di Danilo Arona

bassavilla24.jpgMother’s Day

Le Madri Terribili abbondano, è noto, tanto in letteratura che in cronaca, vicendevolmente l’una lo specchio dell’altra. In un grumo multimediale non così facilmente discernibile che va da Robert Bloch a Valerio Evangelisti, transitando per l’incompiuta triade esoterica di Dario Argento, la mamma di Carrie creata da King e le serial mom di tanto cinema splatter americano (Mother’s Day di Charles Kaufman del 1980 è ancora un solido punto di riferimento), la fiction nera sembra precorrere, e a suo modo analizzare, quel recente e triste repertorio di psicopatologia al femminile che i giornalisti vorrebbero relegare all’esclusiva degenerazione del cosiddetto baby blues.

E’ complicata e richiederebbe pagine su pagine la consistenza antropologica che soggiace a quella cronaca apparentemente impazzita che vede negli ultimi anni regnare all’apice dell’omicidio “inspiegabile” (termine fuorviante nonché alibi quanto mai comodo in più di un caso) molte donne, giovanissime o non più tali, trasformatesi in “dee oscure”. Le nostre cronache non possono volare tanto in alto (o tanto in basso, visto che dovremmo per forza tuffarci nei meandri di un Inconscio, luogo al femminile per eccellenza, i cui ulteriori snodi di accesso — caverne, abissi, baratri, voragini e sotterranei — sono i più classici simboli femminili della Terra-Utero) e si devono accontentare di volteggiare in quell’ideale Zona della Penombra in cui spesso si amalgamano fiction e realtà, con o senza il nostro intervento. Ma che scrittori e registi di rango scelgano sempre più spesso, anche scomodamente, di fare i conti, magari per “liquidarla”, con quell’Ombra Materna che ci rammenta implacabile che vita e nascita vanno di pari passo con morte e distruzione, è un dato di fatto che caratterizza i percorsi più coraggiosi del noir meno allineato, e non solo. Basterebbe citare la Matilde Monterispoli de Il sospetto di Laura Grimaldi, il coro protagonista de Le Madri Nere di Pascal Français (Meridiano Zero, 1999) e certe figure femminili di Simona Vinci. uomospalle.jpgE, buona ultima arrivata e pressoché inarrivabile in quanto a perfidia e crudeltà, la Catena Ferrante — mai nome fu più simbolicamente efficace — de L’uomo di spalle di Giacomo Cacciatore, uscito da poco nella collana “Tempora” diretta da Luigi Bernardi per Dario Flaccovio. Lo ricordo, nelle Cronache non recensiamo quasi mai libri dato che per Carmilla già esiste una lettrice straordinaria che si chiama Daniela Bandini. Quando capita, o è un tomo che ci casca a fagiolo o lo ha scritto un amico. I due casi qui s’incontrano, ma con assoluta imparzialità vi comunico che questo è un libro non comune, che si divora letteralmente (leggetevi i titoli dei capitoli…) in una notte, tanto vi entra dentro sin dalla prima pagina, tale è il suo ritmo incalzante e tante sono le idee che vi fermentano. Sarebbe ingeneroso e fuorviante che io tentassi di riassumerne la trama, guastandovi non poche sorprese. Vi offro solo alcuni ingredienti, tra i più eccitanti, che compongono la grand bouffe che parte con un antipasto al nero di seppia e termina (all’apparenza…) con un cono gelato quanto mai “refrigerante”: la Grande Mamma, appunto, orchessa di una particolarissima (Norma) Bates House situata in via degli Eucalipti a Palermo; il figlio Giobbe, da lei schiacciato e reso quasi folle, schizofrenicamente diviso fra il regno della pazzia, vissuto come rifugio anti-Madre, e l’aspirazione ad un traumatico riscatto; la Casa haunted che-gronda-sangue e un asylum di gotica memoria (ah, La morte dietro il cancello, se qualcuno se ne ricorda…), dove trovano spazio suggestioni alla Shock Corridor e alla Milos Forman; personaggi di contorno, ma pieni e coerentissimi, tra cui un sinistro boss mafioso, un sicario che si ravvede sulla via dell’orrore e una giovane psicologa alla ricerca dell’innocenza perduta. E un finale che più diabolico di così si muore… Anche perché “si vive solo due volte”.
Stop, ho già detto troppo. E, soprattutto, non fatevi fuorviare dall’accumulo di citazioni cinematografiche. Queste sono un difetto mio, storicamente conclamato, di cui vi rendo partecipi ogni settimana a partire dai titoli — e dalle immagini — che accompagnano la rubrica. Giacomo Cacciatore né cita né copia, non avendone bisogno e non esercitando la professione del saggista travestito da scrittore (quando lo fa, lo fa sul serio, scrivendo su Fulci), piuttosto dimostra ancora una volta che il noir adulto può consapevolmente compromettersi sulla strada della contaminazione senza perdere un briciolo della sua autonomia tematica e che lo stesso funziona come perfetto strumento d’analisi più di mille Porta a Porta. Dietro quella madre, impazzita chissà quando o magari addirittura nata così, si scorgono molti dei grandi irrisolti del nostro tempo bislacco. Non a caso il nostro Cacciatore, nomen omen, è giornalista e fine osservatore di un reale che non vuole mai farsi “osservare”…
Già, e Bassavilla? Qui le Dee Oscure non hanno forse diritto di cittadinanza? In realtà, se ci avete letto per ventiquattro settimane, saprete ormai che questo ne è regno incontrastato, visto che probabilmente Hel, la dea germanica degli Inferi, proprio in Padania scendeva a gestire i suoi campi (Hobbit). Non perché Novi Ligure sia a pochi chilometri dal capoluogo di provincia, con il suo carico di terribili ricordi a proposito di una Figlia Terribile che un giorno magari diverrà Madre a sua volta. Neppure perché l’altrettanto non lontana Vercelli, la Bassavilla di Doretta Graneris, condivide con Alessandria il clima omicida di città-palude dove si raduna la spazzatura larvale di un emiciclo geografico. Ma solo per la ragione che qui, nel downtown, si erigono verso l’alto (e verso il basso) delle Case dove gli oggetti non appartengono all’oggettiva immobilità della sostanza inanimata ma sono espressione “vivente” di un genius loci potente e crudele quale può essere un’Iside scatenata e asservita al primitivo Eggregoro della Dark Personality. Una Femmina, Catena Ferrante, in una Casa in via degli Eucalipti. Bassavilla è dappertutto, scrutate nel Buio…

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