194.jpgdi Giuseppe Genna

Sono gravissime le affermazioni che compaiono sul numero in edicola di Famiglia Cristiana. Gravissime, ma previste con ampio anticipo. Ecco alcuni stralci: «È ora di sgretolare il mito della 194, un tabù intoccabile in un Paese dove si cambia perfino la Costituzione»; «L’aborto è un fatto di rilevanza pubblica e politica. Oggi in Parlamento ci sono i numeri per sgretolare il ‘mito della 194′. Si tratta di una maggioranza trasversale che, in primo luogo, fa appello ai politici cattolici»; «la 194 ha la colpa di aver sicuramente contribuito, lo dicono i numeri, all’inverno demografico».
E’ un attacco mai portato prima, nemmeno sotto la lunghissima inaccettabile epifania del cardinale Ruini, a una delle conquiste civili più importanti della storia d’Italia. Attacco a cui ciò che rimane del progressismo italiano dovrebbe rispondere: sia per calcolo politico (poiché questo è il principio guida, ormai, dell’ex sinistra) sia per dare un volto definitivo al Paese. Si tratta di organizzare un referendum confermativo sulla 194. Parte da Carmilla la proposta: se questa prende piede (il che consideriamo improbabile), la nazione non si sa bene se potrà essercene grata.

Poiché si tratta di un referendum a rischio.
Lo stato civile dell’Italia è qualcosa che va oltre le peggiori previsioni delle facili profezie pasoliniane. E’ un contesto sociale che sembra un Drive-In (il programma tv) con la data di scadenza ampiamente superata. E’ una collettività priva, tranne che in certe eccezioni minoritarie, di empatia, solidarietà, saggezza. E’ una landa devastata geograficamente, climaticamente, industrialmente, ma soprattutto valorialmente. E’ una congrega di gente (una parola che si è imposta con gli anni) che fa mutui per comprare auto e pacchetti vacanza. E’ un popolo che non lo è più, lo è stato apparentemente soltanto finché ha retto il filtro della politica alimentata dalla geopolitica (cioè durante il pluridecennale dualismo DC-PCI), perché la politica faceva da freno alla naturale e genetica deriva qualunquista italiana. E’ un insieme di gruppi e consorterie, tra cui quella suppostamente cattolica che è invece realmente protestante. E’ una stratificazione di classi che vivono di formule etiche svuotate e rimandanti a un sistema immorale che era quello della media borghesia, la quale non esiste più (insieme al suo immondo e ipocrita sistema immorale). E’ un luogo di luoghi comuni, di disprezzo verso l’altro, di consumismo vissuto in deflazione, dove alligna un branco atterrito da una paura che l’andamento statistico degli indici di criminalità non giustifica. Ed è sempre l’Ok Corral di eterni, irrisolti scontri, come se un Qualcuno se la fosse legata a un dito che deve misurare chilometri, visto che si assiste a un revisionismo totale, che investe l’intero arco di storia repubblicana del Paese, dalla Resistenza ai Settanta, dal terrorismo a, ça va sans dire, l’aborto.
Tutto ciò ha uno specchio fedele in Parlamento, dove non esiste più l’istanza socialista, come invece accade nel resto del Continente, grazie alla tattica acutissima di Walter Veltroni, che ai socialisti residuali ha chiuso la porta in faccia del suo loft prima delle elezioni.
Le gravissime, letteralmente inaudite (nessuno mai le aveva pronunciate prima) affermazioni di Famiglia Cristiana sono di un cinismo aberrante: sarebbe con le maggioranze trasversali, col bilancino di deputati e senatori di ispirazione cattolico/protestante, che si potrebbe sgretolare una decisione della gente italiana. E’ questo, dunque, il momento opportuno per tagliare la testa al toro e vedere fino a che punto la Chiesa, vezzeggiata dal centro di Veltroni e dal centrodestra di Berlusconi, abbia davvero séguito rispetto al contesto italiano.
Per il PD, stando sul cinico piano delle argomentazioni del famiglio cristiano che ha redatto l’articolo, si tratterebbe di una chance storica: vincere un referendum sulla 194 riporterebbe la palla in campo proprio, dopo che a Veltroni hanno portato via perfino il campo. Perdere il referendum sulla 194 sarebbe la volontà dei cittadini, il che mostrerebbe definitivamente che delle conquiste civili non gliene frega più un cazzo a nessuno e a nessuna. Anziché alle Maldive, si farebbe un mutuo per andare a Barcellona ad abortire: è semplice, no?
Ci pare dunque un’urgenza improrogabile l’organizzazione di un referendum che confermi, nella sua pienezza, il valore della 194. Se ne convinca Walter Veltroni, segretario di questa anonima e inqualificata associazione, composta da gente che sostiene le opinioni più disparate e contraddittorie, avrebbe un motivo per aggregare o disgregare la deformazione politica che lo ha eletto leader.
Quanto alle sottili argomentazioni di Famiglia Cristiana, sottolineiamo che è grazie all’obiezione di coscienza cattolica se i consultori non sono mai decollati ed è grazie allo statuto imposto al vivere civile se, dei medesimi consultori, ai giovani non frega assolutamente nulla. In aggiunta, evidenziamo che non è dovuto al numero degli aborti (in vistoso calo dal momento in cui la legge 194 è stata applicata) ma ad altre condizioni sociali ed economiche, se l’Italia è in calo demografico. E poi: dove sta il peccato di una nazione in calo demografico? Hanno presente a Famiglia Cristiana che cosa combina la sovrappopolazione indiscriminata che, ammantandosi di tutela a priori della vita, è portatrice di un effetto mortale su scala planetaria, della crisi alimentare in cui versano miliardi di persone?
A fronte di queste argomentazioni, la risposta è semplice e binaria: un referendum per comprendere cosa vogliono e chi sono gli italiani, oppure il silenzio per rispetto nei confronti dell’area semantica “argomentare”. Su cosa vogliano gli italiani, qualche sospetto lo nutriamo. Sulle argomentazioni, anche.
Chiediamo soltanto una smentita o una conferma ai nostri sospetti.

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