INTERVISTA AL SOCIOLOGO LUBOMIR VACEK SULL’INTEGRAZIONE EUROPEA, SULLA POSIZIONE DELLA REPUBBLICA CECA E SULLE OPINIONI DEI CITTADINI CECHI

a cura di Lenka Stanickova

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Lubomír VACEK, ingegnere e laureato in scienze sociologiche, opera nel campo della sociologia della politica e dell’opinione pubblica. Ha una lunga esperienza nella direzione di indagini sociologiche tra il popolo ceco e nell’insegnamento della sociologia nelle università. È uno dei più rappresentativi sociologi orientati a sinistra nella Repubblica Ceca, ricercatore e pubblicista, iniziatore dell’applicazione delle metodologie scientifiche alla ricerca sociale.

Di recente la Francia e l’Olanda, con un referendum, hanno respinto la Costituzione dell’Unione Europea. E’ previsto un referendum anche nella Repubblica Ceca, oppure la Costituzione della UE sarà votata (se non è già stata votata) dal parlamento? Come hanno reagito partiti e governo cechi al voto di francesi e olandesi?

Il rigetto del trattato che fonda la Costituzione dell’Unione Europea in Francia e Olanda è ogni tanto considerato un atto simbolico, con il quale francesi e olandesi hanno rifiutato la politica dei governi dei loro paesi. Io ritengo che non si sia trattato solo di una reazione alle condizioni in questi paesi, bensì di molto di più. La maggior parte dei cittadini crede nella collaborazione dei paesi europei, ma è infastidita dall’imperfezione del documento fondativo. E ciò non solo in Francia e Olanda, ma in tutti i 25 paesi dell’Unione Europea. In qualche paese tali cittadini sono minoranza, altrove maggioranza.
Per quanto riguarda la Repubblica Ceca:finora non è deciso se e quando si svolgerá un referendum sulla Costituzione dell’Unione Europea oppure se deciderà il Parlamento.
Una notevole parte del nostro pubblico dá importanza al referendum sulla Costituzione della UE. Secondo le indagini sociologiche gli è favorevole più di una metà dei cittadini.
Dai dati di queste indagini anche risulta, che il popolo ceco non è uniforme nelle opinioni sulla Costituzione dell’Unione Europea. Per la sua approvazione si esprime circa una metà dei cittadini, un terzo è contro, e la parte residua per adesso non sa decidere. Però la parte sostanziale dei cittadini sulla Costituzione della UE non è neanche informata, non conosce il suo testo, non sa cosa contiene.
Anche tra le forze politiche vi sono opinioni diverse sull’approvazione della Costituzione Europea. Mentre la maggioritaria democrazia sociale (ČSSD) appoggia pienamente la sua approvazione, il partito di destra Partito Democratico Civile (ODS) e i comunisti sono contro.
Non penso che l’integrazione in forma di Unione Europea crolli sotto l’influenza del risultato negativo in Francia e Olanda. Però è evidente che l’Unione Europea si deve modificare per ciò che riguarda il sua futuro orientamento e lo stile di collaborazione. Del resto tale necessità si manifestava già da alcuni anni. I segnali per una modifica crescono e la direzione dell’Unione Europea ha di fronte un compito complicato, come realizzare il proprio cambiamento, anche su pressione del capitale multinazionale.

Le critiche alla Costituzione della UE hanno riguardato, soprattutto in Francia, la sua impostazione ultraliberista, che prevede la privatizzazione dei servizi sociali. Normalmente, nei paesi ex socialisti le resistenze al liberismo sono meno forti che nell’Europa occidentale. E’ così anche nella Repubblica Ceca? I cittadini sono ancora “innamorati” del modello americano e del capitalismo senza controllo? Accetterebbero di pagare servizi pubblici
oggi gratuiti, come sanità e istruzione?

Sí, la critica alla Costituzione nasce, si può dire, dalla sua impostazione fortemente liberista e antisociale dell’assetto della UE. Non direi che la resistenza al liberismo sia meno forte da noi che nei paesi occidentali, oppure che i cechi siano “innamorati“ del modello americano e del capitalismo. Così si mostra solo la destra ceca, e in questo senso agiscono i media cechi, soprattutto le stazioni televisive. Secondo le indagini sociologiche che conduco, per un assetto ultracapitalistico della società ceca si esprime con vigore solo una parte del popolo ceco. Nell’ultima indagine si è espresso così solo un quinto del campione rappresentativo dei cittadini interpellati. Circa lo stesso numero è per un innovato assetto socialdemocratico, però per una società moderna socialmente giusta, si può dire una società socialista, è ancora di più — un quarto dei cittadini. Tuttavia una parte notevole, soprattutto dei cittadini giovani, non si esprime oppure non ha opinioni decise. Il ritorno al vecchio regime di prima del 1989 lo desidera solo una minima quantità della gente — circa il cinque per cento.
Queste tendenze socialiste crescono gradatamente, così come crescono la resistenza, il rifiuto del liberalismo, che alle classi popolari non porta niente di buono.
Per quanto riguarda il pagamento dei servizi pubblici — l’assistenza medica, medicine, scuole — la maggior parte dei cittadini è univocamente per la loro prestazione gratuita. Anche per il fatto che dei servizi gratuiti abbiamo avuto una lunga, buona esperienza negli anni passati.

Tra non molto anche la Repubblica Ceca dovrebbe rinunciare alla corona e adottare l’euro come moneta. Nell’Europa occidentale questo ha comportato, accanto ad alcuni vantaggi, diverse conseguenze negative per i cittadini, come la diminuzione del potere d’acquisto (praticamente ovunque i prezzi sono di fatto quasi raddoppiati). I cechi sono consapevoli di questo? La prospettiva li preoccupa? L’informazione in merito è adeguata, oppure la
minaccia viene taciuta o minimizzata?

L’introduzione dell’euro al posto della corona in Boemia non è prevista a breve periodo, forse tra cinque anni o più. La gente non se ne preoccupa. Piuttosto guardano come il cambio del mezzo di pagamento funziona negli altri paesi. In una recente indagine sociologica, meno di una metà dei cittadini ha proclamato che non è molto preoccupata dall’ammissione all’euro, però più di un terzo lo è. Delle possibilità del cambio della corona all’euro si parla, ma non tanto. Semplicemente — vedremo.

La Repubblica Ceca è, tra i paesi dell’Est, di sicuro il meglio amalgamato all’Europa. Nello stesso tempo, però, il suo governo sembra essere, in politica estera, tra i più vicini agli Stati Uniti, al punto che ha mandato anche proprie truppe in Iraq. La Costituzione Europea, nella sua forma attuale, sembra ribadire e rendere perpetua questa alleanza. Ci sono resistenze, tra i cechi, a una prospettiva simile? La Russia fa ancora paura?

Il governo della Repubblica Ceca, benché sia composto in prevalenza dai socialdemocratici, conduce la società ad un rafforzamento delle posizioni capitalistiche. Appoggia e realizza una privatizzazione in tutti i campi economici, ha problemi con la conservazione di diverse conquiste sociali, conserva la partecipazione della Repubblica Ceca alla NATO e alle missioni militari estere incluso in Iraq, nella politica estera davvero inclina fortemente per una collaborazione con gli Stati Uniti. Il governo però, in questa sua scelta, non ha affatto l’appoggio di tutti i cittadini. Prendiamo di nuovo i dati di un’indagine sociologica: nel maggio di quest’anno ha ricevuto la fiducia solo dei 32 % dei cittadini, e questo è ancora un risultato “record“ nei confronti dei mesi passati. I cechi non tifano molto per il governo.
La resistenza alla politica del governo si dimostra in molti campi della vita sociale e da parte di diversi partiti politici, non solo da partiti sinistra, soprattutto dai comunisti, ma anche da partiti dichiaratamente di destra.
Circa l’ultima parte della domanda, non si può dire, che la Russia attuale faccia ai cechi paura. Quella paura era provocata artificialmente dalla destra. Oggi si cercano piuttosto le vie di un rinnovamento della collaborazione con la Russia. Soprattutto economiche o ma anche culturali, come dimostra la recente calorosa accoglienza di Karel Gott e di altri nostri artisti a Mosca. Quanto al rapporto dei cittadini cechi con la Russia, non è ad un grado critico. Da una recente indagine emerge che il 40 % dei cittadini cechi accetterebbe senza problemi un cittadino russo per un vicino di casa. A proposito, nella scala di tredici paesi preferiti tra i cechi, il primo posto lo occupa la Slovacchia, il secondo la Francia, il terzo l’Inghilterra, e l’Italia occupa il quarto posto. Però da noi Silvio Berlusconi non è molto amato. Tra i sette principali uomini di Stato europei occupa, nella nostra opinione pubblica, l’ultimo posto.

Per finire, lei quale Europa vorrebbe?

Quale Europa desidererei io? Sicuramente integrata, unita in base ad una comprensione reciproca dei paesi e dei popoli. Con società socialmente giuste, un’Europa senza guerre, violenze, corruzioni e criminalità. Un’Europa prospera economicamente, non grazie a miliardari con profitti di dubbia origine o fraudolenti, ma grazie al popolo, al lavoro. E a chi lavora dare la sicurezza di una vita tranquilla. Desiderei un’Europa con una cultura d’alto livello, derivante dalle idee e dall’arte di Verdi, Shakespeare, Goethe e Čapek. Sono convinto che un giorno l’Europa arriverà a tale meta.

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