ondaatje.gif[Dall’anglista Gabriella Giani riceviamo e con entusiasmo pubblichiamo cinque poesie inedite in Italia di Michael Ondaatje, autore canadese originario di Ceylon, noto in tutto il mondo per il successo narrativo del suo capolavoro Il paziente inglese. Costantemente, seppure mai esplicitamente nominato nella lista ufficiale, Ondaatje è presente nelle discussioni dell’Accademia di Stoccolma per l’assegnazione del Nobel per la letteratura. Dopo l’intervento di Gabriella Giani, le traduzioni; i testi originali sono riportati in calce.]

Philip Michael Ondaatje è nato a Colombo, nello Sri Lanka, nel 1947, da una famiglia di origini olandesi. Ha studiato in Inghilterra e si è trasferito in Canada, per laurearsi all’Università di Toronto, dove attualmente risiede. Insegna letteratura inglese alla New York University.
E’ considerato uno dei massimi romanzieri e poeti canadesi. Il suo romanzo più popolare, vincitore del prestigioso Booker Prize, Il paziente inglese (1992), è stato portato su grande schermo dal regista Anthony Minghella, riscuotendo un successo internazionale (Michael Ondatije è regista egli stesso). Acclamatissimi da critica e pubblico anche gli altri titoli della sua narrativa, come Running in the Family (1976), Anil’s Ghost (2000) e l’ultimo romanzo, Divisadero (2007), di carattere quasi mitologico.

Ondaatje è autore di diverse raccolte poetiche: The Dainty Monsters (1967), The Man with Seven Toes (1969), Rat Jelly (1973), There’s a Trick with a Knife I’m Learning to Do (1979), The Cinnamon Peeler (1989), Handwriting (1998, in Italia uscita per i tipi Garzanti otto anni orsono).
La poesia di Michael Ondaatje è paradossalmente realista e metafisica. Non è mimetica, poiché il suo lavoro di attenta analisi e distorsione della percezione è minuziosamente condotto, con un effetto straniante su due ordini di realtà. Da un lato, infatti, esiste un’interrogazione continuativa della realtà quotidiana, degli abissi che si spalancano in seno alle esperienze più banali e ai gesti più ordinari, costantemente spostati da uno sguardo introspettivo che diverge dalla descrizione e turba lo status quo del mondo. D’altro canto, uno dei soggetti che più di continuo appaiono nella poesia dell’autore canadese sono le immagini dell’infanzia a Ceylon, cariche di esotismo, cronache che attingono a un immaginario realistico e fantasmatico al contempo.
Ciò che definitivamente emerge dal percorso poetico di Ondaatje è dunque una biforcazione: da una parte, l’interrogazione sulla mente e sul caos, sulla percezione che è instabile e quindi essa stessa allucinatoria; dall’altra parte, una distensione narrativa in cui viene fatto valere il verso di cui il recto è costituito dall’attività e dalle tecniche del romanziere.
La forma che Ondaatje impiega varia quindi da testo a testo, a seconda dell’intensità con cui fa emergere la sua vena surreale e metafisica oppure quella tendente al prosastico. Si va da una lirica che spezza il blank verse (fino ad assumere, nel tempo, un’assenza esplicita e cercata di forma tradizionale), al distendersi del verso in direzione epica quando il poeta canadese tenta la via del poema (è il caso del suo secondo libro, The Man With Seven Toes), per acquisire via via una familiarità con una forma libera, ibrida, tesa a esaltare simbologie (animali, mestieri, mondo vegetale), che diventano il cuore del suo lavoro poetico, il centro dell’attenzione e della condesazione della tensione testuale.

* * *

L’uomo che sbuccia la cannella

Se fossi uno che di mestiere sbuccia la cannella
salirei sul tuo letto
e lascerei la polvere della scorza gialla
sul tuo cuscino.

I tuoi seni e le tue spalle sarebbero intrisi del suo odore
Non potresti camminare per i mercati
senza che la professione delle mie dita
ti fluttuasse attorno. I ciechi
incerti passerebbero accanto a te sapendo chi stanno sfiorando
anche se tu volessi bagnarti
sotto gocce di pioggia monsonica.

Qui, dove la coscia inizia,
in questo pascolo levigato
prossima alla tua chioma
o nella piega
che taglia la tua schiena. Questa caviglia.
Sarai conosciuta tra gli estranei
come la moglie dell’uomo che sbuccia la cannella.

A fatica riuscivo a spiarti
prima del matrimonio
non ti ho nemmeno sfiorata
— tua madre dal naso affilato, i tuoi rozzi fratelli.
Ho sepolto le mie mani
nella polvere di zafferano, camuffate
nella nicotina,
ho aiutato i raccoglitori di miele…

Quando una volta nuotavamo
nell’acqua ti ho toccata
e i nostri corpi rimasero liberi,
potevi avermi ed essere abbagliata dal sentore di cannella.
Hai raggiunto riva e detto

è così che tocchi le altre donne
la moglie del tagliatore d’erba, la figlia dell’incensiere di cedro.
E cercasti sulle braccia tue
il profumo che svaniva

e fosti certa

di quanto bello sia
essere la figlia dell’incensiere di cedro
lasciata priva di traccia
come senza parole nell’atto di amore
come ferita senza il piacere del taglio.

Portasti il ventre
alle mie mani
nell’aria secca e dicesti
Io sono la moglie
dell’uomo che sbuccia la cannella. Annusatemi.

* * *

(Canale interiore)

A fiore del caldo fiume di luglio
indietro, a rovescio

fiume rovesciato
in tetto

vogando con lentezza
in direzione di un estuario tra alberi

a fianco a me è un cane
che impara a nuotare
amici sulla riva

la mia testa
si immerge
a ritroso verso il centro delle sopracciglia
Io sono la prua
di un vascello ancestrale,
questo pomeriggio
io discendo verso il Perù
anima tra i miei denti

un airone azzurro
sgraziato nel suo
battito di ali, dorsale, rotto
rovesciato

uno di noi sta commettendo errore

lui
il suo grigiazzurro battito sordo
lui che pensa di sapere
la via azzurra
fuori da qui

oppure io

* * *

Forte abbraccio, come quello di un orso*

Griffin chiama, vuole che vada
da lui, vuole il bacio della buonanotte
E dico di sì. Finisco una certa cosa a cui lavoravo
e qualcos’altro ancora, a passi lenti svolto
l’angolo verso la stanza di mio figlio.
E’ lì, braccia tese
nell’attesa di un abbraccio forte come quello di un orso. E’ lì con un largo sorriso.

Perché dò a un mio atto emotivo il nome di un animale,
conferisco quel tono oscuro che ha la stretta della morte?
Questo è l’abbraccio che raduna
tutte le sue piccole ossa e il suo collo caldo stretti a me.
Il corpo sottile tenace sotto il pigiama
mi serra come fosse un magnete di sangue.

Da quanto aspettava lì
così, prima che arrivassi io?

NOTA. “Abbraccio forte”, in inglese, è denotato dal vocabolo unico “bearhug”, che letteralmente può essere scomposto in “abbraccio d’orso”. Ondaatje si riferisce a questa ambiguità semantica, quando richiama “il nome di un animale” per connotare il suo gesto di affetto.

* * *

Il Tempo Attorno Alle Cicatrici

Una ragazza con cui non ho parlato
né ho preso un caffè per anni e anni
scrive di una cicatrice antica.
Sul suo polso sta, liscia e bianca,
la misura di una sanguisuga.
Gliela procurai io
brandendo un nuovo serramanico italiano.
Guarda, ritraendomi le dissi,
e sangue schizzò sulla sua maglietta.

Mia moglie ha cicatrici sparse simili a gocce di pioggia
su ginocchia e anche,
racconta di certi vetri di una serra infranti
e tuttavia, a parte immaginare piedi rosso sangue
(una ninfa da Chagall),
a quella scena dò poco peso.
Ricordiamo il tempo attorno alle cicatrici,
congelano emozioni irrilevanti
e ci separano dagli amici di ora.
Io ricordo il volto di questa ragazza,
l’insorgere potente della sorpresa.

E con il suo amante o suo marito lei potrebbe
nasconderla o farne sfoggio,
o occultarla con un orologio misterioso
al suo polso.
E questa cicatrice che io ricordo allora
è una medaglia all’assenza di emozione.

Vorrei ora incontrarti
e vorrei che questa cicatrice
fosse stata donata con tutto
l’amore che mai
si è consumato tra noi

* * *

Esame della patente

Due uccelli in amore
in una folata di piume rosse
come fiore di cotone in aria esploso,
e continuavano ma io guidavo oltre.
Sono un buon guidatore, non mi distrae, non mi sconcerta niente.

Testi originali

The Cinnamon Peeler

If I were a cinnamon peeler
I would ride your bed
And leave the yellow bark dust
On your pillow.

Your breasts and shoulders would reek
You could never walk through markets
without the profession of my fingers
floating over you. The blind would
stumble certain of whom they approached
though you might bathe
under rain gutters, monsoon.

Here on the upper thigh
at this smooth pasture
neighbour to you hair
or the crease
that cuts your back. This ankle.
You will be known among strangers
as the cinnamon peeler’s wife.

I could hardly glance at you
before marriage
never touch you
–your keen nosed mother, your rough brothers.
I buried my hands
in saffron, disguised them
over smoking tar,
helped the honey gatherers…

When we swam once
I touched you in the water
and our bodies remained free,
you could hold me and be blind of smell.
you climbed the bank and said

this is how you touch other women
the grass cutter’s wife, the lime burner’s daughter.
And you searched your arms
for the missing perfume

and knew

what good is it
to be the lime burner’s daughter
left with no trace
as if not spoken to in the act of love
as if wounded without the pleasure of a scar.

You touched
your belly to my hands
in the dry air and said
I am the cinnamon
Peeler’s wife. Smell me.

* * *

(Inner Tube)

On the warm July river
head back

upside down river
for a roof

slowly paddling
towards an estuary between trees

there’s a dog
learning to swim near me
friends on shore

my head
dips
back to the eyebrow
I’m the prow
on an ancient vessel,
this afternoon
I’m going down to Peru
soul between my teeth

a blue heron
with its awkward
broken backed flap
upside down

one of us is wrong

he
his blue grey thud
thinking he knows
the blue way
out of here

or me

* * *

Bearhug

Griffin calls to come and kiss him goodnight
I yell ok. Finish something I’m doing,
then something else, walk slowly round
the corner to my son’s room.
He is standing arms outstretched
waiting for a bearhug. Grinning.

Why do I give my emotion an animal’s name,
give it that dark squeeze of death?
This is the hug which collects
all his small bones and his warm neck against me.
The thin tough body under the pyjamas
locks to me like a magnet of blood.

How long was he standing there
like that, before I came?

* * *

The Time Around Scars

A girl whom I’ve not spoken to
or shared coffee with for several years
writes of an old scar.
On her wrist it sleeps, smooth and white,
the size of a leech.
I gave it to her
brandishing a new Italian penknife.
Look, I said turning,
and blood spat onto her shirt.

My wife has scars like spread raindrops
on knees and ankles,
she talks of broken greenhouse panes
and yet, apart from imagining red feet,
(a nymph out of Chagall)
I bring little to that scene.
We remember the time around scars,
they freeze irrelevant emotions
and divide us from present friends.
I remember this girl’s face,
the widening rise of surprise.

And would she
moving with lover or husband
conceal or flaunt it,
or keep it at her wrist
a mysterious watch.
And this scar I then remember
is a medallion of no emotion.

I would meet you now
and I would wish this scar
to have been given with
all the love
that never occurred between us

* * *

Application For A Driving License

Two birds loved
in a flurry of red feathers
like a burst cottonball,
continuing while I drove over them.
I am a good driver, nothing shocks me.

(traduzione di Gabriella Giani)

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