di Claudia Andretta

BlackWingsAngel.jpgQuesto racconto è collegato a un altro della stessa autrice, da noi già pubblicato: si veda qui.]

Guardava nel bianco vuoto intorno a lei, gli occhi persi insieme ai suoi pensieri. Era confusa e, anche se non voleva ammetterlo, delusa.
Anche questa volta lei non sarebbe venuta.
Se lo aspettava, in qualche modo, ma la speranza tradita bruciava lo stesso.
Sua sorella non posponeva mai il lavoro a nulla – neanche a lei.
E di fatto non le era possibile.
Sospirò, riappoggiò la testa alle braccia e tornò a guardare il vuoto, ascoltando il suono vellulato e solitario del silenzio intorno a lei.
Poi, in maniera del tutto inaspettata, sentì qualcosa poggiarsi delicatamente sulla sua testa.
Una mano, che si posava aperta sulla sua chioma scura e setosa, con delicatezza e insieme con possessività.

Può l’Angelo della Morte avere un tocco tanto rassicurante? si chiese, mentre alzava la testa e le braccia dalle ginocchia. O magari è proprio questa la sua peculiarità…
Mentre lo pensava, sentì giungerle alle orecchie la voce nota, vellutata come la ricordava.
– Ciao, Ariel.
Girò il volto lentamente, stringendo gli occhi per trattenere le lacrime di sorpresa, gioia e commozione che minacciavano di straripare miseramente.
– Shanael! – esclamò, nel momento stesso in cui si alzava in piedi e si voltava verso sua sorella, la voce alta e leggermente stridula che le tremava in fondo alla gola.
– Sei qui.
L’Arcangelo la guardò con un sorriso sereno, e annuì lievemente, inclinando il capo da un lato.
– Perdona il mio ritardo, Ariel – si scusò poi. La voce profonda e vagamente autoritaria, che era la sua caratteristica, era impregnata da una singola e cristallina nota d’affetto. – Come potrai immaginare, la mia Signora è molto esigente.
Ariel la vide sollevare un angolo della bocca, in un sorriso obliquo che non seppe interpretare appieno.
Continuò a fissare Shanael, osservando i suoi movimenti anche mentre lei si voltava e iniziava a camminare per allontanarsi insieme a lei.
Lei e sua sorella erano simili per molti versi, ma quasi nessuno le riconosceva come gemelle.
Questo perché Ariel sembrava più giovane, soprattutto poiché priva dell’aura di austerità che circondava sua sorella come una nuvola.
Ariel appariva invece costantemente avvolta da un’aria riflessiva e allegra, che le schiariva i lineamenti, facendoli apparire automaticamente più giovani di quelli della sua gemella.
Mentre passava al vaglio le loro diversità, Ariel si affiancò a Shanael. Cominciò a camminare lentamente al suo fianco.
Erano della stessa altezza, loro due, e anche i loro capelli erano lunghi e lisci drappi scuri, e tuttavia di sfumature leggermente diverse, che ricadevano lungo la loro schiena e si spargevano sulle spalle.
Allo stesso modo, mentre gli occhi di Shanael erano di un blu scuro e adamantino, quelli di Ariel erano di un azzurro intenso e liquido.
Ariel sorrise al ricordare che Shanael un tempo diceva sempre che il colore dei loro occhi rispecchiava la differenza dei loro temperamenti.
Da qualche tempo anche Ariel aveva iniziato a crederlo.
Mentre il ritmo dei passi cadenzava i loro mutui pensieri, Ariel rispondeva alle domande di sua sorella, senza porne tuttavia a sua volta.
Già da tempo aveva preso atto del fatto che Shanael non intendeva né gradiva parlare del ruolo che ricopriva da qualche tempo. Lei era disposta ad accettare questo dato di fatto, e a reprimere le domande che le sorgevano spontaneamente sulla punta delle labbra. E tuttavia continuava a chiedersi perché mai Shanael avesse scelto di affiancare una degli Elementali. D’altra parte non poteva fare a meno di preoccuparsi costantemente per lei.
– Ariel, posso chiederti a che stai pensando?
La voce di sua sorella recise il filo dei suoi pensieri.
Ariel fissò per un attimo il sottile sorriso che l’altra aveva sulle labbra. Era confusa, e un po’ imbarazzata per non essere stata attenta alle parole di Shanael, perciò non rispose.
– C’è forse qualcosa che non va?
La domanda di Shanael era giunta a bruciapelo ancor prima che l’espressione di sua sorella mutasse, diventando vagamente triste.
– Shanael, io… – iniziò a dire Ariel, ma poi titubò e tacque.
– Cosa succede, sorella mia? – Di nuovo la voce di sua sorella la accarezzò, profonda e melodiosa. Fu allora che Ariel alzò lo sguardo e fissò gli occhi chiari in quelli profondissimi di lei. Con voce risoluta e tuttavia accorata le chiese: – Shanael, tu stai bene?
Nient’altro.
Solo il suo nome, e tre brevi, semplici, incisive parole.
Ma bastarono a scaldare il cuore di Shanael.
In quel momento l’Arcangelo accantonò in un angolo di sé la sua indole schiva, accentuata dal lavoro che svolgeva da qualche tempo, e mise da parte ogni remora a parlare.
Sorrise dolcemente all’indirizzo della sorella, mentre nei suoi occhi sbocciavano dolci la compassione e la tenerezza più sincere.
– Sì – disse solo. Il tono di voce suonò basso eppure saldo.
Guardava Ariel negli occhi, intensamente, per rassicurarla con uno sguardo all’anima ancor più che con le parole.
– Sto bene.
Si avvicinò a lei di un passo, facendo svolazzare intorno alle sue gambe le pieghe dell’ampia ed elaborata gonna bianca.
– E’ stata una mia scelta, te ne rammenti? E non me ne pento.
Pronunciò quelle parole a mezza voce, come un segreto confidato a lei sola, da tenere nascosto al vento e al cielo e alle nuvole tutt’intorno.
Ariel le sorrise, rassicurata ma non meno malinconica, e annuì con un cenno deciso.
Shanael le si avvicinò e l’abbracciò forte.
Ariel quasi si commosse per quel gesto, divenuto ormai così tristemente raro, da parte di sua sorella. Pianse lacrime silenziose -er la gioia e per uno strisciante e spietato senso di perdita – quando vide le ampie ali di Shanael spiegarsi dalla sua schiena e avvolgersi intorno a loro.
Era una cosa che lei faceva sempre, quando non erano che giovani Arcangeli.
Un gesto d’amore, che rassicurava entrambe.
Per un po’ Ariel si abbandonò al calore di quell’abbraccio, lasciandosi cullare a occhi chiusi.
Quando infine li riaprì, quello che vide quasi la sconvolse.
– Per tutti e sette i Cieli! – gridò in preda al panico. Si staccò da Shanael e rimase a fissarla con le pupille dilatate.
La sorella le rimandò uno sguardo confuso, sottolineato da un sopracciglio alzato.
– Ma cosa è successo ale tue belle ali? – chiese Ariel quasi gridando, l’indignazione nella voce e l’espressione del volto scandalizzata.
– Oh – sospirò Shanael. Si portò una mano all’ala sinistra, e si accarezzò le piume in un gesto che era solita fare quando era sovrappensiero.
Poi scoppiò in una risata genuina, che la sua gemella ricambiò con una gratificante occhiataccia, che la diceva lunga su quanto trovasse anormale il suo piumaggio.
A Shanael invece piaceva, ormai.
Guardò Ariel sorridendo serena. Un’ombra di divertimento le illuminava i lineamenti.
Finse di pensarci sopra intensamente per qualche istante.
– Cammina con me – le disse, girandosi di un quarto e fissandola negli occhi.
– Ti racconterò il perché di queste piume nere.

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