di Giuseppe Genna

Più che A sangue freddo, A sangue e basta: perché moltissimi aggettivi si possono impegnare per arrivare pallidamente a descrivere la vicenda che potete apprezzare (…) cliccando nell’immagine qui a fianco. E’ un estratto da un numero di Cronaca Vera, rivista popolarissima e quindi pop, di cui già ci siamo occupati sulle pagine di Carmilla. E’ un popolare fosco e sparato, surreale e indecidibile nella sua drammaticità patafisica, una deviazione dell’immaginario che è penetrata nelle coscienze quand’esse vadano dal parrucchiere o abitino in province in cui il gossip non ha ancora attecchito nelle sue forme defilippe, ma rimane ancorato a paradigmi settantini. Per questo ci interessa: è un’invenzione continua superata continuamente da una continua realtà abbacinante, più vera della finzione.

Per questo siamo entrati in contatto con la Redazione di Cronaca Vera e abbiamo proposto una fruttuosa collaborazione: loro ci danno un articolo – anche d’archivio, perché il tempo, questa rivista, l’ha congelato in un iperuranio immaginifico, in cui il 1983 vale il 2006 – e noi pubblichiamo su Carmilla, cercando di fare giungere un’esplosione d’immaginario che ormai appare distantissima dal sistema spettacolare propalato dai media. E’, in questo senso, pura opposizione: una mitopoiesi popolare, spesso tinta attraverso deflagrazioni di moralismo e dabbenagine che hanno del clamoroso, e che si oppone in toto al sistema a cui appartiene: quello della stampa e dell’informazione. Realissimo infotainment, penetrazione negli anfratti più ignorati della Penisola, alla scoperta di un’Italia di poveri ma brutti, una polaroid che è andata seppiandosi col tempo e che invece è attualità spiccia: il ritratto del ventre molle del Paese, condotta con una sintassi e un lessico “a prova di imitazione”. Quando una consimile operazione fu tentata su Clarence, ricordo l’impennata negli indici di lettura. Carmilla ha un’idea più organica, selettiva e del tutto fuori dall’ormai declinante ideologia trash: qui non si tratta di nostalgia, si tratta di iperrealismo.
Se la cosa non sarà gradita dai nostri lettori, o se invece sarà apprezzata, lo misureremo col tempo, ed eventualmente con le mail (basta scrivere a giuseppegenna(AT)gmail.com). Il tentativo ci sembra opportuno: Carmilla continua a essere mappatura senza fine dell’immaginario (che è per natura infinito), della cultura di opposizione e di quella che l’Accademia bolla come “sottocultura” e invece non lo è: è invece mimesi del reale distorta ad arte, rubricata dal Parnaso (che non lo è più) come pappa da popolino – si tratta dell’incrocio preciso a cui tendono le antenne delle persone che pubblicano nel nostro sito.
Intanto godetevi la decapitazione dell’Alieno Cinese, non perdendovi strilli e catenacci, che tintinnano come musica per le orecchie, molto più di certi endecasillabi.

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