di Piero F.

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In un libro e in vari quotidiani il pubblicista cattolico Vittorio Messori, che non ha mai nascosto la propria simpatia per il regime di Francisco Franco, si è sforzato di minimizzare il massacro di Guernica, durante la guerra civile spagnola, con dati a suo dire inoppugnabili. In realtà erano oppugnabilissimi. Lo ha dimostrato, sul newsgroup it.cultura.storia, con un intervento del 24 luglio 2002, un certo Piero F. Ci dispiace non poterne indicare il cognome per esteso, perché così si firmava (lo faremo se si metterà in contatto con noi).
Il suo testo, che proponiamo quasi integralmente, merita di essere conosciuto, perché smonta implacabilmente e con estremo rigore le tesi di Messori, che di sicuro non fa una bella figura. Lodata sia Internet, che consente che storici magari non accademici come Piero F. possano esprimersi e, se necessario, facciano a pezzi un opinionista influente e ospitato dalla grande stampa.


NOTA ALLE NOTE
Ove possibile, ho privilegiato i riferimenti a opere stampate, delle quali cito Autore, Titolo, Editore. Tuttavia si è reso necessario ricorrere a documenti pubblicati online su Internet, in quanto non ho il tempo né la disponibilità di consultare le biblioteche.
Conosco perfettamente i rischi derivanti dal riportare notizie reperite in rete, e ho dovuto fare spietati test di attendibilità, scartando decine di siti che mi avrebbero pur fatto comodo, in quanto riferivano i fatti troppo vagamente o con eccessiva foga polemica. Devo annotare che le tesi di Messori sono praticamente inesistenti nel web, anche limitandomi alle sette lingue che sono in grado di leggere: qualche traduzione letterale del sito kattoliko.it e nulla più. Molto più spesso mi sono imbattuto in siti dedicati all’aspetto artistico dell’opera di Picasso, nei quali si riassumeva la vicenda storica “per sentito dire” (sarcasticamente: secondo vulgata), e nonostante la sostanziale correttezza del racconto, li ho scartati perché si sarebbero esposti troppo facilmente alla critica di “vittime del mito” di Guernica. Cito perciò solo i siti che dimostrano una conoscenza approfondita della problematica storica, che tengono conto delle accuse, delle controaccuse, nonché dei tentativi franchisti di negare ogni responsabilità per l’accaduto. Un discorso a parte va fatto per il sito che indico col nome Gernika Vasca. Si tratta di un resoconto accurato dei fatti di Guernica, raccolto da testimoni oculari, in particolare dalla quattordicenne Karmele, che dopo la guerra sarebbe diventata maestra elementare.
Il narratore, un guernicano che trascorse l’infanzia tra le macerie della sua città e fu allievo di Karmele, è profondo conoscitore di tutti i libri pubblicati sulla tragedia, e col loro ausilio ricostruisce anche il contesto storico-bellico nel quale avvennero i fatti. Non ho ritenuto di affidarmi a quanto costui riporta circa la Legione Condor e l’Alto Comando dei nazionalisti: per queste ricostruzioni ho preferito attenermi direttamente agli storici di professione. Ma assolutamente insostituibile è il valore testimoniale di quanto avvenne a Guernica nei giorni dal 25 al 29 aprile del 1937, sia dal punto di vista storico che da quello umano, ed ho quindi attinto abbondantemente a quella preziosa fonte.
Per ognuno dei siti da me citati con nomi “codificati”, ecco la mappa dei link, tenendo presente che col tempo molte pagine web potrebbero essere scomparse, o spostate altrove:

Gernika Vasca
Catholic Critics ( if dead link)
Emory
El Mundo
Aircraft
Tamu
Basque History
Capitol Hill
Arido
USAF (if dead link)

IL TESTO DI VITTORIO MESSORI [in kattoliko.it]

[…] Una “verità” codificata una volta per sempre anche nella Storia della guerra civile spagnola (stampata, in Italia, da Einaudi) di Hugh Thomas. È significativo che questo storico, nella edizione “rivista” della sua Storia, abbia poi ridotto a 200 il numero dei morti: 1454 in meno da una ristampa all’altra. E senza dare spiegazioni. (1)
La realtà è del tutto diversa, come hanno stabilito anche commissioni internazionali di inchiesta (2). Come andò davvero lo si sa da decenni (3), ma la forza della propaganda sembra ancora invincibile. Guernica costituiva un normale obiettivo militare, come ben sapeva anche il governo rosso” che vi aveva installato pezzi contraerei e scavato sette rifugi collettivi (4). In effetti, la città era sede di due importanti fabbriche, d’armi leggere e di bombe d’aviazione (5).
Inoltre era nodo stradale e ferroviario (6) per i repubblicani che combattevano a una dozzina di chilometri dalla città, che rigurgitava di soldati e di mezzi militari. Non si dimentichi che l’importanza strategica di Guernica veniva anche dalle fortificazioni che i baschi vi avevano costruito (la cintura di ferro”, come la chiamavano (7)) per marcare l’indipendenza della loro regione nei confronti delle altre etnie spagnole.
Non era affatto, dunque, il “bucolico, sacro villaggio dove mercanti e villici portavano pacificamente le loro povere cose”, per dirla con Thomas. Alcuni bombardieri (di vecchio tipo (8)) inviati dalla Germania e 18 aerei, tra pesanti e leggeri, del Corpo di spedizione italiano, nel pomeriggio di quel 26 aprile 1937 fecero alcuni passaggi per distruggere il ponte di Renteria, sul fiume Oca e ostacolare così i movimenti dei repubblicani (9).
La maggioranza dell’esplosivo italo-tedesco cadde sul nodo stradale attorno al ponte e solo alcune bombe sulla città: su 39 crateri individuati dalla ricognizione aerea, solo 7 risultano nell’abitato (10). I morti accertati – anche da accurati controlli all’ anagrafe – furono 93, cui è forse da aggiungere qualcun altro tra soldati isolati (11).
Quasi la metà di quei 93 morì per il crollo di un rifugio appena costruito ma evidentemente inadeguato: Forse, gli appalti truccati esistevano anche tra i baschi “rossi” (12). In ogni caso, non si supera il centinaio, com’è provato da ripetute indagini sull’anagrafe della città, che contava 5.000 abitanti in tutto (13): bilancio tragico ma, purtroppo, di routine nella più sanguinosa guerra civile della storia che, alla fine, contò quasi un milione di morti.
In ogni caso, si è abissalmente lontani dai 1654 caduti (e 889 feriti) che sono entrati nella leggenda sempre ripetuta. E si è ben lontani anche dalle migliaia di cadaveri che furono il tragico prezzo da pagare – in quella lotta spietata – per la conquista di tanti altri obiettivi militari. É vero che documenti fotografici e cinematografici mostrano la città semidiroccata. Ma questo perché (come dimostrò una commissione internazionale (2); e come fu appurato persino dal tribunale di Norimberga che giudicò i generali nazisti (14)) prima di ritirarsi i socialcomunisti e gli anarchici cosparsero di benzina tutto ciò che poterono e vi diedero fuoco (15).
Non un solo cratere di bomba fu trovato tra le rovine bruciate del centro storico (10). Fu provato, inoltre, che i minatori anarchici delle Asturie, fuggendo, fecero saltare con la dinamite, di cui disponevano in abbondanza, molti edifici per creare ostacoli alle truppe franchiste (15). Ma come nacque la leggenda giunta sino a noi, malgrado le risultanze delle inchieste internazionali (2) e il lavoro – inascoltato, per lo più – di qualche storico con il rispetto della sua professione (16)?
All’inizio della manipolazione della verità c’è un corrispondente di guerra inglese, George L. Steer, il quale, pur non essendo sul posto quel giorno (17), spedì da Bilbao (dopo essersi accordato con tre colleghi e connazionali per non smentirsi a vicenda (18)) una cronaca fantasiosa al suo giornale di Londra.
Da soldati baschi, Steer (che secondo molti apparteneva allo spionaggio inglese (19)) aveva appreso che il lunedì, a Guernica, si teneva un affollato mercato; e poiché quel 26 aprile era, appunto, un lunedì, lavorò di fantasia immaginando le inermi massaie e i vecchi contadini spappolati dalle bombe tedesche (tra l’altro, visto che il mito esige “cattivi” che lo siano davvero, da allora, parlando di Guernica, si disse solo dei tedeschi, tacendo degli italiani che furono invece presenti in forze sul ponte (20) con tre moderni bombardieri S79 e con 15 caccia CR32). Per tornare al corrispondente inglese e ai colleghi che gli tenevano bordone: non sapevano che il mercato quel lunedì non si era svolto, poiché il Delegato militare del governo basco lo aveva vietato (21), temendo appunto azioni di guerra. In ogni caso, non avrebbe potuto essere colpito, visto che il mercato terminava sul mezzogiorno (22) e l’azione italo-tedesca si svolse a partire dalle 16,15.
Della corrispondenza fantasiosa di Steer e dei colleghi si impadronirono subito due propagande: quella anarco-comunista, naturalmente; ma anche quella britannica, poiché il nuovo governo di Chamberlain doveva convincere l’opinione pubblica della necessità di affrontare grandi spese per il riarmo (23), vista la barbarie tedesca e la potenza delle sue armi (da qui, l’invenzione che Guernica fosse stata colpita da modernissimi velivoli (8)). Il lucroso falso di Picasso (24) completò la leggenda che tutti, sino a qui, hanno preso per storia vera.

NOTE AL TESTO

(Nota #1)
Non ho l’edizione 1977 della Spanish Civil War di H.Thomas, ma sono certo che nell’introduzione alla nuova edizione c’è, come d’uso, la motivazione che l’ha resa necessaria. La cifra di 1654 morti, citata da George L. Steer non nell’immediato resoconto, ma in successivi reportages e in The Tree of Guernica (1938), era stata diramata alle agenzie di stampa dal governo autonomo di Euskadi, e probabilmente era riferita alle perdite del 26 aprile su tutto il fronte.
Ma negli archivi di Stato si trova un dispaccio del premier basco Aguirre al ministro della difesa della Repubblica Spagnola, nel quale si parla di 200 vitttime a Guernica per l’incursione aerea.
[Fonte: Ten.Col. Martinez Bande, “Vizcaya”, Editorial S. Martin]
Hugh Thomas si recò in Spagna nel 1959 per raccogliere dati e testimonianze sulla guerra civile spagnola, e fu osteggiato in tutti i modi dal regime franchista. Sul bombardamento di Guernica poté raccogliere notizie e testimonianze da esponenti religiosi baschi [Fonte: link Catholic Critics] ma in mancanza di documenti ufficiali fu costretto ad attenersi a quanto scriveva Steer. Verso il 1970 furono finalmente aperti gli archivi sulla guerra civile, e in Spagna iniziarono a circolare nuove e più fedeli ricostruzioni dell’accaduto (tra le quali proprio quella del colonnello Martinez Bande, capo del servizio storico militare della Difesa). Thomas, che aveva pubblicato il suo libro nel 1961, dopo la morte di Franco tornò in Spagna per revisionare il proprio testo alla luce dei documenti d’archivio. Non fu solo il numero delle vittime, l’oggetto di questa revisione, pubblicata nel 1977, ma anche – per esempio – la distanza che separava Guernica dal fronte quel 26 aprile 1937. [Fonte: link Emory, nelle note al testo]
Insomma, è una normale revisione dovuta alla disponibilità di nuovo materiale, come è d’obbligo per qualsiasi storico serio, e l’ironia di Messori certifica una volta di più che egli non ha la minima dimestichezza con le metodologie storiche.

(Nota #2)
Messori nomina in più punti queste fantomatiche “commissioni internazionali d’inchiesta”, come se il potere evocativo delle parole bastasse a rendere indiscutibili le affermazioni che si vorrebbero far passare. Figlia della stessa tecnica, gira negli ambienti di ufologia una frase celebre, “eminenti studiosi hanno provato…”, un tormentone dietro il quale si nascondono i mitomani e i visionari. Messori dica quali commissioni indagarono, quando lo fecero, e dove si riunirono. Non per semplice amore della precisione, ma perché durante il regime franchista non era consentito a nessuno (e meno che mai agli stranieri) ficcare il naso negli orrori della guerra civile, come ben sa Hugh Thomas.

(Nota #3)
La “verità” ha avuto due facce, dal 1937 fino al 1970: la versione franchista e quella del resto del mondo. Poiché Messori nega validità alla seconda, è ovvio che per lui la verità è quella che si raccontava in Spagna quand’era vivo Franco. Nel 1970 iniziarono a cadere i paraventi intorno a Guernica, e dopo la morte del Generalissimo gli spagnoli si affrettarono a denunciare che quella “verità” era solo un cumulo di menzogne per nascondere le responsabilità di Franco e dei suoi alleati.
«Tutti sapevamo di chi era la responsabilità del bombardamento, quali e quanti, 43, erano gli aerei che la “spianarono”: però nessuno si azzardava ad aprire la bocca in pubblico. Era tabù. Erano stati i “gudaris” baschi in ritirata, i minatori asturiani, tanto abili con la dinamite, tutti tranne i tedeschi, tanto carini, tanto rispettosi. La menzogna tardò anni ad essere scoperta, almeno in forma ufficiale. Gli archivi si erano chiusi ermeticamente: e Joseba Elosegui, comandante dei Gudaris che rimase tre ore nella cinta urbana della città incendiata, scrisse: – Il 19 giugno 1950, Franco, nel 13 anniversario dell’occupazione di Bilbao e alla cena di gala offerta per la Delegazione di Vizcaya, ripeté la sua accusa: “Guernica fu distrutta e incendiata dai marxisti prima della loro fuga”.- Poco a poco, la verità si fece strada.»[Fonte: Link Gernika Vasca]
«I crimini dei fascisti. Il più ovvio di questi fu il bombardamento nazista di Guernica. I fascisti spagnoli lo negarono e fino agli anni ’70 dichiararono che non c’era stato alcun bombardamento, o se c’era stato, dovevano essere stati gli stessi repubblicani a compierlo. Tuttavia l’evidenza storica, scoperta da Preston e da Thomas nei loro autorevoli studi, è incontrovertibile.»
[Fonte: Richard Pond, link Capitol Hill]

(Nota #4)
«Guernica era una cittadina di 5000/7000 abitanti che nell’aprile del 1937 era situata vicino alla linea del fronte. La Legione Condor germanica colpì Guernica per un’operazione puramente tattica.»
L’unico documento “neutrale” che afferma l’importanza di Guernica come obiettivo tattico, è uno studio pubblicato nel 1998 dalla U.S. Air Force (Air University/Air War College presso la Base Aerea Maxwell,. Alabama), intitolato Inflated By Air Common Perceptions Of Civilian Casualties From Bombing [link USAF]. Su Guernica esprime opinioni per certi versi simili a quelle franchiste, ma almeno sono dichiaratamente opinioni, come annunciato in questo «Disclaimer: The views expressed in this academic research paper are those of the author(s) and do not reflect the official policy or position of the US government or the Department of Defense
In realtà, leggendo tutto il lunghissimo documento, ciò che preme ai militari americani è di salvare l’onore dell’aviazione come entità “metafisica”, respingendo tutte le accuse di barbarie e di infamia che a essa vengono rivolte per i bombardamenti della II guerra mondiale: anche a costo di assolvere la Legione Condor da quelle stesse accuse, che come vedremo in un’altra nota, sono comprovate da documenti inoppugnabili. In realtà Guernica era completamente decentrata rispetto alla direzione dell’assalto nazionalista al “Cinturon de Hierro“.
Durango, bombardata qualche settimana prima, era in posizione strategica, e ben difesa. Lì la Legione Condor non andò per il sottile nello sganciare bombe, ma non colpì deliberatamente le abitazioni. Infatti nessuno ha mai gridato all’eccidio per i 127 morti di Durango, la maggior parte dei quali civili: c’est la guerre. Ma per Guernica fu una sorpresa assoluta. I preparativi per la difesa si erano limitati a sacchetti di sabbia, trincee e un solo rifugio collettivo. Ci si aspettava che fosse la fanteria nazionalista a tentare di espugnare la città, con ogni probabilità preparando l’assalto con un fuoco d’artiglieria. Ma la distruzione dal cielo non l’aspettava nessuno.
«I guernicani si erano posti all’opera, più per iniziativa propria che per esortazione del sindaco José de Labauria, un ufficiale di marina in pensione, per costruire rifugi, accumulare sacchi di sabbia e materiale di scarto alle porte della città, e rinforzare porte e finestre.»
Ogni cantina d’abitazione diventava “rifugio”, e allora erano ben oltre i sette citati da Messori. Ma quanti erano i rifugi collettivi, predisposti dalle autorità? La giovane Karmele, testimone del bombardamento, racconta che fu sorpesa dalla prima incursione mentre accudiva il suo orto, e il suo primo istinto fu quello di dirigersi “al rifugio”, non a “un rifugio”:
«La idea fija de Karmele era dirigirse hacia el refugio, escapar de aquella zanja al descubierto. Cuando los aviones desaparecieron, aprovechó la ocasión para correr hacia la cuesta del Cojo, en la que estaba situado el refugio de Duran, en una casa solariega»
[Fonte di entrambe le citazioni: Link Gernika Vasca]

(Nota #5)
Se non basta asserire che Guernica aveva una sua importanza tattica, si accenna allora alla sua importanza strategica: possedeva due fabbriche di armi che dovevano essere distrutte. La fabbrica d’armi Unceta y Cia fabbricava armi leggere: da caccia, ma anche mortai, pistole mitragliatrici e revolver. Era famosa nel mondo, ed era l’orgoglio dell’imprenditoria basca. Si trovava all’estrema periferia di Guernica, a fianco dello scalo ferroviario. Si era dotata di rifugio antiareo per la previdenza di Don Rufino Unceta, che temeva un’azione dei nazionalisti contro la sua fabbrica. In realtà, non fu nemmeno sfiorata dalle bombe.
Si ritiene che il generale Mola abbia raccomandato alla legione Condor di risparmiarla, perché entro due o tre giorni avrebbe continuato a produrre le sue eccellenti armi, ma per l’esercito nazionalista. Una fabbrica distrutta non sarebbe servita a nessuno.
[Fonte: Link Gernika Vasca – ma lo scrive anche Cesar Vidal su “El Mundo” del 30-6-1999, vedi link El Mundo]
Purtroppo Mola morì poche settimane dopo questi eventi, e non è possibile avere una conferma diretta circa le sue intenzioni. Però il fatto che 721 edifici di Guernica andarono distrutti, mentre le due fabbriche rimasero illese, rende altamente credibile una deliberata intenzione di appropriarsene in perfetto stato di funzionamento. Quanto all’altra fabbrica, le Officine di Guernica (Talleres de Guernica), si sa con certezza che durante la guerra civile produceva bombe per l’aviazione. Quello che non si sa è quando questa produzione iniziò. Le Officine, fondate nel 1916, producevano attrezzi e macchinari per l’agricoltura, in origine. Il sito di questa azienda, nel ricapitolarne la storia, è molto evasivo. La produzione di materiale bellico viene affrontata con la circonlocuzione «has been able to allow for the constant changes within the industry, adapting its manufacturing technology and its range of products to the needs of the market».
Sembra improbabile che una fabbrica di bombe, che ovviamente doveva accumulare alte quantità di esplosivo, fosse così vicina all’abitato: era posta a fianco della “Unceta”, e se fosse esplosa, avrebbe spazzato via tutta la città. Non si può credere che fosse questo l’intento strategico di Mola: ma nemmeno le raccomandazioni ai piloti della Condor erano una garanzia sufficiente per evitare un disastro immane, che avrebbe privato i nazionalisti anche della produzione di armi della Unceta. E’ altamente probabile che la fabbrica di utensileria sia stata convertita alla produzione di bombe dopo la conquista di Guernica da parte dei nazionalisti, i quali ebbero la possibilità di sfruttarne i prodotti per i due anni di guerra successivi (oltre a venderli ai paesi belligeranti durante la II GM). A sostegno di questa ipotesi, c’è un riferimento nel testo guernicano:
«Guernica. La ciudad ideal, (…) con UNA fábrica de armas…» [Fonte: Link Gernika Vasca]. Rimane perciò in sospeso, e tutta da dimostrare, la questione se le Talleres de Guernica fossero o meno una fabbrica di armi nell’aprile 1937.

(Nota #6)
Non esistono “nodi ferroviari” a Guernica. C’è solo una linea, di importanza locale, che va da Durango al mare, fino a Bermeo. Per fare un paragone con l’Italia, ha la stessa importanza della linea Fossombrone-Fano. Quanto al nodo stradale, quello c’è, ma di importanza risibile. La strada principale è sempre quella che dall’interno va al mare, accanto al fiume e alla ferrovia. Del resto il territorio è aspro, e la valle del fiume Oca è piuttosto angusta. Appena fuori città (verso est) il ponte di Renteria attraversa il fiume Oca (larghezza una ventina di metri) e la strada, prima di proseguire verso Lequeitio, si dirama in altre due direttrici, che raggiungono solo vicini villaggi e che all’epoca non erano nemmeno asfaltate. Verso ovest, si può raggiungere Bilbao cambiando direzione almeno tre volte, essendo necessario aggirare i colli di quella costa montuosa. In realtà, Guernica non è per nulla un nodo di comunicazione, e non è raggiungibile facilmente nemmeno dal capoluogo.
[Fonte: qualsiasi carta geografica dettagliata, minimo 1 : 250.000].

(Nota #7)
El Cinturon de Hierro era una linea fortificata che correva ad almeno 25 km. di distanza da Guernica. Come già dimostrato, la città non era in posizione strategica, né geograficamente né in termini strettamente militari. La tragedia di Guernica fu un fatto imprevisto e casuale: il 25 aprile una parte delle truppe di Mola (la Primera Brigada de Navarra) sfondò il fronte in un punto poco protetto, a metà strada tra Durango e Guernica, e avanzò fino alle falde del monte Oiz, a una dozzina di km. da Guernica
[Fonte: Francesco Pedriali in “Rivista Storica”, N.2, Marzo1994]
Steer non lo sapeva quando scrisse che il fronte distava 25 km, e nemmeno Thomas al tempo della sua prima edizione. Secondo il ricordo dei testimoni, l’unica unità militare che presidiava Guernica era un battaglione di Gudaris (fanteria), il “18 de Loyola”.
«Però la sua capacità difensiva era nulla. Né contraerea, né artiglieria, leggera o pesante: una mitragliatrice, vecchi fucili…» [Fonte: Link Gernika Vasca]
Tuttavia transitavano truppe in ritirata, le quali, dopo aver abbandonato la difesa dei monti Inchortas, si stavano disponendo alle spalle della “Cintura di Ferro”. Perciò altre fonti [Martinez Bande, in Vizcaya] citano fra le truppe presenti momentaneamente attorno a Guernica, anche i battaglioni “Saseta”, “Liola”, “Guernikako Arbola”. Ma nessuno di questi era disposto in difesa della città, erano accampati in attesa di schierarsi dove l’Alto Comando Basco avrebbe loro indicato.

(Nota #8)
Gli aerei che parteciparono alla spedizione su Guernica sono stati descritti in numerosi testi, tra i quali J. Salas Larrazabal, Guernica, el bombardeo, Industria graficas Espana. Oltre alla scorta di caccia (inoperosa, non ci fu alcuna opposizione da parte dell’aviazione basca) c’erano i seguenti tipi di bombardieri:
1) Heinkel He-111. Bombardiere tattico bimotore, carico: 2500 kg. di bombe, velocità 415 km/h. Non solo era nuovissimo, ma fu il bombardiere di punta della Germania nella battaglia d’Inghilterra. [Fonte:Andrew Kershaw, War Aircraft 1939-45 (Aerei da guerra 1939-45), Ed.AID]
2) Dornier Do-17. Bombardiere bimotore dalla caratteristica linea a matita. Debuttante anch’esso, non soddisfece i vertici della Luftwaffe e fu poco usato nella II GM. Portava solo 1000 Kg. di bombe e volava a 434 km/h .[Fonte:Andrew Kershaw, War Aircraft 1939-45 (Aerei da guerra 1939-45), Ed.AID]
3) Junkers Ju-52. Progettato nel 1931, era il più classico aereo degli anni 30, “il trimotore” per eccellenza. Per questo modello si può parlare di relativa obsolescenza nel 1937, ma solo in rapporto agli altri modelli della Luftwaffe. In campo internazionale era ancora un mostro di efficienza, pur con i suoi 290 km/h. Fu l’aereo più impiegato nella guerra spagnola, con 13000 ore complessive di volo e 6000 tonnellate di bombe sganciate. [Fonte: link Aircraft]
I testimoni oculari non riportano quasi mai la presenza dei Dornier, scambiati per varianti dell’He-111, tristemente noto da qualche mese nei cieli di Spagna. La maggior efficienza di questi nuovi bimotori era rappresentata dalla velocità, impensabile per dei bombardieri: essendo più veloci dei caccia spagnoli, era praticamente impossibile intercettarli.
Del resto, l’aviazione germanica era la più moderna del mondo, e per un motivo ben preciso: il trattato di Versailles vietava la costituzione in Germania di un’aeronautica militare, e nei primi anni ’30 gli aerei venivano costruiti di nascosto, in fabbriche estere. I piloti erano addestrati in Russia (!) e in Italia, e la Lufthansa, l’aviazione civile, faceva loro da copertura. Nel 1934 Goering annunciò l’esistenza della Luftwaffe, che contava già 2000 apparecchi, e ben presto i nuovi modelli Junkers, Heinkel, Focke-Wulf e Messerschmidt diedero alla Germania la più formidabile flotta che avesse mai solcato i cieli.
Infatti la riluttanza a sostituire i vecchi gloriosi modelli, era causa di grave ritardo tecnologico negli altri paesi, che cominciarono a correre ai ripari proprio dopo aver visto la Luftwaffe all’opera nella guerra civile spagnola. Troppo tardi per tutti, tranne che per gli inglesi, che con lo Spitfire seppero fare anche di meglio rispetto ai progetti tedeschi.
[Fonte: J.M.Moulton: Le forze in campo, in History of the 20th Century, Mondadori] L’accenno di Messori a bombardieri “di vecchio tipo” potrebbe sembrare una semplice carenza di conoscenze in campo aeronautico, un’annotazione errata gettata lì con superficialità. Invece più avanti diventa chiarissima la sua intenzionalità, quando cita “l’invenzione che Guernica fosse stata colpita da modernissimi velivoli”. Stabilito senza ombra di dubbio che si trattava di quanto di meglio potesse disporre l’aviazione più avanzata del mondo, resta da capire lo scopo di questa reiterata insistenza sulla vetustà degli aerei impiegati su Guernica.
Forse Messori vuole veicolare, attraverso una pretesa obsolescenza degli apparecchi, l’idea che questi non erano abbastanza efficienti per provocare danni seri a una città? Fossero anche stati triplani Fokker, erano comunque in grado di portare un buon numero di spezzoni incendiari da 2 kg. ciascuno (ne furono gettati almeno 2500 in pieno centro della città: ordigni di alluminio ripieni di miscele esotermiche, con un marchio, RhS, e un anno di fabbricazione, 1936). Il fatto è che la Legione Condor (che aveva base a Burgos, a poche decine di km.) potè fare indisturbata il suo raid andando e venendo più volte, e tornando ogni volta con un nuovo carico. Poteva riempire di bombe qualsiasi bagnarola in grado di volare, quale differenza potrebbe fare se anche gli aerei fossero stati di vecchio tipo? Quale motivo può spingere Messori a sottolineare un particolare così palesemente inutile, oltre che falso?

(Nota #9)
In realtà potevano esserci motivi tattici, sia pur di modesta importanza, per giustificare una richiesta di missione alla Legione Condor da parte del generale Mola. Si trattava appunto di un’azione di puro ostruzionismo. Come già detto, il giorno precedente la Primera Brigada de Navarra aveva sfondato il fronte in corrispondenza del monte Oiz. Lo sfondamento in quel punto non avrebbe portato alcun beneficio alla marcia su Bilbao (e infatti non fu sfruttato da Mola, che fermò l’inutile avanzata della sua Brigata). Però le truppe basche schierate lungo la costa del golfo di Biscaglia temevano un’avanzata nazionalista verso il mare, il che le avrebbe rinchiuse in una sacca, impedendo loro di ripiegare su Bilbao per contribuire alla sua difesa. Due brigate di Gudaris baschi si mossero dunque per rientrare dietro la linea di sfondamento: provenivano dalle strade di Lequeitio, Arrazua e Ayanquiz, che convergevano appena fuori Guernica per attraversare il ponte sul fiume Oca.
[Fonte: Francesco Pedriali in “Rivista Storica”, N.2, Marzo1994. Inoltre vedasi mappa del fronte]
Essendo l’ultimo prima del mare, quel ponte di Renterìa rappresentava un punto di passaggio obbligato, e l’unica azione sensata, tatticamente, sarebbe stata quella di distruggere il ponte, e non la città. Invece Guernica fu distrutta, e il ponte rimase illeso, proprio come le fabbriche. Non c’è male, per degli “importanti obbiettivi strategici”. Sembrano giustificate, se pur ovviamente interessate, le proteste dei guernicani [Fonte: ancora Link Gernika Vasca]
«Nell’aprile del 1937, non si sa per quale calcolo tattico o strategico, quel ponticello di Renterìa era diventato per il generale Mola e per la Legione Condor, regalo di Hitler a Franco, un obbiettivo primario. Dopo un’incursione aerea devastatrice, con il lancio di circa 50.000 chili di bombe, il ponte restò intatto. Attraverso esso il 29 aprile passarono le truppe di Franco per occupare Guernica. Era, questo sì, un crocevia, una confluenza di tre strade, l’ultimo ponte prima del mare. (…) Guernica si era trasformata per il generale Mola, capo delle operazioni nel Nord, in un falso nodo gordiano. (…) Però non una sola bomba cadde sul ponte di Renterìa. Era una scusa, un falso scopo? Una brigata di pontieri ne avrebbe improvvisato un altro in questione di ore. Non era un obiettivo strategico, quantunque la città entrasse nell’area delle operazioni in corso nella guerra del Nord.»
La prova dell’assoluta inutilità di martirizzare quella città è data dalla flemma con la quale Mola si decise infine ad occupare Guernica: tre giorni dopo il bombardamento mandò la II brigata italo-spagnola “Frecce Nere” a prendere possesso di quanto rimaneva della disgraziata città. Utilizzando proprio quel ponte che sembrava così vitale distruggere…

(Nota #10)
Poiché l’aviazione repubblicana era in condizioni di inferiorità tali da non potersi nemmeno avvicinare a Guernica, la ricognizione aerea fu effettuata alcuni giorni dopo dalla Condor: prima era impossibile, gli incendi producevano troppo fumo per poter scattare fotografie. Nessuno, all’infuori dello Stato Maggiore di Franco, vide quelle foto, e dunque il conteggio dei crateri è un atto di fede nei confronti della versione che ne diede il regime.
Si potrebbe obbiettare che le condizioni non erano certo ottimali per un conteggio accurato, che le fotografie dall’alto non sono in grado di evidenziare la profondità verticale, che magari i crateri erano stati riempiti dai guernicani nei giorni successivi… Ma non è necessario contestare questa faccenda dei crateri. Le bombe incendiarie non ne fanno. Né servono per distruggere ponti.
Le bombe dirompenti andarono tutte fuori bersaglio, e quante ne caddero nell’abitato non avrebbero comunque fatto il danno che invece fecero le “termiti” incendiarie. Il risultato dell’operazione fu giudicato “formidabile” da Wolfram Von Richthofen, capo di S.M. della Legione Condor, che si affrettò a telegrafare a Goering e ricevette personali complimenti da Hitler. Stupefacente per una “normale operazione bellica”, no?
Come si sospettava, e come si seppe per certo dopo il 1945, quando gli alleati poterono mettere le mani sugli archivi della Luftwaffe, a Richthofen era stato affidato il compito di eseguire un test sulle potenzalità strategiche di un bombardamento indiscriminato.
«Da telegrammi requisiti (dopo la guerra, NdR) fra Hitler e Wolfram von Richthofen, il comandante tedesco di quell’operazione, il bombardamento fu ritenuto un deterrente per demoralizzare i difensori della vicina Bilbao.»
[Fonte: link Tamu]
Da oltre un decennio si parlava, negli ambienti militari, delle teorie del generale italiano Douhet, che profetizzava guerre future decise dalla SOLA aviazione, in virtù dell’effetto psicologico demoralizzante della distruzione delle città dall’alto. Benché condannata moralmente nelle convenzioni internazionali del 1932/34, questa pratica era una tentazione per tutte le aviazioni, e alcuni paesi (tra cui l’Italia) la sperimentarono su piccola scala in repressioni coloniali. La Germania non aveva più colonie, e la guerra di Spagna si presentò come l’occasione giusta per verificarne gli effetti.
Questi furono apparentemente decisivi per avallare la teoria di Douhet, ma erano destinati a essere ridimensionati, nella II guerra mondiale, dagli accorgimenti difensivi messi in atto dalle aviazioni da caccia. Proprio quelli che mancarono a Guernica.
« Guernica mise praticamente fine alle polemiche sui bombardamenti strategici. La tragedia che devastò quella cittadina fece dimenticare che la situazione spagnola era del tutto eccezionale. Perfino il comandante dell’aviazione tedesca, esaltato dal successo, dimenticò che le forze repubblicane avevano solo un’aviazione antiquata e pochi cannoni, e praticamente non avevano dispositivi d’allarme per proteggere le loro città, che del resto si trovavano a pochi minuti di volo dagli aeroporti nemici. […] Nessuno fece notare che la Legione Condor e l’aviazione italiana avevano aiutato Franco non attaccando la popolazione civile ma soprattutto appoggiando le operazioni di terra.»
[Fonte: J.M.Roberts: Illusioni e realtà, in History of the 20th Century, Mondadori]

(Nota #11)
Messori sostiene che “da accurati controlli all’anagrafe” i morti di Guernica furono 93. Cosa significa un controllo all’anagrafe? Significa che il numero dei decessi, quel 26 aprile 1937, fu registrato in 93 unità. Con nomi e cognomi, naturalmente. Ma altrettanto naturalmente si tratta dei residenti di Guernica. Quel giorno a Guernica c’erano almeno 3000 persone non residenti. C’erano i soldati dei vari battaglioni già elencati (Messori parla di “qualche vittima tra i soldati isolati”: ma la città non “rigurgitava di soldati e di mezzi militari”?)
C’erano poi gli sfollati di Guipuzcoa, un numero imprecisato ma sufficiente a sconvolgere la quotidianità di Guernica.
«La popolazione, dai suoi 7000 abitanti, era cresciuta in modo anormale con il flusso dei rifugiati, soprattutto guipuzziani che fuggivano davanti all’avanzata del gen. Mola. Guipuzcoa era caduta nelle sue mani, e i ribelli, gli italiani, e le truppe marocchine avanzavano verso Bilbao. Guernica, per tutto ciò, ferveva di attività in quei giorni. I forni dei panettieri funzionavano a pieno ritmo, le taverne erano piene di parrocchiani, le mercerie vendevanoperfino la tela per tende per confezionare vestiti. C’era denaro contante, ma mancavano i generi di prima necessità.»
[Fonte: Link Gernika Vasca]
E infine c’erano gli abitanti del contado, convenuti per il mercato. (Di questo mercato mi occuperò più avanti). Tutta gente allo scoperto, cui le cantine dei residenti non potevano offrire sufficiente rifugio. Poiché quelli fra costoro che morirono nel bombardamento non erano iscritti all’anagrafe di Guernica, è del tutto inutile fare “accurate indagini” negli uffici comunali. La questione del numero delle vittime è irrisolta, è accettato ormai da tutti che ci si debba affidare alle stime.
«The exact number killed is not known although 45 people died in the hospitable» [Fonte: link Tamu]
«Gli storici non si mettevano d’accordo sul numero dei morti: 1600, 800, i 200 di Vicente Talon fino alla “dozzina” di Ricardo de la Cierva. Si trastullavano con i morti per nascondere le responsabilità della Storia.» [Fonte: Link Gernika Vasca] Come già detto alla nota #1, il premier basco Aguirre comunicò a Madrid una cifra estimativa di 200 vittime. Lo storico contemporaneo Cesar Vidal parla di 250/300 [Fonte: “La destruccion de Guernica” cap.9, vedi link Basque History]. Ma lo studio della Air University sugli effetti dei bombardamenti (già citato in nota #4) compie un’analisi approfondita sul problema, nell”intento di smentire il numero di 1654 vittime riportato da Thomas nell’edizione 1961. Gli autori sembrano non sapere che lo storico inglese ha rettificato questo numero, che da anni non è più sostenuto da nessuno.
«Tuttavia la cifra ufficiale delle vittime di Guernica merita un’esame più approfondito. Se le cifre ufficiali sono corrette, allora il bombardamento di Guernica da parte della Legione Condor risulterebbe aver causato approssimativamente 41 vittime per tonnellata di bombe 1654 morti per circa 40 tonnellate di bombe). Questa è una cifra incredibile se si compara Guernica con le più devastanti incursioni aeree eseguite in europa nella II guerra mondiale. Nel raid su Amburgo del luglio 1943, la RAF sganciò 4644 tonnellate di bombe per produrre circa 7,5 vittime per tonnellata di bombe. (…) Comunque, anche una stima realistica basata sulla massima efficacia dei bombardamenti (7-12 vittime per tonnellata di bombe) produrrebbe una cifra di forse 300-400 vittime a Guernica. Questo è certamente un evento abbastanza sanguinoso, ma annunciare che una piccola città era stata bombardata con poche centinaia di vittime, non aveva lo stesso effetto che annunciare che una città aveva subìto un bombardamento con quasi 1700 morti.»
Nello “sfatare la leggenda” dei 1654 morti, i ragionieri della morte dell’USAF finiscono per stimare una cifra anche superiore a quella di Vidal. Il numero di 200 vittime è quindi da considerarsi il “minimo” stimabile, data l’impossibilità di contarle con esattezza, a tanti anni di distanza.

(Nota #12)
Come già visto nella Nota #4, nel racconto della testimone Karmele c’era un solo rifugio pubblico. E non crollò affatto, altrimenti non sarebbe ancora viva per raccontarlo. Se ci fossero stati altri rifugi per almeno 40 persone (quasi la metà dei 93 morti “all’anagrafe”) i guernicani dovrebbero ricordarlo, ma nessuno fa menzione né della sua esistenza né tantomeno del crollo che avrebbe provocato tutte quelle vittime. Con ogni probabilità, si tratta di una di quelle invenzioni franchiste con le quali pensavano di giustificare il disastro di Guernica. Quanto agli appalti truccati, Messori sembra convinto che il sindaco, o chi per esso, avesse avuto la lungimiranza di bandire per tempo un appalto per un rifugio antiaereo, in una zona che fino a qualche giorno prima non si sarebbe mai aspettata di diventare zona di guerra. Sempre alla Nota #4 c’è un preciso resoconto dell’impreparazione delle autorità all’avvicinarsi improvviso del fronte, con i cittadini impegnati in iniziative individuali per resistere a un attacco di forze terrestri. Se quella di Messori è una battuta, è di pessimo gusto, gratuitamente lugubre.

(Nota #13)
Il numero di abitanti di Guernica viene riportato da più fonti in 7000 unità. «La popolazione, dai suoi 7000 abitanti, era cresciuta in modo anormale con il flusso dei rifugiati» (vedi Nota #11) “Guernica was a small town of 5,000-7,000 people that in April,1937 was located close to the front lines.” (ancora Nota #11) Però Cesar Vidal parla di 5000 abitanti [in link Basque History] e la cosa non avrebbe tutta questa importanza se non fosse per le polemiche sul numero delle vittime in rapporto alla popolazione globale. Probabilmente il nucleo abitato, sul fondovalle, contava 5000 anime, e altre 2000 era sparse in frazioni, ivi compresa Luno, sul fianco del monte. Infatti oggi il comune si chiama Guernica y Luno, e la popolazione totale è di 8000 abitanti [Fonte: Enciclopedia Geografica Mondiale, DeAgostini 1995]
La ridotta mortalità (se accettiamo un minimo di 200 vittime su un massimo di 7000 abitanti) è al di sotto delle stime dell’USAF, ma è dovuta all’uso prevalente delle bombe incendiarie, che tendenzialmente non uccidono per onda d’urto, né fanno crollare le case di schianto. La tragedia di Guernica non fu dovuta tanto agli esplosivi da 50 kg, o ai mitragliamenti nelle strade, quanto all’incendio (causato dalle bombe al fosforo) al quale c’era – per fortuna – il tempo per sfuggire. Le “termiti” erano state già adoperate in precedenza a Madrid, con scarsi risultati, [Fonte: Herbert Southworth, “La destrucción de Guernica”) ma Guernica era il test ideale per questi nuovi ordigni: le case erano per la maggior parte in legno ed erano ben ravvicinate, divise fra loro da stretti vicoli medievali. [Fonte: Link Gernika Vasca]

(Nota #14)
Per una volta, Messori cita qualcosa di verificabile, e cioè il processo di Norimberga. Con qualche malizia si potrebbe insinuare che data la vastità di quel processo, qualunque cosa se ne dica non potrà mai essere verificata. Quindi dire che a Norimberga si è parlato di Guernica, cioè di fatti che precedettero la II guerra modiale, può risultare poco credibile ma difficile da confutare. O meglio, ERA difficile da confutare prima dell’avvento di Internet…
Si dà il caso che tutti gli atti del processo siano consultabili in rete, e precisamente sul sito http://www.yale.edu/lawweb/avalon/imt/imt.htm. Di più, quel sito dispone di un motore di ricerca, e cercando le occorrenze di “Guernica”, appare solo questo breve interrogatorio di von Rundstedt, nell’udienza mattutina del 12 agosto 1946:
Comandante Calacoressi (PM): Può descrivere come “esecizi difensivi” quelli che futrono effettuati con stukas e e altre armi a Guernica in Spagna?
Von Rundstedt: Non sono in grado di dare alcuna informazione su questo. uando fu deciso il riarmo nel 1935 o 1936, credo, l’Aviazione introdusse anche gli stukas. Ma non lo so. Ad ogni modo, ritenevo che a quel tempo ogni tipo di arma fosse giustificata dalle esigenze di riarmo dell’Esercito.
Come sappiamo, gli Stuka non erano ancora entrati in servizio all’epoca di Guernica. Pare che a Norimberga nè il PM né von Rundstedt sapessero di cosa parlavano. Soprattutto il secondo, che dà l’impressione di essere stato attendente alla mensa uffciali, anziché Capo di Stato Maggiore…

(Nota #15)
Ancora una volta la locuzione “è provato che” mi riporta alla mente le amene teorie degli ufologi. Chi ha provato, e quando? Dove sono le risultanze delle indagini? Quali prove sono emerse? La storiella dell’incendio di Guernica da parte dei Baschi, e della sua ulteriore distruzione con la dinamite per uso minerario, è stata forse la più ridicola delle invenzioni del regime franchista. Lo sostiene perfino un testo che, come si è visto, per molti versi nega l’eccidio premeditato da parte della Legione Condor:
«A questo punto, non sarà mai possibile ottenere una cifra esatta per le vittime di Guernica, poiché i Nazionalisti spagnoli dichiararono che la città non era mai stata attaccata dal cielo e che i Repubblicani avevano fatto saltare la città con la dinamite per una manovra propagandistica. Questo livello di stupidità fu ufficialmente mantenuto durante l’intero arco del quarantennale regime di Francisco Franco e, presumibilmente, la polizia segreta di Franco fece sparire ogni prova tangibile (certificati di morte, registri di chiese ed ospedali, ecc.) del bombardamento eseguito per ordine dei Nazionalisti.»
[Fonte: Inflated By Air…, link USAF]
Perché anche gli americani giudicano “a bit of foolishness” questa versione? Per diversi motivi logici. Per il carattere simbolico della cittadina, “santuario” dell’indipendenza basca, era impensabile che potesse essere sacrificata per gettare il discredito sui nazionalisti. Un po’ come credere che i cattolici fossero disposti a radere al suolo Santiago de Compostela per darne la colpa ai comunisti… Inoltre, perché non aveva alcun senso far saltare gli edifici nel centro della città. Si veda la mappa di Guernica, che mostra la disposizione degli edifici distrutti: se l’intenzione era, come sostiene Messori, di “creare ostacoli alle truppe franchiste”, i baschi in ritirata avrebbero dovuto far saltare proprio quel ponte di Renterìa uscito intatto dal bombardamento! Una volta attraversato il fiume Oca, le truppe di Mola potevano tranquillamente girare attorno a Guernica senza attraversare il centro (cosa che fecero tranquillamente le Frecce Nere qualche giorno più tardi). Infine, se fosse vero che le Talleres de Guernica già fabbricavano bombe, non sarebbe stato igienico usare volontariamente la dinamite in sua prossimità? (c’è un edificio distrutto proprio di fronte, a meno di 20 mt.)

(Nota #16)
E’ lecito sapere quali storici hanno il rispetto per la loro professione, secondo Messori? Ricardo de la Cierva e quelli come lui che inventarono la versione di comodo per le scuole spagnole, e che ora, smentiti non solo da tutto il resto del mondo, ma anche dai loro stessi connazionali, tacciono e non danno nessuna “spiegazione” ? [Fonte: Link Gernika Vasca]
Quella spiegazione che Messori magari pretende da Hugh Thomas per la sua edizione rivista e corretta. Ma Thomas non è uno storico serio, se indaga a distanza di anni per verificare e correggere eventuali imprecisioni. Ricardo de la Cierva sì che è un vero storico, scrisse che il bombardamento provocò dodici morti e non ritrattò mai nulla per rispetto della sua professione.

(Nota #17)
George Steer non nega affatto di non essere stato presente durante il bombardamento di Guernica. Ci mancherebbe che un corrispondente di guerra debba per forza essere sul luogo della battaglia, altrimenti i suoi reportages sono falsi… Evidentemente Messori ignora tutto di quella professione, e poiché presumo che questo pio cattolico abbia orrore della guerra, non posso fargliene una colpa.
Ma è d’obbligo allora ristabilire la cronologia dei fatti. Steer e i suoi colleghi della stampa internazionale stavano a Bilbao, a riferire dei preparativi per resistere al prossimo e decisivo attacco dei franchisti. A Guernica non c’erano giornalisti, a riprova della proditorietà dell’attacco a quella città: se fosse stata la fortezza ben munita che Messori descrive, passaggio obbligato per la marcia su Bilbao, i corrispondenti sarebbero stati lì in buon numero ad attendere l’urto nazionalista. L’ultima ondata di aerei passò sulla città alle 19.45, e quando la notizia del bombardamento giunse a Bilbao, era sera inoltrata. I corrispondenti di guerra si misero in contatto freneticamente coi loro giornali, per dare almeno la notizia nuda e cruda prima della “chiusura”.
Quindi si gettarono alla ricerca di qualsiasi mezzo disponibile per raggiungere Guernica (che, come già detto, non è collegata a Bilbao con una strada diretta) e, intralciati da interminabili colonne di terrorizzati cittadini in fuga, giunsero a destinazione solo a notte fonda. Lo racconta lo stesso Steer nella famosissima corrispondenza pubblicata dal Times il 28 aprile: «Alle due di questa notte, quando visitai la città, mi si presentò agli occhi una scena raccapricciante: tutto era un mare di fiamme. Il bagliore degli incendi poteva essere scorto sulle montagne alla distanza di 10 migliai tra nuvole di fumo.(…) Molti dei superstiti si misero in viaggio per Bilbao su antichi carri agricoli baschi, dalie ruote piene, trainati da buoi. Carri ricolmi fino all’inverosimile delle masserizie che i fuggiaschi avevano potuto salvare da quell’immane disastro ostruirono le strade per tutta la notte.»
[Fonte: link Emory]
Si dirà che Steer poteva inventarsi qualsiasi cosa, stando comodamente in albergo a Bilbao… Ma l’arrivo della colonna di giornalisti fu notato dalla testimone Karmele, che individuò lo stesso Steer tra gli altri:
«D’improvviso, tutto era diventato oscuro, impenetrabile. Quando arrivai a Luno, dove viveva una mia cugina, vedemmo Guernica, in basso, trasformata in un fuoco d’artificio di San Giovanni. Era già notte, però sembrava come di giorno. Quello splendore rossastro si vide ben presto fino a Lequeitio o fino a Bermeo, i paesi vicini sulla costa del mare. O dalla strada di Bilbao, per la quale arrivavano i primi corrispondenti stranieri. Fra questi c’era George Steer, del Times di Londra, un giornalista serio, lucido e brillante.»
[Fonte: link Gernika Vasca]

(Nota #18)
Abbiamo appurato che la presenza del reporter inglese a Guernica, il giorno 27 aprile, è fuori di dubbio. Messori sostiene invece che Steer non si mosse da Bilbao, e che si inventò i truculenti particolari del bombardamento a scopi propagandastici. Probabilmente basandosi sul fatto che la corrispondenza pubblicata dal Times il 28 aprile era stata inviata per via telegrafica da Bilbao, la sera del 27. Nulla di più. Eppure la spiegazione di ciò è così semplice….
Come racconta George Steer nel suo libro The Tree of Guernica, dopo aver raccolto le testimonianze dei guernicani ancora sotto choc, egli scrisse di getto il suo famoso reportage e tornò nel pomeriggio dello stesso 27 a Bilbao per spedirlo al Times, dato che a Guernica non funzionavano né il telegrafo né i telefoni. I suoi colleghi della stampa inglese (che risultano essere quattro e non tre – fonte: Francesco Pedriali in “Rivista Storica”, N.2, Marzo1994) erano sì d’accordo ma su una cosa sola: che il “pezzo” di Steer era di grandissima efficacia giornalistica, il migliore di tutti.
Non fecero scene di gelosia quando i loro giornali preferirono la cronaca di Steer alle loro: dal New York Times a L’Humanité, i giornali di tutto il mondo si contesero infatti quel centinaio di righe così scarne e drammatiche. [Fonte: link Emory]
Se dopo tanto clamore per quell’articolo, si fosse scoperto che si trattava di un falso, i primi a indignarsi sarebbero stati gli inglesi. Soprattutto quelli che venerano l’autorevolezza del Times (il cui direttore, come vedremo, restò ore in ambasce senza decidersi a pubblicarlo). Eppure non si trovano tracce di polemiche per questo falso scoop, in tutta l’area anglosassone.

(Nota #19)
Secondo molti, Steer era una spia inglese. Un’altra frase esemplare, tratta dall’Enciclopedia della Maldicenza. Ma chi sono questi “molti”? Da dove viene questa “soffiata”? Non c’è più motivo, da decenni ormai, di tenere occultate le storie di spionaggio nella II guerra mondiale.
Ogni ricerca effettuata in rete su George Steer dà lo stesso esito. Visse da corrispondente di guerra, e morì in Birmania nel 1944 come corrispondente di guerra. Punto e basta.
Ma cosa significa allora questa parentesi, nel testo di Messori? Un tentativo di discredito del giornalista, naturalmente, uno dei tanti tentativi di cui si parla nel link Emory.
Steer, essendo al servizio dell’Intelligence Service, doveva “disinformare” i suoi connazionali a tutto favore delle lobbies guerrafondaie presenti nel governo… Secondo Messori, questo renderebbe più credibile il fatto che Steer si sia inventato tutto di sana pianta, convincendo DA SOLO tutto il mondo che il bombardamento di Guernica era avvenuto proprio come lui l’aveva descritto. Se Messori si fosse preso il disturbo di leggere i libri di Hugh Thomas, o di Paul Preston, o anche di Martinez Bande, saprebbe che la dinamica del bombardamento NON è riportata come Steer l’ha descritta basandosi sui confusi racconti dei testimoni ancora sotto choc. Gli storici hanno consultato i piani di volo della Legione Condor, e perfino i diari personali dei piloti. [Fonte: link Gernika Vasca]
I particolari del bombardamento risultano assai diversi dal resoconto di Steer, e ciò non significa affatto che la “spia” inglese si sia inventato tutto, naturalmente. Significa solo che un pezzo giornalistico non può sostituire la ricerca storica, nemmeno se desta grande impressione e diventa un “pezzo di storia” esso stesso, come il J’accuse di Emile Zola.

(Nota #20)
«Gli aerei italiani raggiunsero l’obbiettivo circa un’ora dopo il decollo. Le loro istruzioni erano molto chiare. Erano di “bombardare la strada e il ponte a est di Guernica, in modo da impedire la ritirata al nemico”. “Per ragioni politiche”, non erano di bombardare la città. Non sembra difficile intuire l’esatta natura di quelle “ragioni politiche”. Come abbiamo già visto, gli Italiani stavano cercando da tempo di ottenere la firma di un accorso di pace separato con i nazionalisti baschi. Ovviamente, sarebbe stato illogico gettare al vento quei precedenti contatti per via di un atto che, in termini militari, era relativamente secondario. La distruzione di una città dell’importanza simbolica di Guernica poteva provocare nei Baschi nazionalisti una reazione tale da vanificare mesi di sforzi diplomatici. Perciò, il bombardamento doveva essere limitato a obbiettivi strettamente militari situati in quella che potrebbe essere chiamata la periferia della città.»
[Fonte: Cesar Vidal in “La destruccion de Guernica”, Trad. di Peter Miller per il link Basque History]
Non è ben chiaro a cosa alluda Messori quando scrive che “si tace” sulla presenza degli aerei italiani. Analizzando la frase, pare voglia intendere che tutta la vicenda è stata mitizzata in questo modo: “i cattivissimi tedeschi rasero al suolo Guernica per puro sadismo”, e l’omissione della partecipazione degli italiani nell’azione “dimostrerebbe” l’inconsistenza del mito. Se è così, Messori prende l’ennesimo granchio. Evidentemente vuol far credere che tutti, storici e non storici, raccontano quei fatti senza nemmeno sapere come si sono svolti, attingendo unicamente da Steer, che infatti non riferì della presenza di aerei italiani. Invece gli storici lo sanno, e lo scrivono pure nei loro libri: basterebbe che li leggesse, invece di ripetere le “verità di Stato” franchiste. Certo, la versione vulgata, tipo le 10 righe sull’argomento che si possono leggere in un’enciclopedia, difficilmente ne farà cenno.
Ma se oggi si dice che “furono i tedeschi a distruggere Guernica”, non è per disinformazione sulle modalità del bombardamento. Si può tranquillamente affermare ciò anche senza sapere che un gruppo di aerei italiani accompagnava i bombardieri della Condor; il particolare rivestirebbe qualche importanza solo se gli SM79 avessero sganciato qualche bomba sull’abitato. Messori stesso scrive che “furono invece presenti in forze sul ponte”, e a questo punto mi chiedo con quale logica vorrebbe svelare “l’impostura” protestando perché nessuno ha detto che gli italiani avevano bombardato Guernica. Nessuno l’ha riferito in questi termini semplicemente perché non è vero. L’azione degli Italiani è un dettaglio insignificante, e comunque quella partecipazione non è un segreto per nessuno: sono a disposizione da un pezzo gli archivi della nostra Aviazione. [si veda Archivio Uffficio Storico Aereonautica Militare Italiana] E benché la cosiddetta vulgata del bombardamento Guernica non ne parli affatto, tutti gli storici che se ne sono occupati citano il ruolo marginale avuto dall’Aviazione Italiana, come pure lo citano gli articoli che periodicamente lo ricordano. [Cfr. Francesco Pedriali in “Rivista Storica”, N.2, Marzo1994]

(Nota #21)
Poiché Messori non cita mai le fonti cui attinge, si può solo “intuire” che abbia trovato su un testo franchista la storia del “delegato militare” che vietava il mercato del lunedì. Come già citato in Nota #15, perfino gli americani dell’Air University ritengono che «Franco ‘s secret police expunged any solid evidence», e non meraviglierebbe più che tanto il ritrovamento in qualche archivio di una falsa ordinanza creata ad hoc, che appunto vietava il mercato per il 26 aprile 1937.
Ma in realtà non ha nessuna importanza sapere se esista questa ordinanza, e se sia vera oppure falsa. Non ha importanza perché in tutti i casi fu disattesa, il mercato si tenne ugualmente come tutti gli altri lunedì. Il particolare del mercato ben lo ricordano i guernicani, e a meno che non si fossero messi tutti d’accordo con George Steer, così lo descrivono: «Quel 26 aprile si diedero appuntamento a Guernica i contadini che venivano dai loro villaggi per vendere i prodotti dei loro campi e approvvigionarsi di viveri, vestiario e manufatti.»
[Aquel 26 de abril se dieron cita en Guernica los aldeanos que llegaban desde sus caseríos para vender los productos de sus huertas y aprovisionarse de víveres, ropa, aperos de labranza] [solita fonte: sito Gernika Vasca]
Possono essersi sbagliati i cittadini di Guernica, possono ricordare male? Può darsi. Però Cesar Vidal, che scrive negli anni 90 con ormai tutti gli archivi a disposizione, sembra non sapere nemmeno lui che il “delegato militare” di Messori aveva vietato il mercato: «The people in Guernica, numerous, because it was market day…» [in “La destruccion de Guernica”, cap.9 – vedi link Basque History]

(Nota #22)
Come preso da un dubbio, Messori (o meglio l’autore del libello a cui Messori si ispira) aggiunge che “in ogni caso” il mercato durava fino a mezzogiorno. Cioè anche nel caso che si scoprisse che il mercato c’era stato davvero, e che quella del “delegato militare” sia una bufala…
Quale importanza riveste la durata di un mercato? Si vuol far credere che se i piloti della Condor avessero visto dall’alto gli onesti contadini con le loro vacche alla cavezza, non avrebbero sganciato le bombe? Mah! Comunque nemmeno qui l’impietosa realtà risparmia la fabbrica di menzogne cui attinge Messori. C’è infatti l’autorevole testimonianza di padre Alberto Onaindia di Valladolid, definito «a man of “unchallengeable veracity,… who personally witnessed the catastrophe
[Fonte: Claude G. Bowers, “My Mission to Spain”, citato nel sito Catholic Critics]
La testimonianza integrale di padre Onaindia suona così, tradotta dallo spagnolo all’italiano: «Arrivai a Guernica il 26 Aprile alle 4,40 del pomeriggio. Ero appena sceso dalla vettura quando cominciò il bombardamento. La gente era terrorizzata. I CONTADINI FUGGIRONO DAL MERCATO abbandonando i loro animali. Il bombardamento durò fino alle 7,45. Durante quel tempo non passavano cinque minuti senza che il cielo non fosse oscurato dagli aerei tedeschi. Il metodo di attacco fu sempre lo stesso. Prima mitragliavano, dopo lanciavano le bombe esplosive e alla fine quelle incendiarie. Nelle buche delle strade si ammucchiavano insieme stesi al suolo uomini, donne, bambini. Si udivano grida di dolore da tutte le parti e la gente terrorizzata si inginocchiava levando le mani al cielo come se implorasse.»
[Fonte: link Arido. Disclaimer: per il resto del contenuto non ritengo questo sito sufficientemente attendibile.]

(Nota #23)
Per prima cosa, Chamberlain divenne primo ministro un mese dopo il bombardamento di Guernica, per cui l’illazione che vorrebbe Steer “agente segreto” al servizio del guerrafondaio Chamberlain è semplicemente ridicola. In secondo luogo, il premier inglese è passato alla storia come “quello dell’appeasement”, capace di perdere la faccia a Monaco pur di non impegnare il Regno Unito in un braccio di ferro al quale era del tutto impreparato.
In realtà l’opinione pubblica inglese lo elesse proprio per questo, era disposta ad accontentare la Germania in ogni sua rivendicazione pur di non rifare la traumatica esperienza di vent’anni prima. Prova ne sia che il direttore del Times fu sul punto di rifiutare l’articolo di Steer, ben sapendo che avrebbe influito sull’opinione pubblica e sui rapporti con la Germania: «Geoffrey Dawson, il direttore del più prestigioso quotidiano nazionale britannico, accettò con molta riluttanza di pubblicare il rapporto sul bombardamento nel suo giornale: “Feci del mio meglio, notte dopo notte, per tener fuori dal giornale qualsiasi cosa potesse urtare la suscettibilità dei tedeschi”»
[Fonte: link Capitol Hill]
Secondo i diari di Lord Alanbrooke, Capo di Stato Maggiore Generale, le “grandi spese” per il riarmo inglese produssero questa situazione, quando infine scoppiò la guerra nel 1939:
«Quanto agli armamenti terrestri, considerati gli enormi progressi della tecnica negli ultimi dieci anni, l’Inghilterra era ancora quasi nelle condizioni di uno Stato asiatico del XIX secolo che, con le tradizionali armi del pasato, avesse osato sfidare una potenza europea dotata di artiglierie moderne e armi automatiche.[…] Quando nel 1935 l’Inghilterra procedette a un riarmo parziale, le esigenze della marina e dell’aviazione ebbero la precedenza assoluta, mentre l’esercito rimase quasi nello stesso stato di abbandono in cui era caduto negli anni dal ’20 al ’30, periodo nel quale contava meno di 150.000 uomini. Infatti per il riarmo delle forze di terra furono spesi meno di due milioni e mezzo, mentre per la marina ne furono spesi tredici e per l’aviazione sette e mezzo.»
[citato da Arthur Bryant in “Tempo di guerra”, Longanesi]
«Nel luglio 1934, quando Churchill aveva ammonito il parlamento che la Germania possedeva un’aviazione che si andava rapidamente potenziando in segreto, la RAF aveva in patria 488 bombardieri e caccia da prima linea.[…] Quando fu messo a punto il sistema di rilevazione per mezzo della radio (poi Radar) e apparve il caccia ad alta prestazione armato di otto mitragliatrici, i caccia ebbero la precedenza sui bombardieri.»
[Fonte: J.M.Moulton, Le forze in campo, in History of the 20th Century, Mondadori]
«Solo con una certa difficoltà il governo inglese aveva costretto prima della guerra la RAF a dirottare risorse dalla produzione di bombardieri a quella di caccia, tanto i capi dell’Aviazione erano convinti della correttezza della dottrina di Dohuet della “vittoria grazie alla forza aerea”» [Fonte: John Keegan, “La grande storia della guerra”, Mondadori]
Avevo già citato Douhet nella Nota #10, a proposito dell’eccessiva importanza che veniva data, negli anni ’30, alla strategia del bombardamento aereo. Guernica contribuì a rafforzare questo “terrore che viene dal cielo”, e allo scoppio della guerra molti persero la testa.
«Non stupisce che le masse sentissero così scarso entusiasmo per la guerra. Pareva che la triste storia delle battaglie terrestri dell’ultima guerra dovesse ripetersi. C’erano anche molti motivi per crederlo, per credere anzi che sarebbe stata ancora più dura. Non solo i soldati ma anche i civili sarebbero stati massacrati. […] L’illusione scaturiva dalla visione, senza fondamento nella realtà, delle possibilità dell’arma aerea , che nel 1939 era la sola grossa fonte di terrore e di allarme. Lo rivelarono il panico che dilagò a Parigi due giorni prima della guerra e la triste rassegnazione che traspariva da molti resoconti inglesi sulla reazione alle sirene d’allarme che si misero a ululare pochi minuti dopo la fine del discorso di Chamberlain quella domenica mattina 3 settembre.»
[Fonte: J.M.Roberts: Illusioni e realtà, in History of the 20th Century, Mondadori]
La fortunata, o lungimirante, mossa inglese di puntare sul radar e sui caccia, fu la salvezza della Gran Bretagna e probabilmente dell’intera Europa. Nel 1939 i caccia moderni, Spitfire e Hurricane, erano solo 500, ma raddoppiarono in tempo per la Battaglia d’Inghilterra.
I fatti di Guernica non scatenarono una corsa all’armamento, ma indirizzarono il modesto flusso di fondi verso una soluzione che si rivelò la più idonea. Se non ci fosse stata Guernica, probabilmente non ci sarebbero stati nemmeno quei 500 caccia…

(Nota #24)
Le penose calunnie sull’opera “Guernica” di Picasso meritano un discorso a parte. Occupano la prima parte dell’articolo di Messori (qui omessa), e si rivolgono sia agli aspetti storici del grande “murales”, che a quelli artistici. Per questi ultimi ritengo che questa non sia la sede adatta per parlarne, ma la parte storica che riguarda la genesi dell’opera è altrettanto arbitraria e falsa quanto la ricostruzione del bombardamento di Guernica. Esistono documenti fotografici che mostrano Picasso al lavoro su quel quadro. Sono fotografie scattate da Dora Maar, l’artista che all’epoca era compagna di Picasso, e oltre a essere state pubblicate in volume, vengono presentate nelle numerose mostre allestite in giro per il mondo.

CONCLUSIONI

E’ del tutto evidente che Messori ha letto uno dei tanti libri contenenti la “verità governativa” di Francisco Franco. Ho potuto constatare che queste vergognose imposture sono ben conosciute nel mondo, e da trent’anni sono state riconosciute come tali anche in Spagna, a livello ufficiale. Perché allora prendersela con Messori, anziché col vero autore (che comunque non viene mai citato)? Messori ha un suo pubblico fedele, che lo ritiene uomo corretto e scrittore attendibile. La sua completa ed acritica adesione a quella incredibile versione, per di più aggravata dal piglio ammiccante ( “la so lunga, io”) e dalla sua ironia nei confronti di seri studi storici (che egli liquida come “propaganda” per ingenui creduloni), sono da considerare veri e propri attentati alla verità storica . Non è possibile credere alla sua buona fede. Tant’è vero che da quando questo mio modesto lavoro è apparso su un newsgroup di storia, il sito Kattoliko.it ha ribadito le sue menzogne affiancando a quello di Messori un altro testo, di Paolo De Marchi, che pur facendo marcia indietro su qualche punto marginale, conferma in linea generale la prima versione.
Questo è un deliberato tentativo di falsificare dei fatti che i cattolici ritengono “scomodi”. Se Messori avesse scritto che nella guerra di Spagna i franchisti avevano ragione nonostante la barbarie dei nazisti che li aiutavano, non avrei buttato tanto tempo e tante energie per contestarlo. E’ libero di