illich.jpgdi Alberto Prunetti

David Caley (a cura di), Conversazioni con Ivan Illich, Milano, Elèuthera, 2008, pp. 224, 18 euro

La casa editrice Elèuthera ripropone in una nuova edizione le Conversazioni con Ivan Illich, un’ottima chiave per entrare nell’opera di un intellettuale anti-accademico che merita più di una lettura. Gli scritti di Ivan Illich, caratterizzati da una pulsione cosmopolita e anti-istituzionale decisamente libertaria, rischiavano qualche anno fa di non trovare più posto nei cataloghi di quegli editori che negli anni settanta e ottanta avevano curato la prima traduzione italiana della sua opera.
Merito di Elèuthera è stato quello di individuare la rilevanza e l’attualità dell’opera di Illich, proponendo un testo che dopo una prima edizione nel 1994 viene adesso ristampato con una nuova veste editoriale.


Le “Conversazioni”, una veloce escursione sull’opera di Illich, sono il frutto di un dialogo impegnativo che il curatore David Cayley ha condotto per un periodo piuttosto lungo, armato di una discreta pazienza (Illich non amava le interviste e a lungo si è negato a ogni intervistatore). Intervistato e intervistatore dipanano i fili dell’opera e della vita di Illich, un viaggio attraverso paesi e lingue diverse, perlopiù fuori dall’accademia (Illich per anni ha diretto un centro di ricerche autogestito in Messico), inseguendo temi e ambiti di ricerca a volte assolutamente distanti tra loro: dalla critica della scuola a quella della medicina, dalla sociologia dei bisogni indotti all’ecologia dall’acqua, dalla teologia delle liberazione alla filologia medioevale, fino agli studi di genere: la traettoria di questo sorprendente “libero pensatore” è rimbalzata di paese in paese e di disciplina in disciplina. Sta proprio qui la cifra di Illich, quella di un libertario che si muove oltre i confini angusti dell’accademia e delle identità nazionali, capace di muoversi a suo agio in più lingue e su più argomenti, animato da un metodo critico che gli permette di affrontare coerentemente diverse questioni, lavorando sulla critica delle istituzioni autoritarie e su un nuovo mondo conviviale da mettere in cantiere. I suoi scritti oggi sono riscoperti in senso ecologista (Illich è molto citato negli scritti della Decrescita, ma purtroppo non mancano tentativi di recuperare la sua opera da parte di certa destra pseudo-ecologista) dopo un breve oblio, ma ci sono opere che per chi scrive queste recensione sono fondamentali sin da metà degli anni ottanta (ero adolescente quando incrociai i suoi scritti): da Descolarizzare la società (responsabile di molte mie assenze dai banchi scolastici) a La convivialità (letto dopo aver deciso che ogni idea metafisica di società era da gettare alle ortiche e che bisognava pensare a un mondo da ricostruire in senso solidale dal basso, senza istituzioni, in chiave antiautoritaria) fino a Nemesi medica (bruciato nelle notti in ospedale in cui vegliavo mio padre ammalato di un tumore). Per chi scrive, l’opera di Illich, pur a tratti non sempre condivisibile e ancora impastata di certo gergo evangelico, ha comunque rappresentato una compagna di strada nel corso di certi personali “riti di passaggio”. E’ un piacere ritrovarla ricapitolata in questa intervista, in cui i saggi sono “parlati” dall’autore.

Qualche riga va infine spesa sulla casa editrice che ha dato alle stampe l’intervista a Ivan Illich. Elèuthera è un’editrice libertaria con un pubblico di nicchia, che ha saputo negli anni sviluppare un catalogo che affianca opere ben inserite nel filone classico dell’anarchismo a fianco di opere radicali, a volte accademiche, lontane dall’autoreferenzialità “militante”. Antropologia, ecologia, pedagogia, architettura, estetica, urbanistica, architettura: da questi ambiti sono stati selezionati autori e opere che interrogano il presente in chiave critica. Nonostante la sua storia sia ormai più che ventennale, la piccola editrice naviga i mari dell’editoria italiana con lo spirito e la prassi, anche economica, di un collettivo alternativo, garantendo posti di lavoro e reddito a un gruppo di persone associate in un progetto politico antagonista. Un esempio di convivialità di cui Illich non avrebbe potuto che compiacersi.

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