putin.jpg[fonte: ANSA] – Un’altra perestroika sulla Russia dopo la strage di Beslan. «Una ricostruzione radicale» del sistema politico e di sicurezza del Paese per far fronte alla guerra dichiarata dal terrorismo, ha spiegato Vladimir Putin, illustrando un progetto di riforma che attribuisce allo zar-presidente un nuovo potere di designazione dei leader locali delle 89 regioni, repubbliche autonome e distretti metropolitani della ciclopica Federazione russa. Vediamo nello specifico di cosa si tratta.

GUERRA TOTALE CONTRO IL TERRORE
Un giro di vite che si accompagna alla promessa di una svolta proporzionale nell’elezione della Duma (la camera bassa), di un maggiore coinvolgimento della società civile nella lotta ai signori della morte e di una riforma in stile americano dei servizi. Ma anche alla riesumazione del ministero delle nazionalità (affidato a Vladimir Iakovlev) e alla nomina di una sorta di viceré per l’insanguinato Caucaso del Nord, Dmitri Kozak, inviato da Mosca in una terra divenuta ormai «piazza d’armi del terrorismo».
Novità che Putin ha elencato, come leggendo un foglio d’ordini, dopo aver riunito – nel quadro di un’inedita riunione plenaria dei vertici del Paese – il governo, i responsabili dello staff presidenziale, i boiardi delle regioni e i capi degli organi giudiziari, di controllo e di sicurezza.

VERTICISMO E CENTRALISMO ASSOLUTI DOPO BESLAN
«Non è possibile parlare o pensare senza piangere a quello che e’ accaduto a Beslan», ha esordito con tono fermo il presidente: «Ma le parole non bastano, occorre efficienza. Alla Russia serve una radicale ricostruzione del potere», per «rafforzare l’unità del Paese» dinanzi al pericolo e metterlo in grado di «reagire alle emergenze». Unita’ destinata a cementarsi sempre più attorno a un perno centrale, nel disegno putiniano: il presidente. Una figura dominante nelle istituzioni russe a cui presto sara’ attribuito pure il diritto di indicare, con il solo avallo delle assemblee regionali, i massimi esponenti degli enti locali, finora eletti col suffragio popolare.
L’obiettivo è quello di consolidare l’asse verticale del potere esecutivo russo. Un impianto di tipo quasi zarista, secondo i critici, che Putin tuttavia promette di compensare con una riforma in senso proporzionale della legge elettorale per la Duma: volta in teoria ad allargare la base dei partiti e a rafforzare il loro ruolo, ma destinata nell’immediato a sfoltire la gia’ sparuta pattuglia di deputati indipendenti.
Il presidente ha negato comunque di volere – in piccolo – l’ennesima riforma calata dall’alto della storia russa, da Pietro il Grande in poi. «La lotta contro il terrorismo – ha detto – deve al contrario diventare una causa comune nazionale, con la partecipazione di tutte le istituzioni, del sistema politico, ma anche dell’intera società russa».

RIVOLTARE IL KGB
Società che molti vedono separata dal potere, ma che il leader del Cremlino si impegna a coinvolgere: con l’istituzione di «una camera pubblica» pensata per raccogliere «la voce dei russi» e il loro parere sull’attività delle istituzioni. Putin ha sottolineato pure la necessita’ di garantire un maggiore «controllo pubblico sull’apparato statale, sugli organi giudiziari e sui servizi segreti». Servizi per i quali ha preannunciato un’ulteriore riorganizzazione, mutuata apparentemente sul modello americano post-11/9: a cominciare dalla creazione di un’agenzia speciale per la sicurezza nazionale destinata a subentrare in alcune competenze alla stessa casa madre del presidente (l’Fsb, ex Kgb) dopo i recenti scacchi subiti dall’intelligence sul fronte della sfida con il terrore. Una struttura che nelle ambizioni del capo dello Stato dovrà essere «in grado di prevenire attentati e colpire in anticipo, per distruggere i terroristi nelle loro tane: anche all’estero se la situazione lo richiederà»..

CAUCASO NEL MIRINO
Finora, d’altronde, la lotta condotta dalla Russia al terrorismo e alle sue fonti di finanziamento «non ha prodotto risultati visibili»., ha ammesso Putin. E la situazione resta difficile soprattutto nel Caucaso, territorio di caccia per «l’ ideologia del terrorismo internazionale», dove la violenza – dall’Inguscezia alla sconvolta Ossezia del Nord – continua ad allargarsi oltre il fronte del separatismo islamico ceceno.
Qui «il problema maggiore e’ la debolezza della classe di governo locale», nel giudizio di Putin, che pur senza far cenno diretto all’irrisolto conflitto in Cecenia, denuncia «il quadro pietoso» delle condizioni sociali di una regione «importantissima a livello strategico per la Russia», ma incomparabilmente più disastrata del resto del Paese. Una situazione che da’ ossigeno alla proaganda fondamentalista e aiuta il reclutamento di manovalanza del terrore.

GLI UOMINI DELLO ZAR
Un’emergenza assoluta che il presidente ha deciso di mettere nelle mani di uno suoi uomini più fidi: Dmitri Kozak, 45 anni, giurista pietroburghese e gia’ capo dell’apparato del governo, nominato da oggi plenipotenziario del Cremlino per la Russia meridionale e alto commissario per il coordinamento della sicurezza nel Caucaso. Un compito da far tremare le vene ai polsi, ma che potrebbe valere persino un diritto di successione al trono.

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