento per quantità di lavoro smaltito. Si trattiene in azienda dopo l’orario standard, straordinario non autorizzato né retribuito.

Interessi

Strettamente riferiti alla sfera umanistica. Esibisce nozioni di cultura generale a volte sorprendenti con il risultato di apparire ai più inutilmente presuntuoso.

Aspetto fisico

Di bassa statura, corporatura nervosa, tratti del viso sgradevoli, una fisicità indefinibile dalla quale è impossibile stabilire l’età. Sembra un bambino invecchiato senza aver avuto le fasi intermedie dell’adolescenza e della maturità.

Altre note

Inadatto al ruolo che indegnamente ricopre (frutto di errori di precedenti management), ha avuto scatti d’ira nei confronti di altri operai e di superiori ritenuti (da lui) giustificabili per la forte pressione lavorativa a fronte di problemi qualitativi difficili da gestire/risolvere. Non è sposato, non ha prole, non siamo a conoscenza di legami sentimentali. Si ribadisce che una certa discontinuità negli atteggiamenti potrebbe essere spiegata dall’uso di droghe o da disturbi mentali che ad oggi (01/04/1999) sembrerebbero di lieve entità.

Seguono solo due note scritte a biro, la calligrafia è chiara, femminile, piccola e tondeggiante, stilografica punta fine.

04/06/2006 in ottica ridimensionamento ente C.Q. ente Risorse Umane (di comune accordo con altri enti interessati) aggrega il soggetto da prossimo settembre ai reparti produttivi.

01/10/2007 secondo alcune fonti interne il soggetto sarebbe uso dormire in macchina nel parcheggio antistante l’azienda, area di proprietà comunale. Ci riserviamo di prendere iniziative qualora l’informazione fosse confermata, ANCHE SE NEL CONTRATTO NAZIONALE E AZIENDALE QUESTA EVENTUALITA’ NON E’ PREVISTA.

Ho rimesso la carpetta al proprio posto, non ne ho visionate altre, ho i guanti e non ho lasciato impronte. La mia scheda è corretta, ineccepibile. Io stesso non avrei saputo essere più preciso. Sono grato alle persone che l’hanno redatta. Hanno perso tempo ed energia per un elemento di capacità professionale pressoché nulla. Sì, dormo in macchina, non ho trovato la scheda di Marani, né di altri Porporati, le loro schede, semmai dovessero esistere, sono conservate in luogo più sicuro. Poi ho fatto il lavoro assegnato secondo le indicazioni. Ho trovato a disposizione due enormi contenitori metallici, in uno devo mettere carta e cartone, nell’altro il materiale non biodegradabile, buste di plastica trasparente e raccoglitori con molle in metallo. È davvero struggente disfarsi di tutti questi documenti, della maggior parte non ne capisco il senso, ma sto maneggiando vite. Vite da buttare. Vite che non lasceranno traccia. In tempi non troppo remoti erano costati gastriti, urla, ore di straordinario non retribuite. Sento che in questo caveau c’è la risposta a un sacco di domande, e io non sono in questo posto casualmente. Ci sono tutti i carteggi dell’omino gentile, scritti in una lingua che ancora oggi mi sembra incomprensibile. Ci sono le corrispondenze tra Marani e Mandracchia dell’After Market, a colpi di comunicazioni interne dal fraseggio delicato e intenso. Non riesco a capire secondo quali logiche sia stato catalogato tutto questo universo di parole. Non per ufficio o ente, non in ordine alfabetico, non per importanza, in base a cosa erano state individuate priorità? Se riuscissi a capire l’alfabeto misterioso avrei accesso a tutti i segreti della Cattedrale.

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