di Riccardo Valla

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Riassunto. Parigi, estate 2005. Il Conservatore del Louvre, Sommelier, è stato ucciso. La nipote Sophie e lo studioso Londong tornano al Louvre con l’esperto inglese Teadrinker. Intanto stanno raggiungendo il commissario Fouché, nello studio del Conservatore, anche il vescovo Tonnorosa, il monaco Valjean e una vecchia amica del morto, madame Madeleine Pâtissière.

“E lei ha risolto quell’indovinello, diabolico, ispettore?” esclamò il monaco, con ammirazione.
Fouché non spostò neppure la testa. “Può pensare se ho tempo da perdere in rompicapi del genere! Per chi mi ha preso, per un pensionato? Nella perquisizione ho estratto i cassetti dal mobile, come avrebbe fatto chiunque, e quando ho visto il doppio fondo ho capito la soluzione di quello stupido indovinello.”

Ansimando per la fretta, entrò in quel momento Teadrinker. Nel vederlo, Madame Pâtissière scoppiò a ridere.
“È un po’ in ritardo per il rituale, professore!” E siccome l’inglese faceva finta di non capire, spiegò a Fouché: “L’abbiamo invitato varie volte al rito del sangreal, ma lui diceva: “Non posso, grazie, sono astemio”. Si credeva spiritoso.”
“Be’“ intervenne Fouché “visto che il sangreal era in realtà la sangria, se non beveva…”
“Ma la sangria è la Dea, è solo il simbolo del pinis and vagiàina…” esclamò Londong, pronunciandolo all’inglese. Era giunto in quel momento sulla scia di Teadrinker. Fouché fece tintinnare le manette con cui giocava e il giovane professore si azzittì.
“Via, madame” rispose l’esperto inglese, galante. “Non volevate che interferissi con il Priorato di Sion!”
“Eh certo, per lui ci voleva quello di Sodoma” commentò a bassa voce la donna.
Intanto, il vescovo si era avvicinato al poliziotto e indicava Teadrinker. “Sospettavo che l’autore di tutte queste trame… che il cosiddetto Magister… fosse lui, e adesso ne abbiamo la conferma dalla sua presenza in questo luogo. E se vuole la prova definitiva, ispettore, si faccia dare il suo telefonino. Controlli le chiamate dal mio cell e da quello di André Valjean! Il documento che mi ha promesso era una vecchia proprietà del nostro Ordine, ma soltanto lui ne conosceva la storia. Infatti, nell’archivio manca l’intero fascicolo Da Vinci… e l’ultimo a consultarlo è stato un certo dottor Teadrinker, per la tesi di dottorato.”
Signorilmente, l’inglese finse di non udire. Si volse a salutare Sophie.
“Mademoiselle Gourmet. Posso presentarle…”
“Oh, la conosco bene, mademoiselle Spio-dal-Buco-della-Serratura” ironizzò Madeleine Pâtissière. “È la piccola smorfiosa che guardava l’uccello a tutti, disturbava il rito, ci rovinava la concentrazione!”
“Oh, adesso la chiavata si chiama concentrazione?” ribatté Sophie, sferzante. “Fai in fretta ad accusare, tu, che ti prendevi in corpo tutto quel ben di dio mentre io rimanevo a secco!” Guardò Tonnorosa. “Lei non lo sa, eminenza, ma mio zio era un porco!”
“Ragazze, non litigate” intervenne il monaco, conciliante. Da alcuni minuti guardava i fianchi di Sophie e a sua volta era guardato con riprovazione dal vescovo.
“Mademoiselle Gourmet… monsignor Pinne Rosa” azzardò Fouché, tentando di gettare acqua sul fuoco.
Ma Sophie era già in piena rivolta. “Ci vieni a fare la morale proprio tu, che sei quello che lo ha ucciso?” gridò al monaco.
Ci fu un attimo di stupore, poi, avvampando di collera, la donna più anziana si gettò su Valjean per strangolarlo, gridando: “Lui!”.
Teadrinker e Londong cercarono di fermarla, la afferrarono per le spalle. La donna però aveva già raggiunto il monaco… e dal collo del cipiglio trasse lei un gingillo d’or.
“Santo Cielo! Ma è mio figlio!” disse e poi lo strinse al cuor.
Il monaco la guardò con severità. “Sono tuo figlio? Da te nacqui un dì? Non si abbandonano i figli così!”
“Che sono, le canzoni dei Gufi?” chiese la donna. ““Una dama ricca e sola…” Un peccato di gioventù…” spiegò, rivolta al vescovo. “Il figlio di Sommelier… quando eravamo seguaci di Fulcanelli… poi l’hanno trasferito… io non potevo allevare un figlio… Sai” continuò, rivolta al monaco “all’inizio avevamo tante speranze che diventassi un grande alchimista. Ti avevamo persino chiamato Andrea Valentino Giovanni, Val-Jean, in omaggio all’autore delle Nozze chimiche, Johannes Valentinus Andreae, il fondatore dei Rosacroce…”
“Basta!” gridò qualcuno dalla platea. “Sono stufo! Lasciatemi passare, mi alzo e me vado!” L’uomo si fermò nel corridoio tra le poltroncine. “La sopportazione ha un limite! Il sangue reale, la sangria, la goliardia, l’Ifigonia, il Pus Dei, il Priorato… ma ci prendete per idioti? Di questo passo cosa tirerete ancora fuori, gli Illuminati di Baviera che marchiano a fuoco il culo delle vittime?!”
“Che vuole, quello?” chiese Sophie, girandosi verso Fouché. “Lo conosci?”
“Mai visto.” L’uomo scosse la testa. “Che se ne vada. Sai quanto ce ne frega, a noi!”

(15-CONTINUA)

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