E’ on line il n.10 della webzine letteraria curata da Wu Ming [qui sotto, un estratto e l’indice]
Interrogato in proposito, il più noto motore di ricerca risponde per enigmi (tutto vero!):

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Estratto da Nandro #10: Una nota di Wu Ming 3 su Calciopoli e il futuro del Paese

Cesare Geronzi, padre di sua figliaSottovalutare l’essenza materiale e simbolica dell’esplosione della bolla calcio significa capire nulla di ciò che rimane – quasi nulla – del Paese “dove comandano i morti”. Pensare che sia la storia di arbitri disponibili e alcuni maneggioni che si erano inventati un bel sistema è il lido dei pirla dove proveranno a condurci. La soluzione proposta: un paio di retrocessioni, qualche ripescaggio, e Don Luciano in esilio. Venezuela, Santo Domingo, Brasile, spiagge dorate di camorra e latitanza, chissà se il satellitare è più facile da criptare…
Perché questa sarebbe l’occasione di recuperare al famoso e fottutissimo PIL italiano una fetta enorme, antiumana, ridicola, di risorse che arricchiscono una casta di parassiti mentre mancano drammaticamente a tutti i settori vitali dell’economia e della società. Il fatto è che noi non riusciamo a vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti, e che infatti chiunque guardi da fuori coglie con disarmante evidenza. La bolla del calcio, che molti architetti proveranno a tenere su con ogni sforzo, è l’ultima stazione, senza fermata e senza freni, prima di un capolinea che è un muro, un muro che non fa sconti. Da qualunque punto si parta, in Italia si giunge sempre al medesimo approdo: il blocco sovietico-mafioso che permea, soffoca e comanda ogni brandello di territorio esistente. La Triade: banche, borghesia industriale di prima e nuova generazione, intrecci politicocriminali. Alcuni, con il gusto dell’eufemismo, la chiamano “economia della relazione”: si tratta niente altro che della strada che potentati tra loro congiunti hanno scelto per non produrre più niente, continuando a estrarre enormi plusvalenze. Comprare, a credito senza metterci un soldo, il Paese, e imporre monopoli, tariffe, gabelle feudali. Banche, energia, trasporti, autostrade, telecomunicazioni, media, calcio. Concessioni pubbliche trasformate in satrapie, servizi mutati in monopoli privati, bisogni primari virati in generi di consumo ad alto profitto. Così l’Italia è andata a puttane. Se abbiamo raggiunto un livello di corruzione da signoria della guerra di alcuni stati africani è perché incentiviamo, legalizziamo, esaltiamo la furbizia improduttiva dell’accordo di cartello come unica vera risorsa nazionale. Ché tanto si sa che alla fine ce la caviamo sempre e lo cacciamo nel culo a tutti.
L’aspetto simbolico e materiale del crack del calcio, che lo rende deflagrazione dagli esiti imprevedibili e paradigma esemplare allo stesso tempo, sta in diverse, molto solide ragioni.
La prima è che al ballo del pallone ce li trovi tutti, ma proprio tutti. Agnelli e Berlusconi, è chiaro, i padroni dei padroni: tredici campionati degli ultimi quindici, gli altri due a Roma e Lazio (la capitale va omaggiata ogni tanto). Ma anche Tronchetti Provera e Moratti (duemila miliardi in una quindicina d’anni?), poi c’erano Tanzi e Cragnotti, c’era Cecchi Gori, adesso c’è De Laurentiis, c’era il povero Gazzoni Frascara, ora va Cazzola. Ci sono i Della Valle (da manuale la loro parabola telefonica), Sensi e prole, i Matarrese, il nordest, le squadre a capitale ndrangheto-mafioso e via e via che ne dimentichiamo tanti. Poi ci sono le banche, molte, ma una in particolare più di tutte: la cassa di compensazione (a senso unico) di molte edificanti storie italiane. Capitalia, Geronzi, sì: Cirio, Parmalat, bond argentini, scalate dei furbi di tutti i quartieri, salvataggi di Roma, Lazio e Parma. La Gea, i figli di papà, meglio che nei Sopranos: Geronzi Moggi De Mita Tanzi Cragnotti Lippi Gaucci…

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Questi erano appunti che buttavo giù più di un mese fa, all’esplodere dello scandalo calcio. Sono rimasti lì, a riposare, ché tanto ne parlano tutti e poi c’è il romanzo che occupa il 100% dell’attenzione. Dopo, ho letto Gomorra di Roberto Saviano, continuato a lavorare, comincia il mondiale, le prime partite, la richiesta preventiva di amnistia, la melassa televisiva. La cordata di Chinaglia per comprarsi la Lazio con i soldi dei casalesi, proprio loro, quelli di Sandokan e Mezzanotte. Poi ancora, arrestano il re. Quella macchietta disgustosa che si fa chiamare così. Slot taroccate, puttane, chiavate alla Farnesina, farmaci di merda al terzo mondo, costruzioni e appalti all’est, armi a chi le chiede. Si arriva sempre allo stesso punto. Per questo Gomorra è bestemmia: svela la cruda dinamicità della borghesia criminale, là dove tutte le risorse, quelle che oggi mancano a tutto e a tutti, sono andate a finire. I soldi, dove stanno i soldi. Arretratezza, degrado, cronici retaggi culturali, sono tanto veri quanto un trompe l’oeil che occulta il cantiere dove si produce davvero. La parte più moderna del paese. Qui è come in Texas cent’anni fa: dovunque pianti un bastone viene fuori un liquido nero. Non è petrolio. Sono i liquami che abbiamo stoccato nelle discariche abusive della nostra vita pubblica. Non c’è tanto altro da dire, né da avere troppa fiducia in cambiamenti repentini. Per la bonifica, se mai avverrà, occorreranno decenni. [WM3, 18 giugno 2006]

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punk.jpgL’indice di Nandropausa #10

00. Pre-embolo
01. Roberto Saviano, Gomorra, Strade blu Mondadori [WM3, WM1]
02. Recensione comparata di Gomorra e Indagine sul calcio di Beha-Di Caro, BUR Rizzoli [WM2]
03. Giuseppe Genna, Dies irae, 24/7 Rizzoli [WM5]
04. Recensione comparata di Dies irae e Indagine sul calcio [WM1]
05. Una nota su Calciopoli e il futuro del Paese [WM3]
06. Cormac McCarthy, Non è un paese per vecchi, Einaudi [WM4]
07. Stephen King, Cell, Sperling & Kupfer [WM1]
08. Nino G. D’Attis, Montezuma Airbag Your Pardon, Marsilio X [WM1]
09. Jutta Richter, Un’estate di quelle che non finiscono mai, Salani [WM4]
10. Legs McNeil & Gillian McCain, Please Kill Me, Baldini Castoldi Dalai [Luciano Moggi & Fabio Baldas, nella foto]
11. Julian Cope, Krautrocksampler, Lain [WM5]
12. Dario Biagi, L’incantatore. Storia di Gian Carlo Fusco, Avagliano [WM1]