di Igino Domanin

negrieternarivolta.jpgIl film documentario Toni Negri, l’eterna rivolta di Alexandra Weltz e Andreas Pichlers, va in onda venerdì 7 aprile alle ore 21,00 su History Channel, cioè proprio nella ricorrenza della famosa operazione repressiva del 1979, che portò, nel clima degli anni di piombo, a un’ondata di arresti indiscriminati, comminati attraverso lo strumento barbaro della carcerazione preventiva e in violazione delle garanzie dello Stato di diritto. Fu un’aggressione politica senza precedenti e che chiuse drammaticamente la stagione dei movimenti di contestazione.

L’azione della magistratura di allora, che colpì i vertici di Autonomia Operaia, ma coinvolse, in breve, per mezzo di una campagna di criminalizzazione di massa, alcune decine di migliaia di persone in Italia, ebbe come principale capro espiatorio appunto la figura di Toni Negri, additato, perfino negli show televisivi domenicali dei primi anni Ottanta come il “cattivo maestro” e il capo presunto, o, comunque, il leader morale, delle Brigate Rosse. Una vicenda complessa, che attraversa uno dei nodi più intricati della memoria storica e collettiva dell’Itala contemporanea.
Il film in onda su History Channel può essere considerato introduttivo ad affrontare, in uno spazio pubblico e mediatico, la ricostruzione critica di questi avvenimenti. Toni Negri è tornato in libertà 24 anni dopo il 7 Aprile 1979. Nel documentario ci sono molte testimonianze visive e orali che possono contribuire, soprattutto in favore delle generazioni più giovani, a restituire dei frammenti di verità sul clima e sulle tensioni della stagione post-sessantottesca in Itala. La biografia intellettuale e politica di Negri è senz’altro molto importante per avviare una revisione critica, da sinistra, della stagione degli anni settanta. Molti macigni pesano sulla memoria di quella fase, che aprì la strada, in realtà, al vittoria del neo-liberismo e del populismo che hanno attraversato gli eventi degli ultimi vent’anni. La storiografia e la narrativa dovranno occuparsene.

negriigi.jpgNEGRI: MOVIMENTI NELL’IMPERO
di Igino Domanin
[da L’Unità]

Il volume Movimenti nell’impero – pubblicato presso Raffaello Cortina- raccoglie una serie di conferenze tenuta da Toni Negri nel periodo 2003-2004. Una serie d’interventi che mettono a fuoco alcune direzioni possibili di sviluppo delle analisi teoriche presenti in Impero e in Moltitudini, soprattutto in riferimento a ciò che emerge nell’attualità. Negri ha suddiviso il materiale di questi testi in quattro parti.
Nella prima, sono discusse alcune questioni relative agli assetti di potere nell’Impero. Negri constata il fallimento del golpe dell’Amministrazione Bush, cioè del tentativo neoconservatore di governare in modo unilaterale i conflitti della globalizzazione; la crisi irreversibile della potenza americana, impantanata nel caos sanguinoso dell’Iraq, determina nuovi scenari politici per le strategie di resistenza della Moltitudine, del soggetto che, secondo la prospettiva di Negri, unifica la molteplicità di singolarità e differenze che formano la realtà del lavoro immateriale
La seconda parte del volume, forse la più interessante e innovativa, mette, infatti, al centro la relazione tra la Moltitudine e il processo costituente dell’Europa. Su questo punto la posizione di Negri è in dissenso con gran parte della sinistra antagonista europea. Il teorico dell’Impero, infatti, ritiene che la costruzione di uno spazio geopolitico europeo, che sia in grado, attraverso un innovativo disegno costituzionale, di rendersi autonomo dall’influenza nordamericana, sia un’occasione storica per le prospettive dei lavoratori postfordisti. L’Europa potrebbe dar vita a una forma politica di tipo repubblicano e post-statuale, una costituzione mista, in grado di veder coalizzati gli interessi delle aristocrazie economiche e le rivendicazioni della moltitudine.
Nelle conferenze pubblicate nella terza parte Negri propone un superamento degli schemi tradizionali del socialismo, soprattutto nelle sue versione welfaristiche, basato sull’analisi delle nuove forme di produzione e sull’egemonia del lavoro immateriale all’interno del capitalismo neo-liberista. In questo quadro economico, infatti, la produzione abbandona il carattere individualizzato del lavoro e si fonda immediatamente sulla cooperazione, sulla comunicazione e sulla condivisione del sapere: lo sfruttamento capitalistico odierno, quindi, si baserebbe su una espropriazione del comune, cioè di un tessuto, già socialmente costituito, di beni comuni e di forme di vita spontaneamente realizzate.
Nella quarta parte, infine, Negri si occupa dello sfondo filosofico-politico delle strategie della Moltitudine. In particolare, si trova qui una presa di posizione in favore della tradizioni materialistiche della Vecchia Europa contro la visione nichilistica della cultura filosofica del Ventesimo secolo e gli attacchi anti-europei dei neoconservatori americani. Non mancano pesanti giudizi anche su autori come Arendt e Benjamin, nel primo caso per via della separazione tra politica e socialità, mentre nel secondo per l’interpretazione messianica del materialismo. Negri sostiene un immanentismo radicale, che è alla base della sua visione del comunismo, inteso appunto come una tendenza soggettiva immanente all’attualità e non come uno scopo da realizzare in un tempo a venire.
Un volume che raccoglie, dunque, una massa di spunti polemici, d’intuizioni teoriche, di argomenti, talvolta controversi e discutibili, ma che, senz’altro, hanno determinato molti effetti nel lessico politico dei tanti che ritengono che “un altro mondo è possibile”.

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