di Ermanno Lolli

NeroMarche.jpgAA.VV., NeroMarche, a cura di Giuseppe D’Emilio, Ennepilibri, 2008, pp. 148, € 13,80

A ciascuno il suo incubo personale. Chi appartiene a una generazione come la mia (gli adolescenti degli anni Settanta) conserva quasi indelebile la traccia di almeno un ricordo inquietante legato a un genere cinematografico, il cinema horror, che, in particolare in quegli anni, ha provocato forti reazioni emotive che forse gli adolescenti di oggi non provano più. Il mio personale tragitto va nella direzione di un film del 1976, La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati, magistrale e terrorizzante vicenda horror ambientata nella bassa padana, tra foschie, paesi apparentemente tranquilli, canoniche. Ho più volte riflettuto sulla forza di quel brivido indotto, sulla sua efficacia, e mi sono dato una risposta: quel film mi ha fatto paura per la estrema riconoscibilità dei luoghi, per la collocazione della vicenda in un contesto territoriale-paesano non particolarmente distante dalla mia regione, le Marche.

La premessa mi è sembrata necessaria essendo rimasto colpito dalla lettura di NeroMarche, un’originale antologia noir, che dà inizio a una collana dell’editore Ennepilibri, “Le regioni del male”, coordinata da Chiara Bertazzoni, mirante a proporre un ventaglio di volumi di racconti su base regionale, tutti rigorosamente noir. Vuole la tradizione, a volte degradata a luogo comune, che la regione Marche sia una terra appartata, sobria, operosa, aliena da contrasti; ebbene, è proprio su questo sfondo che gli autori presenti in antologia hanno operato con la loro tavolozza, riuscendo a fornire del colore nero un’ampia gamma di sfumature. Il curatore, Giuseppe D’Emilio, è riuscito a raggruppare attorno a questo progetto un gruppo di scrittori (alcuni dei quali sono a loro volta dei collettivi di scrittura e fanno parte del laboratorio Carboneria Letteraria), che, in analogia con la varietà e la pluralità della regione stessa, hanno ottenuto, attraversando la regione da nord a sud, l’effetto di esprimere il genere in modo ampio ed eterogeneo, arrivando a fletterlo, “invadendo” il campo di altri sottogeneri letterari: al noir più tradizionalmente inteso si affiancano racconti di vera e propria denuncia sociale, in cui il male non è espressione di una Caduta individuale bensì dell’asservimento a un potere politico corrotto e intrallazzato, mentre altre vicende, in cui il parossismo raggiunge il culmine, sfondano la porta del fantastico puro, la cui efficacia risulta ancora più accentuata dalla collocazione nell’amenità di un paesaggio agreste, collinare o in una ordinata e silenziosa piazzetta nel centro storico di uno degli innumerevoli paesi dell’interno delle Marche. La varietà è anche dei “toni” della scrittura: risulta infatti assai piacevole al lettore l’alternanza tra un racconto in cui domina il grottesco, il riso sardonico, e il successivo, in cui la focalizzazione interna ci proietta negli incubi di un assassino sullo sfondo straniato di un mare che assiste immoto alle vicende o di una campagna di cui risaltano gli elementi meno bucolici; per passare poi a una storia di cui sono protagonisti dei bambini, la cui percezione del “perturbante” è più naturale, meno traumatica, meno costretta dalla mediazione razionale.
L’antologia si avvale di una prefazione della marchigiana Nicoletta Vallorani, che sottolinea della raccolta il carattere “onesto”, mettendolo in relazione con l’appartenenza a un genere “popolare” di cui rivendica legittimamente lo spessore; Valerio Evangelisti parla invece di “risultati persuasivi. Ottimi quanto il Verdicchio imbottigliato non per i turisti, ma per gli intenditori, in incantevoli borghi di collina”. Borghi in cui improvvisamente può però aprirsi uno squarcio, può verificarsi una frana improvvisa, si può essere costretti nonostante tutto a precipitare in un Maëlstrom di cui mai e poi mai si sarebbe sospettata l’esistenza, in una regione “tranquilla” come le Marche.

L’antologia contiene la poesia Due notti di guerriglia di Giancarlo Giaccani e i seguenti racconti: Scapeccio’ di Paolo Agaraff, Le bastarde di Alberto Cola, Dora Squarcialenzuola di Lucio Angelini, Suor Cecilia di Manuela Maggi, Quella notte d’inverno di Raffaello Ferrante, Verità di Enrico Santori, Morte di un tramonto di Piero Calibano, Dalla finestra di Biancastella Lodi, Il mare colore del vino di Alessandro Cartoni, Lo strano caso del calciatore di colore Kofi Mensah di Carlo Cannella, Fermati attimo di Roberto Fogliardi, La pulizia prima di tutto di Elena Coppari, Lo scrittore autobiografico di David Miliozzi, Favola nera della campagna marchigiana di Marica Petrolati, In questa mortal marca di Pelagio D’Afro.

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