L’ORA DEL LUPO

di Danilo Arona

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Le ossessioni di chi scrive di paura sono quasi sovrapponibili, analogiche. Il dato è molto più interessante di quel che sembra, serio indizio di come attorno a noi sia in perenne movimento una realtà transpsichica alla quale molti accedono inconsapevolmente, elaborandone identiche suggestioni. Tra queste una delle più potenti e significative riguarda “l’ora del lupo”.
Come ho già scritto una volta, le opinioni al riguardo possono essere differenti. Può diversificarsi la localizzazione temporale, ma il significato no. Come scriveva il sommo Ray (Bradbury), l’ora del lupo “è un’ora speciale, lo spirito è spento e il sangue si muove lento… è la mezzanotte dell’anima.”

Per Bradbury la mezzanotte dell’anima coincideva con le tre del mattino, proprio come nel film The Exorcism of Emily Rose, dove i segni di un invisibile Anticristo si manifestavano alle tre del mattino per dileggiare l’ora della morte di Gesù sul Golgota e parodiare la Trinità, gettando nell’angoscia proprio chi si professava agnostico e non credente. Poi c’è l’ora del lupo “classica”, immortalata in uno dei più sconosciuti film di Ingmar Bergman, ovvero da mezzanotte all’una, e l’ora più estrema in cui già luce ha già ripreso il suo dominio, le otto del mattino. Quella classica apre i portali su quell’altro mondo invisibile, la seconda è per Andrew Masterson (Gli ultimi giorni) “l’incontrovertibile prova della presenza del Male nel mondo”, probabilmente perché qualcuno gli suona la sveglia a quell’ora tutti i giorni. Tra Bergman e Masterson ci stanno la mia “ora del lupo” che è poi quella della “morte” di Melissa (le 5,20) e le 5,50 del duo Nerozzi/Cotti (L’ora blu, Aliberti Editore).
Non sto redigendo una tabella di orari, anche perché chissenefrega (e poi chissà quanti altri scrittori che non conosco avranno circoscritto in altri momenti la loro mezzanotte dell’anima…), tento soltanto di dar forma a un discorso, a un buio informe – una Cosa nella camera da letto- che ci faccia capire di che sostanza è fatto questo nulla, così intimamente terrorizzante, che, nel nero più buio o tra il buio e la luce, temiamo più di ogni altra cosa al mondo.
La morte, la malattia, gli incubi, la Vecchia Strega? Ma sì, si potrebbe fare un lungo elenco di bedroom or mind invaders e tutti, chi più chi meno, aderirebbero al modello. Ma esiste un’altra idea, sulla quale val la pena soffermarsi: che in quel buio ci stia qualcosa d’inenarrabilmente più antico, in qualche modo “fissato” nel nostro DNA. Joan Petru Culianu scrisse che le potenti pulsioni primitive delle culture arcaiche, coagulate attorno al sacro e a figure mitiche teriomorfe – mostri ibridi di spaventosa presenza – non sono mai state, in tutti questi secoli, veramente elaborate in un percorso culturale che le ha isolate come gioco estetico, ma sono rimaste bloccate in una sorta di cultura primordiale che continua a girare su se stessa anche all’interno delle società cosiddette “civili”. E’ come se nel nostro DNA fossero registrate le prove inconfutabili di presenze orripilanti, che tutto erano (sono?) men che simboliche. E, se parliamo di DNA, come non ricordare l’evoluzionista Richard Dawkins quando scrive che è proprio il gene a essere “l’unità che sopravvive passando attraverso un gran numero di corpi individuali successivi”, conservando le tracce di vite vissute in precedenza? E’ come se l’ora del lupo, in qualsiasi ora capiti, non sia altro che la ripetizione angosciosa di una specifica, antichissima paura.
Le prime, terribili righe di Nerozzi ne L’ora blu ci descrivono la morte di una piccina di sei mesi nella sua culla. Muore per SIDS (Sudden Infant Death Syndrome) alle 5,50 del mattino:

Una coltre blu, densa e silenziosa, la comprime lentamente. Non prova dolore, è un po’ come nuotare nel ventre di sua madre: cullata nel silenzio, nascosta nel torpore. Un fremito le percorre la spina dorsale. Il suo piccolo cuore si stringe e il respiro le sfugge dal petto, fluidificato nell’aria: si allunga dal bordo delle sue labbra, risucchiato nell’imbuto di tenebra.

A proposito di realtà transpsichica, di che parlava Chuck Palahniuk in Ninna ninna? Di un giornalista che indagava sulla SIDS e che scopriva che in tutte le camerette dove erano morti dei piccoli ci stava un certo libro ovunque aperto alla stessa pagina… ma torniamo all’ora blu. Concordo, conoscendo bene l’autore, che siamo di fronte anche all’esorcismo del padre nei confronti delle brutture del mondo che vogliono mangiarsi i bambini. Chi potrebbe negarlo? Ma cosa c’è nel DNA a fronte della SIDS?
Anni fa, raccogliendo i materiali per abbordare un libro di non facile approccio come L’ombra del dio alato, restai ovviamente colpito dal fatto che il cattivissimo Pazuzu – il demone de L’esorcista – era nella Mesopotamia dell’800 a.C. niente di più di una statuina di 15 centimetri, recante un anello nella parte superiore della testa, che si portava al collo; oppure la si attaccava sulla porta di casa, e in moltissimi casi si faceva un cerchio protettivo di statuine seminascoste nel sottosuolo per impedire l’accesso a qualcuno. Insomma, il ringhioso demone che al cinema fa vomitare zuppa di piselli a Regan era nella sua realtà mitologica una sorta di angelico protettore. Che proteggeva in modo particolare i bambini piccolissimi dalla morte improvvisa notturna. La SIDS. E chi la provocava la SIDS?
Al British Museum, sotto la testa in bronzo del demone, si legge che gli Assiri utilizzavano Pazuzu per proteggere bambini e neonati dall’attacco di Lamashtu, un’orrida orchessa tradizionalmente considerata una delle tante pre-personificazioni di Lilith. Demone notturno per eccellenza, a lei veniva imputata la SIDS che pare fosse in Assiria una piaga incredibilmente diffusa. Così traduciamo un’iscrizione che la riguarda su una tavola d’argilla dell’ottavo secolo a.C.:
“Lei è furiosa, feroce e misteriosa. Possiede un terribile fascino, come si conviene a una lupa sorella di Anu. Quando lei si avvicina, si è colpiti dall’itterizia, dalla febbre, dalla pazzia e da una sete insaziabile. Le sue zampe sono come quelle di Anzu, le sue mani sono immonde e sudice, il volto è quello feroce di un leone infuriato. Lei arriva sopra la coperta del tuo letto, sfiorandoti con i suoi capelli, e la strappa via. Lei segue le orme del tuo bestiame, come il cane quello delle pecore. Giunge davanti alla tua porta, strisciando come un serpente, con le mani sporche di carne e di sangue. Lei entra in casa come vuole e se ne va quando vuole”.
Pazuzu era in Assiria il vero, grande baluardo contro Lamashtu. Al punto che gli amuleti che lo ritraevano erano portati al collo dalle donne incinte (Lamashtu, con il suo fiato pestilenziale, era pure in grado di provocare aborti) e dalle puerpere, venivano collocati sui letti dei neonati durante i primi nove giorni di vita, oppure erano infissi sulla porta di casa, non solo per proteggere bimbi e adulti dai malevoli attacchi di Lamashtu, ma per generare efficacia contro il flagello dei venti caldi di sud-ovest. Un vero paradosso a dir poco, data l’iconografia tradizionale su Pazuzu, che lo vuole come demone proprio di quei venti.
Dove voglio parare? Non lo so mica, apprezzerete la franchezza. Però da anni sto raccogliendo materiali – autentici, di cronaca – inerenti le “morti nella camera da letto” di giovani e giovanissimi, SIDS non esclusa, e quasi sempre ci sono conti che non tornano. Non è soltanto dalla notte dei tempi che quello che dovrebbe essere lo spazio più intimo e inviolabile della casa è costantemente profanato da un esercito di “visitatori” che cambiano identità a seconda dell’epoca di riferimento. L’ipotesi, tutt’altro che peregrina, per molti ricercatori di confine suona più o meno così: e se la sempiterna Lilith, madre degli Incubi e predatrice notturna della vita dei più piccoli, e le creature di natura aliena che hanno popolato gli studi d centinaia di psicanalisti americani (ma c’è stato qualche caso anche in Italia), altro non fossero che due diverse maschere di un’unica forza che da sempre si nutre vampiricamente delle pulsioni vitali dell’umanità? E se questa “forza”, nella sua fase di quiescenza, vivesse confinata in un luogo non visibile e non raggiungibile dall’umano senso per entrare ciclicamente in contatto in modo “sottile” con artisti, scrittori o semplici individui dalla sensibilità esacerbata per manifestarsi a livello “crepuscolare” nei medie e in altri canali della mitologia contemporanea (musica, film, libri)? Fantascienza? Già, forse prima delle scoperte della fisica quantistica…
Fermiamoci qui, tanto il sasso è lanciato. Di sicuro ho scoperchiato troppe pentole per segnalare l’inquietante libro di un amico. Ma questa è anche una “cronaca” di Bassavilla, laddove i bedroom invaders continuano a fare il loro mestiere, travestiti via via da sindrome narcolettica, Lilith, Melissa o malformazione cardiaca congenita.

Bassavilla, 18 settembre 2006 – E’ una morte senza spiegazione, assurda, di quelle che tolgono le parole dalla bocca e le lettere dai tasti. Alla sera ci si può coricare allegre, piene di vita, a 13 anni, e il mattino successivo non svegliarsi più. Le urla della giovane madre nel condominio in centro dove la gente si sta svegliando e facendo colazione. L’ambulanza, i medici che scuotono la testa. Costernato stupore, evento davanti al quale non ci potrà mai rassegnare. Se n’è andata così, nel suo letto, con gli occhi sbarrati per la paura, una ragazzina, timida e bellissima, che si chiamava Sara Gabrielli. E la gente nel pianerottolo piange, mentre un’anziana signora che abita all’ultimo piano continua a scuotere la testa e si regala a suo modo una spiegazione in grado di mitigare la stupefazione del più ingiusto dei decessi: “stanotte non dormivo e, fuori sul balcone, ho visto uscire un cane dalla finestra di sotto, quella di Sara, ma non era un cane normale, aveva le ali… anzi, non stanotte, ma stamattina, tra le 5,20 e le 5,50!”

Sara Gabrielli, le ore blu, realtà transpsichiche… Ricordate, vero, chi è Sara Gabrielli?