A Parigi una ricca retrospettiva sui cinema di Enzo G. Castellari, maestro italiano degli action movie
di As Chianese

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Da sabato 23 a lunedì 25 ottobre si è tenuta, nel quartiere parigino di Montreuil presso il cinema Georges Méliès, una splendida retrospettiva dedicata ai film di Enzo G. Castellari, maestro indiscusso del cinema di genere italiano, amato per i suoi action movie da colleghi del calibro di Quentin Tarantino, Joe Dante e Sam Raimi. Si è iniziati con il truculento western Keoma (1976), con uno stupendo Franco Nero nei panni dell’indiano mezzo sangue deciso a farsi giustizia. Si è proseguiti proiettando una rara edizione in francese di Quel Maledetto Treno Blindato (1977), stupendo war movie da cui Quentin Tarantino presto girerà un attesissimo remake col titolo originale della pellicola che è Inglorious Bastard.

. A tarda notte sono stati proiettati il movimentato polizziottesco: La Polizia Incrimina La Legge Assolve (1973) in una copia americana con sottotitoli francesi, e il noir dai contorni pulp Il Giorno del Cobra (1980), entrambi con un Franco Nero in grande forma. Era prevista, proprio per questa tre giorni, la presenza dello stesso attore che per anni ha vestito i panni dell’eroe nei film di Castellari, ma purtroppo per motivi di lavoro il bravissimo parmense dagli occhi di ghiaccio non è potuto intervenire.
A organizzare l’evento in Francia è stato Serge Fendrikoff della distributrice Atika Films, mentre dall’Italia, a tenere i rapporti con Castellari, a scrivere il libretto della manifestazione e a organizzare la trasferta parigina sono stato io, aiutato proverbialmente da una serie di fortuite coincidenze che mi hanno permesso, una volta tanto, di essere presente e di poter assistere alla manifestazione che l’anno prima aveva avuto come ospite, sempre contattato tramite me, il regista Luigi Cozzi.
Sono stati tre giorni molto movimentati, infatti il giorno dopo le proiezioni in compagnia della stupenda signora Mirella Casini, affezionatissima moglie del regista, e con l’interprete Paola Pacifici abbiamo avuto modo di ascoltare le varie dichiarazioni rilasciate da Castellari, la lunga e dettagliatissima intervista che questi ha rilasciato per la radio e un’altra, divertentissima, rilasciata per un documentario.

Regista dotato di un’incredibile propensione verso l’avventuroso, il guerresco e l’esotico, sempre dedito a trasportare il suo pubblico in incredibili ma verosimili scenari grazie ad un uso sublime della tecnica, a quella peculiarità che gli americani chiamano sense of wonder, capace di affrontare con ottimi risultati qualsiasi genere o filone cinematografico: Enzo Girolami Castellari è nato a Roma il 29 luglio 1938. Figlio del produttore e regista Marino Girolami (1914—1994), ha respirato il cinema sin dall’infanzia e coltivato questo “vizio di famiglia” nel migliore dei modi quando, negli anni, ha iniziato il suo apprendistato nel mestiere lavorando come aiuto regista o regista di seconda unità. Il suo esordio dietro la macchina da presa è datato 1967, quando, appena ventinovenne, dirige il western Vado… l’Ammazzo e Torno, titolo che omaggia una celebre battuta leoniana da Il Buono, Il Brutto e Il Cattivo.
Nel segno della migliore tradizione dello spaghetti western e di un apripista come Sergio Leone, Castellari realizza una sua personale visione del mito della frontiera venata da una certa ironia, attraverso il primo ciclo della sua carriera di regista. Questo particolare periodo comprende le pellicole: Quella Sporca Storia nel West (1968), Sette Winchester per un Massacro (1968; firmato come E. G. Rowland), I Tre che Sconvolsero il West — Vado, Vedo e Sparo (1968) e Ammazzali Tutti e Torna Solo (1968).
A dimostrazione del felice momento produttivo della nostra industria cinematografica, il regista riesce a lavorare con un ritmo forsennato, girando due o addirittura tre film all’anno, senza però che questo gravi sulla qualità finale dei prodotti. Il western secondo Castellari è un tripudio di colori e musiche, un luogo magico e senza tempo: dove c’è anche l’intramezzo per una risata, non si lesina in scene truculente e le canne delle Colt o dei Winchester non hanno mai il tempo di raffreddarsi completamente. Sono questi gli anni in cui, assieme ad altri autori come Duccio Tessari, Damiano Damiani e Sergio Corbucci, il lavoro di un regista come Castellari si eleva di molte spanne dal mare piatto di chi ha scambiato il genere dello spaghetti western per una mera opera di riciclaggio delle situazioni e degli stereotipi dei film di Leone.
Ne La Battaglia d’Inghilterra (1969) con Van Johnson, Francisco Rabal e Federick Stafford, assistiamo a una breve ma fortunata interruzione del periodo western di Castellari, che stavolta con immutata maestria ci porta direttamente sul campo di una delle più sanguinose battaglie della seconda guerra mondiale. Con incredibili effetti speciali e riprese, a quel tempo inusuali per un cinema a medio budget come quello italiano, il regista regala emozioni di fotogramma in fotogramma, con memorabili bombardamenti aerei e una trama asciutta ma incalzante.
Castellari, con il successo di questo film trova il suo pubblico che decide di seguirlo e chiedergli sempre più emozioni. Ma Enzo, seguendo per un attimo le mode e il particolare periodo cinematografico degli anni ’70, prolunga la sua assenza dalle praterie del selvaggio west di tre anni, girando il thriller Gli Occhi Freddi della Paura (1970) con Gianni Garko e Frank Wolff, e la commedia Ettore lo Fusto (1971) da un romanzo di Viard e Zacharias, con un cast d’eccezione: Giancarlo Giannini, Franca Valeri, Vittorio De Sica, Rossana Schiaffino e Philippe Leroy.
Questi due film non segnano il punto di rottura fra Castellari e il west… la sua particolare verve ritorna nel 1972 col western Te Deum, conosciuto anche come String of the West, con Jack Palance. Un film che fa da apripista a Castellari per uno straordinario rapporto, a venire con l’attore Franco Nero, che nel corso degli anni diventa l’uomo icona dei suoi film, il suo feticcio.
Avvalendosi di questo attore il regista dirige due film di grande successo, collegati tra loro per i temi trattati oltre che per l’interpretazione di Nero, come La Polizia Incrimina la Legge Assolve (1973; High Crime) e Il Cittadino si Ribella (1974; Street Law) che nel particolare momento storico e cinematografico di quegli anni sono degli atipici polizziotteschi. Infatti Castellari non si concentra tanto sulla trama gialla di questi film, quanto su un suo particolare discorso sulla violenza e sulla legge. Sono pellicole cosiddette pulp, che piacciono da morire al pubblico americano di quegli anni tanto da rendere il regista famoso, richiesto e osannato dal pubblico.
La coppia Castellari/Nero inizierà un sodalizio artistico e umano che si protrarrà nel tempo grazie anche ai successivi film, attraverso altri generi: Cipolla Colt (1975), l’ennesimo e atteso western scritto con Sergio Donati (autore di C’era una Volta il West, Giù la Testa, ecc..) con un eccezionale Martin Balsam, è un altro ottimo risultato raggiunto dai due. Dello stesso anno Le Avventure e gli Amori di Scaramouche (1975) con Michael Sarrazin e Ursula Andress, che addirittura appartiene al genere cosiddetto cappa e spada ma è anche una spensierata commedia. Con Il Grande Racket (1976; The Big Racket) c’è Fabio Testi e Vincent Gardenia e quindi il Castellari pulp, quello che tanto piace ai giovani spettatori d’oltreoceano, suoi futuri colleghi, come Sam Raimi, Joe Dante e Quentin Tarantino. Ancora una volta il suo talento registico viene esaltato in quello che molti considerano il suo western capolavoro: Keoma (1976), diverso dai precedenti non solo per la perenne presenza di Nero, che in quegli anni aveva conosciuto una grande fama nel western interpretando la saga del sanguinario pistolero Django, ma sopratutto per l’incredibile dinamicità di certe scene e la crudezza del suo taglio registico.
Il ritorno al pulp con La Via della Droga (1977) è ancora un grande successo oltreoceano, anche se i toni si fanno più grevi la recitazione della coppia formata da Fabio Testi e David Hemming è sempre sopra le righe. Nello stesso anno ecco un altro film cult di Castellari: Quel Maledetto Treno Blindato (Inglorious Bastard), con Bo Svenson, la truce storia di un disperato assalto, in Francia, da parte di alcuni disertori ad un inarrestabile treno nemico che seppe stregare il giovane Quentin Tarantino al punto tale da fargli decidere, ultimamente, di girarne un remake, di cui l’autore di Kill Bill ha già scritto buna parte della sceneggiatura.
Il successivo Sensitività (1979), con Vincent Gardenia e Leonora Fani, è un raro esempio di horror psicologico che nella carriera del regista non segna un passo fondamentale ma comunque risulta un prodotto diverso e apprezzabile. Il Cacciatore di Squali (1979; ancora con Franco Nero) insieme a L’ Ultimo Squalo (1980) rappresentano due stupendi film avventurosi girati in posti magnifici, che riscuotono un grande favore di pubblico.
In America, dove il secondo film, con James Franciscus come protagonista, è stato distribuito col nome di The Great White, il successo è stato tale da mettere a repentaglio la produzione de Lo Squalo 3, facendo si che la Universal addirittura bloccasse la distribuzione americana di un film che nel primo weekend, nella sola città di Los Angeles, fu capace di incassare 2.200.000$ !!! Una cosa simile era successa anche negli anni ’60 a Riccardo Freda, quando la stessa Universal bloccò la distribuzione del suo Spartaco (1953) perché il suo successo avrebbe di sicuro ostacolato quello dell’omonimo film diretto da Stanley Kubrick nel ’60.
In mezzo ai due film di squali c’è Il Giorno del Cobra (1980), con ancora una volta un grandioso Franco Nero nei panni di un detective privato italo-americano, dai metodi non proprio ortodossi, implicato in una sporca faccenda tra l’Italia (il porto di Genova) e gli States.
Nel 1982 assieme al produttore Fabrizio De Angelis, con gran parte della troupe che realizzò la fortunata serie di film “americani” di Lucio Fulci, Castellari gira un film apocalittico e significativo, sulla scia del discorso di cineasti come John Carpenter e Walter Hill: 1990: I Guerrieri del Bronx, con Mark Gregory nei panni del giovane indiano metropolitano Trash, in cui in una serrata lotta tra bande rivali nel malfamato quartiere newyorchese fa da sfondo alla fuga di una ricca ragazza inseguita dallo spietato poliziotto Hammer (Vic Morrow). In questo film lo stesso regista si ritaglia una parte da ligio vice presidente mentre sua figlia, Stefania Girolami Goodwin, interpreta ottimamente la parte della spaesata e minacciata ragazza in fuga.
Un ideale seguito di questo fortunato film è I Nuovi Barbari (1982; 2019: The New Barbarians), con Giancarlo Prete e Anna Kanakis, che compone il secondo ideale capitolo di una trilogia fantastica sulla violenza metropolitana che si chiude con Fuga dal Bronx (1984; Bronx Wariors 2) che riscuote lo stesso successo del primo film, con Mark Gregory ancora nei panni dell’antieroe Trash, il glaciale Henry Silva e addirittura con la compianta pornostar Moana Pozzi in un piccolo ruolo.
Nel mezzo c’è ancora un film avventuroso, tratto da un romanzo di Alberto Vazques-Figueroa, con stupendi scenari: Tuareg — Il guerriero del Deserto (1984), con Aldo Sambrelle e Mark Harmon, e poi il thriller fantascientifico Colpi di Luce (1985), con Ennio Girolami nei panni di un mad doctor che minaccia San Francisco grazie ad una sua terribile invenzione.
Con i capitali dei produttori Golan e Globus della Cannon, Castellari, realizza quattro avventurose puntate televisive dedicate all’eroico Sinbad dei Sette Mari (1986) con il forzuto attore Lou Ferrigno, che in quegli anni era celebre per aver interpretato il ruolo di Hulk nell’omonima serie Tv americana, come protagonista. Purtroppo il fallimento della produzione, a pochi giorni dalla fine delle riprese, fece si che il progetto originale del regista fosse abbandonato. Mancavano ancora alcune scene e gli effetti speciali quando il regista Luigi Cozzi rimontò l’intero lavoro, facendo uscire nel 1989, Sinbad, come un unico film di poco più di due ore.
Dopo la parentesi dei film avventurosi Striker e Hammerhead, entrambi del ’87 con Frank Zagarino, il regista lavora per la Tv italiana realizzando una fortunatissima serie con l’attore Bud Spencer nel ruolo del Detective Extralarge, che in sette episodi andati in onda tra il 1990 e il 1991, tiene incollati allo schermo una generazione di piccoli e grandi spettatori. Castellari torna al cinema due anni più tardi con Jonathan degli Orsi (1993), ancora con Franco Nero nel ruolo del protagonista in uno splendido film dai toni western che negli Usa riscuote un ottimo successo. Ma oramai, dopo Detective Extralarge, il regista lavora a suo agio con l’incalzante rimo di produzione delle tv italiane.
Il Ritorno di Sandokan (1996) con Kabir Bedi e Romina Power, è una miniserie che, riprendendo il celebre eroe creta da Emilio Salgari, riscuote un grande successo e pone le basi per un altro lavoro televisivo: Deserto di Fuoco (1997). Ma dopo il giallo Gioco a Incastro (2000), e l’altra miniserie per tutta la famiglia Gli Angeli dell’Isola Verde (2001), con Franco Nero addirittura dotato di poteri magici, Castellari è pronto a ritornare sul grande schermo, con un western girato in Almeria arricchito da un cast internazionale, con ancora Franco Nero nel ruolo del protagonista.
Esaminando l’intera filmografia di questo straordinario regista, possiamo intuire non solo il grandissimo amore per l’avventura e l’emozione che solo il cinema può dare, ma anche la particolare dedizione che Castellari mette in ogni suo lavoro.

Su Carmilla on line è disponibile anche l’intervista che Castellari mi rilasciò un anno fa. Clicca qui.

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