di Francesco Cortonesi

I
cowgirl.jpgLa storia che voglio raccontarvi si svolge interamente a Waco, Texas, anche se gli eventi destinati ad essere incisi per sempre nella memoria di ogni americano si erano dati un appuntamento inderogabile a Richmond, Virginia.
In quei freddi giorni di Aprile il generale Grant, al comando dell’esercito nordista, entrava vittorioso nel cuore della Confederazione sudista.
Richmond capitolava… e in pochi giorni, la maggior parte delle sue case, ridotte a cumuli di cenere venivano trascinate via, dal vento che soffiava da nord.
Ma in fondo questa è un’altra storia…
Torniamo a Waco.
Viveva li, da alcuni giorni, una delle leggende di tutta la Confederazione. Si chiamava Dolores W. Aveva i capelli lunghi del colore dell’oro…quell’oro che i primi pionieri si erano visti brillare tra le mani, setacciando i fiumi del nord. I suoi occhi castani erano così intensi che, a volte, avevi la chiara impressione che fosse in grado di leggere nel pensiero.. e di prevedere le tue mosse.
Forse per questo era riuscita ad uccidere cosi tanti uomini in duello.

cowgirl2.jpgAveva cominciato ad uccidere per vendetta. Un mucchio selvaggio di balordi aveva fatto scempio della sua famiglia. Suo padre, sua madre e suo fratello, erano stati orrendamente mutilati e poi uccisi mentre lei era fuori con il suo fidanzato Richard.
Di quel maledetto mucchio non aveva lasciato in vita nessuno.
E, da quel momento, era divenuta leggenda.
Poi…come spesso accadeva in quello strano paese che era il Texas, molti avevano cercato di ucciderla per conquistarsi gloria e fama.
Era stata costretta a difendersi.
Ve l’ho gia detto…in molti ci avevano provato…
Nessuno ci era riuscito.

II
Era una notte di Aprile del 1865. All’epoca Waco era uno sputo di paese, così pieno di storpi reduci dalla guerra civile, che avevi la netta impressione di doverti sentire in colpa per avere ogni pezzo attaccato al corpo. Le persone che non si trascinavano su stampelle, che non avevano arti di ebano o occhi di vetro erano per lo più donne e bambini. Gli uomini sopra i quindici anni, si trovavano a Richmond per combattere la madre di tutte le battaglie.
Senza speranza per la Confederazione.
Ma, questo nessuno poteva ancora saperlo.
Oltre a donne, bambini e storpi, Waco era popolata anche da un certo numero di disertori e fuorilegge, che rendevano il paese terra di nessuno. L’insegna del saloon, chiamato Rosamuda in onore della più famosa bagascia di Waco , era sforacchiata da buchi di proiettile di ogni calibro. Il vento, che spazzava ormai da giorni le polverose strade del paese, passandoci attraverso, produceva un fischio costante che ti faceva chiedere dove cavolo fosse la stazione. L’albero della cuccagna al centro del paese era stato addobbato con due negri che non erano riusciti a darsela a gambe quando la situazione alla frontiera era precipitata. Lo sceriffo, un povero diavolo di nome Ron Mactall, era stato ucciso alla fine di maggio da un fuorilegge di nome Lucifer che, dopo averlo lasciato nella polvere, aveva deciso di dare una dimostrazione a tutti di ciò che ne pensava della legge. Cosi si era avvicinato al corpo e, dopo averci pisciato sopra, aveva pensato bene di strappargli braccia e gambe a mani nude. La leggenda narrava inoltre che, in seguito, si fosse scopato il busto del povero Ron Mactall. Ma, su questo, nessuno era pronto a mettere la mano sul fuoco. Neppure dopo che Lucifer era stato lasciato stecchito sulla strada principale come una merda fatta in un forno per la pizza ancora caldo.
E sì che il buon Lucifer aveva lasciato la nostra dimensione circa un’ ora dopo lo sceriffo Ron.
Un tizio di nome Jesus era sceso dalla camera dell’unico Motel di Waco, impugnando una doppietta a canne mozze. Dopo essersi aggiustato il cappello con le canne dell’artiglieria, si era messo al centro del viale, dove lo sceriffo giaceva supino con le braccia e le gambe ambiguamente lontane dal corpo.
Lucifer non aveva visto Jesus. Chissà perché, infatti, si trovava sopra lo sceriffo con i pantaloni alle ginocchia.
Jesus aveva gridato: “Hai quindici secondi per rivestirti e prender il tuo ferro da tiro, amico.”
Lucifer si era girato cercando di alzarsi ed impugnare la pistola.
Jesus aveva fatto fuoco.
Erano passati si e no cinque secondi.
Jesus doveva essersi accorto dell’errore perché, quasi subito, aveva aggiunto, in tono sarcastico…
“Scherzavo… naturalmente… ah ah ah…”
Nessuno aveva riso più di tanto.
Neppure Lucifer.
Era stato in quel frammento di imbarazzo generale che il signor Tavis si era affacciato dalla finestra della sua camera, e con la sua 38 special aveva sparato all’impazzata sulla strada principale.
Jesus si era afflosciato nella polvere come un palloncino bucato.
I colpi del signor Tavis erano risuonati per il paese come i fuochi di St.Patrizio. In breve fuorilegge, storpi, donne e bambini si erano messi a rispondere al fuoco.
L’ultimo proiettile fu sparato a mezzanotte e cinque.
Il giorno dopo si contarono 24 corpi tra cui sette donne, nove bambini e cinque storpi. I rimanenti tre erano ovviamente Jesus, Lucifer e lo sceriffo Ron.
Cosi andavano le cose a Waco.
Dolores W. era arrivata in quel paese all’inizio di aprile, cavalcando un pezzato che era appartenuto ad un fuorilegge di colore di nome Clarence. L’uomo aveva provato ad abbordarla in un saloon di LaBorde. Dolores W. aveva rifiutato il corteggiamento, basato su una serie di parole incomprensibili al sapore di whisky, piselli, cipolle, tortillas, uova, e un’altra decina di cose difficilmente identificabili. Le parole erano uscite da una bocca rosso fuoco, filtrate da una dentatura che ricordava il colonnato del Partenone. I denti, i pochi denti, i tre o quattro denti, erano impiastricciati da una sostanza nera e da piccoli frammenti giallastri, che sembravano isole deserte circondate da un mare di merda.
Probabilmente erano chicchi di mais.
Comunque lui non si era lasciato deprimere ed era passato al piano 2.
Aveva aspettato che Dolores W. uscisse e gli aveva puntato la sua Smith&Wesson alla schiena.
L’ultima cosa che aveva pensato era stata “Non provare a girarti baby…”
Clarence, fu ritrovato in un vicolo di LaBorde due giorni dopo.
Aveva un buco in testa da dove non usciva nulla.
Incastonato tra i denti, c’era un piccolo budello di carne.
Per capire di cosa si trattava fu fatto un test a risposta multipla, ma nessuno dette la risposta esatta.
A LaBorde ci si divertiva cosi.
Dolores W., dicevamo, arrivò a Waco una mattina di aprile. La sua entrata, nella strada principale, fu seguita dagli occhi di tutti gli abitanti di quello sputo di paese. Le sedie a dondolo fuori dal saloon si fermarono. I balordi che vi erano seduti si toccarono il cappello. Gli storpi alzarono le stampelle in segno di saluto. Alcuni caddero. Un guercio, per vedere meglio, si tolse l’occhio di vetro e se lo pulì alla camicia.
La bellezza di Dolores W. entrò, prepotentemente, nelle menti di tutti gli uomini del paese.
Quella notte, c’era da scommetterci, in molti si sarebbero toccati.
Per quelli senza braccia sarebbe stato un problema da non sottovalutare.
I bambini sorrisero a Dolores W.
Le donne no.
Lei scese dal cavallo e lo legò al corral.
Cercò, in silenzio, lo sguardo di chi era nei paraggi. I balordi si fecero improvvisamente seri. Al guercio cadde l’occhio di vetro sulla strada polverosa e se ne rotolò via.
Non fu più ritrovato.
Dolores W. entrò con passo deciso e sicuro dentro il motel.
Per un attimo si placò anche il vento.
Il portiere del motel era un nano, in piedi su una sedia, dietro il bancone.
“Una stanza per favore” disse Dolores W. al portiere “Mi tratterò a lungo… forse per sempre… ”
Il portiere la guardò…
…e la spogliò con gli occhi. Il cuore gli iniziò a pompare sangue come una locomotiva a pieno regime. Non esplose per miracolo. Alcune gocce bianche gli imperlarono la fronte.
C’era da giurare che stesse sudando sperma.
“Subito signorina… ecco a lei il numero 69 eh eh eh… ” rispose l’ometto, asciugandosi la fronte con un fazzoletto.
Dolores W. prese la chiave.
Poi puntò la sua colt 45 in faccia all’ometto.
“Un altro doppio senso e hai finito i tuoi domani, mister muscolo”.
La 45 girò veloce come un ottovolante nell’indice di Dolores W. ed atterrò sicura nella fondina.
“Non voglio essere disturbata, Sansone” disse.
Salì le scale e scomparve nel buio.
Fuori il vento era tornato a soffiare.

III
Mentre Dolores W. saliva le scale del motel, il signor Morden, seduto su una collina ad un paio di miglia da Waco, guardava con il binocolo il paese e ripeteva tra se:”centoventinovemilacinquecentonovantotto…… centoventinovemilacinquecentonovantasette… centoventinovemilacinquecentonovantasei…”
Il signor Morden era stato uno dei fondatori, non che l’ex sceriffo del paese. Aveva partecipato alla costruzione della strada principale e del saloon. Poi, con l’arrivo dei balordi e con lo scoppio della guerra, era stato costretto ad andarsene. Era riuscito a scappare per puro miracolo, prima che costoro riuscissero a prenderlo ed impiccarlo. Del resto, prima lui rappresentava la legge a Waco.
Si era dato alla fuga attraverso il deserto, vagando per una ventina di giorni sotto il sole.
In quel periodo si era cotto il cervello. Adesso, dentro la sua scatola cranica, galleggiava qualcosa di simile ad un uovo al tegame… e, si sa, certe cose hanno comunque un certo peso nella vita di un uomo.
In quei venti giorni, il signor Morden non aveva fatto altro che girare intorno al paese. Poi si era fermato ed aveva costruito una baracca.
I balordi del paese se ne erano accorti quasi subito, ma quando erano arrivati sul posto per ucciderlo, lui li aveva accolti sorridendo e sventolando il cappello.
Le uniche parole che aveva detto erano state:
“Quarantamilioniottocentonovantasettemilaquattrocentotrentasei… Quarantamilioniottocentonovantasettemilaquattrocentotrentacinque…”
Era apparso immediatamente chiaro a tutti che il pover’uomo aveva abbandonato i territori della ragione.
Cosi non lo avevano ucciso, anche perch… il signor Murphy, capo della combriccola, si era convinto, chissà perch…, che quell’uomo portasse fortuna.
Erano passati molti mesi da quando Waco era divenuto un paese di fuorilegge, ma il signor Murden era ancora li, intento ogni giorno a spiare il paese.
Anche quella mattina in cui Dolores W. arrivò a Waco, fece lo stesso.
Poi d’improvviso si alzò e si infilò come un insetto dentro un piccolissimo tunnel nascosto da alcuni cactus a fianco della baracca.
“Centoventinovemilaquttrocentocinquntasei… Centoventinovemilaquattrocentocinquantacinque…” disse tra se, mentre scompariva dentro il tunnel.
Se qualcuno fosse stato là fuori, lo avrebbe anche sentito ridere.
Ma là fuori non c’era nessuno.

IV
La stanza di Dolores W. ricordava, in un certo qual modo, le baite dei cacciatori di opossum del Nevada. Al posto delle pellicce però, sulle pareti, erano appese pelli di vacca. Il tappeto invece doveva essere appartenuto ad un grosso toro nero della zona di Dallas. Sopra lo stipite della porta, due enormi corna bianche facevano mostra di se in tutto il loro splendore. Alcuni zoccoli, svuotati e trasformati in portacenere, abbellivano il tavolo a schiena di bue.
La lampada ad olio non riusciva ad illuminare neppure metà della stanza…e tutto sembrava sospeso… e destinato a durare per sempre.
Fuori, il cielo sembrava petrolio.
Dolores W. si alzò dal letto, lasciando la forma del suo corpo sulle lenzuola come un’ombra senza padrone.
Completamente nuda si avvicinò alla finestra. La sua pelle bianchissima si stagliò nel lato più buio della stanza.
E disse: “Perch… te ne sei andato Rich?”
Sentì Richard rispondere: “La vita, molto spesso è fatta di frammenti… io sono stato uno di quelli… e poi non mi hai lasciato una scelta.”
” …Credo di doverti delle scuse…” continuò lei.
“Non è stata tutta colpa tua…” disse Richard
” Non volevo coinvolgerti… ecco tutto.”
” Ma, purtroppo, alla fine è accaduto lo stesso…”
“Tu non hai mai ucciso nessuno, Rich”
“L’ho già detto…” disse Richard “non è stata tutta colpa tua…comunque sono qui con un motivo…”
Dolores W., spostò con una mano la tenda di pelle di vitello dalla finestra e guardò in basso, nella strada appena illuminata da alcune lampade a petrolio.
Un uomo, vestito di nero, appoggiato alla parete del saloon, si toccò il cappello in segno di saluto.
Lo sguardo di Dolores W. e quello dell’uomo nero si incontrarono e si penetrarono come proiettili nelle carni.
“Suppongo sia con te lo straniero arrivato a Waco questa mattina…” disse Dolores W. nel buio.
La voce di Richard gli giunse delicata e profonda. “Lo chiamano il Traghettatore… ama viaggiare in incognito…”
Dolores W. prese la colt dalla fondina appesa al pomello del letto. Fece scattare il tamburo con un colpo secco del polso e iniziò ad inserire i proiettili.
Poi disse: ” Capisco…mi manchi, Rich.”
Si vestì, aprì la porta, ed uscì
Se qualcuno avesse potuto guardare all’interno della stanza, si sarebbe accorto che adesso non c’era nessuno.

V
Fuori l’aria era insolitamente fredda. Le note di piano e banjo che uscivano dal saloon facevano sembrare Waco un paese accogliente. Ma bastava guardare il becchino fischiettare mentre, a quell’ora della sera, come un adolescente innamorato di fronte ad un tronco di sequoia, si dava da fare ad incidere quattro lapidi, per cambiare almeno un po’ idea.
Alle sue spalle quattro bare, di cui tre piccole ed una di larghezza normale, ma più corta di circa un metro, erano appoggiate alla parete del negozio.
Sembravano trofei.
Il fischiettare del becchino era mescolato nell’aria con le note che provenivano dal saloon.
Dolores W. usci dal motel e si diresse al Rosamunda. Al centro della strada, il suo stivale urtò un oggetto che rotolò via. Sul momento le sembrò un occhio di vetro, ma non si prese la briga di verificarlo.
L’uomo nero era ancora appoggiato alla parete esterna del saloon, con le braccia incrociate.
Dolores W. entrò nel locale fissandolo negli occhi.
Lui fece altrettanto.
Lo scontro degli sguardi fece un tonfo simile a quello di una tartaruga schiacciata da un treno.
Lei entrò senza dire una parola.
Lui non la seguì.
All’ interno, il Rosamunda sembrava un museo di storia naturale.
Se ad entrare fosse stato un animale, lo avrebbe preso per la piccola bottega degli orrori.
Per fortuna non ne entrò nessuno.
Sopra il bancone si poteva scambiare intensi sguardi con una testa di opossum, tre di toro, una d’orso e una di bisonte. Le corna di cervo si intrecciavano sopra le teste dei clienti formando una robusta ragnatela d’osso. Svariate razze di uccelli si trovavano in giro per il locale. Sembravano tutti in procinto di spiccare il volo, ma c’ era da dubitare che qualcuno ci sarebbe veramente riuscito. Sulla porta dei bagni maschili poi, era stata impagliata la testa di un negro. Sotto qualcuno aveva scritto la parola “Buana”.
In fondo alla sala, un uomo picchiava sui tasti del piano come un fabbro sopra un’ incudine. Era accompagnato da un bandido, armato sino ai denti, che suonava il banjo.
Dolores W. si diresse al bancone, seguita dallo sguardo affamato e turbato di tutti i balordi presenti nel locale.
Le donne, i bambini e gli storpi erano a casa o erano morti.
I balordi non dissero una parola. Sbavarono, questo si, ma lo fecero in silenzio.
L’oste, un pancione di nome Boris, guardò Dolores W. avvicinarsi al bancone dall’unico occhio che aveva. Nell’altra orbita era incastonato, come un diamante in un anello di madreperla, un tappo di sughero. L’occhio di vetro, lo aveva perso il giorno prima nella strada del paese.
Dolores W. disse: ” Una bottiglia di quello buono e due bicchieri, taverniere.”
L’uomo non rispose. Semplicemente prese una bottiglia da sotto la credenza, due bicchieri appena lavati e li appoggiò sopra il bancone.
Dolores W. lanciò un paio di dollari al di là del banco. Prese bottiglia e bicchieri e andò a sedersi ad un tavolo.
“Beh, a quanto pare, tutti ti temono, Dolores W… “disse Billy
“Non hanno ancora deciso chi dovrà farlo…tutto qui. Si controllano a vicenda, in attesa che qualcuno faccia la prima mossa. Vogliono evitare di scannarsi tra loro. Ma prima o poi qualcuno deciderà di correre il rischio… e cercherà di uccidermi” rispose Dolores W..
“Non mi sembra che ci sia nessuno in grado di farlo veramente. Sei molto più veloce di tutti, qui.”
“Billy… tu sai che non è questo il punto.”
“Ok… supponevo tu sapessi. Hai già visto qualcun altro?”
“Ho visto Rick, ma non è stato lui a dirmelo. E’stata una bruja Navajo a dirmi che sarebbe accaduto. Ha detto anche che gli spiriti mi guardano…e che vogliono mettermi alla prova. Non devo uccidere nessuno fino a quando il Traghettatore non avrà deciso che il momento è arrivato… ha detto che questa è la prova che devo superare.”
” Non crederai ad una bruja Navajo…?”
“Billy…il fatto che ora parli con te, e prima abbia parlato con Rich…e che il Traghettatore sia qui… non credi sia già una certezza?”
Billy si guardò le mani senza parlare.
Dolores W. si riempi il bicchiere poi disse: “Quanto tempo mi resta?”
“Fino al tramonto di domani”
“Non è molto… vedrò gli altri di qui a domani?”
“Credo di no… solo alcuni possono farlo… gli altri ti aspettano oltre il buio.
Rimasero in silenzio.
In quel momento, un tizio gigantesco, completamente calvo e con la faccia che sembrava in procinto di marcire, si alzò e si avvicinò al piano.
La musica si fermò.
Poi l’uomo cominciò a cantare una canzone di natale e la sua voce riempi il Rosamunda.
Il pianista lo accompagnò con un lento.
Nessuno, in quel momento, poteva minimamente immaginare che un altro uomo, con una voce uguale, ben 120 anni più tardi in Europa, avrebbe fondato un gruppo di nome Wham… e sarebbe divenuto famoso.
“Balliamo, Billy.” disse Dolores W.
“OK, dolcezza.”
I balordi guardarono Dolores W. alzarsi e ballare da sola. La bava di alcuni, finì per fare una pozza sotto i loro stivali. Altri si trovarono con un piccolo serpente che dall’inguine sembrava seriamente intenzionato a raggiungere il ginocchio. Tutti assunsero una sorta di sguardo fisso e annacquato, che li faceva sembrare una classe di dementi a cui stanno spiegando come si guida un razzo.
Poi l’uomo finì di cantare.
Il piano tacque.
E Dolores W. rimase al centro del saloon.
Se, a questo punto molti di voi si aspettano che vi racconti del fragoroso applauso che invase il Rosamunda, delle pacche sulle spalle, della bevuta offerta dall’oste e della redenzione dei balordi …bè…mi dispiace…siete fuori strada.
Nessuno applaudi, nessuno offri da bere n…, tanto meno, qualcuno si redense.
Dolores usci dal Rosamunda.
L’orologio del paese di Waco segnava mezzanotte e quindici minuti.

VI
La luna in cielo era rossa come un’ arancia. Gli indiani chiamavano quel fenomeno naturale, neppure troppo raro, “luna Comanche”.
E raccontavano che, nelle notti come quella, gli spiriti maligni uscivano dall’inferno per andare in giro a spaventare la gente.
Nessun indiano si allontanava dal villaggio con luna Comanche.
Ma ormai, di indiani, non ne erano rimasti molti.
Dolores W. si servì un whisky nella sua camera, la numero 69 del fottutissimo motel di Waco.
Se il giorno dopo non era così lontano, forse sarebbe stato meglio godersi quella notte sino in fondo.
Ma con chi?
E, in fondo, per quale motivo?
Si distese sul letto a guardare le pelli di mucca appese alle pareti.
Era un modo come un altro per passare la notte.
In breve, le pelli si sovrapposero davanti ai suoi occhi…le voci dalla strada divennero una specie di ronzio… e si addormentò.
Attraversò il tempo e lo spazio, diretta come una freccia Cheyenne ad Abilene.
Una mattina maledetta di quindici anni prima.
Si vide mentre usciva dal ranch di suo padre, insieme a Richard. Aveva programmato quella cavalcata nella prateria da settimane. A dirla tutta sperava in un altro tipo di cavalcata, una volta lontana dal ranch, ma quello era un pensiero che riguardava anche Richard.
Si vide mentre salutava suo padre, intento a spaccare la legna.
Si vide mentre guardava sua madre che impediva al piccolino della famiglia, di seguire la sorella e Richard nella prateria.
Si vide mentre si lanciava al galoppo, senza sapere che non li avrebbe mai più rivisti vivi.
Poi lo scenario cambiò.
E Dolores W. si trovò testimone di ciò che non aveva visto.
Un gruppo di balordi arrivò al ranch. Li vide distintamente scendere dalla collina come lupi che hanno avvistato la preda. Sentì i loro colpi sparati in aria e le grida ossessive che squarciavano il vento. Vide suo padre prendere il fucile ed andare ad attenderli all’entrata del ranch. Vide sua madre entrare in casa con il piccolino. I balordi si allinearono come un gigantesco millepiedi davanti a suo padre. Uno di loro si fece avanti, e si mise a parlare. Non riuscì ad udire cosa si dissero.
Poi, improvvisamente, il balordo tirò fuori la pistola e sparò.
Suo padre non riuscì neppure a puntare il fucile.
Semplicemente si inginocchiò al suolo come se avesse improvvisamente deciso di mettersi a pregare. Nessuno dei balordi si mosse.
Quello che aveva sparato scese da cavallo e gli appoggiò la pistola alla testa.
Lo sparo riecheggiò nel silenzio.
Dolores W. vide la testa di suo padre esplodere in mille pezzi. Il corpo cadde a terra come se la forza di gravità fosse improvvisamente aumentata.
L’uomo che aveva sparato risalì velocemente a cavallo. Sembrava fosse in ritardo per un appuntamento. Lanciò un grido al quale tutti i balordi risposero. In un attimo furono addosso al ranch.
Alcuni colpi vennero sparati da dentro, ma nessuno dei lupi fu colpito.
Sua madre e suo fratello furono trascinati fuori .
Piangevano.
Il capo branco si avventò sulla madre di Dolores W. e le strappò i vestiti. Rideva come un bambino di fronte ad una pannocchia gigante di mais.
Fu stuprata dal branco.
Dolores la sentì piangere come un agnello sacrificale.
Vide il suo corpo sussultare sotto il balordo di turno, mentre gli altri la prendevano a calci.
Poi, quando ormai sembrava una massa di carne ricoperta di sangue, passarono al piccolino.
Alcuni balordi stuprarono anche lui.
Il capo branco preferì spezzargli le braccia.
Fecero il rumore di due ramoscelli rotti.
Poi gli sparò in testa.
La testa scomparve letteralmente.
La madre di Dolores W. era ancora viva.
Fu rimessa in piedi a forza.
Aspettarono che fosse cosciente e poi gli puntarono una 45 in fronte.
Vide sua madre tremare e pisciare per terra.
Vide se stessa e Richard distesi a fare l’amore.
Si sentì gridare…
…e si risvegliò in lacrime nella camera numero 69 del Motel di Waco.

VII
” Hai fatto brutti sogni, bimba?”
Dolores W. alzò la testa dal cuscino di scatto. La sua mano destra prese la pistola dal fodero intrecciato sul pomello del letto e la puntò contro la voce. Fu una mossa istintiva. E incredibilmente rapida.
“Ehi… Ehi… non vorrai sparare di nuovo al vecchio Teddy, bambolina.”
Dolores W. sentì l’ombra parlare, ma impiegò qualche istante per metterla a fuoco. Le lacrime le avevano offuscato la vista. Quando le ombre ripresero i nitidi contorni, vide di fronte a se, seduto sull’unica sedia della stanza, un uomo illuminato dalla lampada ad olio.
Ma non era un uomo normale.
Era un uomo in lenta decomposizione.
Un occhio lattiginoso sporgeva in fuori come se fosse in procinto di cadere, mentre l’altro ricordava non poco un uovo cotto al tegame. Il naso era praticamente inesistente. Al suo posto erano rimasti solo due buchi neri che sembravano culi di gatto. La faccia era rigata da filamenti rossastri. Il cappello a tesa larga inclinato sulla destra gli dava un aspetto ridicolo, più che mostruoso. Un rivolo di bava verde scendeva dalla bocca come una cascata di passato di piselli. Ma, soprattutto puzzava…Dio se puzzava.
“Cos’ hai da guardarmi così, puttanella?”
“Niente” rispose Dolores W. “Mi sembri solo un po’ invecchiato, Teddy Joe…”
“Mmm… siamo in vena di spiritosaggini… Vedremo domani, al tramonto, quanta voglia avrai di ridere.”
“Credevo di averti fatto capire che eri troppo lento… ma, a quanto pare non è servito a nulla…”
“E’ stata sfortuna, dolcezza. Sia con te, che con quel bastardo che mi ha ridotto così. Se quando mi sono battuto con te non mi fossi messo a guardarti la tette, non saresti riuscita neppure ad estrarre la pistola.”
“Anche a quello che ti ha ridotto così guardavi le tette?”
“Mi ha preso a tradimento… sono qui anche per questo” disse l’uomo “…e comunque puoi riporre il tuo ferro da tiro…o sei ancora dell’idea di spararmi?”
Dolores W. ripose la pistola nel fodero.
“Cosa vuoi Teddy Joe?”
L’uomo si alzò dalla sedia. La lampada ad olio illuminò la sua figura. Nella camicia di flanella si vedevano tre buchi, intorno ai quali tre grosse chiazze di sangue rappreso li facevano sembrare bersagli di un tiro a segno. Alla camicia mancava una manica. Si vedeva distintamente un braccio quasi scheletrico. Alcuni vermi si muovevano lenti e sinuosi, in procinto com’ erano di mettersi a tavola, nella poca carne putrida rimasta. L’uomo si avvicinò a Dolores W.. L’odore di morte la raggiunse con la forza di un pugno.
” Voglio che tu mi liberi da questa imbarazzante situazione, signorina”
“Non mi sembra una situazione così imbarazzante, Teddy. Anzi, dì un po’, ti diverti?”
“Ascoltami bene… in questo momento il mio corpo si trova a più di ottanta miglia da qui…nel bel mezzo del deserto più schifoso che sia mai stato cagato su questa terra. Non sono stato spolpato dagli avvoltoi o dalle iene solo perché sono in un budello stretto come il culo di un bambino… In compenso sono così pieno di vermi e altre bestiacce immonde da sembrare un peones messicano. E la mia anima non avrà pace, fino a che non sarà morto chi mi ha ucciso… che guarda caso è da queste parti.”
“Non è così per tutti, Teddy… come mai tu…?”
“Certo che non è così per tutti… Ma per me… Ho fatto un torto ad una strega Cheyenne e questa è la sua punizione… almeno credo. ”
“Cosa le hai fatto?”
“Mmmm… nulla di così grave, me la sono spassata un po’ con lei. Poi mentre dormiva… mi sono portato via qualche ricordo… ”
“Qualche ricordo?”
“Beh… si qualche gioiello… un po’ di pepite… il suo somarello… cose così… per evitare che il tutto fosse fine a se stesso. Comunque lei si è svegliata prima del tempo… mentre me ne andavo l’ho sentita gridare…”Senza pace… senza pace…” …io credevo parlasse per sè! Sono venuto a sapere poi che mi aveva maledetto. Dicono sia una maledizione classica… la tua anima non avrà pace fino a quando non sarà morto chi ti ha ucciso. Quando me lo hanno detto mi sono messo a ridere… a pensarci oggi credo di essermi sbagliato… merda! Quello che voglio è che tu uccida quel bastardo di Murphy prima che il Traghettatore ti porti via. Sei l’unica in grado di far fuori quel bastardo. Se non lo fai tu, sarà costretto a vagare in queste condizioni chissà per quanto tempo ancora…E tu non hai minimamente idea di ciò che può significare.”
“Non uccido più nessuno, Teddy”
“Spero che tu stia scherzando! Non vorrai lasciarmi così… magari per sempre!”
“L’unica cosa che posso fare è mandare qualcuno a seppellirti. E’ tutto”
“Ascoltami bene, pistolera dei miei coglioni. Il signor Murphy, là fuori, merita di morire più di qualsiasi altro in questo schifosissimo paese. Ha le mani in pasta ovunque, e…”
“Di un po’, Teddy…come hai fatto a farti beccare?”
“Quel figlio di puttana mi seguiva da tempo, sapeva che avevo una taglia con su scritto il suo nome…Sapeva che se lo avessi raggiunto non gli avrei dato una sola chance, credo si fosse appostato da qualche parte… io ho solo sentito i suoi colpi… Quando sono caduto nel budello ero ancora vivo… poi quel bastardo si è presentato per saldare il conto…”
“Avrei dovuto ucciderti io quando me ne hai dato l’occasione… altro che buco nella spalla…”
“Tu sai perché non lo hai fatto baby… tu hai sempre avuto un debole per me”
“Teddy, se tu sparassi nella stessa maniera in cui dici cazzate, saresti vissuto fino a cent’anni. Dimmi un po’…come mai ci sono anche i morti in giro? Pensavo di dover vedere solo ricordi prima di morire.”
“E’ luna Comanche…e gli spiriti senza pace parlano con i vivi”
“Comunque non ucciderò nessuno, io ormai sono arrivata.”
“Ascoltami bene…”
“Teddy, il tuo tempo è finito. E’ l’alba.”
Dolores W. aprì la finestra ed un raggio di sole entrò nella sua stanza. Quando si girò Teddy Joe era scomparso.

VIII
Il Traghettatore era seduto su una sedia a dondolo del Rosamunda .
Nessuno sembrava fare caso a lui. E sì che, qualunque straniero si presentasse a Waco, non poteva fare a meno di attirare l’attenzione. Senza considerare poi il fatto di essere evidentemente un pistolero. Nessuno aveva sparato a Dolores W., semplicemente perché nessuno aveva ancora deciso di allungare la mano verso la torta e correre il rischio di farsela mozzare. Ma quell’uomo, vestito di nero era un perfetto sconosciuto, un bersaglio ideale… eppure nessuno gli aveva sparato. Se ne stava giorno e notte seduto fuori del saloon a lucidare il suo arsenale o immerso in chissà quali pensieri, senza pronunciare una parola.
Qualche volta alzava gli occhi verso la finestra della stanza di Dolores W..
Nient’altro.
La gente del paese sembrava non essersi accorta di lui.
La notte era passata a Waco senza che nessuno ci rimettesse la pelle e di per sè era un fatto straordinario.
Il sole cocente del Texas aveva preso il posto della luna Comanche.
Un avvoltoio si era posato sopra l’albero della cuccagna, dove ormai i negri sembravano manici di scopa. Nessuno li aveva tirati giù per paura di incorrere nell’ira dei balordi che li avevano impiccati…e di vedersi costretto a sostituirli.
E poi non esisteva brava gente a Waco.
Il vento si era nuovamente placato.
Quelle strane, fredde, giornate di Aprile sembravano essere arrivate al capolinea.
Era così caldo che le cacate di cavallo si seccavano appena sfornate e assumevano l’aspetto di crostate al cioccolato. L’aria sembrava elettrica come se dovesse accadere qualcosa.
E accadde.
Dolores W. uscì dal Motel di Waco proprio quando l’orologio del paese fece udire il primo di dieci rintocchi. Il suo sguardo e quello del Traghettatore si incontrarono ancora una volta.
Lui sorrise.
Lei no.

Fu in quel momento, fatto di sguardi, che Dolores W. si sentì chiamare.
“Signorinaa… Signorinaa… aspetti…”
Dolores W. si girò di scatto e per istinto toccò la pistola.
Era il gestore del motel.
Quando era uscita non lo aveva visto. Non che fosse un fatto straordinario, per carità. A vederlo correre, con quelle gambe minuscole, veniva da chiedersi come mai non strillasse “Biancaneve… Biancaneve…” Ma Dolores W. non lo aveva visto semplicemente perché, quando era uscita, non c’era.
In effetti stava venendo dall’ ufficio postale.
“Signorinaa, mi scusi se la disturbo… è appena arrivato un telegramma dal signor Murphy, che ieri sera si trovava a Killeen… ecco… uff… insomma… sono riusciti a catturare tre bei negroni freschi freschi… e li stanno portando qui… capisce… ci sarà una festa e io… beh… sa io sono il presidente del comitato organizzativo… eh eh… quei due lassù… la festa l’ho organizzata io… in ogni modo il signor Murphy sarà qui tra poco… volevo solo sapere se… poteva contribuire un po’… basta qualche dollaro sa? Noi facciamo sempre così… giusto per le spesucce…. che ne dice?”
Dolores W. lo guardò dall’alto in basso. Per fare il contrario avrebbe dovuto sdraiarsi. In quel momento si sentì toccare una spalla.
Si girò e vide Alburì.
Per la cronaca, Alburì era uno dei neri che lavoravano per il padre di Dolores W.. Dico lavoravano perché, nonostante vivesse in Texas, cuore della confederazione, la famiglia di Dolores W. non aveva mai concepito il concetto di schiavitù. Proprio per questo motivo avevano deciso di assumere, e non di schiavizzare, alcuni ragazzi di colore.
Proprio per questo erano stati massacrati.
Alburì se ne stava in piedi davanti a lei, con i vestiti strappati…si vedeva che aveva paura.
“Signorina Dolores W…. il signor Murphy, catturato Geremia Mosè e Abramo… e portare qui per uccidere… signorina Dolores W…. li aiuti la prego… verranno impiccati…”
“Cosa stai dicendo, Alburì? Cosa fai da queste parti? Scappa, presto!”
“Ohh… signorina Dolores W., io non so cosa sta succedere… ecco vede… io sono a Killeen, nascosto… non so se lei è sogno… io visto catturare Abramo e Mosè e Geremia… io non sa cosa succede, ma sa che loro arriva con Murphy…per impiccagione…”
“Signorina? Si sente bene…?”
Il nano aveva parlato.
Dolores W. si voltò verso il nano, guardandolo con odio e lui si fece piccolo piccolo..
“Ehmm… si sente bene? Voglio dire perché parla da sola…?” Disse ancora il piccoletto.
Dolores W. capì subito di aver nuovamente parlato con uno dei suoi ricordi.
Alburì, in quel momento, era da qualche parte a Killeen. Aveva visto i suoi amici catturati da Murphy. E, in quanto ricordo di Dolores W., era riuscito a mettersi in contatto con lei.
Dolores W. sentì alcune voci attraversargli il cervello.
“Prima di morire parlerai con alcuni tuoi ricordi” le era stato detto.
“In quel periodo non dovrai uccidere nessuno” le era stato detto.
“Dovrai superare una prova” le era stato detto.
La prova stava arrivando con il gruppo di Murphy.
Seppe in quel preciso momento che non l’avrebbe superata.

IX
Adesso, miei cari lettori, una pausa e alcune parole di spiegazione.
Occorre innanzi tutto dire che la storia del rivedere la propria vita come in un film, l’istante prima di prima di morire, è un bluff.
Ciò che si vede, in quel fottutissimo istante, è la faccia della morte. E basta.
A tenere banco sono i ricordi.
E, a volte, i morti.
E’ abbastanza logico che nessuno racconti con chi, o con che cosa ha parlato durante le ultime quarantotto ore della sua vita. Provate a pensarci… e ne converrete anche voi.
Chi è stato vicino al futuro morituro, torna sotto forma di immagine poco prima dell’ora fatale.
Ma il ricordo è un’ entità che vive di vita propria. La persona ricordata non sa che in quel momento sta dialogando con un amico, un parente o un amore alla fine della pista.
Richard, l’ex fidanzato di Dolores W., o Billy, l’amico fedele, non hanno mai saputo di aver rivisto Dolores e soprattutto di aver parlato con lei.
Alburì è stato un caso eccezionale.
Come Teddy Joe, in un certo qual modo.
A volte succede.
La bruja che aveva fatto la predizione a Dolores W., semplicemente sapeva che i ricordi sono i veri messaggeri dell’oltretomba.
Tutto qui.
Del resto, non aveva specificato né quando, né dove si sarebbe verificata la dipartita dalla valle di lacrime della nostra eroina.
E’ovvio quindi che le sue previsioni erano soltanto frutto di immaginazione.
Sapeva dell’esistenza del Traghettatore, questo sì, ma il tutto può essere facilmente spiegato.
L’idea del Traghettatore, in fondo, appartiene a tante culture.
La storia della prova di Dolores W., del non dover uccidere nessuno prima di morire, invece, non sta né in cielo né in terra.
Poco male comunque.
Molto più brava è certamente stata la strega che ha condannato Teddy Joe.
Non chiedetemi come ci sia riuscita, ci sono cose che non mi è dato sapere.
Bene. A questo punto, probabilmente, vi sarete fatti un idea più chiara della cosa.
Ma ancora devo raccontarvi come è andata a finire.
Murphy, dicevamo, stava arrivando, portando con sé i tre negri.
Il paese si apprestava a passare una giornata di festa.
E Dolores W. a vivere dei terribili contrasti interiori.
E’ tempo di tornare a Waco…
Volevo però prima ringraziarvi per l’attenzione e per la possibilità che mi avete concesso.
Grazie a tutti di cuore.
Cordialmente vostro… Il Traghettatore.

P.S-Ci vediamo ragazzi… questo è certo.

X
La voce che Murphy stava arrivando si propagò per il paese come un’ onda sismica.
I preparativi per la festa cominciarono immediatamente. Alcuni festoni rossi furono disposti lungo la strada principale. Un immenso albero fu collocato al centro del paese.
Fu addobbato con tante palline colorate.
Una grossa stella cometa, in ferro battuto, fu posizionata sul campanile di Waco. Gli abitanti iniziarono scambiarsi auguri e piccoli doni.
Tutti indossarono biancheria rossa.
Un presepe vivente fu organizzato in fondo al viale. I neri, ormai rinsecchiti, furono tirati giù dall’albero della cuccagna.
Una grossa scatola di cartone colorato fu trascinata fuori da un fienile.
L’iscrizione su un lato, a lettere rosse, diceva: RUOTA PANORAMICA. KIT DI MONTAGGIO.
I lavori cominciarono immediatamente.
Dolores W. rimase al centro del viale, mentre intorno a lei tutti si davano da fare.
Il nano del Motel l’aveva lasciata lì, in quella specie di stato catatonico, ed era corso a mettersi il vestito buono.
Per Dio, voleva essere bellissimo.
Il Traghettatore era rimasto a sedere, con la tesa del cappello abbassata sopra gli occhi, come se dormisse.
Dolores W. sapeva che invece era ben sveglio.
Mentre la ruota panoramica prendeva lentamente forma, alcune frasi rimbalzarono nuovamente nel cervello di Dolores W., come palline di un flipper.
“…Arriva Murphy…è per impiccagione…”
“…Il signor Murphy, là fuori, merita di morire più di chiunque altro…”
“…E’ una prova…”
“…fino al tramonto…”
“…lo chiamano il Traghettatore… ama viaggiare in incognito…”
“…io visto catturare…Abramo e Mosè..e Geremia…”
“…E’ una prova…”
“…E’ una prova…”
Che avesse affrontato e ucciso molti uomini in duello, in quel momento risultava irrilevante. Dolores W. aveva paura…come tutti, di fronte alla certezza della morte…e all’incertezza dell’Aldilà.
Senza comprenderne appieno il motivo, si sentiva bloccata.
Mancavano poche ore al tramonto.

XI
Tutto sembrava svolgersi a frammenti.
Almeno cosi appariva agli occhi di Dolores W.
Alcune grida di gioia squarciarono l’aria di Waco.
Murphy e sei suoi scagnozzi entrarono in paese trascinandosi dietro tre uomini di colore. I tre erano legati alle selle dei cavalli e sembravano reggersi in piedi per miracolo. Murphy guidava il gruppo. Ondeggiava lentamente, a ritmo con il passo del suo cavallo. Si vedeva che si sentiva un eroe.
La voce che Murphy era arrivato rimbalzò per il paese come un palla matta.
In breve tutta la popolazione si riversò nella strada principale. La ruota panoramica, appena terminata, fu accesa.
Era alta più di dieci metri.
E, mentre girava, suonava una musica circense.
Waco, in quel momento, sembrava il padiglione West di Disneyland. Il nano del motel arrivò di corsa.
Aveva con sè corda e sapone.
E tanta, tanta voglia di divertirsi.
“Ben arrivato signor Murphy! Era ora che qualcuno portasse un po’ di divertimento… Ha visto che bella ruota abbiamo montato? Ci faremo salire i ragazzi, cosi potranno vedere meglio…” poi si girò verso la folla alle sue spalle e aggiunse: “Viva il signor Murphy!!”
Fu l’inizio del delirio.
La gente iniziò a gridare ritmicamente: “Murphy… Murphy… Murphy…”
Molti spararono in aria.
Altri applaudirono.
Qualcuno si commosse di gioia.
Murphy, senza dire una parola, scese dal cavallo, mentre la folla gli faceva largo.
Si avvicinò ai tre neri e li slegò dai cavalli.
E disse loro: “Ci siamo ragazzi… la festa comincia.”
La folla rispose con un boato.
Uno dei neri si pisciò nei pantaloni.
E i frammenti si ricomposero.

XII
La testa del nano esplose come una noce schiacciata da un martello. Le mani gli si alzarono al cielo come uno che si è scordato le sigarette a casa. La corda e il sapone caddero a terra con un rumore sordo. Fu cosi che si smorzarono le urla di gioia dei presenti e si trasformarono in un gigantesco “OOOHHH” che risuonò per Waco.
Per qualche secondo nessuno seppe dove guardare e la folla divenne simile ad un campo di girasoli in una giornata nuvolosa.
E pensare che, se avessero alzato gli occhi al cielo, si sarebbero accorti del piccolo disco volante che, in quel momento, si trovava a passare sopra Waco.
Ma nessuno lo fece…e il disco volante sfrecciò via veloce come era arrivato, per andare dritto dritto in un’altra storia.
Come spettatori di una partita di tennis, invece, si voltarono tutti contemporaneamente verso la strada principale alle loro spalle. Fu allora che videro Dolores W. con una 45 fumante in mano. “Lasciate andare quei ragazzi.” disse
Per un attimo tutto fu silenzio.
Poi Murphy sorrise, schioccò le dita e disse: “Uccidetela!”
…e Waco divenne l’inferno.
Due dei balordi di Murphy, ancora a cavallo, videro la propria cassa toracica ripiegarsi in dentro con un rumore cupo di ossa rotte. Caddero a terra senza nemmeno riuscire a sfiorare la pistola. Quando tutti gli altri riuscirono ad estrarre i loro ferri da tiro, Dolores W. era già scomparsa.
” Trovatela” gridò Murphy “Trovatela e prendetela viva!”
La folla, come per istinto, iniziò a correre verso la direzione in cui avevano visto scomparire Dolores W..
Proprio in quel momento lei apparve alle loro spalle, lanciata al galoppo sopra il suo cavallo baio. Legati alla sua sella, la seguivano altri tre cavalli. Una nuvola di polvere si alzò dietro di loro. I tre ragazzi neri presero l’occasione al volo e saltarono sui cavalli. Murphy sparò loro ripetutamente senza riuscire a colpirne nessuno. Dolores W. rispose al fuoco, mentre il suo cavallo sembrava arrampicarsi verso il cielo. Uno dei balordi rimasti accanto a Murphy si piegò su sè stesso. Poi il cavallo di Dolores W. cambiò direzione e si diresse verso l’uscita del paese. I ragazzi di colore fecero altrettanto.
Murphy saltò sul suo cavallo e iniziò a gridare come un indemoniato: “Prendete i cavalli! Ai cavalli, presto!”
I balordi si lanciarono verso il corral come un esercito di formiche rosse. I bambini, le donne e gli storpi li incitarono come tifosi, mentre il Traghettatore rimase seduto a dondolarsi nella sua sedia.
Dolores W. e i neri erano già puntini alla fine del paese.
Quando tutti i balordi furono a cavallo, pronti ad inseguire la preda, Dolores W. si fermò e tornò indietro lanciandosi contro di loro come una palla da bowling verso i birilli. I balordi iniziarono a sparare. Dolores W. fece lo stesso e alcuni di loro non si accorsero nemmeno di essere stati colpiti. Caddero a terra e basta.
Poi, proprio quando l’impatto sembrava imminente, Dolores W. si buttò dal cavallo, rotolando su se stessa, sino a nascondersi dietro la ruota panoramica.
Murphy impennò il suo cavallo per frenarlo. Alcuni balordi lo imitarono. Una grossa nuvola di polvere per un attimo li oscurò completamente.
“E’ in trappola” gridò Murphy “Avanti, banda di mezze seghe…è in trappola! Prendetela viva!”
Proprio in quel momento uno sparo riecheggiò dalla ruota panoramica. Un altro balordo cadde a terra, dando addio in silenzio alla sua presenza in questa storia.
Gli uomini di Murphy scesero da cavallo e corsero al riparo rimanendo nei pressi della ruota. Murphy invece andò a nascondersi dietro l’albero della cuccagna.

XIII
Dolores W. rimase immobile dietro il basamento della ruota panoramica.
Non sarebbe stato facile per quegli idioti ucciderla, anche se erano in tanti.
Più di quante munizioni lei avesse a disposizione.
Era comunque riuscita a far scappare i tre neri. Ma adesso voleva mandare al diavolo più balordi possibile. Poi sarebbe andata in contro al suo destino.
Fu in quel momento, mentre cercava di vedere se qualcuno dei bastardi metteva fuori il naso, che sentì la voce di Teddy Joe.
“Brava… cazzo, brava… lo sapevo che alla fine non avresti lasciato il vecchio Teddy a vagare come un dannato… Adesso però devi uccidere Murphy… ”
Dolores W. si girò di scatto. In un angolo ombroso tra i pali portanti della ruota, vide la sagoma di Teddy Joe.
“E cosi riesci ad andartene in giro anche di giorno, bastardo…”disse lei
“Il fatto che tu non veda la luna, non significa che non ci sia, bambolina… anche questa notte sarà luna Comanche…” Adesso Teddy Joe era molto più visibile. Il suo aspetto era peggiorato ulteriormente. Un occhio doveva essergli caduto, perché non era più al suo posto. A giudicare dallo strano rigonfiamento nel taschino della camicia, era molto probabile che lo avesse recuperato e infilato lì dentro.
“Ascoltami bene, signorina. Ci sono quattro coglioni vicino al motel. Altri tre sono alla tua destra dietro quei barili, e alcuni stanno salendo sul tetto del Rosamunda. Insomma, la situazione è merdosa come il culo di un bue… ma tu puoi farcela. Ciò che conta è Murphy… che è dietro l’albero della cuccagna… fai fuori lui e gli altri si cacheranno sotto.”
“Sei proprio un paraculo, Teddy Joe… quanti sono in tutto?”
“Non più di trenta.”
“Capisco… mi rimangono dodici colpi.”
“Fotti Murphy e ne esci in piedi… sicuro come l’inferno, fai il vuoto dietro di lui, e sarà costretto a scoprirsi.”
In quel momento la voce di Murphy uscì da dietro l’albero dalla cuccagna: “Vieni fuori e ti prometto che non mi incazzerò… in fondo puoi unirti a noi, io voglio perdonarti…”
“Vai all’inferno, coglione!” rispose Dolores W.
I balordi nascosti vicino al motel iniziarono a sparare. Le pallottole si scontrarono contro la ruota panoramica, rimbalzando come se fossero stati di gomma.
Tre dei quattro si scoprirono.
Fu il turno di Dolores W..
Tre colpi.
I cervelli dei balordi schizzarono in aria. Alcuni pezzi di scatola cranica grandi come crostini si stamparono sul muro del motel e poi scivolarono lentamente verso terra.
“Tu mi piaci, ragazza. Fotti anche il quarto e Murphy è fregato”
In quel momento un proiettile colpi Dolores W. alla spalla.
Il dolore le trafisse il cervello.
“E’ sul tetto! Quel bastardo è sul tetto!” disse Teddy Joe.
Dolores W. si girò di scatto e sparò quasi alla cieca.
Il balordo cadde dal tetto come un frutto maturo, facendo un tonfo sordo.
Per un attimo riuscì ad alzarsi, cercando di mettersi al riparo, poi si trascinò con i gomiti verso il motel, lasciando dietro di se una lunga scia di sangue che lo fece sembrare simile ad una lumaca con le mestruazioni.
I gomiti gli si piegarono all’interno e lui cadde con la faccia nella polvere prima di aver raggiunto il riparo.
Le gambe gli tremarono un po’, ma poi non si mosse più.
“Wow! Spari come il diavolo, sugar” disse Teddy Joe. “Avremmo fatto una bella coppia insieme…”
Dolores W. guardò Teddy Joe, mentre con una mano si tamponava la ferita.
Il sangue scivolava verso terra come un fiume all’amarena.
“Quel figlio di puttana mi ha fatto un bel buco.” disse mentre vuotava un tamburo e si apprestava a ricaricarlo.
Udi Murphy gridare “OK, adesso veniamo a prenderti… Avanti ragazzi! Andiamo a stanarla!”
” Ci siamo,” disse Teddy Joe. “Vengono. Ora è il momento di fottere Murphy”
In quel momento tutti i balordi iniziarono a muoversi dalle loro posizioni gridando frasi sconnesse. Iniziarono a stringere il cerchio intorno a Dolores W. e contemporaneamente a sparare all’impazzata.
Di lì a poco l’avrebbero raggiunta.
Il primo ad arrivare a pochi passi di distanza, fu l’uomo che suonava il banjo al Rosamunda. Aveva un fucile a canne mozze in mano, ma non riuscì ad usarlo.
Dolores W. lo colpì in fronte facendogli fare un giro su se stesso.
Cadde a terra. Una pozza di sangue si allargò sotto la sua faccia bucata.
“Attenta alle spalle!”gridò Teddy Joe.
Dolores W. si girò come una trottola e vide Murphy che si apprestava a spararle.
Murphy sorrise e armò il cane della pistola…
“Addio” le disse…

XIV
Mentre Murphy si muoveva per arrivare alle spalle di Dolores W., il signor Murden, guardava tutta quell’agitazione, seduto nella collina e armato di binocolo.
Ripeteva tra se : “Quindici… quattordici… tredici”
Fu quando Murphy puntò la pistola a Dolores W. che il signor Murden, sorridendo disse: “Tre… due… uno…”
“Addio” disse Murphy a Dolores W.
“Buummm” disse il signor Murden.
… e Waco saltò in aria come un tappo di champagne.

XV
Né Dolores W., né Murphy né nessun altro, fecero in tempo ad accorgersi di cosa stesse succedendo. Semplicemente il paese esplose con un lampo bianco che, in un attimo, cancellò tutti i rancori, le frustrazioni, le mutilazioni e le stupidità di Waco.
Ma si sa…il destino non ama le sorprese.
Il fatto che il signor Murden avesse in quei mesi scavato un tunnel fin sotto il paese, per poi minarlo nelle fondamenta, grazie anche ad una Santa Barbara nascosta da quelle parti dai sudisti, interessava ben poco l’Autore dei disegni supremi. Il Traghettatore era lì per Dolores W. . Quello era il suo lavoro e quello doveva fare.
Così, mentre all’inferno alcuni carichi di anime provenienti da Waco venivano traghettati verso un posto più caldo, dalle macerie della ruota panoramica una mano si tendeva verso il cielo e, piano, piano, riportava alla superficie il corpo.
Era Dolores W.
Il Traghettatore l’aspettava in una spianata, che poi era stata l’ex strada principale.
Alcuni detriti misti a cenere continuavano a cadere come neve in inverno.
Cadde anche un occhio di vetro che rotolò vicino agli stivali del Traghettatore.
Fu seguito da un pezzo dell’insegna del Rosamunda. La ruota panoramica si era completamente infossata e sembrava vecchia di migliaia di anni.
Un vento leggero soffiava da Est.
Dolores W. e il Traghettatore si guardarono a lungo.
Lui le fece cenno di raccogliere una pistola.
Lei la raccolse lentamente e controllò che fosse carica.
Lui disse: “Conterò fino a tre… poi sparerò… Uno…”
Dolores W. pensò ai suoi genitori massacrati, a Richard, a Billy, e persino a Teddy Joe.
“Due…”
Lei sperò che il proiettile del Traghettatore la uccidesse subito, senza farla soffrire…
Vide una lacrima scendere dal viso del Traghettatore…
“Tre”
Cosa accadde a quel punto non ve lo dirò mai.

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