di Lucio Angelini

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C’era una volta un signore che, malgrado non fosse più nel fiore degli anni, credeva ancora a Babbo Natale. Quando arrivava dicembre suo figlio, sorprendendolo a scrivere la letterina di rito, gli diceva: «Guarda che Babbo Natale è il tuo babbo!».
«Ma se è morto!», ribatteva piccato il signore. E ripassava mentalmente la lista dei regali da chiedere per quell’anno.
A dire la verità erano dieci anni, ormai, che i suoi desideri restavano regolarmente inevasi. La mattina del 25 dicembre il signore si alzava smanioso prima degli altri, scendeva in salotto in punta di piedi e si metteva a frugare nel mare dei doni natalizi, sperando di trovare il suo… no, non quello di sua moglie o di suo figlio o della sua segretaria o di sua madre (la poveretta era ancora viva). Cercava proprio il particolare dono lasciato espressamente per lui da Babbo Natale. Invece, come abbiamo detto sopra, da qualche anno la sua attesa finiva puntualmente delusa.

«Si sarà dimenticato!», sbuffava malinconico il signore ogni volta, oppure: «Ci sarà stato qualche disguido. Speriamo vada meglio l’anno prossimo!»
«Papà, smettila!», ridacchiava suo figlio. «Tanto lo so che lo fai apposta… non è possibile che alla tua età si possa ancora credere a Babbo Natale!»
«E come si spiega che a te, invece, il dono lo abbia portato?»
«Si spiega benissimo: Babbo Natale sei tu, il dono me l’hai comprato tu. Solo che l’hai firmato “Babbo Natale” per rispetto alla tradizione. Ma noi ragazzi di oggi sappiamo benissimo chi è che porta i cosiddetti “doni di Babbo Natale”.»
«E chi sarebbe?»
«Voi padri.»
«Ti sbagli di grosso. Del tuo dono non ne so assolutamente nulla. Ti assicuro che è stato davvero Babbo Natale a portartelo.»
«Piantala, papà. Guarda che non sono più un bambino di tre anni. Ormai la so più lunga di te!»
«Voi ragazzi di oggi siete solo degli insopportabili presuntuosi. Credete di sapere tutto e invece non sapete un bel niente. Io non ti ho comprato nessun regalo… E poi ricordo benissimo che, una decina d’anni fa, Babbo Natale portò anche a me un magnifico dono, con tanto di biglietto. C’era scritto: “Continua a fare il bravo. Tuo affezionatissimo Babbo Natale”. Me lo ricordo come se fosse successo ieri.»
«Magari te l’aveva messo la mamma, per farti uno scherzo.»
«Macché mamma e mamma!… Ehi, Teresa, me l’avevi messo tu quel trenino elettronico a scambi automatici sotto l’albero, dieci anni fa?»
«Io? Sei matto? Ho ben altro a cui pensare, io!», si schermiva infastidita sua moglie.
«Visto? Tua madre non ne sa niente.»
«Papà, lasciamo perdere, lo scherzo è bello quando dura poco.»
«Okay, lasciamo perdere, tanto è tutto fiato sprecato. Con te non si ragiona. Pensa quello che ti pare. Cavoli tuoi. Per quel che mi riguarda, nessuno riuscirà mai a togliermi dalla testa che Babbo Natale esiste veramente. Magari ti sembrerò infantile, ma non so che farci. Me lo dice il cuore: Babbo Natale esiste! Esiste eccome!»
«Eccome!», gli faceva eco suo figlio in tono canzonatorio. «Né più né meno che la befana… »
Dopo quelle rituali discussioni annuali, il signore si sentiva irritato e amareggiato, ma presto dimenticava l’ironia di suo figlio e tornava a fantasticare di paesaggi ammantati di neve, punteggiati di lucine colorate e soprattutto rallegrati da una slitta festosa che scivolava a slalom tra gli abeti, trainata da dolcissime renne.

Un anno, finalmente, il signore decise di vederci chiaro una volta per tutte. La notte della vigilia, mentre tutti dormivano, si alzò quatto quatto dal letto (sua moglie russava così forte da far dondolare il lampadario!) e si appostò dietro il divano, al buio. Da una fessura tra i cuscini riusciva a tenere perfettamente d’occhio la sagoma scura e seghettata dell’albero di Natale, carico di addobbi opacizzati dall’oscurità.
«Capisco perfettamente che Babbo Natale debba dare la precedenza ai più piccini», prese a dolersi tra sé quel signore, per ingannare l’attesa, «ma perché dimenticarsi proprio di me, fra milioni… che dico?, miliardi di persone? E perché per tanti anni di seguito? E poi… e poi… almeno una volta nella vita voglio proprio vederlo da vicino, toccarlo con mano, fargli gli auguri… »
Mentre così conversava con se stesso, d’un tratto i vetri della finestra vibrarono.
«È lui, è lui, lo sento!», trepidò quel papà fiducioso. Attraversato da un brivido di piacere, chiuse gli occhi. E quando li riaprì, pochi secondi dopo, la finestra era aperta e dall’esterno entrava un flusso d’aria gelida. Sullo sfondo, un cielo da presepio.
«Sta arrivando Babbo Natale! Lo sento, sta arrivando!», avrebbe voluto gridare quel papà. Ma seppe trattenersi. Diamine, non era mica più un bambino. Se Babbo Natale si fosse accorto della sua presenza, sarebbe scappato via in tutta fretta, probabilmente, e per quell’anno addio regali. Babbo Natale avrebbe saltato la loro abitazione. Di sotto la finestra gli parve di sentire uno scampanellio ovattato… Trattenne il respiro e chiuse gli occhi di nuovo. Quando li riaprì, questa volta provò un senso di vero e proprio terrore: non erano due occhi fosforescenti e torvi, quelli che lo fissavano di laggiù, dal vano della finestra?
«Ecco, lo sapevo, mi ha scoperto!», piagnucolò il signore tra sé e sé. «Adesso scapperà a gambe levate e nemmeno per quest’anno avrò avuto il mio regalo!»
Frattanto, l’emozione gli aveva provocato un tremendo effetto diuretico: gli scappava una pipì fortissima. Strisciando nel buio a panciasotto, si diresse goffamente verso il bagno.
Fu un fiotto interminabile.
Alla fine, alleggerito e fiducioso, tornò in salotto, sempre strisciando come parecchi anni prima, da soldato, gli avevano insegnato a fare nelle esercitazioni militari.
Alzò per un istante la testa e guardò la finestra. Accidenti, era di nuovo chiusa! Vuoi vedere che…
Trattenne il fiato, ragionò, titubò, si grattò il mento, accese la luce dell’abat-jour per un istante e… lo vide: un pacco enorme, con un fiocco altrettanto enorme. Troneggiava su tutti gli altri doni davanti all’albero di Natale spento.
«Per chi sarà?» si domandò, falsamente dubbioso.
Si avvicinò e sfilò il biglietto di sotto il nastro.
Era per lui.
Ma certo!
Ed era anche firmato “Babbo Natale”. Dunque esisteva, esisteva davvero. Dunque aveva ragione lui…
Ma che disgraziato, Babbo Natale. Approfittare proprio del momento in cui era andato in bagno a fare la pipì…
Pazienza! L’importante era che fosse venuto. E su questo non parevano esserci dubbi.
Provò la tentazione fortissima di lacerare la carta colorata e verificare il contenuto del pacco. Doveva trattarsi di qualcosa di molto ingombrante: di un dromedario di cioccolata, probabilmente, o di un Chow-Chow in carne e ossa, magari, il cane che desiderava da sempre. O forse…
Si trattenne di nuovo.
Non sarebbe stato carino aprire il dono tutto da solo, senza aspettare che anche gli altri della famiglia si svegliassero.
D’un tratto gli parve che dall’interno del pacco provenisse una sorta di “Squick!”, insieme a un raspare di artigli.
«Che sia un’aquila reale?», azzardò. «O un cangurino? O un cucciolo di dromedario vivo e vegeto, anziché di cioccolata?»
Tornò a letto eccitato.
Non vedeva l’ora che suo figlio si svegliasse: «Come la mettiamo, adesso?», gli avrebbe gridato in tono di trionfo. «Che cosa ha da dire il mio saputello?»
Sperava solo che quel dormiglione non la tirasse troppo per le lunghe. Da quando erano cominciate le vacanze, non c’era verso che si svegliasse prima di mezzogiorno.
Suo figlio, naturalmente, era più che desto. Si stava così scomodi dentro il pacco… (1)

1) Il più bel regalo di Natale per un genitore? I suoi figli, naturalmente:- ) [N.d.A.]

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