di Valerio Evangelisti

MarianneCasta.jpgPerdonatemi, non posso trattenere il mio entusiasmo. Con una partecipazione al voto del tutto imprevista, i cittadini francesi hanno espresso un NO secco e corale alla Costituzione europea. Il fatto è che, di fronte a un referendum, hanno potuto conoscere qual era la posta in gioco. Cosa che non è avvenuta in altri paesi, come l’Italia, in cui parlamenti riempiti da una classe politica dedita all’autoperpetuazione hanno votato a larga maggioranza un documento di cui non si sapeva nulla.
Comunque la si metta, si tratta dela prima ribellione europea – e non in un paese secondario – contro l’ideologia chiamata neoliberismo. Già messa in questione, anche nelle piazze, in America Latina e in altre parti del mondo.

Cosa sanciva la cosiddetta Costituzione europea (“cosiddetta” perché di solito le Costituzioni nascono da una mobilitazione popolare, e non da un atto burocratico) nei suoi articoli, praticamente non riformabili né rigoneziabilii, e dunque teoricamente destinati a vita eterna?
Sanciva anzitutto l’assoluta libertà del mercato, e dunque l’esposizione senza freni alla concorrenza altrui – anche se il concorrente è avvantaggiato da una condizione dei lavoratori prossima allo schiavismo.
Sanciva l’imperativo di una progressiva offerta a pagamento dei servizi ora gratuiti – inclusi, era il corollario, scuole e cure mediche.
Sanciva la perdita dei diritti conquistati dai lavoratori in un secolo e mezzo di lotte, come la fissazione di un orario massimo di lavoro. La “flessibilità” diventava norma stabilita dalla maggiore fonte giuridica esistente.
Nel contempo, questa cosiddetta Costituzione ammetteva deroghe circa il divieto del lavoro minorile e, sfiorando l’umorismo, accordava ai disoccupati il diritto a cercarsi un’occupazione qualsiasi.
Last but not least, si stabiliva in via costituzionale l’appartenenza perpetua alla NATO dei paesi già membri della stessa, più gli altri ansiosi di aderirvi. Facendo così rienttrare fra i “diritti” quello di partecipare a tutte le guerre decise dagli Stati Uniti, veri padroni d’Europa.
Qui tralascio, per limiti di tempo, le infinite restrizioni alla democrazia contenute nel documento abortito (ma che si cercherà sicuramente di riproporre, magari chiedendo ai francesi di votare una seconda volta, visto che la prima si erano “sbagliati”).
Sta di fatto che, appena un popolo europeo ha potuto esprimersi in piena libertà, e con cognizione di causa, ha mandato il neoliberismo a farsi fottere. Come sta avvenendo in America Latina e un po’ dovunque.
Il bello è che i pontefici dei vari media francesi, i soloni degli organi di stampa, gli editorialisti “accreditati” (da chi?) erano praticamente tutti per il SI’. Stando ai sondaggi, i francesi hanno votato il contrario non per motivi egoistici (timori per l’immigrazione dai paesi dell’Est, ecc.), bensì perché ne hanno le palle piene dell’ultaliberismo di taglio americano. Un giretto su Internet rivelava, del resto, quale fosse l’umore prevalente. Per coloro che, controllando l’informazione, si illudevano di controllare anche le coscienze, è per una volta scattata la “legge del Menga”.
Ho idea che scatterà ancora.

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