di Daniel Gája e Jana Drdácká
(Traduzione di Lenka Staníčková, foto di Petr Kadlec)

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Introduzione

Il flamenco é forse il simbolo più noto e più importante del folclore spagnolo (detto più precisamente: della Spagna meridionale-andalusa). Anche se, in linea di massima, si tratta di un fenomeno musicale e di danza, supera ampiamente i limiti della musica e del ballo e influenza altri tipi di arte (ed é anche influenzato da loro) come per esempio il cinema, il ballo moderno, la pittura e anche la letteratura.

La bellezza, l’attrazione, il valore artistico e la difficoltà del flamenco hanno fatto sì che, come poche altre forme di folclore, si sia diffuso lontano dalla frontiera del paese di origine. In tutto il mondo esistono le scuole di flamenco, nella Spagna meridionale viene gente da tutto il mondo per imparare a ballare il flamenco, i teorici della musica esaminano le sue euritmie e i ritmi sofisticati, i letterati studiano poi la poesia plebea contenuta nei testi delle canzoni.

Anche se il flamenco é nato ed è più diffuso nell’´Andalusia, é diventato proprio esso (e non per esempio l’iota aragonese o la zampogna galiziana) l’emblema di tutta la Spagna e della sua cultura, a pari titolo della corrida.

La struttura del flamenco

Il flamenco attuale può essere diviso in tre parti (D. E. Pohren), di cui ogni parte crea un’arte particolare e può esistere indipendentemente, benché in gran parte funzionino unitamente o almeno a due a due:
canto (cante)
ballo (baile)
il suonare la chitarra (toque)

Ogni tanto viene ancora citato come una parte autonoma l’accompagnamento ritmico (jaleo).

Il flamenco (cante, baile, toque) può essere diviso anche nel modo seguente:
cante, baile, toque jondo (profondo)
intermedio (medio)
chico (leggero, alleggerito)

Il flamenco jondo (la variante jondo, andalusa, della parola hondo, profondo) é la forma più vecchia e pura, la base stessa del flamenco, da cui provengono tutte le altre forme. Se si parla solo del canto, viene usata anche la parola cante jondo. É serio e malinconico, il più difficile da capire. Con esso si esprimono le emozioni più profonde.

Il flamenco chico, dal punto di vista dell’umore, è diverso del jondo. É più allegro, vivo, ottimistico. Però anche la sua interpretazione é molto difficile.

Il flamenco intermedio, come dice il suo nome, sta tra il flamenco jondo e il flamenco chico.

La storia e lo sviluppo

La storia del flamenco viene fatta risalire al XVIII secolo, in cui, dopo un lungo processo di reciproca influenza, l’originale folclore andaluso si era collegato al folclore degli zingari spagnoli meridionali, che erano arrivati in Spagna già nel secolo XV. Da quel periodo appaiono regolarmente nella letteratura spagnola come parte della civiltà, anche nelle opere di Cervantes o di Lope de Vega. Cosí é nata la base, che già assomiglia molto al flamenco come lo conosciamo oggi. Il flamenco fu influenzato da molte culture: araba, ebrea, cristiana, però quella che era riuscita a collegare tutto insieme e aggiungere un suo pezzo per far nascere un’arte nuova e peculiare, era proprio la cultura zingaresca. La maggior parte degli interpreti del flamenco sono proprio gli zingari (gitanos), anche se ovviamente esistono ed esistevano gli artisti eccellenti di origine non zingaresca (payos).

Dalla sua nascitá, circa nell’anno 1850, l’arte del flamenco faceva solo parte dello stile di vita, non esistevano gli artisti professionali, la si esercitava a casa, per un pubblico riservato, soprattutto per i parenti.

Dall’inizio del secolo XIX arriva, insieme al romanticismo, un’onda di interesse per la Spagna, soprattutto per la sua “ faccia esotica“, che rappresentavano proprio gli zingari e la loro arte. In quel periodo cosí nascevano opere letterarie inspirate dalla tematica degli zingari spagnoli meridionali e del flamenco, i cui autori erano stranieri, come per esempio Carmen del francese P. Merimée; Zincali, or the gypsies of Spain dello scrittore inglese G. H. Borrow o le composizioni musicali del russo M. I. Glinka e del suo successore N. Rimskyj-Korsakov.

Dalla metà del secolo XIX, assieme alla crescita della popolarità del flamenco, cominciavano a formarsi i cosiddetti cafés de cante o cafés cantantes, i posti per la produzione commerciale del flamenco. Quel periodo, che durerà circa fino all’inizio del secolo XX, viene chiamato L’età d’oro del flamenco. Per esso sono indicativi due fenomeni antagonistici. Da una parte vi é la diffusione tra il largo pubblico, la popolarizzazione del flamenco per molti artisti significava una occasione d’iniziare la via professionale e così sottrarsi all’ambiente sociale povero. Dall’altra parte, l’arte con la conseguente commercializzazione si adattava naturalmente al gusto e alle richieste del largo pubblico, e l’originale flamenco tradizionale e puro veniva soppiantato. Si aggiungevano gli elementi d’opera e di teatro e l’arte pura soffriva.

All’ inizio del secolo XX. il flamenco cosí passò una profonda decadenza artistica, paradossalmente proprio grazie alla sua precedente popolarizzazione. La sua superficialità e la impurità artistica diventarono l’oggetto della critica di molti intellettuali d’allora. Questa decadenza inquietó profondamente tre personaggi culturali e artisti importanti d’allora. Erano lo scrittore Federico García Lorca, il compositore musicale Manuel de Falla e il pittore Ignacio Zuloaga. Per questo motivo avevano organizzato nel 1922 a Granada una famosa gara del cante di flamenco, Concurso de Cante Flamenco. Però il loro intento, cioè restituire al flamenco la sua purezza d’arte e rivolgere l’attenzione del pubblico sui suoi valori autentici, andava a monte e la decadenza continuava fino alla metà del secolo.

Dagli anni 50 comincia un’ascesa artistica che dura fino ad oggi. Iniziano a stamparsi libri teorici di qualità sul flamenco, le radio trasmettono programmi regolari. Dagli anni 70 due artisti che collaboravano tra loro si facevano merito della popolarità del flamenco di qualità, lo avevano modernizzato e reso accessibile al largo pubblico in modo così sensibile, da non abbassare il suo valore artistico, ma piuttosto da elevarlo. Erano il cantante José Monge Cruz (El Camarón de la Isla) e il chitarrista Francisco Sánchez Gómez (Paco de Lucía). Nel campo del ballo bisogna menzionare almeno Antonio Gadés, da noi conosciuto soprattutto dai film di Carlos Saura Nozze di sangue, Carmen story e L’amore stregone.

Ai giorni nostri il flamenco conosce un’ascesa senza precedenti. Diventa popolare sempre di più in tutto il mondo. La musica e anche il ballo sono l’oggetto dell’interesse di artisti che fanno nascere diverse fusioni. Artisti come per esempio Paco de Lucía, Tomatito, Joaquín Cortés, Belén Maya oppure Eva la Yerbabuena riempiono le sale da concerto, essendo i rappresentanti dell’arte che nel recente passato non bastava neanche per la sussistenza dei suoi migliori interpreti.

Musica

In un altro punto del presente testo é menzionato che il flamenco é composto di quattro elementi principali:
baile (il ballo)
cante (il canto)
toque (il suonare la chitarra)
jaleo
Dei tre ultimi elementi si parlerà nel seguente capitolo, poiché proprio essi sono “ l’elemento musicale del flamenco“.

Cante
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Il Cante e i suoi interpreti — cantanti del flamenco (cantaores) in Spagna godono senza dubbi della stima piú grande. Perfino anche uno dei migliori chitarristi nella storia del flamenco, Paco de Lucía, ha confessato che da giovane desiderava diventare soprattutto cantante. Come baile e toque anche il cante si divide secondo i singoli stili (palos). Esistono allora il cante por alegrías, bulerías, seguiriyas ecc. Cante puó esistere anche autonomamente, cioè senza un accompagnamento della chitarra o del ballo. Di tali cantes si dice che si cantano “a palo seco“. Ad essi appartiene soprattutto saeta, che si canta sempre senza accompagnamento, gli altri possono essere in maggioranza cantati sia con un accompagnamento che senza di esso. Seguono in popolarità i cantes del gruppo “hondo” (in spagnolo hondo — profondo — da questo deriva la denominazione cante jondo — “ il canto profondo“). Questi cantes, in maggioranza lenti e tristi (ai rappresentanti piú tipici appartengono soprattutto le seguiriyas) sono i piú difficili sia per l’ascolto che per l’interpretazione. Esprimono i sentimenti piú profondi. Agli altri stili piú conosciuti appartengono per esempio tientos, tangos, bulerías, alegrías etc. Ogni cante ha nel testo un suo tipico umore e spesso anche una tematica. Cosí la comprensione dei testi delle canzoni dà spesso il senso a quel modo di cantare speciale e rauco, che alla gente sembra spesso affettato. I testi delle canzoni sono nati prevalentemente nell’ambiente sociale povero delle famiglie gitane, e cosí vi troviamo soprattutto i temi tristi (ogni tanto anche i tragici). La morte, la pazzia, l’amore infelice, le condizioni di vita e di lavoro difficili creano la maggior parte dei contenuti delle canzoni, soprattutto del cante jondo. Alle leggende del cante flamenco appartengono Manuel Torre, Antonio Chacón, Antonio Mairena, Manolo Caracol, poi Camarón de la Isla († 1992), al quale si fa merito della divulgazione del canto flamenco tra il largo pubblico. Tra la grande quantità di interpreti eccellenti d’oggi possiamo citare per esempio: José Mercé, Duquende, La Macanita, Mayte Martín, Enrique Morente.

Toque
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La chitarra serviva sempre soprattutto come uno strumento di accompagnamento al cante e al baile. É diventata strumento solista solo negli ultimi decenni insieme allo sviluppo senza precedenti della tecnica di suonare e contemporaneamente anche con lo sviluppo del flamenco dal punto di vista armonico e ritmico. A un primo sguardo la chitarra di flamenco non si distingue dalla classica chitarra spagnola a sei corde. Però ha alcune particolarità fondate soprattutto sulla sua costruzione che si mostrano con una posa bassa delle corde sopra la cordiera e la tavola risonante. Su essa è per lo più attaccata una foglia di plastica (cosiddetta golpeador) perché la chitarra non si danneggi per i colpi delle dita della mano destra sulla tavola superiore (cosiddetti golpes). La maggior parte delle chitarre di flamenco oggi ha già la meccanica metallica rilevata dagli altri tipi di chitarre, però alcuni chitarristi fino ad oggi danno la precedenza alla meccanica originaria di legno. La tavola posteriore e i bordi della chitarra di flamenco sono fabbricati o con cipresso o con palissandro, la tavola superiore (tavola risonante) con abete o cedro. La chitarra di flamenco ha generalmente un tono più breve e durante il suonare su tutte le corde un suono più risonante della chitarra classica. Nel suonare di chitarra di flamenco si usa la tecnica originaria di suonare, detta rasgueado, fondata sui colpi della mano destra su diverse corde e alzapúa, la tecnica speciale di suonare con il pollice su più corde, e ciò in tutte e due le direzioni, su e giù. Le altre tecniche (tremolo, picado, arpegio) erano rilevate dalla tecnica classica di chitarra, e ciò dai rivoluzionari della chitarra di flamenco come strumento solista (Ramón Montoya, Niňo Ricardo, Sabicas). Però queste tecniche erano un po’ adattate ai bisogni della chitarra di flamenco. In breve si può dire che il rasgueado si usa prevalentemente nell’accompagnamento del cante e del baile, mentre le altre tecniche soprattutto nelle cosiddette falsetas, parti melodiche, con le quali il chitarrista riempie le pause durante il canto. I singoli stili hanno le loro armonie e ritmi tipici, a volte si suonano senza un ritmo (“al aire libre“). Però anche per questi toques resta la tipica armonia. Dal punto di vista armonico la maggior parte della musica nel flamenco si svolge o nella armonia dur-moll tradizionale o nel tipico modo frigio (per esempio l’andamento accordico Ami G F E). Dal punto di vista ritmico i toques si possono dividere in quelli che si suonano al aire libre (senza ritmo): Taranta, Minera, Rondeňa, Fandango, poi in quelle che hanno de facto 3/4 ritmo (Fandango de Huelva, Sevillanas), 4/4 ritmo (Tango, Rumba, Colombiana) e, meno comprensibili di tutti per gli stranieri, quelli con ritmo a 12 tempi (Bulerías, Alegrías, Soleá, Seguiriya) con accenti regolarmente disposti sui certi tempi.

Ai chitarristi più importanti appartengono il già citato Ramón Montoya, poi Sabicas e Niňo Ricardo. Attualmente lo sono soprattutto Paco de Lucía, Pepe Habichuela, Tomatito, Gerardo Núňez, Moraíto, Vicente Amigo. Della popolarizzazione del flamenco si fa merito soprattutto a Paco de Lucía che aveva perfezionato sostanzialmente la tecnica del suonare, aveva arricchito l’armonia con nuovi elementi (soprattutto del jazz) e che é un modello per la maggior parte della generazione giovane dei chitarristi.

Jaleo

Jaleo é un accompagnamento ritmico soprattutto in forma del battimano (palmas). La sua parte imprescindibile é l’incitamento dell’intrerprete (del chitarrista, cantante, ballerino) con le parole e i gridi tipici come olé!, arsa!, anda!, vamos! etc. Negli ultimi decenni si sono cominciati ad usare nel flamenco anche altri strumenti, come per esempio la chitarra di basso, il sassofono, il flauto, il violino e altri tipi di strumenti a percussione (conga, tabla, cajón). Il cajón (originariamente uno strumento popolare peruviano) ha la forma di una cassa di legno, su cui l’artista è seduto e tambureggia con le mani sulla tavola anteriore risonante. Nel flamenco l’ha introdotto Paco de Lucía che per la prima volta lo aveva usato sul suo primo disco Almoraima. Da quei tempi é diventato, insieme a palmas, lo strumento a percussione di accompagnamento più tipico, di cui non si fa a meno in quasi nessuno spettacolo di flamenco.

Baile
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Baile flamenco (il ballo) é composto di molti diversi stili (palos), come già descritto nel capitolo sulla musica. Cosí come per i singoli stile del cantes sono tipici certi testi, i tema e gli umori, cosí anche nel ballo ogni stile é segnalato da figure tipiche ed elementi coreografici, che esprimono benissimo il sentimento del ballerino o della ballerina (bailaor, bailaora) e corrispondono alle emozioni della canzone. Perlopiù i balli lenti, come sono soleá e seguiriya, esprimono la malinconia, la tristezza, il dolore e la sofferenza collegati con l’amore o la morte. L’accento principale é dato alla profondità dell’espressione personale; i movimenti danzanti del tronco, delle spalle, delle braccia e delle mani sono tesi e lenti, il ballo si svolge in prevalenza allo stesso posto; il calpestare (zapateado) é minimo. La tensione dei movimenti lenti e seri si alterna con le soste brusche del movimento (ciò è tipico per tutti gli stili del flamenco). Questi balli sono indicati come baile grande, esprimono il momento emotivo più profondo e nel cante hanno un corrispettivo nel cante jondo .

Secondo la serietá del tema e dell’umore delle canzoni i balli sono poi indicati come baile intermedio o baile chico, come avviene con il cante. I balli allegri sono piú dinamici con sequenze più vaste dello zapateado, che nella maggioranza dei casi cresce e finisce con una brusca sosta inattesa. Di seguito si usano, in alta misura, jaleo e palmas (entrambi sono descritti nel capitolo sulla musica). Un supplemento tipico dei balli regionali come sevillanas e fandangos ballati nei porti sono le nacchere (castanuelas). Questi strumenti di percussione digitali di legno hanno origine presuntivamente nella cultura cretese ed erano dapprima fatti da conchiglie. Ora sono di legno, ma la forma delle conchiglie é mantenuta. Oltre al battimano, nacchere e grida, il ballerino é accompagnato anche dallo scoppiettare con le dita (pitos). Questo accompagnamento ritmico é diffuso soprattutto nei balli maschili, dove spesso sostituisce i movimenti rotativi delle mani, tipici del ballo femminile.
Tradizionalmente la differenza tra il baile maschile e femminile era nell’uso del zapateado: il ballo femminile contiene questo elemento solo dai tempi di un personaggio di primo piano del flamenco, tale Carmen Amaya, che ha emancipato il flamenco femminile e ha portato in esso oltre allo zapateado anche movimenti piú forti delle braccia. La qualità del baile, sia delle donne che degli uomini, si valuta secondo duende, gracia, e compás. Duende é un termine molto difficile da tradurre, nel flamenco indica la profondità e la purezza della manifestazione e la capacità di far provare agli spettatori un forte evento emotivo. Gracia è l’eleganza e la grazia del movimento, nei confronti del primo criterio questo riguarda l’estetica del ballo, ma comprende anche la dignità e la maestosità. Il terzo criterio — compás — poi valuta la musicalità dell’interprete del ballo, oppure la capacità di mantenere il ritmo del relativo stile danzante (compás) attraverso le pause difficili durante baile e contratiempo (il sincopato calpestare dei piedi).

Negli ultimi trent’anni il ballo flamenco — a causa dell’ascesa totale della popolarità del flamenco — ha goduto del rinascimento che porta con sé una modernizzazione e differenziazione delle forme e scuole dei balli. Per il flamenco non si viaggia più solo nelle “culle di questo ballo“ andaluse, come per esempio a Jerez de la Frontera, Huelva, Granada o Sevilla, ma soprattutto a Madrid o Barcelona, dove agiscono molte stars attuali e innovatori del ballo flamenco. A loro appartengono per es. Joaquín Cortés, Belén Maya, Farruquito e Tomás de Madrid. I personaggi importanti del ballo tradizionale sono per es. Merche Esmeralda, Lola Flores (conosciuta soprattutto come cantaora), Manuela Carrasco e altri.

(Nelle foto i membri del gruppo ceco Arsa y Toma: Jana Drdácká e Eduard Zubák — baile, Zdeněk Žorna — cante, Daniel Gája — toque)

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