di Alberto Prunetti

1405184647.jpgSta per uscire la International Encyclopedia of Revolution and Protest: 1500 to the Present, una monumentale enciclopedia delle insurrezioni, delle rivoluzioni e delle proteste popolari ai quattro angoli del pianeta: dalle lotte anticoloniali in India alle rivolte contadine in Bolivia, dagli scioperi insurrezionali in Patagonia alle ribellioni dei lavoratori tropicali delle piantagioni di banane. E poi ancora le lotte per i diritti comunitari indigeni, le guerre di liberazione, le proteste per i diritti umani, i movimenti studenteschi e i raduni contro il G8, passando attraverso Pancho Villa e i Mau Mau.

Curata da Immanuel Ness e pubblicata da Wiley-Blackwell in Gran Bretagna e USA (ovviamente in inglese), l’International Encyclopedia si inserisce in una serie di repertori che ha conosciuto fortuna già da molti anni anche altrove (si veda in Francia il Dictionnaire biographique du mouvement ouvrier français o in Italia, solo per citarne alcuni, il Dizionario dell’antifascismo e della Resistenza, Il Movimento operaio italiano: dizionario biografico, fino al più recente Dizionario biografico degli anarchici italiani.

La novità qui è rappresentata dal taglio internazionale, che permette di coprire fenomeni di insubordinazione popolare estremamente eterogenei; dalle esperienze ideologiche e strategiche inventariate; dal team di curatori attento a catalogare gli aspetti di intersezione tra genere, etnia e classe nei movimenti di protesta, coordinando il lavoro di centinaia di ricercatori provenienti da svariati paesi, esperti anche di antropologia politica, di postcolonial studies, di gender e subaltern studies. Non solo storici, quindi.

L’abitudine redazionale anglosassone in questi casi è di etichettare la pubblicazione come “definitive”, “indispensable”, “impressive”. Di certo si tratta di un utilissimo strumento di lavoro per quanti si dedicano alla storia dei movimenti di massa. Monumentale l’opera lo è di certo nelle dimensioni — 8 volumi per un totale di 4280 pagine — e ahimè anche nel prezzo (803 euro l’acquisto dell’opera, disponibile adesso in pre-ordering con uno sconto del 20 percento, altrimenti consultabile in futuro online, probabilmente con un abbonamento meno oneroso). Un prezzo purtroppo che la rende poco fruibile da chi fa ricerca in maniera indipendente in contesti non accademici e militanti e non dispone di fondi. Forse potrà essere acquistata in Italia almeno da qualche biblioteca universitaria, anche se i tagli delle risorse finanziarie non lasciano pensare a rosei incrementi dei patrimoni bibliografici.

La speranza è che opere di questo tipo non siano utilizzate solo da chi scrive una monografia per vincere un concorso, ma più proficuamente da chi progetta romanzi e saggi, sitiweb e fanzine con la prospettiva di continuare a “trasformare il mondo, cambiare la vita”. Quella della lotta contro il potere è un’epica a cui i movimenti degli ultimi cinquecento anni (dagli eretici ai luddisti fino ai sindacalisti rivoluzionari e ai nativi) hanno dato espressione, e c’è bisogno di una continua rielaborazione narrativa per estrarre da questo ammasso di materiale esistenziale sedimentato nelle varie enciclopedie e nei dizionari biografici — utili per riallacciare i fili e le trame dei movimenti — delle storie che siano ancora vive e parlino non solo del passato ma anche del presente. Non basta incrociare i repertori, ci vuole anche la capacità di ricercare negli archivi, di raccogliere la memoria orale, e soprattutto di sentirsi parte di un processo di trasformazione della realtà. Sta qui la differenza tra l’interpretazione vivificante di un’epica di lotta da un lato — di cui in Italia il New Italian Epic è un esempio — e dall’altro la classificazione delle ceneri dei movimenti.

[Qui le pagine web ufficiali della Internationa Encyclopedia of Revolution and protest] A.P.

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